!-- Codice per accettazione cookie - Inizio -->
Visualizzazione post con etichetta Seth MacFarlane. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Seth MacFarlane. Mostra tutti i post

venerdì 17 luglio 2015

Ted 2, un milione di modi per morire di noia

Ted 2 - John (Mark Whalberg), Ted e l'avvocato Jackson (Amanda Seyfried)
Gag e scorrettezze già viste. Mark Whalberg sotto tono. Seth MacFarlane non va oltre il compitino in Ted 2 con la sola eccezione di una grandiosa Amanda Seyfried.

di Luca Ferrari

Scialbo e con poca voglia di osare. Avete presente quei film tanto incensati che ti promettono grasse risate e poi in fin dei conti te ne esci dicendo: si ok, vabbeh, bella quell'intuizione e poi? Ted 2 (di Seth MacFarlane) è esattamente questo. Politicamente scorretto ma senza chissà quali gag da strapparsi i capelli e tutto basato sul carisma stralunato di Amanda Seyfried, già diretta dal regista nel mediocre Un milione di modi per morire nel West (2014).

Film nuovo, vita nuova. Se nel primo Ted (2012, sempre diretto da MacFarlane) la telecamera era maggiormente incentrata sull'anomala (e sboccata) amicizia tra un orsacchiotto e l'amico John Bennet (Mark Whalberg) che in virtù di un desiderio espresso da bambino vide prendere vita il proprio peluche, in questo sequel la vicenda affronta tempi più maturi seppur non rinunciando alla goliardia.

Ted ora è sposato con la bionda Tami-Lynn (Jessica Barth) e dopo le gioie dei primi tempi, la coppia scivola nei classici e banali litigi fino a che per risolvere i loro problemi decidono di avere un figlio (opinabile, ndr). Ovviamente c'è il piccolo problema che un peluche non può certo ingravidare una donna, così pensano a un donatore. Tutto sembra volgere al meglio fino a quando Ted si vede negare il diritto di essere umano, ribattezzato “oggetto”.

Ha inizio così una battaglia legale per dare a Ted ciò che gli spetta, il diritto a venir considerato una persona. E per farlo, non avendo troppi mezzi, i due amici si affidando all'inesperta ma determinata Samantha Leslie Jackson (Amanda Seyfried). In principio scartata senza mezze parole, sarà un suo particolare vizio curativo a farla salire vertiginosamente nei gusti dei due querelanti.

Tra camei di Morgan Freeman, Sam Jones (lo storico Flash Gordon) e soprattutto Liam Neeson (anch'esso nel cast di Un milione di modi per morire nel West), la pellicola fa il suo dovere senza chissà quale picchi comici. Amanda Seyfried (Mamma mia, Cappuccetto rosso sangue, Les Miserables) è la grande novità, mentre le scurrilità di Ted non aggiungono nulla di nuovo a quanto visto nel primo film o nelle serie televisive animate realizzate dal regista (I Griffin, American Dad). Il punto è che da uno come MacFarlane ti aspetteresti qualcosa di più.

Gradito ritorno infine con tanto di orrendo parrucchino, quello del viscido e frustrato bidello Donny (Giovanni Ribisi), deciso questa volta a scoprire il segreto della vita di Ted per produrlo in serie e farne avere uno a tutti i bambini del mondo. Altra presenza ben riuscita, il gay Guy (Patrick Warburton) che insieme al suo compagno si divertono a umiliare i nerd durante una convention in stile Comic-Con.

Il trailer di Ted 2

Ted 2 - Ted alla banca del seme
Ted 2 - la voce originale dell'orsacchiotto di peluche nonché regista Seth MacFarlane
Ted 2 - Tami-Lynn (Jessica Barth) e il marito Ted

martedì 30 ottobre 2012

Big Me, il film di una storia incredibile

Tra le nuvole - Ryan Bingham (Geroge Clooney)
In principio ci furono loro tre: Point Break (1991, di Kathryn Bigelow), The Crow (1994, di Alex Proyas) e Dead Man (1995, di Jim Jarmusch). Lì nel mezzo, molti silenzi. La doppia visione del Titanic nel 1998 a distanza di due giorni avrebbe dovuto lasciarmi intendere qualcosa. Poi, ancora silenzio e lontananza.

Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Dopo la scorpacciata di premi Oscar, nella primavera 1999 finisco per caso e stranamente in compagnia a vedere Shakespeare in love, di John Madden. Qualcosa si rompe. Qualcosa nasce. Scrivere quello che si vive. In realtà già lo facevo, ma non me ne rendevo conto. Passano un paio d’anni e arriva il colpo di grazia. A distanza di un giorno vedo From Hell e soprattutto Moulin Rouge! di Baz Luhrmann, seguiti qualche mese dopo, tra gli altri, dal capolavoro di Wes Anderson, I Tenenbaum. Abbandono le calli, e passo alle contrade. Nel 2003 a Firenze il mio amore per il grande schermo sboccia definitivamente.

È lì che inizio ad annotarmi tutto ciò che vedevo, inclusi i film che noleggiavo. Ed è sempre all’ombra della cupola del Brunelleschi che cominciai a scoprire quanto amassi imparare dalla fantasia. È nel capoluogo fiorentino che ho ammirato Spirit (2002) e Finding Nemo (2003), capolavoro della Pixar. È in terra toscana che mi sono commosso con Love Actually e la poetica burtoniana di Big Fish. Rientrato a vivere in laguna, aumentai ulteriormente il mio livello di presenza e passione. Tutte le stagioni. Inclusi servizi giornalistici alla Mostra del Cinema di Venezia. C’era però qualcosa che cercavo. E ci ho provato. Quante volte ci ho provato. I miei giorni al cinema sono quelli senza pubblico. Dal lunedì al giovedì una volta, e ora fino al mercoledì. Meno caos e più tranquillità.

Lo ammetto a tutti voi, volevo vedere un film da solo. Padrone indiscusso del cinema.

Ci ho provato per anni all’Astra del Lido e al Giorgione di Venezia. Un cambio diciamo così, di prospettiva (W la carta prepagata ricaricabile Cityplex con proiezioni a 5 euro), e ho bazzicato sempre di più le sale della terraferma mestrina, entrando sempre più spesso al Corso e Corsino, nelle tre sale dell’Excelsior e le due del Palazzo. Ed è proprio in quest’ultimo che il sogno di vedermi una proiezione in solitaria si è avverato. In un giorno e con un film che mai lo avrei immaginato. Mercoledì 24 ottobre fui il solo spettatore della proiezione delle 8 di sera di Ted. Un film, il cui articolo di anticipazione su Cineluk, Ted, vaffanculo al temporale, aveva annichilito per contatti Angelina Jolie e Michael Jordan, piazzandosi come pezzo più letto. 

Ted - John (Mark Wahlberg)
Sedutomi non c’era nessuno. Già una volta mi era successo. Sala vuota con i trailer già iniziati. Poi in quattro entrarono facendomi maledire il possibile. Questa volta ci sono andato cauto, ma a prescindere che qualche ritardatario sarebbe entrato all’ultimo o meno, mi resi subito conto che stava accadendo qualcosa di anomalo. 

Presa carta e penna dalla mia borsa, in un attimo mi sono sentito come Ryan Bingham (George Clooney), il protagonista di Up in the Air (Tra le nuvole - 2009, di Jason Reitman), quando aveva finalmente raggiunto il suo sogno (…) di toccare le 10 milioni di miglia in volo e il comandante del velivolo Maynard Finch (Sam Elliott), come da prassi, gli si avvicinava per parlargli e consegnargli il premio. Ma Ryan ha altro a cui pensare. E in un attimo si rende conto che lassù non c’è nessuno accanto a lui. Il tanto atteso momento ha qualcosa di meno. Lui è cambiato. Non so dire di preciso che cosa abbia sentito. Forse una spinta. Forse una forza. Forse una carezza dentro.

Ho guardato Ted. Nulla di eccezionale. Il tanto acclamato regista delle serie animate I Griffin e American Dad, Seth MacFarlane, ha decisamente limitato i toni. E a parte qualche scena splatter vedi una escort che defeca in casa della bella Lori (Mila Kunis), le cose più esilaranti escono dallo psicopatico Donny (Giovanni Ribisi) e Sam J. Jones che interpreta se stesso alla ricerca del Flash Gordon (1980) che fu.

Ho guardato Ted con tutte le sedie vuote attorno a me. Padrone per una sera del grande schermo. Chissà, forse immaginavo che sarei stato trasportato in un’altra dimensione il giorno dopo.

A partire mercoledì 31 ottobre con Skyfall (2012 di Sam Mendes con Daniel Craig e Javier Bardem), ricomincio da un nuovo sogno.

il foglio scritto al cinema prima dell'inizio di Ted

martedì 25 settembre 2012

Ted, vaffanculo al temporale

Ted (2012) - John (Mark Wahlberg) e l'orsacchiotto (Seth MacFarlane): vaffanculo al temporale
Si può avere 35 anni, amare una donna (la splendida Mila Kunis) ma avere ancora una fottuta paura dei temporali? La risposta è si, specie se vi chiamate Mark Wahlberg (Rock Star, The Departed, The Fighter) e soprattutto se a dirigervi è un maestro del politically scorrect come Seth MacFarlane, creatore delle celebri serie animate I Griffin e American Dad! E se a questo si aggiunge uno sboccato orsacchiotto che si fuma le canne (con la voce nella versione originale del regista stesso) con la vostra stessa fobia, quando l’aere è minaccioso non c’è che una soluzione per placare i propri timori.

Un bel ritornello che fa giustappunto così: "Quando arriva il temporale, io l'aspetto qui/, ripeto le parole del mio rimbombamico: vaffanculo, fammi un bel pippon, tuono io lo so, sei una scoreggia del ciel...prrrrrrr!".

Ted (2012) - l'orsacchiotto (Seth MacFarlane) e John (Mark Wahlberg)