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Visualizzazione post con etichetta Jim Jarmusch. Mostra tutti i post
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lunedì 7 novembre 2022

I morti non muoiono, che mondo di merda

Creature non morte, affamate-materialiste senza pace. Noi, sottomessi a un immutabile destino astrale e costretti a soccombere. Tutto qui? Non basta l'ennesimo stralunato-ironico Bill Murray a sovvertire la profonda delusione di The Dead Don't Die - I morti non muoiono (2019 di Jim Jarmush). Adam Driver è un Paterson Garmushano con la divisa della polizia. Tilda Swinton è l'ennesima maschera di se stessa. Sì, il mondo è una merda e lo sappiamo tutti però qualcosa di più si potrebbe fare per salvarlo che non lasciarsi andare a un laconico blues i provincia fatto di rassegnati martiri moderni.

Finirà male? No, è già iniziato male. Cos'altro ci si poteva aspettare? 

Il trailer di I morti non muoiono

martedì 3 gennaio 2017

Paterson, la vita (poetica) com'è

Paterson - il conducente Paterson (Adam Driver)
Un uomo semplice. Guida gli autobus cittadini e convive con una donna. Scrive poesie senza velleità di farle conoscere. A lezioni di vita da Paterson (2016, di Jim Jarmusch).

di Luca Ferrari

La sveglia verso le 6,30 del mattino ogni giorno. Il breve tratto a piedi fino a raggiungere la stazione degli autobus e lì montare in servizio. Fa le sue ore e torna a casa dall'amabile compagna. Una passeggiatina col cane e una birra al bar. Lì nel mezzo, un taccuino dove la penna poetica si lascia andare semplice e senza nessuna velleità di pubblicazione od ostentazione. Non ha nemmeno uno smartphone. L'insolito viaggio di Paterson (2016, di Jim Jarmusch)

Paterson (Adam Driver) dorme. Guarda l'ora sull'orologio da polso e si sveglia, lasciando la sua dolce Laura (Golshifteh Farahani) ancora sotto le coperte. Fa colazione coi cereali al miele e si reca al lavoro. Guida i bus cittadini. Ascolta le conversazioni dei passeggeri. Nella pausa pranzo lascia libero sfogo alle parole. Ogni giorno. Dopo cena lo attende qualche nota jazz nel locale di Doc (Barry Shabaka Henley), serate animate talvolta dai battibecchi amorosi di Everett (William Jackson Harper) e Marie (Chasten Harmon).

Paterson è taciturno ma non asociale. Sente, ascolta. Prodigo nel far compagnia a una ragazzina che aspetta da sola la mamma e la sorellina, scoprendo poi la natura poetica della fanciulla. Laura è una casalinga sorridente e spensierata. Dipinge. Prepara cupcake da vendere al mercato del sabato. In questo momento della sua vita vorrebbe fare la cantante country. Adora le poesie del suo compagno e vorrebbe che le facesse uscire dal proprio taccuino e magari farne qualche copia. Paterson dice sempre che lo farà.

La nuova opera di Jim Jarmusch (Dead Man, Daunbailò, Solo gli amanti sopravvivono) è un film a tratti sorprendente. In un 'epoca in cui tutti si credono esperti di qualsiasi cosa sentendo per di più la necessità di esprimerlo a chiunque, Paterson va per la sua (monotona) strada. Si sente soddisfatto di ciò che ha o magari no, ma non ha comunque importanza. Non impugna una casacca o un credo per imporre il proprio modo di sentire (vedere) il mondo. Ci gira intorno. Ci medita dentro, per sé e magari anche Laura. Paterson lavora. Ama. Scrive. E lo sa solo lui.

Presentata in concorso alla 69° edizione del Festival di Cannes, Paterson omaggia l'omonima cittadina del New Jersey dove, tra i tanti immigrati italiani che vi si stabilirono, soggiornò per un certo periodo anche l'anarchico Gaetano Bresci. Dopo aver saputo che re Umberto I aveva decorato il generale Fiorenzo Bava Beccaris, macellaio della cosiddetta "protesta dello stomaco", questi partì alla volta della Madrepatria e uccise il monarca. Paterson (film e protagonista) a modo suo è anarchico, utilizzando un linguaggio personale.

La mia storia personale con Jim Jarmusch è qualcosa di molto romantico, intrecciandosi con la solitudine più estrema, il cantautore canadese Neil Young e il mio primo viaggio a Londra. Il linguaggio utilizzato in questo film era un qualcosa che di certo non potevo trascurare ma la sorpresa o meglio il regalo più grande l'ho avuto quando sono arrivato nel "mio" cinema Giorgione di Venezia dove ho scoperto, al momento di fare il biglietto, che Paterson era stato "promosso" nella sala più grande (A) a discapito del più modesto Florence (2016, di Stephen Frears).

Chi è che nel terzo millennio ha ancora voglia di scrivere poesie? Chi riuscirebbe a sedersi davanti a un fiume senza fare subito una foto e postarla in qualche inutile social network? Per Paterson è quasi sempre tutto ok. Il suo cane Marvin, un bulldog inglese, ogni giorno gli azzoppa la cassetta della posta, e lui paziente la risistema. Non alza la voce. Passa attraverso il tempo e lo spazio. Si scansa e lo colpisce. Paterson (2016, di Jim Jarmusch) è un film capace di far tornare la voglia di pensare. Guardare il mondo e pensare, senza fare null'altro. Senza guadagnarci né mostrarlo agli altri. Paterson è un viaggio che tutti dovremmo ricominciare a prendere in considerazione.

Il trailer di Paterson

Paterson - teneramente abbracciati, Paterson (Adam Driver) e Laura (Golshfifteh Farahani)

mercoledì 21 maggio 2014

Gli amanti sopravvivono, il mondo no

Solo gli amanti sopravvivono - Eve (Tilda Swinton) e Adam (Tom Hiddleston)
Colti. Dandy. Bevitori di sangue senza colpo ferire. Chiamano gli umani "zombie". I vampiri di Jim Jarmusch sono amanti che vogliono solo sopravvivere.

di Luca Ferrari

Dimenticate l'epoca gotica dove sono sempre stati ambientati. Dimenticate gli amori adolescenziali tra creature differenti. Dimenticate l'oscurità da cui provengono. Anzi, no. Quella tenetela bene a mente. I vampiri di Jim Jarmusch ci vivono ancora oggi e il merito è tutto nostro. Di noi zombie umani capaci di sbranare il presente, gettando le basi per un futuro sempre più incerto e difficoltoso. E in un mondo così, Solo gli amanti sopravvivono. Forse.

Il vampiro Adam (Tom Hiddleston) se ne sta rintanato in una casa nei quartieri deserti di Detroit, un tempo terra di florido business e oggi lugubre e desolata. Fa il musicista, ma non si esibisce mai. Ha chitarre di tutte le epoche. Possiede un'invidiabile collezione di vinili. Esce solo la notte, di tanto in tanto travestito da chirurgo per procurarsi sangue fresco. Senza uccidere nessuno, comprandolo direttamente in ospedale.

Dall'altra parte del mondo, a Tangeri, vive un'analoga esistenza la moglie Eve (Tilda Swinton), meno asociale però del marito. Poco distante da lei c'è l'amico Marlowe (John Hurt). Anch'essi si cibano di sangue senza utilizzare alcun letale canino. Adam è inquieto. E in questi ultimi tempi sente oltre modo la presenza umana sempre più minacciosa all'intera sopravvivenza del pianeta. Eve allora lo raggiunge. Volo notturno con arrivo sempre di notte, s'intende.

Jim Jarmusch (Daunbailò, Dead Man, Coffee and Cigarettes, Broken Flowers) non è certo un regista convenzionale. A quattro anni dall'ultimo The Limits of Control (2009), torna sul grande schermo con una storia decadente, Solo gli amanti sopravvivono (Only lovers left alive). Lenta nell'evoluzione. Ironica e salace. Dove sul banco degli imputati ci finisce l'intero Pianeta, colpevole di distruggere tutto ciò che di buono la Natura ci ha fornito.

Stanno ancora combattendo per il petrolio o stanno già facendo le guerre per l'acqua? Domanda un esausto e tormentato Adam. Hanno già cominciato le seconde, risponde la dolce compagna. Un'esistenza, la loro, che sarà movimentata dall'improvvisata della sorella di lei, Ava (Mia Wasikovska), molto poco tollerata da Adam per comportamenti ancora troppo sanguinari.

A parte quando deve procurarsi il sangue, Adam esce di casa solo per sporadici giri in macchina con la sua dolce metà. Il fidato collaboratore umano Ian (Anton Yelchin) è l'unico ammesso in casa. La telecamera si sofferma con logorante poetica sulle case abbandonate a Detroit. Nessuna presenza di vita. Il teatro diventato parcheggio ben cattura una certa linea che trasforma sempre di più la cultura in business catodico.

È davvero l'amore il solo antidoto per salvarsi? Dall'amore in effetti nasce il rispetto, dal rispetto l'interesse di preservare la propria realtà e condividerla. Una strada questa abbandonata dall'umanità da tempo immemore. Forse non l'ha mai intrapresa. Chi ha i comandi, sfrutta e distrugge. Le conseguenze tanto, loro non le pagheranno. Quelle toccheranno ai loro “amati” nipoti-bis nipoti.

Eve e Adam, occhiali neri quasi sempre indosso quando non sono a casa. Hanno visto il mondo attraversare le epoche più oscure, ma forse nulla in confronto al presente. In questi giorni c'è la consapevolezza di ciò che sta accadendo e cosa accadrà, eppure si preme comunque l'acceleratore dell'autodistruzione. E quando non ci sarà più nulla da fare, si ucciderà ancora di più. Magari non tutti. A qualcuno basta un bicchiere di sangue ogni tanto per sopravvivere ancora. 

Guarda il trailer di Solo gli amanti sopravvivono

Solo gli amanti sopravvivono - Adam (Tom Hiddleston) e Eve (Tilda Swinton)
Solo gli amanti sopravvivono - Ava (Mia Wasikovska)
Solo gli amanti sopravvivono - Eve (Tilda Swinton) e Adam (Tom Hiddleston)

lunedì 15 aprile 2013

Dead Man, lontano e ancora lontano

Dead Man - William Blake (Johnny Depp)
Bianco e nero. Chitarra elettrica distorta. Un lento e inesorabile vagabondare nel nulla. Dead man (1995, di Jim Jarmusch).

di Luca Ferrari

Frastuono di fanatismi. Odori intermittenti di blues umani. Fiori di carta avvinghiati sul fango più dolcemente rattristato. Sono le persone che oggi non potrebbe mai scappare. La strada punta il nord. La strada non torna a Oriente. L’immagine che mi ha attraversato in un simile territorio temporale non spiega il perché sia arrivato fino a questo punto. Tutto ciò non potrebbe ricordare il colloquio che hanno appena interrotto? Attesa. Il tempo sapeva fare solo quello. Attesa. Può un giovane uomo già rassegnarsi a morire lontano da tutto e ripensare ai lamponi che gli sarebbe piaciuto coltivare? Non lo so.

Dicono sia preferibile non viaggiare con un morto. Non lo so. Credo di essere rimasto col dubbio per parecchi mesi prima d'incontrare il regista Jim Jarmusch.

Quello che ricordo al mio risveglio fu una non-coincidenza per qualsiasi inscrizione a lati uguali. I polpastrelli sfiancati. Il confine oltre la propria separazione onirica - Dead man (1995) - Fin dall’attimo successivo alla fine, la sensazione che non ci fosse più posto per interrare i solchi. Ormai è stato tardi, anche se mi mettessi di traverso tra uno scalino e una portata.

Dead Man (1995, di Jim Jarmusch) – William Blake (Johnny Depp) è un timido contabile di Cleveland, neo-assunto all’estremo West americano nella città di Machine dove vige la legge dello spietato John Dickinson (Robert Mitchum). Uno scontro a fuoco con il figlio di questi per salvare la giovane Thel (Mili Avital) e scatta la caccia all’uomo. 

Vengono assoldati i tre migliori bounty killer: il temerario (e cannibale) Cole Wilson (Lance Henriksen), il logorroico Conway Twill (Michael Wincott) e il giovane Johnny “The Kid” Pickett (Eugene Byrd). Nella sua fuga a cavallo, il disperato e ferito William s’imbatte nel nativo Exaybachay (Gary Farmer), Colui Che Parla ad Alta Voce Senza Dire Niente detto Nessuno. Un tempo portato in Europa in gabbia, lì imparò a leggere e conobbe i versi del poeta William Blake. Non concependo l’idea dell’omonimia, scambia il fuggitivo per la reincarnazione dell’artista. Comincia una nuova iniziazione dove l’uomo si deve rimpossessare dell’io più inaccessibile e intangibile.

L’impatto dentro la pellicola è spietato nel lento e progressivo cavalcare metallico del convoglio. Fermata dopo fermata, il viaggio dall’Est all’Ovest si snoda negli abiti e nella fisionomia differente dei passeggeri. Un truce e analfabeta macchinista (Crispin Glover) dialoga con William Blake in treno prima di arrivare a destinazione, preannunciandogli senza giri di parole una macabra fine. I primi passi in città sono crudi e impassibili. Teschi di bisonte ovunque. Sporcizia. Cavalli che urinano. Un pistolero nell’atto di farsi soddisfare oralmente da una donna che mal tollera lo sguardo esterrefatto dello straniero.

Ad accompagnare la narrazione della pellicola, presentato in concorso alla 48° edizione del Festival di Cannes, la chitarra irresistibilmente distorta del cantautore canadese Neil Young. Nota dopo nota supporta il percorso dello “stupido uomo bianco” verso la propria dimensione tra peregrinazione, omicidi, peyote e oblio celeste. Talvolta solo note. Arpeggi. Talvolta sono tuoni. Aggraziati. Impuri e minacciosi. Rimbombi interiori senza alcuna indicazione di pace. Tagliole senza circostanze. Flauti con vista sull’infinito. Echi ombrosi del proprio respiro. Fino all'ultimo battito. 

A immortalare ogni singolo scorcio languente, la fotografia di Robby Müller. Un mondo dove si ha la sensazione che la civiltà, intesa come costruzione, sia un optional. Nel bianco e nero di Jim Jarmusch l’uomo può ancora ambire al dominio dei sensi.

Nella macchia dove non esistono punti cardinali ma soltanto i resti di qualche “sfortunato” avventuriero, cadono tutti sotto i colpi di Blake & Nessuno. Sceriffi assoldati da Dickinson, pistoleri in cerca della taglia, missionari (Alfred Molina) e pure una combriccola di ambigui accampati: Big George (Billy Bob Thornton), Benmont (Jared Harris) e Salvatore "Sally" Jenko (Iggy Pop), tutti desiderosi di “avere” per sé il bel Willie. Il viaggio verso l’accampamento indiano di Nessuno prosegue. Il ricongiungimento del poeta con il Grande Spirito è estenuante. C’è una canoa che lo aspetta alla fine della corsa. Una canoa per il suo esangue cammino verso il Tutto senza nome.

Una torcia, e già mi chiedono se stia andando a casa.  La conversazione interrotta sulla strada intervallata da un’unica e inespugnabile frase che perdura ancora dentro di me. I pensieri anticipano una reazione che può essere una fermata. Uno scossone alla testa, etc. Assaggio il mio sangue per necessità rinascente. Lascio le ferite in vista dell’oscurità. Lontano ancora. Lontano, finalmente.

Dead Man, by Jim Jarmusch

Dead Man (1995, di Jim Jarmusch)
Dead Man - il nativo Nessuno (Gary Farmer)
Dead Man - William Blake (Johnny Depp)
Dead Man - William Blake (Johnny Depp)
Dead Man (1995, di Jim Jarmusch)
Dead Man - William Blake (Johnny Depp)