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Visualizzazione post con etichetta 75. Mostra del Cinema. Mostra tutti i post
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mercoledì 5 settembre 2018

Natalie Portman splende di (Vox) Lux

Natalie Portman sul red carpet di Venezia75 © Federico Roiter
Veterana del red carpet veneziano, l'ex-Cigno nero Natalie Portman è sbarcata in laguna più splendente che mai, protagonista del film in concorso Vox Lux (di Brady Corbet).

di Luca Ferrari

È tornata, ancora una volta. L’ultima volta Natalie Portman era arrivata a Venezia due edizioni del Festival or sono, incarnando il dramma della vedova, forse più famosa del mondo. Jackie Kennedy, nell’omonimo film diretto da Pablo Larrain. Qualche anno prima era stata proprio la Mostra del Cinema di Venezia a darle la spinta giunta per far planare il suo Cigno Nero diritto verso l’Oscar come Miglior attrice protagonista.

Nella 75° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia l’attrice di origini israeliane naturalizzata statunitense Natalie Portman (Qui dove batte il cuore, V for vendetta, Sognare è vivere) si è presentata in splendida forma per l’anteprima di Vox Lux, film in concorso per il Leone d’oro. Un’ennesima trasformazione dove Natalie interpreta una popstar segnata da adolescente da una tragedia che quasi la uccise.

Un tema dunque che da il la alla storia troppo frequente negli USA. Quelle armi che tutti possono comperare e con cui possono fare delle stragi. Succede ancora. Tragiche notizie. Un trend che nessuna amministrazione presidenziale ha mai davvero deciso di ostacolare, meno di tutti l'attuale inquilino della Casa Bianca, Donald Trump. Nulla come il cinema rispecchia al meglio la realtà contemporanea, e oggi davanti al pubblico di Venezia75 hanno parlato Vox Lux e Natalie Portman.

foto © Federico Roiter
Natalie Portman sul red carpet di Venezia75 © Federico Roiter
Natalie Portman sul red carpet di Venezia75 © Federico Roiter

martedì 4 settembre 2018

La popstar Lady Gaga non è un'attrice

Venezia75 – la popstar Lady Gaga © Federico Roiter 
Una cantante che interpreta una cantante in un remake. Non c'è che dire, A Star is Born, debutto alla regia di Bradley Cooper con protagonista Lady Gaga, è un'autentica apoteosi di originalità.

di Luca Ferrari

75° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione "Fuori Concorso" è sbarcato il "drammatico" A Star is Born, ennesimo remake di "È nata una stella". Il film ha ricevuto standing ovation e recensioni positive ma in tutta sincerità mi chiedo dove sia la bravura di una cantante, nota trasformista del palco, che di fatto interpreta una sua collega. Alla newyorchese Stefani Joanne Angelina Germanotta le abilità non mancano, ma il vero cinema è un'altra dimensione, per il momento a lei aliena.

Nel mondo del grande schermo c'è posto per tutti, generi & sottogeneri. Ogni tanto però, tra improvvisati blogger intellettuali e superficiali fagocitatori di tv spazzatura, bisognerebbe trovare una giusta via dando il giusto peso a ciò che merita. A Star is Born (di Bradley Cooper) accontenterà di sicuro il pubblico meno esigente ed è probabile che il botteghino lo ricompenserà ma di grazia, non insultate l'intelligenza spacciandolo per chissà quale film.

Lady Gaga è glamour. Lady Gaga fa tendenza. Lady Gaga è un nome da copertina. Lady Gaga, una signorina che è arrivata a indossare un vestito di carne per far parlare di sé e delle sue (discutibili) doti canore, e ancora oggi molti attendono di sapere più come si vestirà che non cosa interprete-canterà. Come nello sport c'è una bella differenza tra essere un vincente e diventare un vero Campione, così nel mondo della settima arte essere una star non significa essere un grande attore o attrice.

foto © Federico Roiter 
Venezia75 – la popstar Lady Gaga © Federico Roiter 
Venezia75 – la popstar Lady Gaga assediata dai fan © Federico Roiter 


La popstar Lady Gaga sul red carpet di Venezia75 © Federico Roiter 

lunedì 3 settembre 2018

Suspiria rosso marketing

Suspiria (2018, di Luca Guadagnino)
Quale sarebbe il tanto scalpore di Suspiria di Luca Guadagnino presentato a Venezia75? Stile e marketing a parte, il resto è una storia già raccontata anni or sono da Dario Argento.

di Luca Ferrari

Suspiria (2018, di Luca Guadagnino) è un remake dell'omonimo (1977) diretto da Dario Agento. In parole povere non è farina del regista palermitano. Presentarlo a Venezia è una mossa molto furba. Non sarei sorpreso se il film avesse successo. Guadagnino ha le doti, l'acume e l’intelligenza per rispolverarlo alla grande, e gli spettatori del festiva sono facili da conquistare col suo stile. Resta però un prodotto già fatto da altri, quindi tutta questa attenzione sarebbe ora che il pubblico e l’industria cinematografica la indirizzassero a prodotti originali, e non rifacimenti intellettualoidi di alta quota.

Luca Guadagnino è una persona preparata e interprete di un cinema a tratti particolare. I suoi risultati sono alterni. Dopo l'esordio con The Protagonist (1999), è balzato alle cronache con Melissa P (2005) ispirato al romanzo "100 colpi di spazzola prima di andare a dormire" di Melissa Panarello, e che vanta un cast di importanti attori quali Elio Germano, Claudio Santamaria e Alba Rohrwacher. Più interessante Io sono l’amore (2009), presentato nella sezione Orizzonti della 66° Mostra del Cinema di Venezia.

Di gran lunga meno efficace e zeppo di luoghi comuni, l’altrettanto “veneziano” A bigger splash (2015) con Ralph Fiennes, Tilda Swinton, Matthias Schoenaerts e Dakota Johnson. Non ho visto il tanto decantato Chiamami col tuo nome (2017), candidato a quattro premi Oscar e vincitore della statuetta della Miglior sceneggiatura non originale (a James Ivory). Non posso dunque avere un’opinione su quest'ultimo. Diverso è il caso di Suspiria, remake presentato in concorso alla 75° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (29 agosto - 8 settembre).

I remake, squel a distanza di decenni & simili hanno invaso il grande schermo. Ormai è un trend consolidato, i risultati qualitativi però sono troppo spesso imbarazzanti. Ultimo di questi esemplari, Assassinio sull'Orient Express (2017), diretto e interpretato da Kennet Branagh. Ai grandi produttori però è evidente che la cosa non interessi. Si punta quasi ed esclusivamente a ciò che è un nome che la gente conosce in modo da non avere brutte sorprese. Così il cinema non fa cultura, ma ricicla se stesso in nome del dio danaro.

Guadagnino ha fatto bene i conti e per il suo 6° lungometraggio si è circondato di attrici già collaudate a cominciare dalla musa Tilda Swinton (Burn After Reading, Solo gli amanti sopravvivono, Grand Budapest Hotel) e Dakota Johnson (21 Jump Street, Cinquanta sfumature di grigio, Single ma non troppo). Alla fine la domanda è sempre quella. Era proprio necessario fare un rifacimento? Suspiria è e rimarrà sempre di Dario Argento così come Point Break (1991) lo è di Kathryn Bigelow. Suspiria (2018) è e resta un'operazione ben confezionata di marketing stilistico. Nulla di più.

Il trailer di Suspiria (2018)