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Visualizzazione post con etichetta Ryan Gosling. Mostra tutti i post
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lunedì 5 novembre 2018

I Don't Wanna Miss the First Man – Il primo uomo

First Man - Il primo uomo (2018, di Damien Chazelle)
Prima della conquista della settima arte e successiva scrittura di recensione, c'è il momento della poesia umana. È esattamente ciò che sta accadendo con First Man – Il primo uomo.

di Luca Ferrari

Il cosmo può aspettare, le emozioni no. Vent’anni esatti dopo la missione spaziale (immaginaria) di Armageddon – Giudizio finale (1998, di Michael Bay con Bruce Willis e Ben Affleck) , ecco uscire sul grande schermo First Man – Il primo uomo (2018, di Damien Chazelle con Ryan Gosling e Claire Foy), film di apertura di Venezia75. Storia vera questa dello sbarco sulla Luna. Passano gli anni ma nelle cuffie c’è sempre e solo lei, quella poetica I Don’t Want to Miss a Thing degli Aerosmith che proprio in questi minuti sta scrivendo una nuova fetta di storia della mia vita cinematografico-umana. L’inchiostro della parole uscirà prossimamente. Per il momento lasciamo spazio alla mera poesia.

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Adesso quel giorno è arrivato
e non ci sarò più solo io
accanto a te… Adesso
quel giorno
che abbiamo immaginato
è pronto
insieme alle nostre carezze più timide
e da domani
dovremo dimostrarci meno tolleranti
con ciò che non ci è mai piaciuto… Adesso
che quel giorno è passato,
non sono ancora pronto
a guardare oltre le stelle… Adesso
che quel giorno
non è ancora passato, non
so per quanto saprò resistere
sotto il sole nascosto… Adesso
che quel giorno
è sempre più vicino a te, non so davvero
in che modo i pianeti
continueranno a ignorarmi… Adesso
che quel giorno
riguarda anche noi, penso
sarà importante
sapere chi siamo ancora e solo
noi… Adesso che quel giorno
dove gli asteroidi
erano solo laconiche strette di mano mancate,
e oggi è davvero così lontano,
voglio solo far ritorno a casa
e ricominciare
a desiderare il momento
in cui mi sveglierò accanto a voi… Adesso
sento la spinta
di ciò che siamo diventati... Adesso
le comete si mettano in fila, adesso
faccio a meno
degli scudi acuminati e qualsiasi altra
falsa invenzione di virilità... Adesso
che questo giorno è arrivato per noi,
sento solo il battito
delle nostre mani vicine
(Venezia, 5 Novembre '18)


I Don't Want To Miss a Thing, by Aerosmith 

Il cinema Giorgione di Venezia dove è in programmazione First Man – Il primo uomo © Luca Ferrari

mercoledì 8 giugno 2016

The Nice Guys ci sanno fare

The Nice Guys – Holland March (Ryan Gosling) e Jackson Healy (Russell Crowe)
Sballo. Giochi di potere. È la Los Angeles degli anni ’70. Per fortuna che nella città degli angeli c’è ancora qualche bravo ragazzo. The Nice Guys (2016, di Shane Black).

di Luca Ferrari

Uno è un detective dai modi rudi, capace di menare le mani anche per pochi dollari e senza nessuna intenzione di prendersi un distintivo. L’altro è un investigatore privato, vedovo, con figlia adolescente il vizio di alzare il gomito svuotando un pacchetto di cicche dopo l’altro. Insieme, dopo un “leggero” diverbio iniziale, seguiranno la stessa pista formando un improbabile ma deciso team di giustizia. Dopo tutto sono proprio dei bravi ragazzi. The Nice Guys (2016, di Shane Black) sanno il fatto loro.

Amelia Kutner (Margaret Qualley) è in fuga. Da una, due, più persone. Molti la cercano. Alcuni vorrebbero proteggerla. Altri eliminarla. È così che l’investigatore privato Holland March (Ryan Gosling) fa la non troppo felice conoscenza del rude detective Jackson Healy (Russell Crowe). Il caso e un qualche sbilenco senso di giustizia li spingono a unire le forze, non senza rischi, anzi. Jackson usa i pugni. Holland una disincantata astuzia. Lì nel mezzo, sempre pronta a cacciarsi più o meno nei guai per aiutare il padre, la teenager Holly (Angourie Rice).

Colpita dalla loro tenacia e intraprendenza, la potente
Judith Kutner (Kim Basinger), del Dipartimento di Giustizia americano, convoca Healy e March per metterli al corrente della situazione, ignorando però che dietro l'aria alticcia e stralunata dei due personaggi, si celi un acume non indifferente. Lei e il suo valente braccio destro Tally (Yaya DaCosta) dovranno così rivedere qualcosa del piano per sistemare la faccenda.

Presentato
fuori concorso in anteprima al Festival di Cannes 2016, The Nice Guys non si fa mancare niente. Action, sangue e risate. C’era molta curiosità nel vedere insieme Ryan Gosling (Crazy Stupid Love, Le idi di marzo, La grande scommessa) e Russell Crowe (Un'ottima annata, State of Play, Padri e figlie), per nulla rodati in ruoli così duro-scanzonati. Il film miscela senza sbavature commedia, gangster e quell’azione senza elucubrazioni psicologiche, ormai noiosamente onnipresenti. Ecco dunque servita una ruvida comedy poliziesca.

C’è però un terzo tassello molto più che comprimario. Inaspettato. Se la presenza di Kim Basinger appare un chiaro tributo a L.A. Confidential, film (1997, di Curtis Hanson) che non solo fece vincere il solo e unico Oscar come Attrice non protagonista all’ex-modella ma contribuì a lanciare definitivamente il futuro Gladiatore, a svettare dalle retrovie è la giovane Angourie Rice. È spavalda ma allo stesso tempo non teme di mostrare paura quando la situazione rischia di precipitare. Manda a quel paese il padre, è la voce della coscienza di Jackson.

Come detto, le risate scorrono alla stregua dei cazzotti. Se il killer John Boy (Matt Bomer) non lascia più di tanto il segno, è a dir poco memorabile il diverbio tra il Jackson e il cattivo ribattezzato Faccia Blu (Beau Knap). Se del braccio rotto a Holland poi già si sapeva dal trailer, la scena cult tutta da gustare è il suddetto investigatore in un bagno pubblico con pantaloni e boxer calati. Coprendosi le parti basse con una rivista, intima a Healy, fino a quel momento non troppo amichevole, di non muoversi né guardare, facendolo però voltare verso uno specchio.

In Italia come negli USA il pubblico conosce i registi e molto meno gli sceneggiatori. Shane Black si è calato in entrambi i ruoli. Se The Nice Guys è appena la sua terza prova dietro la telecamera dopo il divertente Kiss Kiss Bang Bang (2005) e il meno riuscito blockbuster Iron Man 3 (2013), la sua professione come “scriba del grande schermo” è di sicuro più prolifica. Tra i suoi lavori più celebri, i primi due capitoli di Arma letale con la coppia Mel Gibson/Danny Glover, L'ultimo boy scout (1991, con Bruce Willis) e Last Action Hero (1993, con Arnold Schwarzenegger).

Chi sono Holland March e Jackson Healy? Due uomini rassegnati a vivere nelle retrovie della giustizia che si accontentano di sbarcare il lunario accettando qualsiasi caso venga loro proposto, inclusa la ricerca di un marito defunto da parte della vedova? Forse non sognano la prima pagina ma non si sentono da meno degli altri. Prendono la vita com'è, e se poi dovesse capitare di dover sistemare le cose, questi The Nice Guys hanno proprio quello che serve.

Entra nel mondo di The Nice Guys
The Nice Guys – Judith Kutner (Kim Basinger)
The Nice Guys – Jackson (Russell Crowe), Holland (Ryan Gosling) e Holly (Angourie Rice)

venerdì 15 gennaio 2016

La grande scommessa predilige la verità

La grande scommessa - Mark Baum (Steve Carell)
La crisi economica del 2007 poteva essere evitata. Chi poteva, se n'è fregato. Chi l'ha compresa, si è arricchito. La grande scommessa (2015, di Adam McKay).

di Luca Ferrari

I pochi hanno guardato. I ricchi sono temporaneamente caduti. Moltissimi di tutti gli altri sono finiti male. Molto male, e stanno ancora cercando di rialzarsi. Erano i primi anni del terzo millennio. Mentre guerre fantocce distraevano l'attenzione della popolazione occidentale, i piani alti di Wall Street sommavano, moltiplicavano e si spartivano. Sommavano e sommavano ancora. Poi un bel giorno il castello non resse più ed esplose. Qualcuno però lo aveva compreso e ci aveva investito pure. La grande scommessa (2015, di Adam McKay).

Non sono dei santi, antieroi o chissà quali altre nobili figure cavalleresche. Banalmente, il mondo economico stava per implodere e loro lo avevano capito prima di tutti. L'Armageddon non era fantascienza o la sceneggiatura per un buon film, era davvero reale e loro ci hanno puntato sopra. Si sono beccati sberleffi e risate, ma alla fine sono stati i loro conti a fare festa. Per milioni e milioni di persone della middle class invece, è stato dramma totale con la perdita della casa e del posto di lavoro.

Wall Street, 2005. Michael Burry (Christian Bale) è un geniaccio anticonvenzionale della finanza. Non usa giacca e cravatta. Nel suo ufficio ascolta heavy metal a tutto volume e gira scalzo con pantaloni corti. Rispetto al resto del mondo fa una cosa davvero unica: legge i documenti. Legge i numeri. Li analizza e dunque è in grado di vedere quello che sarebbe visibile a chiunque se si prendessero la briga di metterseli sotto gli occhi. Micheal è sicuro: il solido e apparentemente invulnerabile mercato immobiliare americano sta per crollare, e perciò è pronto a investire miliardi sul suo crack.

A dispetto della perplessità del suo capo, inizia ad andare di banca in banca a proporre la creazione di un mercato di cosiddetti “credit default swap” per scommettere sul dissesto finanziario. La risposta ovviamente è favorevole. Nessuno crede a questa ipotesi e anzi. Dinnanzi ai premi annuali stabiliti, per i grandi istituti di credito sembra l'affare del secolo. La notizia finisce all'orecchio del perspicace investitore Jared Vennett (Ryan Gosling) che inizia a sondare l'ambiente, fino a proporre la cosa al gruppo capeggiato dall'incazzoso trader Mark Baum (Steve Carell).

Terzo pezzo del mosaico, i giovani investitori Charlie Geller (John Magaro) e Jamie Shipley (Finn Wittrock). Stufi di sentirsi ridicolizzati dall'Alta Finanza, con l'aiuto dell'esperto Ben Rickert (Brad Pitt), ormai ritiratosi dal mondo dei pescecani in doppiopetto, entrano anche loro nel mercato dei suddetti CDS. Sono i primi mesi del 2007 e la crisi finanziaria sta per scoppiare. Una crisi che ancora oggi, aldilà delle patinate parole politiche, sta ancora facendo macelli.

Film intenso La grande scommessa. Ottimo il cast (Gosling incluso), ma più che Christian Bale, a salire in cattedra è Steve Carell (Una settimana da Dio, Foxacatcher, Freeheld). Il suo personaggio è un'anima ferita. Sopra le righe e riflessivo. Sboccato e concentrato. Si nutre di Wall Street ma è stato segnato da un grave lutto e la sua dolce metà Cynthia (Marisa Tomei) è lì a dargli forza. È cinico e allo stesso tempo diverso. Sta dalla parte del mondo sbagliato e lui lo sa, ma ha degli scrupoli. Non basta. E lo sa benissimo anche lui.

È difficile vedere La grande scommessa senza scomodare la comodità della propria anestesia cerebrale. “La verità è come la poesia. Non frega niente a nessuno” viene detto durante il film. Non lo so. Sarà perché da più di 20 anni io scrivo poesie ma per quanto amara sia, voglio “Matrixianamente” conoscere in quale realtà sia capitato. E se attorno al mio collo c'è una catena invisibile, beh, voglio saperlo perché è solo questione di tempo. Prima o poi qualcuno verrà a reclamarla. E la stringerà. Eccome se lo farà!

La grande scommessa è stato prodotto dalla Plan B Entertainment fondata proprio da Brad Pitt. È indubbio che molto di quello che viene raccontato non avrà fatto piacere a certi signori con cui è probabile anche la stessa società abbia rapporti ma alla fine è solo un film e verrà dimenticato in fretta, soprattutto la sua lezione. A meno che... Già, a meno che. Se anche un solo spettatore questa sera, invece di guardarsi qualche stupido talk show, inizierà a documentarsi e leggere qualcosa di un po' più serio, magari tra duemila anni i suoi pro-pro-pro-nipoti lo ringrazieranno.

Raramente mi dilungo sulla colonna sonora. Questa volta non posso esimermi d ciò. Molti i pezzi a me familiari, a cominciare dall'immortale Master of Puppets (Metallica), dove quel laconico e imperativo obey your Master indica chiaramente la direzione del gregge. Ma ancor più che il potente metal della band di Frisco, è il cantautore canadese Neil Young a lasciare il segno. Verso la fine della pellicola, ecco infatti partire l'immortale Rockin' in a Free World.

La prima strofa sembra essere stata scritta apposta per questo film (trattasi in realtà di una canzone anti-bellica del lontano 1989): “There's colors on the street/ Red, white and blue/ People shufflin' their feet/ People sleepin' in their shoes/ But there's a warnin' sign on the road ahead/ There's a lot of people sayin' we'd be better off dead/ Don't feel like Satan, but I am to them/ So I try to forget it, any way I can -

“Ci sono colori in strada.
Rosso, bianco e blu.
Gente che si trascina a stento, gente che dorme con le scarpe ai piedi
C'è un segnale di pericolo più avanti sulla strada
C'è un sacco di gente che dice che ci vedrebbe bene morti
Non mi sento Satana, ma per loro lo sono
E allora cerco di dimenticarli in ogni modo possibile”
...
Ed è esattamente ciò che è stato fatto. Se non direttamente colpiti, li abbiamo dimenticati tutti. Ce li hanno fatti dimenticare tutti. Il bang è passato e non tornerà mai più. Ne siamo certi! Anche le Wall Street GordonGekkiane hanno le loro convinzioni, ma non ce le faranno mai sapere fino a quando non sarà nuovamente e tragicamente tardi. Troppo pessimista? Che ci volete fare. Ho 39 anni e scrivo ancora poesie. Guardo La grande scommessa e prediligo la verità.

Guarda il trailer de La grande scommessa

La grande scommessa - Michael Burry (Christian Bale)
La grande scommessa - Ben Rickert (Brad Pitt)
La grande scommessa - Jared Vennett (Ryan Gosling)