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giovedì 15 marzo 2018

Ricomincio da noi, il ballo della vita

Ricomincio da noi - Sandra (Imelda Staunton) e Charlie (Timothy Spall)
Tenera storia di creature non più giovani decise comunque a godersi la vita. Si affrontano i dolori condividendo un sorriso e magari un ballo. Ricomincio da noi (2017, di Richard Loncraine).

di Luca Ferrari

La vita non è dei soli giovani. La vita non finisce con la pensione. La vita può e deve ancora regalare emozioni a dispetto dell’inevitabile avanzare dell’età e degli acciacchi. Non è mai troppo tardi per ricominciare. Non è mai troppo tardi per riallacciare relazioni abbandonate. C’è sempre tempo per imparare a sorridere davvero perché "un conto è aver paura della morte, un conto è aver paura di vivere”. Scritto da Nick Moorcroft e Meg Leonard, sedetevi comodi e godetevi Ricomincio da noi (2017, di Richard Loncraine).

Sandra Abbott (Imelda Staunton) ha una vita felice ed è finalmente pronta per godersi la pensione insieme al marito altolocato Mike (John Sessions). Durante la festa per la celebrazione dell’evento e il riconoscimento di Sir e Lady, succede l’inimmaginabile. Sandra scopre Mike avvinghiato con l’amica Pamela (Josie Lawrence), appurando poi che la relazione prosegue da cinque anni. Sconvolta, la donna si rifugia dalla sorella Bif (Celia Imrie), che non vede da parecchio tempo.

Dall’impeccabile giardinaggio dell’alta borghesia inglese, l’altezzosa Sandra si ritrova in una vita diversa anni luce dalla sua. La sorella è una hippy che fa ancora le marce di protesta. Non è sposata, e si gode la vita senza inibizioni. Sandra è rigida, Bif è solare. Tra le due sorelle i rapporti non sono mai stati facili, adesso però, come dice l’amico Charlie (Timothy Spall), potrebbe essere l’occasione per conoscersi davvero.

Sandra guarda tutti dall’alto in basso, così come faceva nella sua ormai ex-vita, ma è solo questione di tempo. Prima i ricordi d’infanzia, poi la sincerità degli amici di Bif iniziano a fare breccia. Nessuno è esente da drammi o dolori. Ted (David Hayman) soffre ancora terribilmente per la perdita dell’amata moglie. Charlie invece, che insieme a quest’ultimo vivono ciascuno su una propria barca ormeggiata in un canale, si sta confrontando con l’Alzheimer della sua dolce metà che ormai non lo riconosce più.

Sandra inizia un viaggio ma le tentazioni di ritornare alla sua vecchia (e tenore di) vita non cambiano. Dai ristoranti ai pub, dove incontrerà anche l'ormai ex-marito insieme alla nuova fiamma. Dai ricevimenti alle feste tra amici. Dall'assenza totale di musica nella propria casa alla scuola di ballo dove conosce anche Jackie (Joanna Lumley), avvocato. Ognuno ha i propri acciacchi. Ognuno ha il proprio vissuto ma ogni settimana sono sempre tutti lì, insieme. Ad ascoltare e raccontarsi, anche solo con un movimento.

Sorrisi e lacrime. Lacrime di dolore, lacrime di gioia. Questa è la vita. Questo è Ricomincio da noi (2017, di Richard Loncraine), e l’arte è sempre lì, per innalzare l’anima umana o più semplicemente regalarle una pausa e una continuazione nel proprio desiderio di condivisione e desiderio di felicità. Come il canto per il commovente Una canzone per Marion (2012, di Paul Andrew Williams), così il ballo per Ricomincio da noi. Come un concerto con attempati anziani con parrucconi heavy metal, così un flash mob per i senza tetto nel centro di Londra.

La telecamera di Locraine (Wimbledon, I due presidenti, Ruth e Alex - L'amore cerca casa) si adagia nel verde urbano-rurale inglese. Costeggia lo scontro generazionale senza infierire sui linguaggi ormai troppo distanti. Le "creature umane" di Locraine fanno il bagno nei canali e finiscono perfino su Youtube, guadagnandosi così un viaggio in una delle più belle città del mondo. Per chi ha voglia di ricominciare e/o continuare, non esisterà mai la parola fine per le proprie ambizioni del vivere quotidiano.

I protagonisti di Ricomincio da noi non hanno nulla a che spartire con Shall We Dance? (2004, con Richard Gere, Stanley Tucci, Jennifer Lopez e Susan Sarandon). Diverse le età, diverse le motivazioni. Eppure, dinnanzi all'iniziale impaccio, poi ci si libera. Ci si lascia andare, entrando in contatto con tutto ciò che abbiamo nascosto, a noi stessi per primi. Dove ci condurrà questa strada, nessuno lo sa, ma non sembra importare ad alcuno. L'importante è restare in pedana e fermarsi quando si è affaticati senza nessun problema o limite.

Sebbene piuttosto standard lo scontro tra sorelle (borghesia e proletariato), la coppia Imelda Staunton (Calendar Girls, Il diario di Bridget Jones, Ritorno al Marigold Hotel)/ Celia Imrie (Molto rumore per nulla, Il segreto di Vera Drake, Pride) funziona bene. Bif, così chiamata per “proteggere” la sorellina (…) ha vissuto libera senza legami, la sua storia però è tutta da scoprire. Sandra è più arrabbiata di quello che vorrebbe dare a vedere.

Ci sono poi attori talmente bravi da risultare sfuggenti alle masse. Timothy Spall, londinese classe ’57, è uno di questi. Scarno il suo carnet di riconoscimenti, che può annoverare solo il premio per il Miglior attore al Festival di Cannes e agli European Film Awards, entrambi nel 2004 per la sua strepitosa interpretazione in Turner (2014, di Mike Leigh), che venne del tutto ignorata dagli Academy nelle nomination dell’87° edizione dei premi Oscar.

Solo negli ultimi anni è stato Codaliscia nella saga di Harry Potter, passando per una breve ma intensa apparizione nel premiato Il discorso del re (2010, di Tom Hooper) nei panni di Winston Chruchill, quindi prestandosi a incarnare l'odioso negazionista David Irving in La verità negata (2016, di Mick Jackson). Ultime due apparizioni, il politico Ian Paisley ne Il viaggio - The Journey (2016 di Nick Hamm) sullo storico accordo di pace nell'Irlanda del Nord, e la brillante dramacomedy The Party (2017, di Sally Potter).

Il suo Charlie è un uomo dolorante ma vivo. Si è sacrificato per chi ha amato ma non ha smesso di credere nei buoni sentimenti. Con la sua barca sogna un giorno di partire, ma certi viaggi per cominciare davvero, devono prima finire. Timothy Spall infonde rustica dolcezza al suo Charlie. Vederlo a passaggio tra le luci natalizie della City insieme a Sandra ci riporta indietro nel tempo (memoria), quando bastava tenersi mano nella mano per sentirsi in paradiso. Eppure loro non hanno sedici anni. Eppure loro non hanno chissà quanta vita davanti a sé .

Ricomincio da noi (2017, di Richard Loncraine) fa bene al cuore. Ricomincio da noi è un toccasana per le tante imperfezioni che non bisogna mai avere paura di mostrare. Ricomincio da noi è una sinfonia di raggi solari, gocce di pioggia e fango floreale. Inutile ambire a ciò che non esiste. Si gattona, si corre e si zoppica. Questa è la vita e come tale va accettata, cercando di tirare fuori il meglio da sé. Lottando e riposandosi. Sorridendo e piangendo. Ricominciando da sé. Ricomincio da noi.

Il trailer di Ricomincio da noi

Ricomincio da noi - le sorelle Sandra (Imelda Staunton) e Bif (Celia Imrie)
Venezia, al cinema Rossini a vedere e recensire Ricomincio da noi © Luca Ferrari

lunedì 5 gennaio 2015

Pride, l'unione fa gli esseri umani

Pride – l'LGSM guida il Gay Pride a Londra
Negli anni '80 la più improbabile delle alleanze umane, gay-lesbiche e minatori,  cambiò per sempre il volto di una nazione (Pride – 2014, di Matthew Warchus).

di Luca Ferrari

“Quando fai una battaglia contro un nemico tanto più forte, tanto più grande di te, scoprire di avere un amico di cui non conoscevi l'esistenza è la più bella sensazione del mondo”. Basterebbe questa frase pronunziata dal rappresentante del comitato dei minatori di Ollwyn, Dai Donovan (Paddy Considine), in un club gay di Londra, per commuoversi e capire quanto possano fare gli esseri umani gli uni per gli altri quando vengono messi da parte i pregiudizi, agendo in piena e libera armonia d'intenti.

È il 1984 quando l'Iron Lady Margareth Thatcher decise di chiudere miniere su miniere, lasciando sul marciapiede migliaia di famiglie la cui reazione fu uno sciopero senza precedenti. E la polizia giù a colpire duro i manifestanti. Alla loro battaglia si unì un'altra realtà che “ne sapeva qualcosa” in fatto di vessazione e discriminazione, gli omosessuali.

Guidati dal giovane e carismatico Mark Ashton (Ben Schnetzer), nasce il gruppo LGSM – Lesbians and Gays Support the Miners. Dopo una serie di telefonate riescono a trovare una realtà cui devolvere i loro sforzi di raccolta fondi, i lavoratori di Onllwyn, paesino minerario del Galles meridionale. Tra incredulità, domande ridicole e inevitabili preconcetti, i “diversi” conquistano col tempo la gente del posto, prima le donne (ovviamente) poi i più arcigni maschietti.

La Londra di metà anni Ottanta è diversa da ciò che si vede oggi. Molto più chiusa e intollerante, dove vecchie e nuove generazioni discriminano i non-etero. Del gruppetto pro-minatori c'è il giovane e non ancora dichiarato gay Joe (George MacKay), la solitaria lesbica Step (Faye Marsay), il navigato Jonathan (Dominic West), uno dei primi cittadini britannici a contrarre il virus dell'AIDS (ma ancora oggi in vita), che con i suoi passi di ballo fa talmente ingelosire i fieri maschi gallesi che finiscono per chiedere “ripetizioni” ai neo-amici gay per conquistare le donne.

I preconcetti però sono durissimi da abbattere. E se da una parte ci sono le apertissime Hefina (Imelda Staunton), l'anziana Gwen (Menna Trussler) e l'ultima arrivata, la combattiva Sian (Jessica Gunning), dall'altra c'è l'odiosa bigottaggine della vedova Maureen (Lisa Palfrey) che oltre a istigare i due figli maschi a schifare i gay, avvisa la stampa locale con l'obbiettivo di mettere in ridicolo “i propri minatori” poiché colpevoli di far comunella con questi “froci”.

Trent'anni dopo fa quasi (quasi) ridere pensare a come oggi gli omosessuali siano molto più accettati lassù, in terra d'Albione, mentre qui in Italia siamo ancora al Medioevo. Un mondo dove il modello del macho sbatti-femmine è ancora all'ordine del giorno. Il Gay Pride finale guidato dall'LGSM e supportato da un esercito di minatori è il nuovo che avanza. Alle loro spalle c'è il Parlamento e il Big Ben baciati dal sole, circondati dall'azzurro del cielo. Una marcia capace di illuminare di speranza un'umanità ancora schiava di troppe dittature ideologiche.

Prima firmataria della condanna degli omosessuali, la religione. Li considera diversi. Ma diversi da cosa? Diversi da chi? E secondo quale legge una coppia deve per forza procreare? Possiamo anche goderci i colori della Londra anni Ottanta di Pride ma trent'anni dopo gli omosessuali sono ancora i diversi. Sono ancora discriminati. Mi ripeto, sono ancora considerati diversi. Certo, diversi da politici omofobi e diversi da preconcetti moralistici interpretati sulla base di traduzioni di traduzioni di traduzioni di millenni fa che in troppi ancora seguono.

Essere omosessuali è quanto di più naturale esista al mondo così come essere etero. Se non sei d'accordo, abbandona immediatamente Cineluk e vai a farti fottere!

Il trailer di Pride

Pride - gli amici Joe (George MacKay) e Step (Faye Marsay)
Pride – Jeff (Freddie Fox), Jonathan (Dominic West) e Mike (Joseph Gilgun)
Pride - (in senso orario dall'alto) Sian (Jessica Gunning), Hefina (Imelda Staunton)
e Gwen (Menna Trussler)
Pride – l'LGSM è arrivato in Galles