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sabato 30 agosto 2014

Le due sedie vuote di Venezia 71

Mostra del Cinema, due sedie vuote riservate... © Luca Ferrari
La 71° Mostra del Cinema lancia un messaggio di sostegno alla regista iraniana Mahnaz Mohammadi e il collega ucraino Oleg Sentsov, entrambi incarcerati.

di Luca Ferrari

Prima ancora dei film e del glamour, la Biennale di Venezia e la Mostra del Cinema sono scese in campo per la libertà di espressione. Nella conferenza stampa inaugurale le prime parole del direttore artistico Alberto Barbera sono state rivolte a Oleg Sentsov e Mahnaz Mohammadi. Nella giuria internazionale dei film in concorso (Venezia 71) sono state lasciate simbolicamente due sedie vuote per sancire la solidarietà verso la regista iraniana e il collega ucraino, ingiustamente incarcerati, sperando che l’eco veneziano possa contribuire ad aprire la porta della cella di entrambi.

Mahnaz, iraniana classe ’77. Oleg, ucraino classe ’76. Luca, italiano classe ’76. Io mi trovo al Lido di Venezia. Posso criticare anche amaramente il mio Governo così come scendere in piazza senza conseguenze estreme. Per i miei suddetti coetanei non è lo stesso. Attualmente si trovano in carcere. Lei nel tristemente noto Evin, lui a Mosca in attesa di processo.

press pass
Non ho la presunzione né il sogno che queste parole possano cambiare il loro destino, ma se non altro mi prendo la briga di dire due parole sull’argomento visto che in fatto di cinema e diritti umani “ne so qualcosa”. Quando uno staterello è talmente tracotante da imbavagliare i propri artisti significa che è un debole. Si comporta come un bambino capriccioso che non accetta di sentirsi dire di no, con la differenza che mentre il piccolo al massimo piange, lui fa piangere. Imprigionando. Torturando. Riducendo al silenzio.

La situazione è assai complessa ed è difficile immaginare tempi brevi per il rilascio di entrambi. Il 7 giugno scorso Mahnaz, attrice e documentarista dei celebri Without Shadows e Travelogue, è stata arrestata dalle autorità locali per la quarta volta in sette anni con l’accusa di aver messo in pericolo la sicurezza nazionale e propaganda contro il governo iraniano, quindi condannata a cinque anni di prigione, già aumentati a sette. La Film Directors’ Guilde francese (SRF) ha promosso una petizione firmata da centinaia di registi da tutto il mondo inclusi Asghar Farhadi, Xavier Dolan, il Leone d'oro alla carriera 2013 William Friedkin e Céline Sciamma, oltre a molti festival e associazioni di cinema.

Autore dei corti A Perfect Day for Bananafish, The Horn of a Bull e del lungometraggio Gaamer, Sentsov, contrario all’annessione della Crimea da parte della Russia, è stato arrestato lo scorso 11 maggio dai Servizi Segreti di Mosca con l’accusa di atti terroristici . Il regista è stato portato nella capitale russa dove rischia una pena fino a vent’anni di detenzione. Nonostante un appello promosso dalla European Film Academy firmato da 20 registi tra cui Pedro Almodovar, Ken Loach, Mike Leigh e il due volte premio Osca, Roberto Benigni, gli è stato negato il rilascio su cauzione e rimarrà in prigione fino a ottobre, quando si terrà il processo.

Mostra del Cinema, ha inizio una proiezione © Luca Ferrari

giovedì 28 agosto 2014

CineCocktail con Pierfrancesco Favino

l'attore romano Pierfrancesco Favino
Sbarcato alla 71° Mostra del Cinema di Venezia per l'anteprima di Senza nessuna pietà, Pierfrancesco Favino è il primo ospite degli incontri di CineCocktail.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

La prima caratteristica di un grande attore dovrebbe essere la versatilità nel ricalcare il maggior numero di ruoli possibili. A dispetto di performance eccezionali, molti grandi della settima arte hanno difettato sotto questo aspetto. Lui no. Pierfrancesco Favino, romano classe '69, può vantare una già ricca carriera densa delle interpretazioni più diversificate.

È stato l'apparente pacato borghese Marco nel doppio “bacio” Mucciniano. Ha incarnato piani ed efferatezza nel Piero Proietti, meglio noto come Il Libanese in Romanzo Criminale (2005, di Michele Placido). Nello stesso anno ha dato tragica intensità all'anarchico Giuseppe Pinelli in Romanzo di una strage (2012, di Marco Tullio Giordana), indossando poi la divisa del celerino Cobra di ACAB – All Cops Are Bastards (2012, di Stefano Sollima).

Da produzioni nostrane a film di portata mondiale. È stato Cristoforo Colombo nella mega-produzione hollywoodiana Una notte al museo 2 – La fuga (2009, di Shawn Lewy). Ha recitato insieme a Brad Pitt in World War Z (2013, di Marc Forster). È  stato diretto due volte dal premio Oscar Ron Howard, prima al fianco di Tom Hanks in Angeli e Demoni (2009), poi nell'adrenalinico Rush (2013), nei panni dell'automobilista italiano Clay Ragazzoni con Daniel Brühl/Niki Lauda e Chris Hemsworth/James Hunt.

Sbarcato in laguna nella doppia veste di attore e produttore per Senza nessuna pietà (sez. Orizzonti) per la regia dell'esordiente Michele Alhaique, l'attore italiano sarà dunque il protagonista del primo appuntamento dei CineCocktail® – Incontri ravvicinati del miglior tipo: cinema, cocktail e chiacchiere in libertà, condotto come sempre dalla giornalista e scrittrice Claudia Catalli.

Realizzato in collaborazione con Parrini gioielli e con la mediapartnership di CineCittà News e Fred Film Radio, l'incontro con Favino si terrà domenica 31 agosto alle h. 18 presso lo Spazio Luce Cinecittà dell’Hotel Excelsior al Lido di Venezia. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Motori, ciak... CineCocktail!

Senza nessuna pietà - (a sx) Piefrancesco Favino
Rush - Clay Ragazzoni (Piefrancesco Favino)
Angeli e Demoni - il comandante Ernesto Olivetti (Piefrancesco Favino)
Romanzo di una strage - Giuseppe Pinelli (Piefrancesco Favino)
parla con il commissario di polizia Luigi Calabresi (Valerio Mastrandrea)

mercoledì 27 agosto 2014

Paperon de’ Paperoni alla conquista del Leone d’Oro

Paperino, Paperone, Gastone e Paperoga alla Mostra del Cinema © Disney
Nel lontano 1986 sulle pagine del fumetto Topolino sbarcò la storia del film Vita da Paperi, presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia.

di Luca Ferrari

Palazzo del Cinema (Lido di Venezia). Paperon de’ Paperoni è in sala stampa per presentare il film Vita da Paperi con protagonisti Gastone e Paperino. Fantasia mescolata alla realtà. È la storia Zio Paperone alla conquista del Leone d’Oro, scritta e disegnata dal fumettista veneziano Giorgio Cavazzano e pubblicata per la Walt Disney sul settimanale Topolino il 31 agosto 1986, un giorno dopo l’inizio della 43° edizione della festival.

La vicenda narrata da Cavazzano inizia fuori da un cinema di Paperopoli con Paperino, lo zio miliardario e i tre nipotini Qui, Quo e Qua. Paperone non sembra troppo entusiasta del mondo del grande schermo ma è sufficiente che vengano pronunciate le parole “Leone d’Oro”, ed ecco che l'iniziale indifferenza muti in bramosia d'ulteriore ricchezza. E a dispetto delle presunte difficoltà di girare un film, la replica dell’inarrestabile De’ Paperoni è inequivocabile: “…difficile come scavare a mani nude nel Klondike?”.

Tornato nel suo amato deposito prende carta, penna e francobollo (a tariffa ridotta) per contattare direttamente l’allora direttore della Mostra, Gian Luigi Rondi (1971-72, 1983-86), ribattezzato per l’occasione Gian Luigi Tondi

Esaminata e accettata la proposta, il noto critico cinematografico dai gusti un po’ antichi si congeda con questa epica frase: “E ora per rilassarmi mi gusterò un bel film cecoslovacco con sottotitolo in eschimese. Peccato che duri solo sette ore!”.

Per fare un film ci vuole un regista. Viene contattato l’affermato Stiven Stillberg, già passato quest’ultimo (dicasi Steven Spielberg) sotto le trasformazioni disneyane in un’altra indimenticabile storia, Paperinik divo del cinema (29 aprile 1984), dove Paperone affidava a Luke Splitberg le redini del suo kolossal.

La cifra richiesta però crea un infarto al magnate con il buon Stiven che dinnanzi allo svenimento domanda incredulo: “Che strani rumori. Credete sia umano?”. A sedere dietro la telecamera allora, passa Paperone stesso,  nel nome della super economia ovviamente e vengono arruolati come attori tutti i familiari. Immancabili battibecchi tra Paperino e il fortunello Gastone, e l'aiutante tuttofare di Nonna Papera, Ciccio, che in coppia con Paperoga fanno a gara a chi ne combina di più.

Arriva finalmente il gran giorno. Ad accogliere gli ospiti internazionali all’aeroporto di Venezia c'è Tondi in persona. Gastone non fa tempo a salire sul taxi acuqatico che trova subito centomila lire per terra. Ma si dovrà accontentare di questa botta di fortuna senza poterla valorizzare al Casinò del Lido, chiuso per l’occasione per “legittima difesa”.

La parodia disneyana prosegue con l’incontro della banda dei Paperi con altre celebrità, a cominciare dal regista Felini, regista di Botto e mezzo, a cui De’ Paperoni promette un biglietto a metà prezzo mentre si perde nella visione del Leone d’Oro, commentando con un eloquente: “Che animale magnifico! Peccato che non viva allo stato libero!”. 

Sul red carper intanto sfila Clint Ovestwood con la sua mascotte (un cavallo), quindi sommersa da telefoni si vede Federica Buoniaccordi (la conduttrice televisiva Enrica Bonaccorti) e sulla spiaggia dell’Excelsior Paperino e Gastone vengono travolti dai fan a caccia di autografi dei divi Adriano Cementano e Carlo Verdino.
È la sera della prima in Sala Grande. Paperone saluta il pubblico che risponde entusiasta. Inizia la proiezione. Come andrà a finire? Sss, silenzio in sala....

Zio Paperone alla conquista del Leone d'Oro - il direttore Gian Luigi Tondi (Rondi) © Disney
Zio Paperone alla conquista del Leone d'Oro - Paperoga, De' Paperoni e Gian Luigi Tondi © Disney
Zio Paperone alla conquista del Leone d'Oro - La prima di Vita da Paperi
(da sx) Paperoga, Gastone, Paperino, Paperone Gian Luigi Rondi © Disney
Zio Paperone alla conquista del Leone d'Oro -  La prima di Vita da Paperi © Disney

mercoledì 13 agosto 2014

Pa-ra-da, il cinema racconta Miloud Oukili

Lido di Venezia, Mostra del Cinema - Miloud Oukili © Biennale foto Asac
Il primo grande ricordo alla Mostra del Cinema non si scorda mai. Il mio ha come protagonista il clown Miloud Oukili e il film Pa-ra-da

Era l'anno di George Clooney e Brad Pitt. Insieme, diretti dai fratelli Cohen in Burn After Reading. Per il sottoscritto, al debutto come inviato giornalistico alla Mostra del Cinema di Venezia, il primo grande ricordo non aveva i sorrisi bonaccioni delle due superstar ma il viso truccato e le bolle di sapone di Miloud Oukili, il clown “umanitario” la cui storia venne raccontata dal regista Marco Pontecorvo in Pa-ra-da (2008).

Un articolo di un vecchissimo inserto di Repubblica del 2001 ancora conservato in una delle mie tante agende, poi qualche aggiornamento online. Un'intervista a una volontaria dell'associazione Parada Italia e quindi l'inaspettato. Ero alla mia prima volta come inviato alla Mostra del Cinema e stavo ancora prendendo le misure al Festival quando sotto le mani mi trovai il programma giornaliero di proiezioni e soprattutto conferenze stampa. Tra i presenti del film Pa-ra-da ci sarebbe stato anche lui, Miloud Oukili.

La sua è una di quelle storie che ti fanno venire voglia di avere ancora fiducia nel mondo. In viaggio nella capitale rumena, Miloud, un artista franco-algerino, venne alla scoperta delle drammatiche condizioni di moltissimi bambini nei bassifondi di Bucarest. Non li abbandonò. Decise di rimanere, fondando una compagnia circense e regalando loro un'opportunità per una vita migliore.

“il tempo di andare fuori e dovrò subito fare i conti con la luce schiacciata sulle statue di cemento/... faccio quello che ho fatto per non lasciare a nessuno una ragione per non andare  avanti/ …c’è qualcuno che crede in te, più di uno vicino a me non lo ha ancora capito/... Il sogno di una piccola ragazza clown è di essere una buona madre e avere una propria casa…” l.f

È giovedì 28 agosto, secondo giorno della 65°Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Per la sezione Orizzonti viene presentato Pa-ra-da, un co-produzione italo-franco-rumena. Sono molto emozionato. È da più di sette anni che seguivo già il lavoro di Oukili. Finalmente entra. Ovviamente lui è truccato come un clown. Ha la cravatta multicolore. Quando viene presentato si alza facendo tante bolle di sapone.

Miloud scherza e parla di chi lo interpreta nel film, il francese Jalil Lespert. Dice che è un ottimo attore, anche se non è bravissimo col motociclo. Gli promette comunque un’escursione in sella a Parigi. Non riesco a chiedergli nulla. Riesco a solo a vedere un uomo che si comporta da essere umano.

La giornata prosegue tra incontri istituzionali, sbarchi illustri e nuove passerelle. I miei pensieri però sono tutti per loro. Quei bambini e ragazzi cui Miloud si è affacciato. Li ha ascoltati. È rimasto insieme a loro. Vivendo la loro realtà e portandoli nella propria, perché la magia di un gesto potesse dare il via a un'epoca più gioiosa delle loro esistenze. Miloud Oukili, l'uomo che usò l'arte della risata per venire in soccorso di chi non aveva nessuno.

Pa-ra-da (2008, di Marco Pontecorvo)

Pa-ra-da - Miloud Oukili (Jalil Lespert)
Pa-ra-da (2008, di Marco Pontecorvo)
Pa-ra-da (2008, di Marco Pontecorvo)
Pa-ra-da (2008, di Marco Pontecorvo)
Il cast di Pa-ra-da: (da sx) Jalil Lespert, il regista Marco Pontecorvo, Evita Ciri
e il piccolo Gabriel Rauta © Biennale foto ASAC

domenica 3 agosto 2014

Hakuna matata, pura ispirazione

Il re leone - (da sx) Pumbaa, Timon e Simba
Il re leone ispira, la poesia risponde. Hakuna matata vuol dire “senza pensieri” spiegano i simpatici Timon e Pumbaa al piccolo Simba. È ora di alzarsi.

di Luca Ferrari

Il cinema non è solo un grande spettacolo per intrattenere il pubblico. Il cinema non è solo denuncia. Il cinema non è solo arte. Il cinema per il sottoscritto è sempre e solo stata ispirazione. Quella stessa che non può non scendere in campo quando qualcuno è in difficoltà. Non sono troppo bravo con le canzoncine disneyane perciò ricorrerò ai miei motti. Un momento, ma che cos'é un motto? È un motto col botto! Ah ah ah...

gli inizi servono
per chi si vuol far beffe della fine
e l'ottimismo
non è certo un quadro fatto
di freccette e semplici
parole dentro cui ingigantire
estenuanti promesse

le direzioni giocano con le proprie regole
mentre noi seguiamo esempi
provando a fare dei nostri passi
un costante trofeo di sguardi

Simba è un po' frastornato dal logorroico suricato Timon e il facocero Pumba. A parte qualche iniziale resistenza, non resta che farsi trascinare nella contagiosa allegria. Anche dinnanzi a piatti poco prelibati, "viscido ma saporito". E tutti allora a cantare.

Vorrei poterti dire la dove la vita ti porterà... Vorrei poterti confermare tutto quello che hai già immaginato... Vorrei che le favole che un giorno racconterai nascessero dalla tua realtà... Vorrei poterti confermare che per ogni stella che cadrà, almeno una lettera del tuo nome si potrà dissolvere fino a ricongiungersi con te

Mi sono preso la libertà di andare oltre le mie stesse mani... Mi sono tolto da sotto il cielo e ho fatto si che qualcosa di realmente terreno si tramandasse con la sola oralità del proprio pensiero... nella solitudine di un doloroso momento ci sono le future ali del proprio e più splendente futuro

 
Hakuna matata, dal film animato Il re leone

Il re leone - (da sx) Pumbaa, Simba e Timon

giovedì 24 luglio 2014

I soliti umani, le nuove scimmie

L'alba del pianeta delle scimmie - Cesare (Andy Serkis)
Possono coesistere due specie dominanti nello stesso piccolo mondo? Rupert Wyatt dirige L’alba del pianeta delle scimmie (2011).

di Luca Ferrari

Non sono una minaccia, le hanno rese tali. L'interesse ha sodomizzato ogni forma di rispetto e ora la natura presenta il proprio conto. Non sotto forma di catastrofi naturali, ma con pelle, peli e sentimenti di quei primati così simili a noi razza umana, le scimmie. Ha inizio una nuova epoca di sopravvivenza. L’alba del pianeta delle scimmie (2011 di Rupert Wyatt).

Ci sono persone destinate a cambiare il corso della storia. Forse un insieme di coincidenze. Forse qualcosa che non si può ignorare dentro di sé. Forse la spinta entusiasta di salvare il mondo porta a crearne un altro, anche a proprio discapito. È quanto accade al geniale scienziato Will Rodman (James Franco), al servizio di una potente ditta farmaceutica che cercando una cura per l’Alzheimer, malattia di cui è affetto il padre Charles (John Lithgow), dà involontariamente il via a una nuova generazione di scimmie intelligenti, potenzialmente capaci di sottomettere la razza umana.

L’alba del pianeta delle Scimmie (2011, di Rupert Wyatt) è molto più di un ipotetico prequel del celebre Il pianeta delle scimmie (1968, di Franklin J. Schaffner con Charlton Heston) poi rifatto senza troppa fortuna commerciale da Tim Burton nel 2001 (Planet of the Apes). Questa nuova pellicola parla di un legame tra lo stesso Charles e un piccolo scimpanzé che decide di allevare in casa propria invece di sopprimerlo come gli altri e più grandi colleghi a causa di un’esposizione al farmaco su cui stava lavorando.

C’è di più. Cesare (Andy Serkis), così viene chiamato il mammifero, diventa uno di famiglia. Cresce tra attenzioni e coccole, ricevute in abbondanza anche dall’ultima arrivata in casa Rodman, la bella fidanzata di Will, il veterinario Caroline Aranha (Freida Pinto). Il farmaco però, passato a Cesare dalla madre che lo ha partorito di nascosto nel laboratorio dove faceva la cavia, lo rende straordinariamente intelligente.

Impara a comunicare con il linguaggio dei segni. Somministrato anche al padre, in un primo momento gli effetti sono di guarigione totale, poi però il fisico umano e i suoi anticorpi hanno il sopravvento. Nella scimmia no. Mentre Will è al lavoro, Cesare difende il vecchio Charles dal vicino scontroso, colpendo ripetutamente e per questo viene rinchiuso in gabbia. In una sorta di zoo privato, sotto le grinfie del giovane e malvagio guardiano Dodge (Tom Felton).

Will gli promette che tornerà a prenderlo ma non succederà. L’animale rimane solo. Nei suoi occhi c’è tutta la sofferenza dell’abbandono. Nei suoi occhi ci sono lacrime che sembrano gridare “Mi avevi detto che saresti tornato. Mi avevi detto che sarei tornato a casa con te. Mi avevi giurato che non mi avresti mai abbandonato. Non è accaduto nulla di tutto ciò. Non stupirti se presto la mia vita sarà altrove”.

Cesare è uno scimpanzé ma quando si trova per la prima volta dinnanzi ai suoi simili, le dinamiche sono le stesse di una prigione umana. Di un ufficio umano. Di una società umana. C’è il capo prepotente che deve marchiare il territorio umiliandoti e colpendoti. C’è l’amico buono. C’è la folla dei vigliacchi che seguono il più forte. C’è il sacrificio dell’amico per salvarti.

Cesare lotta. Non uccide. Vuole solo il suo spazio. Vuole il proprio posto nel mondo. Perché ci sono momenti dove la conquista della propria libertà vuol dire “a qualunque costo, e con ogni mezzo”. Senza eccezioni. È l’inizio di una nuova era. Cesare guida la rivolta. Sarà salvato e salverà a sua volta l’amico/padre di un tempo.

Forse a questo mondo non c’è spazio per due civiltà dominanti (religioni o superpotenze economiche che siano), ma se guidate da uomini intelligenti che sanno guardare anche al proprio cuore, c’è posto per tutti su questo Pianeta.

Il trailer di L'alba del pianeta delle scimmie

L'alba del pianeta delle scimmie - Cesare (Andy Serkis)
L'alba del pianeta delle scimmie - Caroline (Freida Pinto) e Will (James Franco)
L'alba del pianeta delle scimmie - Cesare (Andy Serkis) guida la rivolta

giovedì 17 luglio 2014

Il diavolo veste Prada, NO carboidrati

Il diavolo veste Prada - Emily Charton (Emily Blunt)
In un mondo dove Il diavolo veste Prada non c'è spazio per l'happy end nè per i carboidrati. Lo imparerà a sue spese anche Emily Charton (Emily Blunt).

Ama il suo lavoro. E in caso di dubbi, se lo ripete all'infinito anche quando è a pezzi. Pronta a soddisfare ogni capriccio di Miranda Priestly (una delle più incredibili interpretazioni di Meryl Streep), direttrice del magazine guru del settore moda, Runaway. Lei è Emily Charton (Emily Blunt). Chioma rossa. Occhioni azzurri. Puzza sotto il naso verso chiunque non indossi capi firmati, inclusa la neo-assunta giornalista Andy Sachs (Anne Hathaway), poco dedita a sposare la sua nuova realtà lavorativa

Emily basa tutta la sua vita in funzione di Parigi dove si terrà l’appuntamento più glamour della moda. Arrivare lì significa svoltare nella propria carriera. Ma anche il fisico vuole la sua parte, e pure su questo aspetto Emily ha le idee chiare per raggiungere il proprio obbiettivo: "Sto facendo una nuova dieta. È molto efficace. Praticamente non mangio niente. Quando sento che sto per svenire butto giù un cubetto di formaggio. Ora mi serve solo una colite e arrivo al peso ideale!".

Non ci sono principesse in questa storia, Il diavolo veste Prada (2006, di David Frankerl). Non c'è alcun happy end. Per lo meno per Emily. Come se questo training massacrante non fosse già abbastanza, beffa delle beffe, complice un fastidioso raffreddore, la collega ormai diventata brava (quasi) quanto lei e un incidente lungo la strada per l'ufficio ed ecco che il sogno parigino svanisce in un letto d’ospedale con gamba ingessata e la rampante Andy che le soffia il viaggio.

Ancora piena di lividi, Emily è soprattutto gonfia di rabbia e sentenzia senza appello contro la collega: "Tu ti sei venduta l’anima il giorno che ti sei messa il primo paio di Jimmy Choo. Ti ho vista! E lo sai cosa mi uccide di tutta questa storia? Tutti i vestiti che ti daranno, cioè… tu non te li meriti. Tu mangi i carboidrati, Cristo santo!".

Il diavolo veste Prada, la dieta di Emily

Il Diavolo veste Prada - Emily (Emily Blunt)

giovedì 10 luglio 2014

Birdman, la prima virtù della 71. Mostra del Cinema

Birdman - l'attore Michael Keaton sul set del film
Birdman - Le imprevedibili virtù dell’ignoranza (2014, di Alejandro G. Iñárritu) è il fim di apertura della 71. Mostra del Cinema di Venezia.

Luca Ferrari
, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer  


Opening act col botto per la 71. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (27 agosto – 6 settembre 2014). L'ex-Batman "burtoniano" Michael Keaton
, Zach Galifianakis, Edward Norton, Andrea Riseborough, Amy Ryan, Emma Stone e Naomi Watts, tutti davanti alla telecamera di AlejandroG. Iñárritu in Birdman - Le imprevedibili virtù dell’ignoranza (2014), film distribuito da Fox Searchlight Pictures / New Regency. 

La pellicola sarà proiettata in anteprima mondiale, sez. Concorso, la sera di mercoledì 27 agosto nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido, a cui seguirà la cerimonia di apertura condotta dalla madrina della rassegna lagunare, l'attrice napoletana Luisa Ranieri.

Black comedy, Birdman racconta la storia di  Riggan Thomson (
Keaton), attore in declino e  famoso per aver interpretato un mitico supereroe, e oggi alle prese con le difficoltà e gli imprevisti della messa in scena di uno spettacolo a Broadway che dovrebbe rilanciarne il successo. Nei giorni che precedono la sera della prima però, deve fare i conti però con il suo irriducibile ego e gli sforzi per salvare la propria famiglia, la carriera e soprattutto se stesso.

Per il presidente di giuria, il compositore francese Alexandre Desplat, ecco dunque il primo film tra dovrà visionare. E da un regista come Alejandro G. Iñárritu, Premio alla miglior regia al Festival di Cannes 2006 per Babel, di certo c'è da aspettarsi qualcosa di notevole. Dopo i flash di Venezia, Birdman uscirà prima nel Nord America il 17 ottobre quindi nel resto del mondo lo sbarco sul grande schermo è previsto per l'inizio del 2015.

Il trailer in lingua originale di Birdman

Birdman - (da sx) gli attori Michael Keaton e Edward Norton

martedì 8 luglio 2014

Per qualche anno e dollaro in più

Per qualche dollaro in più - il duello finale
“Quando la musica è finita, raccogli la pistola e cerca di sparare. Cerca”. L'apoteosi western di Sergio Leone, Per qualche dollaro in più (1965).

Il regista perfetto. Il compositore di colonne sonore perfetto (Ennio Morricone). Gli attori perfetti. Indiscusse icone del genere. La trilogia western del regista romano Sergio Leone sono pagine indelebili di grande cinema. Un punto di riferimento per chiunque voglia dirigere un attore con cappello da cowboy, pistola e sigaro. Dopo il ritorno sul grande schermo del primo Per un pugno di dollari (1964), sta per ritornare Per qualche dollaro in più (1965).

Il mondo Leoniano non stordisce lo spettatore con mezze figure. Il buono difende i deboli. Il cattivo uccide senza pietà. Era il selvaggio West dove la velocità a sparare era la sola abilità che faceva la differenza tra un uomo vivo e uno sepolto. Così capita che due cacciatori di taglie, il colonnello Douglas Mortimer (Lee Van Cleef) e il Monco (Clint Eastwood) decidano di unire le forze per fare fuori la banda dell'Indio (Gian Maria Volontè), anche se per ragioni differenti.

“Agguanto l’Indio, mi compro un buon ranch e mi sistemo” dice rilassato il Monco. Al contrario c’è chi agisce per vendetta cercando una pace nella propria interiorità forse perduta per sempre. La lezione del Colonnello però non è quella del voler seppellire chi uccise a sangue freddo il proprio cognato e l’amata sorella, suicidatasi mentre veniva stuprata.

Tra le mani tiene sempre un carillon di cui un gemello era proprio di lei, e che ora l’Indio usa prima di sparare a morte. Nel parlare con il più giovane pistolero, si lascia andare a una piccola confessione, sottolineando analoghi comportamenti incoscienti “fino a quando mi accadde un fatto che mi rese la vita estremamente preziosa”. Quale?, domanda subito il Monco. La risposta è uno sguardo fulmineo del più anziano, e allora, cercando di rimediare alla gaffe, si giustifica dicendo che forse è stata indiscreto. 

“No” dice il saggio e malinconico Colonnello, “le domande non sono mai indiscrete, le risposte lo sono a volte”. La telecamera a quel punto indugia qualche secondo sulla mano destra che chiude il carillon e in quei pochi attimi si sente tutta la profonda tristezza e rabbia che attanagliano il cuore di un uomo sofferente, che giorno dopo giorno si porta il peso di chi non c’è più. Barbaramente falciata via.

Chiedere qualcosa è spesso un atto di coraggio. Domandare è il primo passo per ottenere. La parola come baluardo di schietta sincerità. Un valore universale che a dispetto delle epoche viene raramente avvallato. Non si chiede. Si abbassa la testa, assecondando il volere di qualcosa o qualcun’altro.

Nel selvaggio West non c’è tempo per i sentimentalismi. Una confidenza non è una spiegazione. È una ragione che brucia e consuma. Eppure, quando la vendetta è compiuta, l’uomo sembra perfino capace di trovare una nuova strada per ricominciare. Incamminandosi più sereno verso l’orizzonte senza farsi segnare dal peso del passato più doloroso.

Quel carillon risuona ancor per tutti noi. Nelle sfide di tutti i giorni. Un gingillo materiale che nel terzo capitolo della saga di Jack Sparrow, Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo (2007, di Gore Verbinski), Tia Dalma e Davy Jones posseggono uno ciascuno. Un tributo dichiarato del regista a Sergio Leone e al film Per qualche dollaro in più, oggi di nuovo al cinema.

Un genere quello western che esercita ancora un fascino insuperabile nella storia contemporanea. Passione indiscussa di Kevin Costner, nel 2007 James Mangold diresse Russel Crowe e Christian Bale nel remake di Quel treno per Yuma (1957). Tre anni dopo toccò a un’altra pietra miliare del genere, Il Grinta (1969), essere aggiornata attraverso la regia dei premi Oscar Ethan e Joel Cohen, con Jeff Bridges a raccogliere l’eredità di John Wayne nelle vesti del burbero e guercio Reuben J. “Rooster” Cogburn.

Non poteva mancare lui, da sempre amante del genere. Mr Quentin Tarantino con il proprio omaggio al Django (1966) di Sergio Corbucci con Franco Nero, quest'ultimo presente con un cameo nel proprio Django Unchained (2012) con protagonisti Jamie Foxx, Christoph Waltz e Leonardo DiCaprio.

Ma se oggi il cinema è qualcosa d’immediato e ci sono proiezioni tutti i giorni della settimana, non era proprio così ai tempi dell'uscita delle pellicole di Sergio Leone. Chissà cosa doveva significare per un allora ventenne immergersi nell’atmosfera di Per qualche dollaro in più davanti al grande schermo.

Magari sarebbe finita lì, con un aperitivo e una sigaretta durante la proiezione. Qualcuno però, sono sicuro, non avrebbe mai dimenticato quella pellicola. Avrebbe aspettato di rivederla in televisione. Se la sarebbe videoregistrata alla prima occasione. E molti anni dopo, magari insieme alla sua famiglia e a certi suoi (magnifici) amici, se lo sarebbe riguardato ogni mattina durante una serie di rustiche colazioni pasquali.

Troppa fantasia, eh? Siamo alla resa dei conti. "Quando la musica è finita, raccogli la pistola e cerca di sparare. Cerca” dice l'Indio beffardo al Colonnello, disarmato, aprendo l’orologio a carillon che tempo prima aveva strappato alla sorella di lui. La scena più memorabile di Per qualche dollaro in più (1965, di Sergio Leone), scandita dalla delicata e dolorosa nenia registrata. E quando il malvagio è lì che sta per estrarre e colpire, il suono improvvisamente riprende vigore e ... 
 
Il duello finale di Per qualche dollaro in più

Per qualche dollaro in più (1965, di Sergio Leone)
Per qualche dollaro in più - il Monco (Clint Eastwood)
Per qualche dollaro in più - l'Indio (Gian Maria Volontè)
Per qualche dollaro in più - la mano del Monco tra il colonnello (sx) e l'Indio (dx)
Per qualche dollaro in più - il colonnello Mortimer (Lee Van Cleef) e il Monco (Clint Eastwood)

giovedì 19 giugno 2014

A Hard Beatles Night

A Hard Day's Night - Paul McCartney e John Lennon
A 50 anni dal debutto sul grande schermo, è tornato al cinema in lingua originale A Hard Day's Night (1964, di Richard Lester) con protagonisti i Beatles.

di Luca Ferrari

John combinaguai. George acuto. Ringo straluanto. Paul serio. Per il cinquantesimo anniversario del film A Hard Day's Night (1964, di Richard Lester), titolo tradotto con un aberrante "Tutti per uno", la pellicola è tornata sul grande schermo in lingua originale con sottotitoli in italiano. Protagonisti i Fab Four all'inizio del loro mito, quando i fan li inseguivano e nei concerti piangevano disperati per l'emozione. Erano i grandiosi anni Sessanta e i Beatles stavano costruendo la propria leggenda.

Un salto nel passato in bianco e nero. In viaggio sui treni dove la gente poteva fumare negli scompartimenti, i sedili non erano così comodi (...) e il rumore sembrava una sinfonia. Nel 2014 del sempre più onnipresente 3D è arrivato per pochissimi giorni qualcosa di nuovo, dal passato. Nessun remake per fortuna ma un grandioso materiale d'archivio. Per il cinquantesimo anniversario dello sbarco sul cinema del loro primo film, sono tornati John Lennon, George Harrison, Ringo Starr e Paul McCartney.

Sono giovani, e si vede. Non solo dalla pelle sbarbata, ma dagli atteggiamenti. Giocano, scherzano. Prendono in giro i "grandi". Hanno poco più di vent'anni. I più vecchi sono John e Ringo (24), il più giovane George (21). Appena due album all'attivo (Please Please Me e With the Beatles, entrambi del 1963) con il terzo in arrivo, omonimo A Hard Day's Night, uscito proprio per anticipare il nuovo prodotto musicale.

Sono giovani i Beatles eppure danno l'idea di rendersi contro fin troppo bene di cosa rappresentino e cosa diventeranno. La loro ascesa sarà inenarrabile ma al pubblico del terzo millennio questo interessa poco. La storia la conoscono. Chi è entrato in sala come il sottoscritto aveva un solo desiderio, cantare quelle epiche canzoni. Lontane se vuoi anni luce dalla mia generazione cinematografico-musicale (Pearl Jam Twenty, 2011, di Cameron  Crowe), ma comunque parte della colonna sonora della vita di ciascuno.

A tratti diario di bordo di un mini tour della band di Liverpool, a tratti storia surreale con in mezzo ai quattro musicisti il presunto nonno (Wilfrid Brambell) di Paul, specializzato in matrimoni immediati e cacciarsi nei guai. Un personaggio questo che potrebbe avere ispirato il nonno pasticcione interpretato dal comico italiano Fabio De Luigi nel regno “gialappiano” di Mai dire.

Isterismi dei fan a parte, i quattro Beatles non sono poi tanto diversi dai loro coetanei dell'epoca. Poco gradiscono l'autorità del manager (genitore) e appena possono, lasciano da parte gli impegni noiosi (risposta alle lettere dei fan) e se ne vanno a ballare spensierati. Poi, nel mezzo, ci mettono anche performance live di A Hard Day's Night, Can't Buy Me Love, She Loves You e altre ancora.

A Hard Day's Night (1964, di Richard Lester) è stata un'irripetibile occasione per vedere (e cantare) nella comodità del grande schermo non solo uno dei gruppi più importanti della Storia, ma poter ammirare un esempio di cinema a metà strada tra documentario, surrealismo e rock and roll.

Il trailer di A Hard Day's Night

A Hard Day's Night - (dall'alto)  Paul, John, George e Ringo
A Hard Day's Night - il nonno Paul e Ringo Star
A Hard Day's Night - (da sx) Paul, George, Ringo e John
A Hard Day's Night (1964, di Richard Lester)

mercoledì 11 giugno 2014

Maleficent, quale meraviglia

Maleficent - la giovane Aurora (Elle Fanning)
Raggirata e privata delle sue ali, la fata Malefica giura vendetta. A trionfare però sarà la meraviglia dell'amore. Maleficent (2014, di Robert Stromberg).

di Luca Ferrari

Un'angelica creatura si aggira nel regno fatato della Brughiera. Ha due grandi ali, due occhi dolcissimi e due corna che non farebbero male a una mosca. È la piccola Malefica (Ella Purnell). Amata da tutti gli esseri viventi. Dall’attiguo regno degli umani un giorno arriva un ragazzo che ha rubato una pietra. Il suo nome è Stefano (Jackson Bews). Ne nascerà una grande amicizia, e poi un amore non corrisposto. Nulla cambierà fino al più laido degli inganni.

Rivisitazione del classico disneyano La bella addormentata nel bosco (1959), Robert Stromberg dirige Maleficent (2014), film prodotto e distribuito proprio dalla Walt Disney Pictures. Come nella vita anche nelle favole c’è chi si fida e vuole amare, salvo poi essere ripagato nel peggiore dei modi. Succede a Malefica (Angelina Jolie), i cui sinceri sentimenti vengono divorati dalla bramosia di potere di Stefano.

Chi da bambino non ha letto la favola della Bella addormentata temendo la cattiva Malefica e schierandosi a spada tratta a favore di Stefano? Il regista invece ci rivela un volto inedito della fiaba dove il regnante non è che uno squallido arrivista, capace perfino di segare le ali alla sua amica del cuore pur di conquistare la corona e sposarne la figlia.

Diventato adulto, Stefano (Sharlto Copley) incarna quel mondo che andrebbe superato. È viscido e doppiogiochista. Pronto a inchinarsi di fronte a un’entità superiore, senza remore nel tradire la fiducia di chi gli è stato più vicino per i suoi biechi e materialistici interessi. Da una parte c’è un mondo che vuole distruggere e conquistare, dall’altra un regno votato all'unione.

Dalle nozze reali nasce una bambina, Aurora, cui la neo-strega infliggerà la celebre maledizione del sonno eterno entro il 16° compleanno per colpa di un fatale arcolaio. O almeno così sembra. Malefica non la perde mai d’occhio. Se deve morire, dovrà essere per mano del suo incantesimo. Giorno dopo giorno Malefica si scopre sempre più materna e protettiva nei confronti di Angelica (Vivienne Jolie-Pitt), fin da quando è un'innocente bambina e viene affidata alle tre fate pasticcione Giuggiola (Imelda Staunton), Fiorina (Lesley Manville) e Verdelia (Juno Temple) perché la maledizione non si trasformi in realtà.

Nel corso dei primi anni di vita la osserva a debita distanza insieme al fidato servitore Fosco (Sam Riley), corvo-uomo, le sue “nuove ali” per conoscere e vedere. Malefica sbeffeggia la piccola. La fa quasi cadere in un precipizio salvo poi far sì che qualche ramo si animi, la prenda e la rimetta in sicurezza. Malefica disprezza Aurora. Ti odio bestiolina, le dice quasi ghignando. E già s’intravede qualcosa che ancora le batte dentro. Quel qualcosa che la porterà a entrare nella tana del lupo pur di tornare a casa con lei.

Angelina Jolie è meravigliosamente demoniaca nei panni della strega fatata. Io non ho paura, tu dovresti avere paura, sibila dalla sua immagine pallido-oscura al primo contatto comunicativo con Aurora (Elle Fanning), ora adolescente. Le si è avvicinata con l'inganno ma la sua Malefica è una essere capace di ammettere i propri errori senza cercare alibi (tipicamente umani), portandosi dentro il peso di tutto ciò.

“Non chiederò il tuo perdono perché ciò che ti ho fatto è imperdonabile ma ero smarrita nell'odio e nella vendetta” le dice, “dolce Aurora, hai sottratto ciò che restava del mio cuore e ora ti ho perduta per sempre. Te lo giuro, impedirò che ti venga fatto del male finché io avrò vita e non un giorno passerà senza che mi manchi il tuo sorriso”. Allo stesso tempo è una madre protettiva con il suo mondo. All’ennesimo attacco del regno confinante, così risponde al regnante umano: “Tu non sei un re per me!” ed ecco implacabile scatenare la sua magia.

Dopo Somewhere (2010 di Sofia Coppola), Super 8 (2011, di J. J. Abrams), La mia vita è uno zoo (2011, di Cameron Crowe) e Twixt (2012, di Francis Ford Coppola), la giovanissima Elle Fanning (classe '98) è dolcemente contagiosa nel suo camminare innocente. Un altro livello rispetto alle improbabili Biancaneve bambino-guerriere di Kristen Stewart e Lily Collins. La sua Aurora dialoga con le creature fatate. Si tirano il fango addosso. Subisce l’ira di colei che chiama la sua Fata madrina (Malefica), ma allo stesso tempo è capace di perdonarla andando oltre il mero torto subito.

Malefica non è cattiva, è arrabbiata. Una creatura colpita nel sonno dall’atto più ignobile. La vendetta è sacrosanta. Ma gli esseri nati col dono dell’amore potranno piangere, sbandare, avere una reazione oscura ma non potranno mai votare la propria esistenza all’odio e alla guerra. E così non sarà. Parola di Maleficent. Parola di quella stessa ragazza che noi tutti conosciamo come La bella addormentata nel bosco.

Il trailer di Maleficent

Maleficent - Malefica (Angelina Jolie)
Maleficent - Fosco (Sam Riley) e Malefica (Angelina Jolie)
Maleficent - Malefica (Angelina Jolie)
e la piccola Aurora (Vivienne Jolie-Pitt) © Disney Enterprise - Frank Connor
Maleficent - re Stefano (Sharlto Copley)
Maleficent - la giovane Aurora (Elle Fanning) si punge fatale sull'arcolaio
Maleficent - Malefica (Angelina Jolie)