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sabato 8 dicembre 2018

Love Actually (2003), sputtaniamoci per amore

Love Actually - la romantica dichiarazione d'amore di Mark (Andrew Lincoln) a Juliet (Keira Knightley)
Natale è (anche) una romantica incursione sentimentale nella City di Sua Maestà. Un cast corale per la fiaba metropolitana di Love Actually - L'amore davvero (2003, di Richard Curtis).

di Luca Ferrari

Un marito poco attento all'amore coniugale, da una parte e uno troppo fiducioso, dall'altra. Una rock-star decisa a rilanciarsi nel nome dell'onestà lucrativa più spicciola. Un amore nascosto, uno ancor più giovanile pronto a esplodere e anche un sentimento che resterà tarpato per sempre. Dovunque si guardi Love Actually (2003, di Richard Curtis), c'è sempre un amore per cui lottare e in cui credere. Ci sarà qualche inevitabile caduto, ma quella costante ricerca/speranza di avere qualcuno vicino per il resto della nostra vita, c'è e ci sarà sempre. Quale che siano le insormontabili difficoltà che ci si presenteranno davanti, prendiamo esempio tutti dal  mantra natalizio del giovanissimo Sam e... sputtaniamoci per amore!

Londra, periodo natalizio. Tante storie s'incrociano. Dove finisce una, ecco l'amico e/o parente in comune che ne fa ripartire un'altra. Dove inizia la disfatta di uno, è il trionfo dell'altro. A guidarli tutti però, la scia di Cupido. Mai come a natale si desidera un solo e unico regalo sotto l'albero: l'amore e la sincerità di cuore del proprio compagno/a. Perno nevralgico dell'intera vicenda, Karen (Emma Thompson), sposata con due figli. Purtroppo per lei, scoprirà nel peggiore dei modi il tradimento di suo marito Harry (Alan Rickman), ammaliato dalle spregiudicate attenzioni della collega di lavoro, Mia (Heike Makatsch).

Suo fratello intanto, David (Hugh Grant), è diventato Primo Ministro, e presto si scontrerà con il presidente degli Stati Uniti (Billy Bon Thornton), colpevole di egoismo politico e predatore senza scrupoli anche nei confronti della sua segretaria, la dolcemente sboccata Natalie (Martine McCutheon). Grande amico di Karen è Daniel (Liam Neeson), colpito da un tragico lutto coniugale. Come se la situazione non fosse già abbastanza complicata, dovrà anche occuparsi del figliastro Sam (Thomas Brodie-Sangster), alle prese nel frattempo con la sua prima cotta, per la bella Joanna (Olivia Olson), e deciso a fare di tutto per conquistarla, anche a imparare (...) a suonare la batteria e far vedere i sorci verdi alla sicurezza aeroportuale.

Tra il mondo adulto e quello fanciullesco, spazio anche ai giovani a cominciare dalle nozze di Juliet (Keira Knightley) e Peter (Chiwetel Ejiofor). Testimone di quest'ultimo è Mark (Andrew Lincoln), segretamente e perdutamente innamorato della fanciulla ma mai fattosi avanti proprio per rispetto dell'amico e pertanto arrivando a fingere che le stia antipatica. Amico in comune, lo sgangherato Colin (Kris Marshall), deciso a lasciare la terra d'Albione e partire per gli States per mero interesse di conquiste con l'altro sesso. A chiudere il cerchio, lo sfortunato Jamie (Colin Firth), anch'esso deluso dall'amore e in partenza per il Portogallo dopo aver sorpreso la moglie col fratello, e Sarah (Laura Linney), da sempre innamorata di Karl (Rodrigo Santoro) ma bloccata dai problemi col fratello malato di mente.

A dir poco esilaranti invece, l'incontro tra John (Martin Freeman) e Judy (Joanna Page), entrambi controfigure in film porno e finalmente decisi ad avere un vero appuntamento con i vestiti indosso. Tanto impeccabile ed elegante il commerciante da Harrolds, Rufus (Rowan Atkinson), quanto sbandato e alla disperata ricerca del successo perduto con un "ruffiano" singolo natalizio, l'ex-rock star Billy Mack (Bill Nighy). Alla fine però sarà lui a vincere la gara per il singolo natalizio più venduto contro l'ennesima boyband, e sarà allora che capirà che la sola persona con cui voglia passare il natale non è chissà quale super modella, ma il suo manager obeso Joe (Gregor Fisher).

Tra le storie d'amore natalizie, Love Actually - L'amore davvero (2003, di Richard Curtis) occupa un posto speciale. La pellicola apre e inizia in aeroporto, nella sala degli arrivi. Un posto dove d'amore ce n'è a bizzeffe. Già nella normalità, figuriamoci poi a ridosso del 25 dicembre. Sono tutti lì, ad aspettare di vedere il proprio/a amato/a uscire dalla porta automatica che separa i viaggiatori dal resto del mondo. E quando finalmente occhi e cuore si sintonizzano sulla stessa lunghezza visiva, l'emozione rompe gli argini lasciandosi andare in tutta la più calorosa emozione, e arrivando addirittura a saltare in braccio al proprio Blairiano marito.

Trattare Love Actually - L'amore davvero (2003, di Richard Curtis) come un mero film sentimentale però, sarebbe un gravissimo errore. Se già è difficile trovare una unica scena cult in un film, qui ce ne sono almeno tre di epiche, a cominciare dall'ormai mitico balletto "politico" al ritmo di Jump (for My Love) delle Pointer Sisters concluso con un flagrante imbarazzo ma ovviamente contenuto in perfetto British style. La lezione di etica dello "zio" Billy poi, è il degno colpo da KO alla finta moralità delle emittenti televisive. A dir poco struggente e romantica infine, la dichiarazione d'amore "Dylaniana" di Mark a Juliet davanti alla porta della ragazza, il cui sincero manifestarsi però, lo farà ripartire verso una nuova e più soddisfacente direzione.

In tutto questo oceano sentimentale, altra indiscussa protagonista è la città di Londra. Una signora dolce e sensuale come solo certe metropoli sanno apparire illuminate dalle luci natalizie. Non è la City spietata di economie stritola-mondi né la città decadente del punk anni Settanta. Siamo agli inizi del terzo millennio e almeno per una volta (l'anno), i suoi oltre otto milioni di abitanti sembrano essere accomunati da un unico desiderio: sentirsi amati e ritrovare la stessa persona vicino a noi anche il giorno dopo, e poi ancora un altro, e ancora, ancora e ancora.

"Love Actually parla del cuore pulsante di Londra. Puoi sentirlo nelle strade, nelle vetrine dei negozi, e nelle piste di pattinaggio" racconta Carmela Oriolo, grande appassionata del mondo anglosassone nonché docente di lingua inglese a Corigliano Calabro (CS), "Ovunque ti giri è un tripudio di colori e luci capaci di renderti felice anche se sei triste o perso dentro. Il Tower Bridge, il London Eye (la ruota panoramica), i taxi, i double-decker (autobus rossi a due piani), la Tube (metropolitana). La City è l'atmosfera ideale. Love Actually è un rimpianto per ciò che era e una speranza per quello che sarà. Questa è la chiave, questo è proprio quello di cui abbiamo bisogno. Speranza per un futuro migliore incarnato in un Primo Ministro giovane e all'avanguardia. L'amore è anche divertente e soprattutto tenerezza. Non vedo l'ora di vedere di nuovo questo film".

Protagonisti di Love Actually, più generazioni di attori di Sua Maestà a cominciare dai premi Oscar, Colin Firth (Il diario di Bridget Jones, Il discorso del Re, Magic in the Moonlight) ed Emma Thompson, vista di recente nei difficili panni del giudice Fiona Maye in The Children Act - Il verdetto (2017, di Richard Eyre). A dir poco travolgenti Hugh Grant (Nine Months - Imprevisti d'amore, Notting Hill, Florence) e Billy Nighy (Operazione Valchiria, I love Radio Rock, Pride). Sarà un caso ma l'allora tredicenne Thomas Brodie-Sangster, qui alla sua prima incursione sul grande schermo, anni dopo verrà scelto per interpretare Paul McCartney nel film incentrato su Lennon e gli esordi dei Fab Four, Nowhere Boy (2009).

"Ogni volta che sono depresso per come vanno le cose nel mondo, penso all'area degli arrivi dell'aeroporto di Heathrow. è opinione generale che ormai viviamo in un mondo fatto di odio e avidità ma io non sono d'accordo, per me l'amore è dappertutto. Spesso non è nobile né particolarmente degno di nota, comunque c'è. Padri e figli, madri e figlie, mariti e mogli, fidanzati, fidanzate, amici. Quando sono state colpite le Torri Gemelle per quante ne so, nessuna delle persone che stava per morire ha telefonato per parlare di odio e vendetta. Erano Tutti messaggi d'amore...

Io ho la strana sensazione che se lo cerchi, scoprirai l'amore davvero è dappertutto"... e con le parole iniziali di Love Actually (2003, di Richard Curtis), possiamo ricominciare a vedercelo un'altra volta.

Love Actually, la tenera dedica d'amore di Mark a Juliet

Love Actually - Londra natalizia
Love Actually - i neo-sposini Peter (Chiwetel Ejiofor) e Juliet (Keira Knightley)

Love Actually - il roker Billy Mack (Bill Nighy) 
Love Actually - Judy (Joanna Page) e John (Martin Freeman)
Love Actually - Sarah (Laura Linney)
Love Actually - il Primo Ministro (Hugh Grant) e il Presidente USA (Billy Bob Thornton)
Love Actually - Carol-Ann (E. Cuthbert), Jeannie (J. Jones), Colin (C. Iansante) e Stacey (I. Milicevic)
Love Actually - Aurelia (Lucia Moniz) e Jamie Bennett (Colin Firth)
Love Actually - papà Harry (Alan Rickman), mamma Karen(Emma Thompson) e figli
Love Actually -  la dedica di Mark (Andrew Lincoln) a Juliet (Keira Knightley)
Love Actually - il biglietto d'auguri inviato da Natalie al Primo Ministro
Love Actually - l'incanto della City popolana sotto natale
Love Actually - la dolce Natalie (Martine McCutcheon)
Love Actually - la piccola Joanna (Olivia Olson) canta "All I want for Christmas is you"
Love Actually - Daniel (Liam Neeson) sprona il figliastro Sam (Thomas Brodie-Sangster)...
Love Actually - ... la cui risposta non lascia dubbi sulle sue giovanissime e amorose intenzioni!

sabato 9 maggio 2015

Ritorno al Marigold Hotel, la strada si rivela

Ritorno al Marigold Hotel - Evelyn (Judi Dench) e Douglas (Bill Nighy)
Sentimentalismo, spruzzate Bollywoodiane, ironia e saggia malinconia. Senza virtuosismi, Ritorno al Marigold Hotel (2015, di John Madden) fa il suo dovere.

di Luca Ferrari

La fatica del ricominciare e allo stesso tempo la certezza di poter sfuggire a un destino da noi prestabilito. Le scaramucce e gelosie fra innamorati. I colori delle nozze con tanto di sposo a dorso di elefante. Qualche schietta introspezione senza malinconie né facili sorrisi. Visto l’entusiasmo del primo viaggio, John Madden ha invitato tutti a far Ritorno al Marigold Hotel (2015).

Sono rimasti (quasi) tutti là, in India. Douglas (Bill Nighy), Evelyn (Judi Dench), Norman (Ronald Pickup), Carol (Diana Hardcastle), Madge (Celia Imrie) e ovviamente lei, la ruvida Muriel Donnelly (Maggie Smith), novella co-proprietaria del Marigold Hotel, al fianco dell’acerbo e impulsivo Sonny Kapoor (Dev Patel), quest’ultimo in procinto di sposarsi con Sunaina (Tina Desai). Avviato finalmente l’hotel, adesso c’è una nuova sfida da affrontare: ampliare il business.

Al grido di ...venite a passare gli ultimi anni di vita da noi, la storia prende il via in terra statunitense sulla mitica Route 666, destinazione una ricca holding alberghiera per farsi finanziare. Siamo appena all’inizio della pellicola ma mentre Sonny parla e riparla, Mrs Donnelly sale subito in cattedra, dando una lezione di stile al cameriere yankee della sala meeting spiegandogli la differenza tra un te all’inglese e una squallida bustina messa a fianco di un’anonima tazza. Puro orgoglio British. Chi ha davanti non le interessa, lei non si fa intimorire da nessuno.

Gli ospiti permanenti del Marigold intanto proseguono le loro nuove esistenze, chi tra nuovi lavoro e profonde riflessioni esistenziali, chi più alla ricerca della pace (quiete) economica. Due nuovi personaggi intanto fanno il loro ingresso nell'hotel. Uno è l’affascinante Guy Chambers (Richard Gere), l’altra è Lavinia Beech (Tamsin Greig). Convinto che il primo sia il misterioso ispettore americano venuto in incognito per valutare l’affare, Sonny lo riempie di logorroiche attenzioni trascurando in modo maldestro l’altra ospite.

Passano gli anni ma l’essere umano è sempre un essere umano, con le due debolezze e illusioni sulla felicità. Quanto sarebbe più facile se anche nella vita relazionale-emotiva 3+2 facesse 5, e invece non è così. E saranno in molti a doverlo scoprire. Andando anche contro se stessi. Facendo a meno dei propri limiti. Il fatto che siano stati accettati per gran parte della propria esistenza, non significa che si debba continuare su questa strada. E di fronte all’ennesimo bivio della vita, questa volta magari non si girerà né a destra né a sinistra. Semplicemente si proseguirà diritti e spediti. Impauriti ma felici.

Marigold Hotel (2012, di John Madden) era piaciuto. Perso il poliedrico Tom Wilkinson (il cui personaggio passa a miglior vita), in questo naturale sequel il regista (premio Oscar per il miglior film Shakespeare in Love, 1998, in cui anche Judi Dench conquistò l’ambita statuetta per la Miglior attrice non protagonista) inserisce in squadra Richard Gere; fin dagli esordi il suo Guy Chambers appare non poco attratto dalla rigida Mrs. Kapoor (Lillete Dubey), madre di Sonny. Una scelta più dettata dal marketing che non dall'effettiva storia.

Non resterà nella storia questo Ritorno al Marigold Hotel ma la pellicola fa il suo dovere, regalando un paio d’ore di cine-piacere e offrendo lo spunto a ciascuno di noi di riflettere-correggere qualche direzione/andatura del cammino, forse gettando le basi per un terzo conclusivo episodio di quella che senza strafare potrebbe essere una piacevole saga da tirare fuori ogni qual volta si necessiti di un po’ d’ispirazione umana.

Commovente il finale di Ritorno al Marigold Hotel, dove emerge (se mai ce ne fosse ancora bisogno) tutto lo straordinario spessore umano di Muriel. Una donna che forse si diverte a fare la parte della burbera. Una donna che non può essere “più di tanto” solare perché è di quella vecchia scuola-scorza inglese. Ha pulito case per 40 anni in Gran Bretagna e ora è la co-proprietaria di un hotel in India. Si congeda a modo suo. Onesta, segretamente profonda e un po’ arcignamente incompresa.

Il trailer de Ritorno al Marigold Hotel

Ritorno al Marigold Hotel - Madge Hardcastle (Celia Imrie)
Ritorno al Marigold Hotel - Carol Parr (Diana Hardcastle) e Norman Cousins (Ronald Pickup)
Ritorno al Marigold Hotel - (Maggy Smith)
Ritorno al Marigold Hotel - Sonny (Dev Patel) e Sunaina (Tina Desai)

lunedì 5 gennaio 2015

Pride, l'unione fa gli esseri umani

Pride – l'LGSM guida il Gay Pride a Londra
Negli anni '80 la più improbabile delle alleanze umane, gay-lesbiche e minatori,  cambiò per sempre il volto di una nazione (Pride – 2014, di Matthew Warchus).

di Luca Ferrari

“Quando fai una battaglia contro un nemico tanto più forte, tanto più grande di te, scoprire di avere un amico di cui non conoscevi l'esistenza è la più bella sensazione del mondo”. Basterebbe questa frase pronunziata dal rappresentante del comitato dei minatori di Ollwyn, Dai Donovan (Paddy Considine), in un club gay di Londra, per commuoversi e capire quanto possano fare gli esseri umani gli uni per gli altri quando vengono messi da parte i pregiudizi, agendo in piena e libera armonia d'intenti.

È il 1984 quando l'Iron Lady Margareth Thatcher decise di chiudere miniere su miniere, lasciando sul marciapiede migliaia di famiglie la cui reazione fu uno sciopero senza precedenti. E la polizia giù a colpire duro i manifestanti. Alla loro battaglia si unì un'altra realtà che “ne sapeva qualcosa” in fatto di vessazione e discriminazione, gli omosessuali.

Guidati dal giovane e carismatico Mark Ashton (Ben Schnetzer), nasce il gruppo LGSM – Lesbians and Gays Support the Miners. Dopo una serie di telefonate riescono a trovare una realtà cui devolvere i loro sforzi di raccolta fondi, i lavoratori di Onllwyn, paesino minerario del Galles meridionale. Tra incredulità, domande ridicole e inevitabili preconcetti, i “diversi” conquistano col tempo la gente del posto, prima le donne (ovviamente) poi i più arcigni maschietti.

La Londra di metà anni Ottanta è diversa da ciò che si vede oggi. Molto più chiusa e intollerante, dove vecchie e nuove generazioni discriminano i non-etero. Del gruppetto pro-minatori c'è il giovane e non ancora dichiarato gay Joe (George MacKay), la solitaria lesbica Step (Faye Marsay), il navigato Jonathan (Dominic West), uno dei primi cittadini britannici a contrarre il virus dell'AIDS (ma ancora oggi in vita), che con i suoi passi di ballo fa talmente ingelosire i fieri maschi gallesi che finiscono per chiedere “ripetizioni” ai neo-amici gay per conquistare le donne.

I preconcetti però sono durissimi da abbattere. E se da una parte ci sono le apertissime Hefina (Imelda Staunton), l'anziana Gwen (Menna Trussler) e l'ultima arrivata, la combattiva Sian (Jessica Gunning), dall'altra c'è l'odiosa bigottaggine della vedova Maureen (Lisa Palfrey) che oltre a istigare i due figli maschi a schifare i gay, avvisa la stampa locale con l'obbiettivo di mettere in ridicolo “i propri minatori” poiché colpevoli di far comunella con questi “froci”.

Trent'anni dopo fa quasi (quasi) ridere pensare a come oggi gli omosessuali siano molto più accettati lassù, in terra d'Albione, mentre qui in Italia siamo ancora al Medioevo. Un mondo dove il modello del macho sbatti-femmine è ancora all'ordine del giorno. Il Gay Pride finale guidato dall'LGSM e supportato da un esercito di minatori è il nuovo che avanza. Alle loro spalle c'è il Parlamento e il Big Ben baciati dal sole, circondati dall'azzurro del cielo. Una marcia capace di illuminare di speranza un'umanità ancora schiava di troppe dittature ideologiche.

Prima firmataria della condanna degli omosessuali, la religione. Li considera diversi. Ma diversi da cosa? Diversi da chi? E secondo quale legge una coppia deve per forza procreare? Possiamo anche goderci i colori della Londra anni Ottanta di Pride ma trent'anni dopo gli omosessuali sono ancora i diversi. Sono ancora discriminati. Mi ripeto, sono ancora considerati diversi. Certo, diversi da politici omofobi e diversi da preconcetti moralistici interpretati sulla base di traduzioni di traduzioni di traduzioni di millenni fa che in troppi ancora seguono.

Essere omosessuali è quanto di più naturale esista al mondo così come essere etero. Se non sei d'accordo, abbandona immediatamente Cineluk e vai a farti fottere!

Il trailer di Pride

Pride - gli amici Joe (George MacKay) e Step (Faye Marsay)
Pride – Jeff (Freddie Fox), Jonathan (Dominic West) e Mike (Joseph Gilgun)
Pride - (in senso orario dall'alto) Sian (Jessica Gunning), Hefina (Imelda Staunton)
e Gwen (Menna Trussler)
Pride – l'LGSM è arrivato in Galles