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Visualizzazione post con etichetta Tilda Swinton. Mostra tutti i post
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lunedì 7 novembre 2022

I morti non muoiono, che mondo di merda

Creature non morte, affamate-materialiste senza pace. Noi, sottomessi a un immutabile destino astrale e costretti a soccombere. Tutto qui? Non basta l'ennesimo stralunato-ironico Bill Murray a sovvertire la profonda delusione di The Dead Don't Die - I morti non muoiono (2019 di Jim Jarmush). Adam Driver è un Paterson Garmushano con la divisa della polizia. Tilda Swinton è l'ennesima maschera di se stessa. Sì, il mondo è una merda e lo sappiamo tutti però qualcosa di più si potrebbe fare per salvarlo che non lasciarsi andare a un laconico blues i provincia fatto di rassegnati martiri moderni.

Finirà male? No, è già iniziato male. Cos'altro ci si poteva aspettare? 

Il trailer di I morti non muoiono

venerdì 4 settembre 2020

Venezia77, il leone Tilda Swinton

Venezia77. L'attrice Leone d'oro alla carriera 2020, Tilda Swinton © La Biennale foto ASAC
Sul red carpet blindato di Venezia77 si accendono i riflettori per la consegna del Leone d'oro alla carriera all'attrice Tilda Swinton, accompagnata dal regista Pedro Almodovar.

di Luca Ferrari

Il secondo giorno della 77. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (2-12 settembre) ha visto risplendere Tilda Swinton (Burn After Reading, Io sono l'amore, Solo gli amanti sopravvivono), premiata con il Leone d'oro alla carriera. L'attrice britannica è sbarcata in laguna anche per l'anteprima del documentario, The Human Voice, scritto e diretto dal regista spagnolo Pedro Almodovar, anch'esso insignito del medesimo e prestigioso riconoscimento nella scorsa edizione del Festival.

Venezia77. L'attrice Tilda Swinton e il regista Pedro Almodovar al photocall © La Biennale foto ASAC
Venezia77. Il regista Pedro Almodovar e l'attrice Tilda Swinton al Photocall © La Biennale foto ASAC
Venezia77. Il regista Pedro Almodovar al photocall © La Biennale foto ASAC
Venezia77. L'attrice Leone d'oro alla carriera 2020, Tilda Swinton sul red carpet © La Biennale foto ASAC
Venezia77. Il regista Pedro Almodovar e l'attrice Tilda Swinton © La Biennale foto ASAC
Venezia77. Il regista Pedro Almodovar e il direttore del festival, Alberto Barbera © La Biennale foto ASAC

lunedì 3 settembre 2018

Suspiria rosso marketing

Suspiria (2018, di Luca Guadagnino)
Quale sarebbe il tanto scalpore di Suspiria di Luca Guadagnino presentato a Venezia75? Stile e marketing a parte, il resto è una storia già raccontata anni or sono da Dario Argento.

di Luca Ferrari

Suspiria (2018, di Luca Guadagnino) è un remake dell'omonimo (1977) diretto da Dario Agento. In parole povere non è farina del regista palermitano. Presentarlo a Venezia è una mossa molto furba. Non sarei sorpreso se il film avesse successo. Guadagnino ha le doti, l'acume e l’intelligenza per rispolverarlo alla grande, e gli spettatori del festiva sono facili da conquistare col suo stile. Resta però un prodotto già fatto da altri, quindi tutta questa attenzione sarebbe ora che il pubblico e l’industria cinematografica la indirizzassero a prodotti originali, e non rifacimenti intellettualoidi di alta quota.

Luca Guadagnino è una persona preparata e interprete di un cinema a tratti particolare. I suoi risultati sono alterni. Dopo l'esordio con The Protagonist (1999), è balzato alle cronache con Melissa P (2005) ispirato al romanzo "100 colpi di spazzola prima di andare a dormire" di Melissa Panarello, e che vanta un cast di importanti attori quali Elio Germano, Claudio Santamaria e Alba Rohrwacher. Più interessante Io sono l’amore (2009), presentato nella sezione Orizzonti della 66° Mostra del Cinema di Venezia.

Di gran lunga meno efficace e zeppo di luoghi comuni, l’altrettanto “veneziano” A bigger splash (2015) con Ralph Fiennes, Tilda Swinton, Matthias Schoenaerts e Dakota Johnson. Non ho visto il tanto decantato Chiamami col tuo nome (2017), candidato a quattro premi Oscar e vincitore della statuetta della Miglior sceneggiatura non originale (a James Ivory). Non posso dunque avere un’opinione su quest'ultimo. Diverso è il caso di Suspiria, remake presentato in concorso alla 75° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (29 agosto - 8 settembre).

I remake, squel a distanza di decenni & simili hanno invaso il grande schermo. Ormai è un trend consolidato, i risultati qualitativi però sono troppo spesso imbarazzanti. Ultimo di questi esemplari, Assassinio sull'Orient Express (2017), diretto e interpretato da Kennet Branagh. Ai grandi produttori però è evidente che la cosa non interessi. Si punta quasi ed esclusivamente a ciò che è un nome che la gente conosce in modo da non avere brutte sorprese. Così il cinema non fa cultura, ma ricicla se stesso in nome del dio danaro.

Guadagnino ha fatto bene i conti e per il suo 6° lungometraggio si è circondato di attrici già collaudate a cominciare dalla musa Tilda Swinton (Burn After Reading, Solo gli amanti sopravvivono, Grand Budapest Hotel) e Dakota Johnson (21 Jump Street, Cinquanta sfumature di grigio, Single ma non troppo). Alla fine la domanda è sempre quella. Era proprio necessario fare un rifacimento? Suspiria è e rimarrà sempre di Dario Argento così come Point Break (1991) lo è di Kathryn Bigelow. Suspiria (2018) è e resta un'operazione ben confezionata di marketing stilistico. Nulla di più.

Il trailer di Suspiria (2018)

mercoledì 21 maggio 2014

Gli amanti sopravvivono, il mondo no

Solo gli amanti sopravvivono - Eve (Tilda Swinton) e Adam (Tom Hiddleston)
Colti. Dandy. Bevitori di sangue senza colpo ferire. Chiamano gli umani "zombie". I vampiri di Jim Jarmusch sono amanti che vogliono solo sopravvivere.

di Luca Ferrari

Dimenticate l'epoca gotica dove sono sempre stati ambientati. Dimenticate gli amori adolescenziali tra creature differenti. Dimenticate l'oscurità da cui provengono. Anzi, no. Quella tenetela bene a mente. I vampiri di Jim Jarmusch ci vivono ancora oggi e il merito è tutto nostro. Di noi zombie umani capaci di sbranare il presente, gettando le basi per un futuro sempre più incerto e difficoltoso. E in un mondo così, Solo gli amanti sopravvivono. Forse.

Il vampiro Adam (Tom Hiddleston) se ne sta rintanato in una casa nei quartieri deserti di Detroit, un tempo terra di florido business e oggi lugubre e desolata. Fa il musicista, ma non si esibisce mai. Ha chitarre di tutte le epoche. Possiede un'invidiabile collezione di vinili. Esce solo la notte, di tanto in tanto travestito da chirurgo per procurarsi sangue fresco. Senza uccidere nessuno, comprandolo direttamente in ospedale.

Dall'altra parte del mondo, a Tangeri, vive un'analoga esistenza la moglie Eve (Tilda Swinton), meno asociale però del marito. Poco distante da lei c'è l'amico Marlowe (John Hurt). Anch'essi si cibano di sangue senza utilizzare alcun letale canino. Adam è inquieto. E in questi ultimi tempi sente oltre modo la presenza umana sempre più minacciosa all'intera sopravvivenza del pianeta. Eve allora lo raggiunge. Volo notturno con arrivo sempre di notte, s'intende.

Jim Jarmusch (Daunbailò, Dead Man, Coffee and Cigarettes, Broken Flowers) non è certo un regista convenzionale. A quattro anni dall'ultimo The Limits of Control (2009), torna sul grande schermo con una storia decadente, Solo gli amanti sopravvivono (Only lovers left alive). Lenta nell'evoluzione. Ironica e salace. Dove sul banco degli imputati ci finisce l'intero Pianeta, colpevole di distruggere tutto ciò che di buono la Natura ci ha fornito.

Stanno ancora combattendo per il petrolio o stanno già facendo le guerre per l'acqua? Domanda un esausto e tormentato Adam. Hanno già cominciato le seconde, risponde la dolce compagna. Un'esistenza, la loro, che sarà movimentata dall'improvvisata della sorella di lei, Ava (Mia Wasikovska), molto poco tollerata da Adam per comportamenti ancora troppo sanguinari.

A parte quando deve procurarsi il sangue, Adam esce di casa solo per sporadici giri in macchina con la sua dolce metà. Il fidato collaboratore umano Ian (Anton Yelchin) è l'unico ammesso in casa. La telecamera si sofferma con logorante poetica sulle case abbandonate a Detroit. Nessuna presenza di vita. Il teatro diventato parcheggio ben cattura una certa linea che trasforma sempre di più la cultura in business catodico.

È davvero l'amore il solo antidoto per salvarsi? Dall'amore in effetti nasce il rispetto, dal rispetto l'interesse di preservare la propria realtà e condividerla. Una strada questa abbandonata dall'umanità da tempo immemore. Forse non l'ha mai intrapresa. Chi ha i comandi, sfrutta e distrugge. Le conseguenze tanto, loro non le pagheranno. Quelle toccheranno ai loro “amati” nipoti-bis nipoti.

Eve e Adam, occhiali neri quasi sempre indosso quando non sono a casa. Hanno visto il mondo attraversare le epoche più oscure, ma forse nulla in confronto al presente. In questi giorni c'è la consapevolezza di ciò che sta accadendo e cosa accadrà, eppure si preme comunque l'acceleratore dell'autodistruzione. E quando non ci sarà più nulla da fare, si ucciderà ancora di più. Magari non tutti. A qualcuno basta un bicchiere di sangue ogni tanto per sopravvivere ancora. 

Guarda il trailer di Solo gli amanti sopravvivono

Solo gli amanti sopravvivono - Adam (Tom Hiddleston) e Eve (Tilda Swinton)
Solo gli amanti sopravvivono - Ava (Mia Wasikovska)
Solo gli amanti sopravvivono - Eve (Tilda Swinton) e Adam (Tom Hiddleston)