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Visualizzazione post con etichetta Pitza e datteri. Mostra tutti i post
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martedì 15 gennaio 2019

Wikipedia - The Tourist non è girato a Venezia

The Tourist - Angelina Jolie e Johnny Depp a Venezia e sul Canal Grande
Secondo l'enciclopedia online Wikipedia, The Tourist non è un film girato a Venezia. Un po' difficile da credere. E non è l'unico esempio di errore madornale. Ma dove sono i controlli?

di Luca Ferrari

Si, avete letto proprio bene. Secondo l'eminente enciclopedia online Wikipedia, nella categoria "Film girati a Venezia", non risulta The Tourist (2010, di Florian Henckel von Donnersmarck) così come nemmeno Youth - La giovinezza (2015), quest'ultimo diretto a Paolo Sorrentino e in laguna in questi giorni per le riprese della serie televisiva The New Pope. Ma se per il regista Premio Oscar l'errore, anche se madornale (scena iniziale girata a Piazza San Marco), potrebbe anche considerarsi una "svista", è a dir poco imperdonabile l'assenza della pellicola con protagonisti Angelina Jolie e Johnny Depp, in quanto girato quasi integralmente sull'isola della Serenissima. Ora la domanda: ma chi scrive su Wikipedia?

Il web è la terra di tutti. Al giorno d'oggi qualsiasi analfabeta può creare un blog e spacciarlo per chissà quale cornucopia di verità, pompandolo poi sui social network e diventando un influencer senza nessuna qualifica di scrittura e sull'argomento trattato. Questa d'altronde è l'epoca dove chiunque in rete è medico, architetto, ingegnere e ovviamente maestro di vita. Non appartenendo poi a nessun Ordine, non rischia alcuna sanzione dunque può spacciare pollo arrosto per colonne corinzie. Sarebbe utile a questo punto, che lo scriba specificasse quale scuola ha frequentato e dove ha lavorato/sta lavorando per poter giustificare il suo sito e dunque capire se i contenuti che si decideranno o meno di leggere, abbiano una base di professionalità o siano solo frutto di opinioni personali.

Nel caso in esame poi, l'aspetto paradossale di Wikipedia è che il corrispettivo inglese della suddetta pagina, Films shot in Venice, presenta entrambe le pellicole, dimenticandosi però di un altro e recentissimo film girato integralmente tra i sestieri della Repubblica Marinara, la brillante commedia Pitza e datteri (2015, di Faribor Kamkari), con protagonista un travolgente Giuseppe Battiston; stesso destino per la pagina francese Film tourné à Venise. Ora la domanda sorge spontanea: ma è possibile che non ci sia un minimo di controllo? In quanto giornalista (attivo sul fronte dai media dal 2002 e regolarmente iscritto all'Ordine dal 2009, ndr), se io dovessi scrivere un articolo sui film girati a Venezia e dimenticassi le tre opere in questione, il mio caporedattore mi suggerirebbe (a ragione) di cambiare mestiere.

Nessuno ci obbliga a leggere Wikipedia, è indubbio, ma bisogna rendersi conto che questa enciclopedia è visitata ogni giorno da migliaia di persone e ci vorrebbe un'Autorità che tutelasse i suddetti. Con tutto il rispetto per la settima arte, il cinema è di sicuro uno dei problemi minori su questo fronte. Sempre più spesso emeriti ciarlatani giocano con le vite altrui sproloquiando di qualsiasi argomento, malattie & vaccini inclusi, senza averne basi e competenze. Se cominciamo a negare che The Tourist (2010, di Florian Henckel von Donnersmarck) sia stato girato a Venezia, allora, guardate domani apro un blog di fisica e scrivo che Einstein è un cialtrone e la sua formula per la relatività è in realtà un'ottima trappola per le pantegane.

Un servizio durante le riprese veneziane di The Tourist

Screenshot della pagina italiana "Film girati a Venezia" di Wikipedia 
The Tourist - Angelina Jolie a bordo di un motoscafo sul Canal Grande, a Venezia

venerdì 12 giugno 2015

Pitza e datteri, Islam e libertà

Pitza e datteri (2015, di Fariborz Kamkari)
Un giovane imam viene mandato a Venezia per aiutare l’imbranata e sfrattata comunità musulmana. Tra fede e modernità, Pitza e datteri (di Fariborz Kamkari).

di Luca Ferrari

Islam
, integrazione e progressismo, il tutto immerso nei problemi della vita quotidiana di una Venezia popolare dove la comunità musulmana locale non ha più una sede dove riunirsi e pregare. Per di più la neo-proprietaria dell’edificio, Zara (la franco-africana Maud Buquet) è una decisa donna d’affari che ha trasformato il loro luogo di fede in un salone di bellezza unisex per pagare i debiti del marito (arrestato). In loro soccorso arriva direttamente dall’Afghanistan, il giovane imam Saladino (l’attore calabrese-magrebino-parigino cresciuto a Treviso, Mehdi Meskar). A ben guardare però, un po' troppo giovane e soprattutto inesperto.

Dopo la pregevole opera I fiori di Kirkuk (2010), il regista curdo Fariborz Kamkar dirige Pitza e datteri (2015), distribuito da Bolero Film.

Perni della comunità islamica, il presidente Karim (Hassani Shapi), un egiziano italianizzato, Bepi (Giuseppe Battiston), veneziano convertito all'Islam, l'immigrato curdo Ala (il siciliano Giovanni Martorana), la musulmana progressista Fatima (l’italo-africana Esther Elisha) e il pizzaiolo Aziz (Gaston Biwolé), sposato con una ruspante veneziana più interessata al sesso che non alla preghiera. Ma chi sono questi uomini e donne? Persone semplici alla ricerca il del proprio posto nella vita, con i propri limiti e paure. C'è chi è già pronto a cambiare, e chi più legato al passato. E si battono per questo. Come chiunque altro al mondo.

Scherzando con certi estremismi ma senza mai venire meno al rispetto per il credo, la pellicola scorre piacevole senza lesinare gag divertenti, con l’imponente Battiston in prima linea e in strabordante stato di Oliver Hardy (il giorno che troverà uno Stan Laurel moderno formerà una coppia che potrebbe ridisegnare la comicità italiana, ndr). In fuga dall’inflessibile funzionario Lo Turco (Leonardo Castellani) con lo sfratto esecutivo in mano, la sua goffa corsa è supportata da poco eleganti improperi in dialetto (su tutti basime il cueo - trad. "baciami il c***").

A sorridere però si comincia fin dall’inizio della pellicola, con l’ancor più maldestro tentativo dei fedeli di impedire alle forze dell’ordine di arrestare un loro compagno (il marito di Zara), proprio nel momento della preghiera in collegamento skype con un imam dall'Egitto. Nel più classico (e inevitabile) degli scontri familiari poi, Karim prova a chiudere la figlia in camera per non farla vedere a Saladino con gli empi vestiti occidentali, e addirittura mettendo un burqua alla moglie che non essendo troppo pratica, va a sbattere contro la porta poiché sprovvista di buchi per gli occhi. 

Emblematica la figura dell'imam, passato dai deserti afgani alle acque della laguna senza alcuna esperienza per salvare una situazione che, “forse”, è più semplice di quanto si possa immaginare. La sola ragione per cui è stato mandato è che conosce l’italiano imparato in un ospedale di Kabul. E così, dall’alto della sua ingenuità, passa dal proporre candidamente la lapidazione di Zara a sposare in pieno le richieste delle mogli musulmane, desiderose anch’esse di avere un ruolo attivo nella loro comunità.

Bepi invece è un uomo profondamente insicuro che ha bisogno di sposare i precetti più rigidi della religione per dare un senso alla propria vita. Segnato dal precoce abbandono paterno e ultimo erede di un nobile casato veneziano ormai decaduto, nelle sue parole più riottose traspare un ingenuo tentativo di crociata contro il sistema degno della politica più pacioccona del PepponeGuareschiano. Ce l’ha con le banche, con i costumi occidentali. Cerca un mondo che lo accolga, e alla fine lo troverà. Di nuovo.

Girato interamente a Venezia in particolare nel sestiere di Cannaregio, Pitza e datteri è un viaggio nella città poco turistica con incursioni lungo la Fondamenta degli Ormesini, il campiello di Santi Apostoli e altre zone poco distanti e meno in vista, il tutto scandito dalle note multietniche dell’Orchestra di Piazza Vittorio. Curiosità, il salone di Zara, situato fronte il Rio della Misericordia, è a due passi dal primo ristorante afgano-pachistano di Venezia, inaugurato qualche anno fa.

Tra ironia e riflessioni (malinconica la frase di Karim durante la ricerca di una stanza, Appena dico che è per pregare l’Islam mi dicono di no), Pitza e datteri lascia emergere la voglia/realtà di confrontarsi e proseguire il cammino insieme anche se non si è sempre d’accordo. Ognuno con la propria fede, ma comunque insieme. Sotto lo stesso cielo. Nella stessa città cosmopolita.

Guarda il trailer di Pitza e datteri

Pitza e datteri - Saladino (Mehdi Meshkar),
il presidente della comunità Karim (Hassani Shapi) e Ala (Giovanni Martorana)
Pitza e datteri - Saladino (Mehdi Meshkar) e Bepi (Giuseppe Battiston)
Pitza e datteri - Saladino (Mehdi Meshkar) fra le donne musulmane
Pitza e datteri - la parrucchiera Zara (Maud Buquet)
Pitza e datteri - Bepi (Giuseppe Battiston)