!-- Codice per accettazione cookie - Inizio -->
Visualizzazione post con etichetta Kate Hudson. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Kate Hudson. Mostra tutti i post

mercoledì 26 marzo 2025

Running Point, il basket è una questione di famiglia

Running Point - Isla Gordon (Kate Hudson)

Cosa succederebbe se la guida di una storica franchigia NBA passasse all'improvviso a un'inesperta festaiola? Preparare i popcorn, su Netflix è sbarcata la serie Running Point (2025).

di Luca Ferrari

Il basket è un affare di famiglia, fragile o strampalata che sia. Ce la farà un'apparentemente svampita bionda californiana a riportare in auge la storica franchigia dei Los Angeles Waves e nel contempo sopravvivere a invidie domestiche e stereotipi macho-imbranati? E quello che scopriremo, seguendo le divertenti vicende della serie Running Point (2025), disponibile su Netflix, e realizzata da Elaine Ko, Mindy Kaling, Ike Barinholtz e David Stassen. Niente melodrammi italiani con le tipiche miserie familiari bensì una commedia spezzettata in più puntate (10) con una famiglia non esattamente esemplare. E chissà che quel rosso acceso non sia un velato tributo al Chas (Ben StillerTenenbaumiano di Wess Anderson, Non resta che iniziare a vederla comodamente spaparanzati in divano o qualsiasi branda.

Isla Gordon (Kate Hudson) è la tipica giovane donna (molto) benestante e dedita alla bella vita senza alcuna prospettiva. Tutto cambia quando il fratello maggiore Cam (Justin Theroux), presidente della squadra di basket Los Angeles Waves, finisce in riabilitazione e a sorpresa lascia la guida all'inesperta Isla, a dispetto dei fratelli Ness (Scott MacArthur) e Sandy (Drew Tarver), già impegnati nell'azienda sportiva di famiglia. Lo sgomento è di tutti e com'è inevitabile in qualsiasi "buona famiglia", dopo  si passa al sabotaggio, sempre che nel frattempo la neo-Presidente non ne combini già di sue. Esperienza in effetti ne ha davvero poca, ma come potrà gestire il tutto e per di più in un momento in cui la squadra è in forte crisi di risultati? Fortuna sua che può contare sul capo dello staff, nonché sua migliore amica, Ali Lee (Brenda Song) e in parte, anche sul feeling umano-imprenditoriale con il coach della squadra, il pacato Jay Brown (Jay Ellis).

Volente o nolente, per Isla è arrivato il momento di mettersi in gioco e la sfida è davvero ardua. Dovrà conquistare la fiducia dei suoi collaboratori più stretti, anche a costo di scendere sul piede di guerra (o quasi) e in parallelo aggiustare la squadra in modo da non essere la causa della stagione fallimentare, a cominciare dal contratto del controverso Travis Bugg (Chet Hanks), forte guardia ma dal carattere difficile e desideroso di cambiare aria. Che fare? Meglio tenersi un giocatore forte ma complicato e capace di spaccare uno spogliatoio o liberarsene come ai piani alti vorrebbero? C'è poi la questione sponsor, dove il tocco femminile non mancherà di stravolgere visioni secolari. Insomma, per la nuova presidente dei Waves la vita è davvero dura. Un impegno 24 ore su 24 che la farà trascurare l'amorevole fidanzato Lev (Max Greenfield).

In un panorama di serie sempre più votato al crime e scenari sci-fi apocalittici, Running Point è una rigenerante "schiacciata" d'aria fresca. Ok, lo ammetto. Da un paio d'anni ormai, non faccio altro che scrivere di pallacanestro in ogni sua forma. Aperta l'app di Netflix, mi è bastato mettere a fuoco i trofei Larry O'Brien che si assegnano alla squadra vincitrice del titolo NBA per non avere dubbi su cosa guardare nei giorni successivi. A questo si aggiunga la presenza di Kate Hudson (Quasi famosiMona Lisa and the Blood Moon, Glass Onion: Knives Out), personalmente sempre apprezzata fin dagli spensierati tempi della brillante commedia Come farsi lasciare in 10 giorni (2003) e incontrata alla 69. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia in occasione dell'anteprima ufficiale del film Il fondamentalista riluttante (2012, di Mira Nair).

Running Point non è lo showtime dei Lakers anni '80. Running Point non è l'ego Jordaniano di The Last DanceRunning Point parla di pallacanestro e della famiglia che gestisce la squadra. Una famiglia dove ognuno sembra (voler) andare in una propria e personale direzione, avvicinandosi di tanto in tanto agli altri solo per mera convenienza. Running Point unisce sport e commedia senza eccedere in nessuno dei due lati. Anche quando saranno costretti ad aggiornare i propri legami, non mancheranno colpi bassi, carezze ma allo stesso tempo, anche risate. Isla Gordon si scopre una tosta e lo diventerà sempre di più ma è sempre un essere umano. Vince e perde. La fiducia e il sangue vanno conquistati, proprio come una vittoria sul parquet. In attesa di godersi una nuova partita di basket dell'NBA o più semplicemente assistere a un match dal vivo di minibasket del proprio figlioletto, Running Point è la serie che fa proprio per me e consiglio a tutti voi.

Il trailer di Running Point

Running Point - (da sx) Isla Gordon (Kate Hudson), Sandy (Drew Tarver),
Ness (Scott MacArthur), e Ali (Brenda Song)

sabato 1 settembre 2012

Mostra del Cinema 2012, le foto ufficiali

Mostra del Cinema 2012, Kate Hudson © La Biennale di Venezia – ASAC
Volti da Grande Schermo. Scatti ufficiali sul red carpet al Lido di Venezia alla 69. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica.  

di Luca Ferrari

Kate Hudson in compagnia del fidanzato Matthew Bellamy, cantante/chitarrista della rock band inglese Muse. L’eleganza di Isabella Ferrari. La madrina della rassegna, Kasia Smutniak. Naomi Watts e Liev Schreiber firmano autografi. Il sorriso di Laetitia Casta. Mira Nair sul red carpet. La consegna del Leone d’Oro alla carriera a Francesco Rosi. La Bad t-shirt del regista Spike Lee.


Mostra del Cinema 2012, Alberto Barbera, Francesco Rosi e Paolo Baratta © La Biennale di Venezia – ASAC
Mostra del Cinema 2012, la madrina Kasia Smutniak © La Biennale di Venezia – ASAC
Mostra del Cinema 2012, Isabella Ferrari © La Biennale di Venezia – ASAC
Mostra del Cinema 2012, Laetitia Casta © La Biennale di Venezia – ASAC
Mostra del Cinema 2012, Mark Bellamy (Muse) e Kate Hudson © La Biennale di Venezia – ASAC

Mostra del Cinema 2012, Liev Schreiber e Naomi Watts © La Biennale di Venezia – ASAC
Mostra del Cinema 2012, (da sx): A. Barbera, G. Orsoni, P. Baratta e M. Nair © La Biennale di Venezia – ASAC

giovedì 30 agosto 2012

Il cinema di Kate Hudson e Jonathan Demme

69. Mostra del Cinema, l'attrice americana Kate Hudson © Federico Roiter
La verve malinconica di Kate Hudson nel film Il fondamentalista riluttante. L'arte del premio Oscar Jonathan Demme al servizio del musicista italiano Enzo Avitabile.

di Luca Ferrari

Mira Nair dirige Il fondamentalista riluttante (2012), storia difficile tra Pakistan e Stati Uniti nel prima, durante e dopo il crollo delle Torri Gemelle. I flash però sono tutti per lei. Kate Hudson, figlia d’arte (sua madre si chiama Goldie Hawn). Una nomination agli Oscar come miglior attrice non protagonista nel 2001 per il film Quasi famosi - Almost Famous (2000, di Cameron Crowe).

Una bellezza da fidanzatina d’America che la rende scelta ideale per commedie sentimentali modello Come farsi lasciare in 10 giorni (2003, di Donald Petrie) dove divideva il primo piano con il belloccio Matthew McConaughey. Cambio di prospettiva invece nella pellicola diretta dalla regista indiana, che ha affidato a Kate il ruolo della ricca artista tormentata Erica, incapace di amare Changez (Riz Ahmed), poiché ancora legata all’ex-fidanzato di cui ha causato la morte guidando in stato di ebbrezza.

Nella prima giornata della 69. Mostra del Cinema è stata l'indiscussa protagonista dei flash internazionali. Insieme a lei, il resto del cast del film Il fondamentalista riluttante, a cominciare dalla regista indiana Mira Nair e l'attore americano Liev Schreiber. Molto applaudito anche il regista premio Oscar Jonathan Demme (Il silenzio degli innocenti, Philadelphia), sbarcato in laguna per l'anteprima del suo documentario Enzo Avitabile Music Life.

69. Mostra del Cinema, l'attore americano  Liev Schreiber © Federico Roiter
69. Mostra del Cinema, la regista indiana Mira Nair © Federico Roiter
69. Mostra del Cinema, l'attrice americana Kate Hudson © Federico Roiter
69. Mostra del Cinema, l'attrice americana Kate Hudson © Federico Roiter
69. Mostra del Cinema, il regista americano Jonathan Demme © Federico Roiter
69. Mostra del Cinema, il musicista italiano Enzo Avitabile e Jonathan Demme © Federico Roiter

mercoledì 29 agosto 2012

Il fondamentalista riluttante, civiltà di confine

Il fondamentalista riluttante (2012, di Mira Nair)
L'11 settembre 2001 ridisegna le geopolitica e le relazioni umane. Le società vengono messe alle corde. Mira Nair dirige Il fondamentalista riluttante

di Luca Ferrari
 

Tu hai  preso una posizione, per me hanno deciso loro. Chi è in grado di sciogliere questo nodo a scorsoio che società, cultura, istituzioni e religione cercano continuamente di porci attorno alla nostra mente? E non c’è nazione che tenga. Nell’arte di plagiare la volontà degli Esseri Umani liberi, ognuno ha il proprio stile ma il fine è sempre lo stesso. Ingannare e sottomettere. Non è un caso che Il fondamentalista riluttante (2012), il nuovo film della regista indiana Mira Nair si apra con un’immagine dell’intero mondo formato da volti. Tutti insieme. Tutti accomunati dalla medesima sfida contro le dittature.

Something happens
. Something is happening. Something is gonna happen. Chi è davvero pronto a rompere la morsa dei preconcetti? L’umanità è ancora espressione di un mondo rabbioso che brama vendetta per una morte passata, recente o futura. Il fondamentalista riluttante (2012, di Mira Nair), film d'apertura della 69° Mostra del Cinema di Venezia, riaccende i riflettori sulla ferita più dolorosa della recente storia americana, gli attentati terroristici dell'11 settembre 2001. Un tragico evento che ha cambiato totalmente la percezione degli stranieri in tutto l'Occidente.

Oggi come allora c’è chi crede che "arabo/musulmano" equivalga a terrorista. Oggi come allora c’è chi crede che "cristiano/euro-americano" sia solo sinonimo di assassino. Ma se oggi c’è ancora tanta ignoranza sull’argomento, le ragioni attingono anche da un presunto scontro ideologico che in molti (governi e media) si divertono a cavalcare. Un messaggio che arriva manipolato dalle multinazionali politico-economiche che decidono in base ai loro momentanei interessi.

Changez Khan (Riz Ahmed) è il fiore all’occhiello del nuovo che avanza. Immigrato pakistano di successo nella Wall Street d’oltreoceano che azzanna e stronca tutto ciò che non produce. A guidare la squadra, lo spietato Jim Cross (Kiefer Sutherland). La globalizzazione al suo top. Perfino la ragazza del giovane asiatico è americana, la fotografa nevrotica Erica (una Kate Hudson finalmente libera dalla facciata di fidanzatina yankee). 

Poi però l’equilibrio salta. Arriva l’11 settembre. Non importa il curriculum. Non importa il lavoro. Changez è un musulmano in terra statunitense. Il vaso pregiudizievole di Pandora si apre travolgendo poveri e ricchi. Il giovane torna nella sue terra d’origine ma il mondo pare scivolato in una pericolosa guerra quotidiana, alimentata solo da chi ha interessi a farci sguazzare nelle tinte sbiadite da cui facilmente estrapolare denaro. In questo turbine nessuno ne esce intatto, meno che meno il presunto giornalista Bobby Lincoln (Liev Schreiber) che sta indagando sul sequestro di un docente in Pakistan.

Ci sono alcune verità che ci mettono un po’ a emergere dice il protagonista, il docente pakistano Changez. Qual è la tua? Qual è la Vostra? Qual è la Nostra? Quanto siamo disposti a mantenerla sotto silenzio pur di continuare a vivere nelle nostre civiltà di confine? 

Ho assistito alla proiezione di Il fondamentalista riluttante e ho avuto un nodo allo stomaco per tutta la durata della pellicola. Dentro di me urlavo di dolore per come è il mondo. Per quello che è il mondo. Per come le vittime e i carnefici si scambino di posizione di continuo. E c’è sempre meno differenza. E non c’è alcuna volontà dall’alto dei manipolatori di porre un valido rimedio. Tocca a noi. A tutti noi. L'alternativa è il caos.

Entra nel mondo de Il fondamentalista riluttante

Il fondamentalista riluttante - Changez (Riz Ahmed)
Il fondamentalista riluttante - (al centro) Changez (Riz Ahmed) e Jim Cross (Kiefer Sutherland)