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Visualizzazione post con etichetta Liev Schreiber. Mostra tutti i post
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sabato 3 settembre 2016

Venezia 73, Animals & Bleeders

Amy Adams e Jake Gyllenhall, protagonisti di Nocturnal Animals (di Tom Ford) © Federico Roiter
Liev Rocky Schreiber. I nocturnal Amy Adams e Jake Gyllenhaal. Mr Horror Dario Argento. L'uomo dietro la macchina fotografica, Federico Roiter, immortala Venezia 73.

di Luca Ferrari

Tom Ford è tornato a Venezia. Dopo A Single Man, il celebre stilista americano ha presentato Nocturnal Animals. Se l'obiettivo dell'instancabile fotografo veneziano Federico Roiter si posava dolcemente sullo sguardo intenso di Amy Adams e la sobria eleganza di Jake Gyllenhall e il perfido (nel film) Aaron Taylor-Johnson, nulla ha potuto con il grande assente della pellicola: Michael Shannon, in una delle migliori interpretazioni della carriera. Già, proprio Shannon che solo due anni fa bazzicava per il Lido in occasione dell'anteprima del sottovalutato 99 Homes (di Ramin Bahrani).

Sullo schermo veneziano si dava a droga e mazzate (tirate e prese), nella vita è un gentleman. Uno dei migliori attori in circolazione. Lui è Liev Schreiber, protagonista insieme a Naomi Watts di The Bleeder (di Philippe Falardeau), e vincitore del Persol Tribute to Visionary Talent Award 2016. E tra i tanti personaggi che stanno elettrizzando Venezia 73, lui, il maestro dell'horro Dario Argento non poteva certo mancare. E mentre si boccheggia nella cappa estiva di umidità, Gabriele Muccino se ne sta sotto il fresco delle fronde dell'Hotel Excelsior.

Il cast di Nocturnal Animals: Aaron Taylor-Johnson, il regista Tom Ford, Amy Adams
e Jake Gyllenhall © Federico Roiter
Il regista italiano Dario Argento e l'attore Liev Schreiber © Federico Roiter
The Bleeder (da sx): Liev Schreiber, Naomi Watts e il regista Philippe Falardeau © Federico Roiter 
Nei giardini dell'Hotel Excelsior ecco "premiare" il regista Gabriele Muccino © Federico Roiter

giovedì 30 agosto 2012

Il cinema di Kate Hudson e Jonathan Demme

69. Mostra del Cinema, l'attrice americana Kate Hudson © Federico Roiter
La verve malinconica di Kate Hudson nel film Il fondamentalista riluttante. L'arte del premio Oscar Jonathan Demme al servizio del musicista italiano Enzo Avitabile.

di Luca Ferrari

Mira Nair dirige Il fondamentalista riluttante (2012), storia difficile tra Pakistan e Stati Uniti nel prima, durante e dopo il crollo delle Torri Gemelle. I flash però sono tutti per lei. Kate Hudson, figlia d’arte (sua madre si chiama Goldie Hawn). Una nomination agli Oscar come miglior attrice non protagonista nel 2001 per il film Quasi famosi - Almost Famous (2000, di Cameron Crowe).

Una bellezza da fidanzatina d’America che la rende scelta ideale per commedie sentimentali modello Come farsi lasciare in 10 giorni (2003, di Donald Petrie) dove divideva il primo piano con il belloccio Matthew McConaughey. Cambio di prospettiva invece nella pellicola diretta dalla regista indiana, che ha affidato a Kate il ruolo della ricca artista tormentata Erica, incapace di amare Changez (Riz Ahmed), poiché ancora legata all’ex-fidanzato di cui ha causato la morte guidando in stato di ebbrezza.

Nella prima giornata della 69. Mostra del Cinema è stata l'indiscussa protagonista dei flash internazionali. Insieme a lei, il resto del cast del film Il fondamentalista riluttante, a cominciare dalla regista indiana Mira Nair e l'attore americano Liev Schreiber. Molto applaudito anche il regista premio Oscar Jonathan Demme (Il silenzio degli innocenti, Philadelphia), sbarcato in laguna per l'anteprima del suo documentario Enzo Avitabile Music Life.

69. Mostra del Cinema, l'attore americano  Liev Schreiber © Federico Roiter
69. Mostra del Cinema, la regista indiana Mira Nair © Federico Roiter
69. Mostra del Cinema, l'attrice americana Kate Hudson © Federico Roiter
69. Mostra del Cinema, l'attrice americana Kate Hudson © Federico Roiter
69. Mostra del Cinema, il regista americano Jonathan Demme © Federico Roiter
69. Mostra del Cinema, il musicista italiano Enzo Avitabile e Jonathan Demme © Federico Roiter

mercoledì 29 agosto 2012

Il fondamentalista riluttante, civiltà di confine

Il fondamentalista riluttante (2012, di Mira Nair)
L'11 settembre 2001 ridisegna le geopolitica e le relazioni umane. Le società vengono messe alle corde. Mira Nair dirige Il fondamentalista riluttante

di Luca Ferrari
 

Tu hai  preso una posizione, per me hanno deciso loro. Chi è in grado di sciogliere questo nodo a scorsoio che società, cultura, istituzioni e religione cercano continuamente di porci attorno alla nostra mente? E non c’è nazione che tenga. Nell’arte di plagiare la volontà degli Esseri Umani liberi, ognuno ha il proprio stile ma il fine è sempre lo stesso. Ingannare e sottomettere. Non è un caso che Il fondamentalista riluttante (2012), il nuovo film della regista indiana Mira Nair si apra con un’immagine dell’intero mondo formato da volti. Tutti insieme. Tutti accomunati dalla medesima sfida contro le dittature.

Something happens
. Something is happening. Something is gonna happen. Chi è davvero pronto a rompere la morsa dei preconcetti? L’umanità è ancora espressione di un mondo rabbioso che brama vendetta per una morte passata, recente o futura. Il fondamentalista riluttante (2012, di Mira Nair), film d'apertura della 69° Mostra del Cinema di Venezia, riaccende i riflettori sulla ferita più dolorosa della recente storia americana, gli attentati terroristici dell'11 settembre 2001. Un tragico evento che ha cambiato totalmente la percezione degli stranieri in tutto l'Occidente.

Oggi come allora c’è chi crede che "arabo/musulmano" equivalga a terrorista. Oggi come allora c’è chi crede che "cristiano/euro-americano" sia solo sinonimo di assassino. Ma se oggi c’è ancora tanta ignoranza sull’argomento, le ragioni attingono anche da un presunto scontro ideologico che in molti (governi e media) si divertono a cavalcare. Un messaggio che arriva manipolato dalle multinazionali politico-economiche che decidono in base ai loro momentanei interessi.

Changez Khan (Riz Ahmed) è il fiore all’occhiello del nuovo che avanza. Immigrato pakistano di successo nella Wall Street d’oltreoceano che azzanna e stronca tutto ciò che non produce. A guidare la squadra, lo spietato Jim Cross (Kiefer Sutherland). La globalizzazione al suo top. Perfino la ragazza del giovane asiatico è americana, la fotografa nevrotica Erica (una Kate Hudson finalmente libera dalla facciata di fidanzatina yankee). 

Poi però l’equilibrio salta. Arriva l’11 settembre. Non importa il curriculum. Non importa il lavoro. Changez è un musulmano in terra statunitense. Il vaso pregiudizievole di Pandora si apre travolgendo poveri e ricchi. Il giovane torna nella sue terra d’origine ma il mondo pare scivolato in una pericolosa guerra quotidiana, alimentata solo da chi ha interessi a farci sguazzare nelle tinte sbiadite da cui facilmente estrapolare denaro. In questo turbine nessuno ne esce intatto, meno che meno il presunto giornalista Bobby Lincoln (Liev Schreiber) che sta indagando sul sequestro di un docente in Pakistan.

Ci sono alcune verità che ci mettono un po’ a emergere dice il protagonista, il docente pakistano Changez. Qual è la tua? Qual è la Vostra? Qual è la Nostra? Quanto siamo disposti a mantenerla sotto silenzio pur di continuare a vivere nelle nostre civiltà di confine? 

Ho assistito alla proiezione di Il fondamentalista riluttante e ho avuto un nodo allo stomaco per tutta la durata della pellicola. Dentro di me urlavo di dolore per come è il mondo. Per quello che è il mondo. Per come le vittime e i carnefici si scambino di posizione di continuo. E c’è sempre meno differenza. E non c’è alcuna volontà dall’alto dei manipolatori di porre un valido rimedio. Tocca a noi. A tutti noi. L'alternativa è il caos.

Entra nel mondo de Il fondamentalista riluttante

Il fondamentalista riluttante - Changez (Riz Ahmed)
Il fondamentalista riluttante - (al centro) Changez (Riz Ahmed) e Jim Cross (Kiefer Sutherland)