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Visualizzazione post con etichetta Bill Murray. Mostra tutti i post
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lunedì 7 novembre 2022

I morti non muoiono, che mondo di merda

Creature non morte, affamate-materialiste senza pace. Noi, sottomessi a un immutabile destino astrale e costretti a soccombere. Tutto qui? Non basta l'ennesimo stralunato-ironico Bill Murray a sovvertire la profonda delusione di The Dead Don't Die - I morti non muoiono (2019 di Jim Jarmush). Adam Driver è un Paterson Garmushano con la divisa della polizia. Tilda Swinton è l'ennesima maschera di se stessa. Sì, il mondo è una merda e lo sappiamo tutti però qualcosa di più si potrebbe fare per salvarlo che non lasciarsi andare a un laconico blues i provincia fatto di rassegnati martiri moderni.

Finirà male? No, è già iniziato male. Cos'altro ci si poteva aspettare? 

Il trailer di I morti non muoiono

lunedì 10 dicembre 2012

Moonrise Tenenbaum, una fuga d'amore

Moonrise Kingdom_Una fuga d'amore - Suzy (Kara Hayward) e Sam (Jared Gilman)
Il solito Wes Anderson. La solita alienazione. I soliti personaggi. Anche il "nuovo" Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore paga pegno al precedente I Tenenbaum.

di Luca Ferrari

Alienazione. Debolezze. Abbandonati dentro. Genitori succubi del loro presente più passante. Poetica agrodolce condita da un convinto patriottismo della propria personalità. Come gli assoli di The Edge (U2) o una canzone della rock band australiana AC DC, i film di Wes Anderson si riconoscono fin dalla prima zoomata.

I Tenenbaum (The Royal Tenenbaums, 2001) fu una perla. Cast stellare. Ruoli inediti per gli attori, su tutti una Gwyneth Paltrow depressa. Da allora, il celebre regista di Houston ha realizzato il deludente Le avventure acquatiche di Steve Zissou (2004) e il più interessante Il treno per il Darjeeling (The Darjeeling Limited, 2007). Il tema della diversità sempre e comunque al centro delle storie. Il suo nuovo lungomnetraggio si chiama Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore (2012).

Legami familiari complicati. Visi scolpiti da pensieri circolari, che istante dopo fulmine, segano con generosità ogni poro scampato a qualche deludente pensiero di felicità.


E Moonrise Kingdom non esce dal seminato "Andersoniano". Due adolescenti in fuga. L'orfano da un campo scout, Sam (Jared Gilman) e un’incompresa, dalla propria famiglia, Suzy Bishop (Kara Hayward). Quest’ultima potrebbe essere una Charlotte (Scarlett Johansson) più giovane di Lost in Transaltion (2003), dove alla regia c’era Sofia Coppola. E guarda a caso, a fianco di Wes alla sceneggiatura c’è Roman Coppola, fratello della suddetta. L'amore non c'entra. Si aggiunge strada facendo. Due giovani adolesenti. Surreali all'altezza di un'era di cambiamenti (metà anni '60).

Come sempre il cast propone grandi nomi. Onnipresente Bill Murray, e confermato Jason Schwartzman, in questa nuova avventura reiettico-romantica ecco Bruce Willis nella parte del debole capitano Sharp, Edward Norton (grandioso) nei panni, sigaretta e pantaloni corti del capo scout Randy Ward, e via via gli altri Frances McDormand, Harvey Keitel e un'impeccabile Tilda Swinton, la signora Servizi Sociali. In questa nuova pellicola i confini della famiglia si allargano. Adottando chi non c’era. Mostrando un inatteso spirito cameratesco. L’happy end c’è stato e c’è anche questa volta. Tutto rimane però dannatamente sospeso. Sempre sospeso. Somewhere (...), da qualche parte dentro di noi.

Il trailer di Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore

Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore (2012, di Wes Anderson) - Randy Ward (Edward Norton)

venerdì 20 luglio 2012

Space Jam, Michael Jordan e i Looney Tunes

Space Jam - Bugs Bunny, Bill Murray, Michael Jordan e Lola
La scatenata (e minacciata) combriccola animata dei Looney Tunes chiama e lui, His Airness Michael Jordan risponde. Space Jam (1996, di Joe Pitka).

Era l'indiscusso re dell’NBA. Nel suo palmares vantava tre titoli consecutivi con i Chicago Bulls (1991-93), la medaglia d’oro alle Olimpiadi 1992 e una cascata di riconoscimenti individuali. Poi il ritiro per ragioni personali, e il tentativo di rilanciarsi nel baseball. Ed è lì, dalla vera storia del campionissimo Michael Jordan che parte il film Space Jam (1996, di Joe Pitka), una divertente commedia capace di mescolare attori in carne e ossa e personaggi animati, in questo caso i Looney Tunes al gran completo. 

Catturati con la forza dai temibili abitanti del pianeta Swackhammer, il cui omonimo presidente (con la voce originale di Danny DeVito) li vuole a tutti costo come richiamo per il proprio parco a tema Moron Mountain, i personaggi animati terrestri mettono in palio la propria libertà sfidando  gli alieni in una partita basket, convinti di poterli umiliare a causa delle loro ridotte dimensioni (il problema è che hanno armi micidiali con cui essere persuasivi). 

Non ci sarebbe match se non fosse che gli svegli alieni fanno una capatina sulla Terra per rubare le doti di alcuni dei più grandi cestisti viventi come il possente centro dei NY Nicks, Pat Ewing, o Charles Barkley dei Phoenix Suns, diventando così creature gigantesche e fortissime. Praticamente imbattibili. A quel punto, per Bugs Bunny & Co. non resta che una cosa da fare, chiamare l’unico che possa cambiare il corso del loro destino: Michael Jordan. Ma c’è un problema. Lui ormai ha mollato la pallacanestro. Riuscirà la banda animata a convincerlo?

Realtà e fantasia, insieme. La partita finale dove in campo c’è anche una sensuale coniglietta, Lola Bunny, farà in qualche modo tornare la voglia a His Airness di riprendere la strada maestra, e terminata l'avventura spaziale, un amichevole match con gli ex-rivali cestisti di un tempo, rientrati finalmente in possesso delle loro qualità, farà tornare Jordan il signore dei campi. Come poi la storia è andata, lo sappiamo bene. Un altro three-peat (1996-98) con i Bulls, e un’altra indimenticabile pagina di gloria, successi e soprattutto di basket.

Adesso è un’altra epoca. E chi sta muovendo “guerra” a Jordan, Barkley & co., non sono misteriose creature giunte da un'altra dimensione, ma i loro stessi eredi. Con l’arrivo delle Olimpiadi di Londra (27 luglio – 12 agosto 2012) è cominciata l’era dei confronti dell’inimitabile squadra del 1992, il Dream Team, e la possente formazione del 2012. C’è chi si è esposto nel giudizio. Lo stesso presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha detto la sua.

E pochi giorni fa, il fuoriclasse dei Los Angeles Lakers, Kobe Bryant si è lasciato andare a una pubblica dichiarazione di superiorità della propria squadra rispetto a quella di vent’anni fa, evidenziando anche le (presunte) lacune del Dream Team. Non si è fatta attendere la replica piccata di Michael Jordan. Una cosa però è certa, quelle due squadre non s’incontreranno mai. Se non nella fantasia. Hollywood, mi ricevi forte e chiaro?

Space Jam (1996) - i Looney Tunes e Michael Jordan
Space Jam (1996) -
Space Jam (1996) - Bugs Bunny e Lola Bunny
Space Jam (1996) - Daffy Duck e Michael Jordan
Space Jam (1996)
Michael Jordan schiaccia in Space Jam