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Visualizzazione post con etichetta Russell Crowe. Mostra tutti i post
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giovedì 19 ottobre 2017

Un'ottima (e bucolica) annata

Un'ottima annata - Max (Russell Crowe) e Fanny (Marion Cotillard)
Una romantica storia di vita e d'amore vissuta tra la spietata City e i vigneti bucolici della Provenza. Un'ottima annata - A Good Year (2006, di Ridley Scott).

di Luca Ferrari

Max Skinner (Freddy Highmore) era solito trascorrere le estati in Francia, dallo zio Henry (Alber Finney). Ora quel bambino è diventato un uomo (Russell Crowe). Tutto quello che ha imparato è stato inghiottito dalle regole più viscide della vita. Lavora a Londra ed è un broker senza scrupoli che pensa solo ed esclusivamente al denaro. L'improvvisa dipartita del lontano parente, con cui non si sentiva più da anni, lo fa tornare nei luoghi più speciali dell'infanzia. Max però vuole solo vendere. Per essere un business man i sentimenti non servono. Mai.

Nonostante la calda accoglienza di monsier (Didier Bourdon) e madame Duflot (Isabelle Candelier), Max vuole solo incamerare dollari sonanti. Il suo avvocato di fiducia Charlie (Tom Hollander) è già in arrivo per fare una stima dell'immobile. Un'altra persona però è inaspettatamente in arrivo. Si chiama Christie Roberts (Abbie Cornish), e a quanto dice è la figlia dello zio Henry, dunque in line a di successione, sarebbe lei a ereditare tutto. Max ci vuole vedere chiaro e mentre guida spericolto verso lo studio notarile locale, si scontra (lei almeno) con l'incantevole Fanny Chenal (Marion Cotillard).

Premio Oscar come Miglior attrice non protagonista in Le vie en rose, Marion Cotillard (Due giorni una notte, È solo la fine del mondo, Allied - Un'ombra nascosta) è semplicemente perfetta. Non si fa mettere sotto, è decisa quando serve e di una dolcezza sconfinata quando si tratta di amare. Anch'esso premio Oscar (Il gladiatore), Russell Crowe (A Beautiful Mind, Padri e figlie, The Nice Guys) è un distinto gentleman, spregiudicato e bastardo quanto serve e anche di più. Dentro di sé, nell'io sommerso dalla durezza della vita, batte un cuore forte e appassionato.

A unire i due mondi, lui, lo zio Henry, interpretato da Albert Finney (Assassinio sull'Orient Express, Erin Brockovic - Forte come la verità, Big Fish). Grandi attori in Un'ottima annata - A Good Year (2006, di Ridley Scott) ma a stregare ovviamente è anche il paesaggio. Amanti del vino o meno, il contemplare la natura con un calice in mano apre spazi nella propria anima magari sconosciuti fino a un'istante prima. Un'ottima annata - A Good Year flirta con le emozioni. Condensa radici. Fortifica il domani. Sbaciucchia il momento (eterno).

Come si fa a non guardarsi Un'ottima annata - A Good Year (2006, di Ridley Scott)? Visto sul grande schermo ormai più di dieci anni fa, è impossibile non farsi trascinare dalla storia e la spiegazione è molto semplice. A un certo punto della vita molti di noi hanno lasciato sul proprio cammino affetti e hanno scelto la strada del silenzio e del più facile cinismo. Un'ottima annata - A Good Year (2006, di Ridley Scott) ci porta a credere che la pace sia sempre in agguato. Grazie cinema.

UN BRINDISI DI VITA VERA

Vorrei iniziare
con la citazione maiuscola
di un incontro,
ma ho paura che da affermazione
passerei coscientemente
a requisitoria
per poi terminare in difesa
e scadere
in qualche alibi da avamposto
del mio velato
quanto indispensabile cinismo

un’oasi c’è stata…c’è
sempre stata…la vita risponde,
e anche se in questo lcco
è più la mia vita a valutare
la miglior offerta
non sentendosi idoneo alle mie
ambizioni, comunque potrei sempre
avere voglia
di scrivere una lettera

au revoir piazzisti
del facile guadagno, au revoir
a quei ritratti e panorami
dalla sicurezza di un caveau,
vi do conferma
sulla mia totale e azzerata dedizione

un posto decisamente insolito
per chi fino a un secondo prima
giocava con il ghiaccio del letame
ricoperto
dallo scricchiolio di  una piscina vuota

…e per quei futuri e rosei baci,
mi sento pronto a esprimere
i nostri più intimi desideri
(Venezia, 18 Dicembre ‘06)

Il trailer di Un'ottima annata

Un'ottima annata (2006, di Ridley Scott)

domenica 4 giugno 2017

A Beautiful Mind, qualcosa di straordinario

A Beautiful Mind - John Nash (Russell Crowe) e la moglie Alicia (Jennifer Connelly)
Dramma, storia vera e delle grandiosa interpretazioni. A Beautiful Mind (2001, di Ron Howard) è un film che no può mancare nella propria cineteca.

di Luca Ferrari

La storia del matematico-economista statunitense premio Nobel, John Nash (1928-2015). A casa dei miei genitori ho ancora incollata al muro della mia "cameretta" il poster di questo grandioso film, A Beautiful Mind (2001, di Ron Howard) con Russell Crowe, Ed Harris, Paul Bettany e Jennifer Connelly. Un film grandioso, vincitore di quattro premi Oscar (Miglior film, regia, sceneggiatura e attrice non protagonista) e altrettanti Golden Globe, da vedere e rivedere.

Mostruosa l'interpretazione di Russell Crowe (L.A. Confidential, Padri e figlie, The Nice Guys), ingiustamente privato del premio Oscar, più per averlo vinto l'anno prima con Il gladiatore, che non per la prova (più classica) di Denzel Washington in Training Day (di Antoine Fuqua). "Io voglio credere che qualcosa di straordinario possa ancora accadere" dice la moglie Alicia a John. A Beautiful Mind di sicuro lo è stato.

Il trailer di A Beautiful Mind

mercoledì 8 giugno 2016

The Nice Guys ci sanno fare

The Nice Guys – Holland March (Ryan Gosling) e Jackson Healy (Russell Crowe)
Sballo. Giochi di potere. È la Los Angeles degli anni ’70. Per fortuna che nella città degli angeli c’è ancora qualche bravo ragazzo. The Nice Guys (2016, di Shane Black).

di Luca Ferrari

Uno è un detective dai modi rudi, capace di menare le mani anche per pochi dollari e senza nessuna intenzione di prendersi un distintivo. L’altro è un investigatore privato, vedovo, con figlia adolescente il vizio di alzare il gomito svuotando un pacchetto di cicche dopo l’altro. Insieme, dopo un “leggero” diverbio iniziale, seguiranno la stessa pista formando un improbabile ma deciso team di giustizia. Dopo tutto sono proprio dei bravi ragazzi. The Nice Guys (2016, di Shane Black) sanno il fatto loro.

Amelia Kutner (Margaret Qualley) è in fuga. Da una, due, più persone. Molti la cercano. Alcuni vorrebbero proteggerla. Altri eliminarla. È così che l’investigatore privato Holland March (Ryan Gosling) fa la non troppo felice conoscenza del rude detective Jackson Healy (Russell Crowe). Il caso e un qualche sbilenco senso di giustizia li spingono a unire le forze, non senza rischi, anzi. Jackson usa i pugni. Holland una disincantata astuzia. Lì nel mezzo, sempre pronta a cacciarsi più o meno nei guai per aiutare il padre, la teenager Holly (Angourie Rice).

Colpita dalla loro tenacia e intraprendenza, la potente
Judith Kutner (Kim Basinger), del Dipartimento di Giustizia americano, convoca Healy e March per metterli al corrente della situazione, ignorando però che dietro l'aria alticcia e stralunata dei due personaggi, si celi un acume non indifferente. Lei e il suo valente braccio destro Tally (Yaya DaCosta) dovranno così rivedere qualcosa del piano per sistemare la faccenda.

Presentato
fuori concorso in anteprima al Festival di Cannes 2016, The Nice Guys non si fa mancare niente. Action, sangue e risate. C’era molta curiosità nel vedere insieme Ryan Gosling (Crazy Stupid Love, Le idi di marzo, La grande scommessa) e Russell Crowe (Un'ottima annata, State of Play, Padri e figlie), per nulla rodati in ruoli così duro-scanzonati. Il film miscela senza sbavature commedia, gangster e quell’azione senza elucubrazioni psicologiche, ormai noiosamente onnipresenti. Ecco dunque servita una ruvida comedy poliziesca.

C’è però un terzo tassello molto più che comprimario. Inaspettato. Se la presenza di Kim Basinger appare un chiaro tributo a L.A. Confidential, film (1997, di Curtis Hanson) che non solo fece vincere il solo e unico Oscar come Attrice non protagonista all’ex-modella ma contribuì a lanciare definitivamente il futuro Gladiatore, a svettare dalle retrovie è la giovane Angourie Rice. È spavalda ma allo stesso tempo non teme di mostrare paura quando la situazione rischia di precipitare. Manda a quel paese il padre, è la voce della coscienza di Jackson.

Come detto, le risate scorrono alla stregua dei cazzotti. Se il killer John Boy (Matt Bomer) non lascia più di tanto il segno, è a dir poco memorabile il diverbio tra il Jackson e il cattivo ribattezzato Faccia Blu (Beau Knap). Se del braccio rotto a Holland poi già si sapeva dal trailer, la scena cult tutta da gustare è il suddetto investigatore in un bagno pubblico con pantaloni e boxer calati. Coprendosi le parti basse con una rivista, intima a Healy, fino a quel momento non troppo amichevole, di non muoversi né guardare, facendolo però voltare verso uno specchio.

In Italia come negli USA il pubblico conosce i registi e molto meno gli sceneggiatori. Shane Black si è calato in entrambi i ruoli. Se The Nice Guys è appena la sua terza prova dietro la telecamera dopo il divertente Kiss Kiss Bang Bang (2005) e il meno riuscito blockbuster Iron Man 3 (2013), la sua professione come “scriba del grande schermo” è di sicuro più prolifica. Tra i suoi lavori più celebri, i primi due capitoli di Arma letale con la coppia Mel Gibson/Danny Glover, L'ultimo boy scout (1991, con Bruce Willis) e Last Action Hero (1993, con Arnold Schwarzenegger).

Chi sono Holland March e Jackson Healy? Due uomini rassegnati a vivere nelle retrovie della giustizia che si accontentano di sbarcare il lunario accettando qualsiasi caso venga loro proposto, inclusa la ricerca di un marito defunto da parte della vedova? Forse non sognano la prima pagina ma non si sentono da meno degli altri. Prendono la vita com'è, e se poi dovesse capitare di dover sistemare le cose, questi The Nice Guys hanno proprio quello che serve.

Entra nel mondo di The Nice Guys
The Nice Guys – Judith Kutner (Kim Basinger)
The Nice Guys – Jackson (Russell Crowe), Holland (Ryan Gosling) e Holly (Angourie Rice)

venerdì 2 ottobre 2015

L'amore di Padri e figlie

Padri e figlie - Jake Davis (Russell Crowe) e la piccola Katie (Kylie Rogers)
Quanto è difficile amare dopo essere stati abbandonati? Ce lo spiega Padri e figlie, il nuovo film di Gabriele Muccino con Amanda Seyfried e Russell Crowe.

di Luca Ferrari

Un padre rimane vedovo troppo presto. Una figlia rimane orfana di madre quando ancora è una bambina. La vita di Jake Davis (Russell Crowe), scrittore premio Pulitzer malamente stroncato nel suo ultimo libro, e la piccola Katie (Kylie Rogers) non procede troppo bene. Problemi finanziari. Problemi di salute per l’uomo ed ecco che la più tipica delle potenziali infanzie spensierate si trasforma in un duro scontro con la vita. Padri e figlie, quarta pellicola “americana” diretta dal regista romano Gabriele Muccino.   

Tratto dalla prima sceneggiatura per il cinema del drammaturgo Brad Desch, Padri e figlie non è il classico viaggio che segue l’avanzare dell’età. Corre su due binari a distanza di vent'anni e nel mezzo c’è sempre lei. Katie  bambina, alle prese con lo sconfinato amore paterno e i due prepotenti zii Elisabeth (Diane Kruger) e William (Bruce Greenwood) che la vorrebbero portare nella propria casa, e Katie (Amanda Seyfried) studentessa di psicologia, decisa a curare il dolore degli altri (forse) per lenire il proprio.

Katie sguazza nei propri demoni. Di giorno è una professionista capace di abbattere anche i muri più insidiosi della psiche altrui, di sera si lascia andare a incontri occasionali evitando accuratamente qualsiasi coinvolgimento sentimentale. La sua vita prosegue così fino a quando non incontra Cameron (Aaron Paul), coetaneo e  giornalista freelance il cui ultimo libro scritto dall'amato padre, “Padri e figlie” appunto, gli ha cambiato la vita.

Muccino salta da un tempo all'altro, destreggiandosi abilmente tra le due età. Tenendole unite con garbata gentilezza. E quella bicicletta su cui prima Katie si fa spingere da Jack, e poi è lei a muoverla regalando un sorriso alla sua problematica (e abbandonata) paziente (Quvenzhané Wallis), ha tutte le sembianza di una macchina del tempo.

Padre e figlia vivono entrambi un dolore. Persa la propria metà, Jack è solo. A stargli vicino c'è la sua agente Theodora (Jane Fonda). Al contrario si deve guardare dai costanti assalti dei cognati, capaci perfino di sfidarlo in tribunale per ottenere la custodia di Katie facendogli capire chiaramente la potenza delle loro risorse economiche: “Noi abbiamo più soldi di Dio”.

Prima la madre, poi il temporaneo allontanamento e successiva morte del padre. Katie ha sofferto troppo. È terrorizzata di perdere chi ama. Volontariamente adultera, si fa lasciare dal fidanzato. Va quindi in scena il crollo più totale. Si trucca nel peggiore dei modi facendo il pieno d’alcol. Si regge a piedi a stento. È sul punto di accettare una serata promiscua salvo poi “venir richiamata” da una canzone nel juke-box che ascoltava da piccina. Ecco allora la rabbia uscire dall’anima vocale e cacciare via i neo-compagni di bevute. Ce l’ha con se stessa. Le sue lacrime sono acide fiamme su guance esauste.

Amanda Seyfried si è fatta conoscere al grande pubblico duettando al fianco di Meryl Streep in Mamma Mia! (2008). Nell’opera Hooperiana Les Misérables (2012) commuoveva oltre modo. Nel recente e più che modesto Ted 2 (di Seth MacFarlane) era l’unica a lasciare davvero il segno. Non è da meno in Padri e figlie dove regala un’altra notevole prova attoriale.

Impossibile poi non rivedere nella performance del premio Oscar Russell Crowe scampoli del John Nash che magistralmente interpretò in A Beautiful Mind (2001, di Ron Howard). I suoi attacchi sono al limite dell'epilessia. Il movimento convulsivo del braccio destro (a dir poco drammatico quando non riesce neanche a firmare un autografo) ci rimandano a una stessa persona: un uomo malato che non ha smesso di lottare e amare.

Con Padri e figlie Gabriele Muccino sembra davvero aver dato l'addio all’Italia. Un film lontano anni luce dalle miserie generazionali de L’ultimo bacio (2001). Un film dove chi sbaglia ha il coraggio di ammetterlo, rialzandosi. Guardando negli occhi la vita senza bugie. Scegliendo la strada dell’amore con il proprio carico di ombre e l’onestà del proprio passato che per quanto doloroso, non potrà comunque più tornare.

Ultima nota. Finiamola con il luogo comune che "l'uomo può vivere una vita senza amore" e la donna no, come dice zia Elisabeth alla nipote. La sola differenza semmai è che gli uomini tendono a nascondere di più certi sentimenti ma provano e vivono con la stessa intensità del gentil sesso.E siamo in tanti a pensarla così. Più di quello ceh voi fanciulle possiate immaginare.

Il trailer di Padri e figlie

Padri e figlie - Katie (Amanda Seyfried) e la sua piccola paziente (Quvenzhané Wallis)
Padri e figlie - Katie (Amanda Seyfried)
Padri e figlie - Jake Davis (Russell Crowe)

martedì 25 giugno 2013

Supermen, la dolce dittatura dell'uomo d’acciaio

L’uomo d’acciaio (2013, di Zack Snyder) - Superman (Henry Cavill)
L’uomo d’acciaio è venuto per salvare la plebe schiacciata dalla tirannia. Ma perché aspettare sempre il massimo esempio del singolo? 


Sono un fan dei supereroi cinematografici Marvel. Ho apprezzato (e apprezzo) il Dark Knight svolazzante oscuro di Christopher Nolan, quindi non dovrei stare qui a lanciarmi in piroette intellettuali sull'ultima avventura del neo-salvatore del Pianeta Terra, quel Kal-el/Clark Kent/Superman, L’uomo d’acciaio (Man of Steel, 2013, di Zack Snyder). 

Una delle frasi cult di questa pellicola, di cui non entro nei dettagli della storia perché ancora da viverla nel grande schermo, è pronunziata dal padre dell’eroe, Jor-El (Russel Crowe) che sentenzia in modo fiero: “Sarai un dio per loro. Darai loro un ideale per cui battersi. Si affretteranno a seguirti, vacilleranno, cadranno ma col tempo si uniranno a te nella Luce. Col tempo li aiuterai a compiere meraviglie”. 

Frasi d’indubbio effetto ma la storia del genere umano la conosciamo tutti.Superman sarà anche un’ispirazione come dice il saggio genitore, ma di fatto il popolo non ambirà mai a compiere imprese eccezionali perché tanto ci sarà sempre lui. Il suo augurio è nobile, ma la realtà è un’altra cosa. E dopo di lui ne verrà un altro a “illuminarci” (di qui il plurale del titolo, Supermen; se qualcuno pensava fosse un errore, non lo è). 

E quell’uno verrà presto collocato sull’altare degli intoccabili al limite (oltre?) della divinità. Troppo spesso la razza umana si cela nell’ombra lasciando al singolo l’onere e l’onore di compiere ogni ardita missione. Non senza fastidio mi chiedo allora, perché nell’anno 2013 siamo ancora spasimanti del despota illuminato?

E per assurdo, chi mi dice che un giorno il supereroe non diventerà un supercattivo? Dopo tutto è successo anche al cavaliere senza macchia, il procuratore distrettuale Harvey Dent trasformatosi in Due Facce. Chi mi garantisce che questo non potrà accadere anche ad altri esimi personaggi? I fumetti di Stan Lee? Si, è probabile però è troppo poco. 

Prima ancora dell'immaginazione, la fantasia è figlia della realtà. Non è un caso che dalle pagine Ridley-Scottiane del Gladiatore (2000), l’acuto senatore Gracco (Derek Jacobi), di fronte alla possibilità che l’Ispanico Massimo Decimo Meridio (Russel Crowe) liberasse Roma dal giogo sanguinario dell’Imperatore Commodo (Joaquin Phoenix), dica allarmato: “Non voglio barattare una tirannia per un’altra”.

sabato 27 aprile 2013

Ribellarsi e ribellarsi ancora

Robin Hood (2010, di Ridley Scott)
 "Ribellarsi e ribellarsi ancora, finché gli agnelli diverranno leoni"  
                                                                                              Robin Longstride (Russel Crowe)

venerdì 8 febbraio 2013

Valjean o Javert? Gli occhi dolci di Cosette

Les Miserables - Cosette (Amanda Seyfried)
Commozione e lotta. Lacrime e rivoluzione. Tom Hooper trasporta sul grande schermo il musical tratto dall'opera letteraria Les Miserables di Victor Hugo.

di Luca Ferrari

C’è stato il sangue. Le catene. L’abbandono. La solitudine. La paura. La lotta. Adesso però è tutto lontano e il mondo s’inchina alle dolci lacrime commosse di una fanciulla, Cosette (Amanda Seeyfried). È il giorno del suo matrimonio. Ha consacrato il suo amore per il giovane e coraggioso Marius (Eddie Redmayne). Del padre adottivo Jean Valjean (Hugh Jackman) non ha più avuto notizie. È misteriosamente scomparso. Poco dopo le nozze il novello sposo scopre due imbucati. Sono i malvagi coniugi Thenardier. Da lui riesce a sapere dove  quell’anziano si è ritirato. La festa può aspettare. Le carezze di una figlia, no.

...ai miei sogni avevo insegnato a non guardare mai in basso, poi è arrivata la pioggia, il sole, la neve e mi sono ritrovato senza più nemmeno una mano da tenere/… di che colore potrà mai essere il cielo se potremo un giorno sostituire queste barricate con un dono semplicemente ricoperto da un fazzoletto bisognoso?/… quanto tempo saresti disposta a tracciare col tuo sguardo perché le nostre gote non cessino mai di essere così calde?...

Victor Hugo irrompe nel XXI secolo con il sangue ottocentesco di Les Misérables formato musical, riadattato per il grande schermo dal regista premio Oscar, Tom Hooper. Il panorama non è cambiato. Rivoluzioni popolari stroncate nel sangue. Donne licenziate per gravidanze indesiderate. Ingiustizie costanti. Poveri sempre più poveri. Anime solitarie che si sacrificano. 

Ma è davvero così lontano tutto ciò? Nei decenni successivi l’orrore non ha smesso di far visita al genere umano. Lo ha creato lui stesso. E qual è la differenza con il mondo contemporaneo? Internet? L’AK47 invece della baionetta? C’è troppo odio tra la gente perché il giorno del Giudizio non sia vicino, dice un rivoluzionario parigino.

La Francia è in subbuglio. Un uomo cerca la sua strada. Condannato ai lavori forzati ne esce dopo vent’anni. Troppi per chiunque per non portarsi dietro cicatrici perenni. Una volta fuori subisce pure il dito puntato e l’allontanamento da parte di tutti. Peggio di una bestia. Finendo picchiato e affamato. Lui come altri. Ancor più drammatica la sorte per la povera Fantine (Anne Hathaway), che arriva perfino a vendere i suoi capelli e a prostituirsi pur di racimolare qualche franco per la figliola.

Valjean e Fantine, padri putativi dei tanti Stefano Cucchi morti nell’indifferenza e per mano della mera brutalità umana. Quante vite si sono arrese chilometri e miglia prima della linea del traguardo? Ma sulla strada di Valjean c’è il Vescovo di Digne (Colm Wilkinson). 

Da lui viene sfamato. Riscaldato, ma lo ripaga rubandogli tutta l’argenteria. Messo dinnanzi al fatto compiuto dai gendarmi, il ministro religioso non lo denuncia. E anzi, gli aggiunge nel sacco due candelabri d’argento. È la svolta della sua vita. Jean Valjean scopre che non esiste solo il lato malvagio. 

Un uomo crede in lui. Un uomo ha riposto fiducia in lui. Anche se non la meriterebbe visto che gli ha appena rubato in casa. È una piccola frazione di esistenza dove una sola azione gentile riesce a cambiare il mondo. E così sarà. Aiutando l’ex-detenuto, quest’ultimo diventerà un altro uomo. Votato al lavoro. Al sacrificio. Ad aiutare il prossimo. A non abbandonare chi chiede aiuto. 

Ma per quanti sforzi si compiano, c’è sempre chi è pronto a giudicare e punire. Chi sbaglia, sbaglierà per sempre. Chi sarà mai allora questo inflessibile Javert (Russel Crowe)? Che cosa anima la sua tempra di pietra? Perché ha rinunciato al proprio cuore? Perché Jean Valjean non può cambiare e lui invece ne fu capace?

Glielo dice chiaramente, che conosce la gente come lui perché è stato in gattabuia. È nato in prigione ma adesso è un ispettore di polizia. Il suo mondo non conosce tonalità. Il mondo per lui è fatto solo di Javert e Jean Valjean. Per lui non c’è compassione né pietà.

La storia del mondo si ripete. Ritorna. Ricicla. In mezzo a battaglie alla brutalità dell’esercito capace di uccidere sulle barricate a sangue freddo anche il piccolo Gavroche (Daniel Huttlestone), c’è anche spazio per l’amore.

Quello impossibile di Éponine (Samantha Barks) per Marius, e quello a prima vista di quest’ultimo per Cosette. Lui, romantico antenato dei futuri Christian moulinrougiani. Pronto a fare di tutto pur d’incrociare ancora lo sguardo di quella sfuggente giovane ragazza.

Il sangue si è fermato. Troppo ne è sgorgato. Qualcosa nel mondo è già cambiato. Come a molti genitori capita, anche Valjean ha trovato nella figlia adottata Cosette la ragione della sua vita. E a motti rivoluzionari sedati, si consegna alla solitudine del convento pur di non segnare per sempre il destino della fanciulla con il proprio passato galeotto che potrebbe sempre tornare fuori. 

Ma il fato vuole che nel giorno delle nozze della ragazza con l’amato Marius, questi scopra dove si sia rintanato il vecchio Jean, e allora i due giovani corrono lì. Fioccano le lacrime. Calde. Contagiose. Senza ritorno. Un uomo vecchio e stanco ha compiuto la sua missione e mantenuto la promessa fatta a una madre morente. 

Oggi quella bambina impaurita incontrata anni or sono nel bosco è una splendida ragazza maritata, incapace di trattenere il pianto dinnanzi all’inevitabile destino di un uomo prossimo alla morte. E mentre si avvicina il fantasma di Fantine, si può solo desiderare di restare nel buio (della proiezione) il più a lungo possibile. Per lasciare ai propri sentimenti il tempo di adattarsi a un mondo dove non potremo più parlare, se non nei nostri cuori, con chi abbiamo amato.

E se “dalle piazze e dalle vie un nuovo canto si è ormai già levato, chiamando alla rivolta delle barricate un popolo ribelle”, per rompere le catene dell’odio dentro noi stessi e “avanzare contro ogni avversità al grido d'uguaglianza, fratellanza e libertà”, c’è bisogno di qualcosa o qualcuno più forte anche di un’idea. Gli occhi lucidi di Cosette.

Les Misérables - Javert (Russel Crowe) e Valjean (Hugh Jackman)
Les Miserables - Éponine (Samantha Barks)
Les Miserables - Cosette bambina (Isabel Allen)
Les Miserables - Jean Valjean (Hugh Jackman)
Les Miserables - Fantine (Anne Hathaway)
Les Misérables (2012, di Tom Hooper) - Cosette e Marius si sposano
il piccolo Gavroche (Daniel Huttlestone)
Les Misérables (2012, di Tom Hooper) - il popolo in rivolta

mercoledì 23 novembre 2011

Il gladiatore, la vendetta in questa vita

Il gladiatore - Massimo Decimo Meridio (Russell Crowe)
Il gladiatore (2000, Ridley Scott) - L'inferno glorioso della Roma imperiale è ormai un lontano ricordo per l'ex-generale Massimo Decimo Meridio.

di Luca Ferrari


Dalla gloria alle catene. Massimo (Russel Crowe) è uno schiavo costretto a uccidere nell'arena del Colosseo per sopravvivere. La maschera se l'è dovuta già togliere e il nuovo tiranno lo vuole morto sulla sabbia. Ma lui resiste, e se la spada e le tigri non bastano, ci si mette la lingua a trapassare senza pietà. La vigliaccheria più squallida ben protetta dai possenti pretoriani. 

Sbeffeggiato volgarmente dall’Imperatore Commodo (Joaquin Phoenix) sull’assassinio/stupro della moglie e l’uccisione del figlioletto, lo schiavo-gladiatore  respira profondo e sentenzia con lo sguardo appena chino: Il tempo degli onori presto finirà anche per te…principe!...E andandosene, le gaurdie imperiali si spostano per lasciarlo passare e il pubblico chiama solo lui. Massimo, Massimo, Massimo.

lunedì 21 novembre 2011

Cinderella Man, la forza del latte

Cinderella Man - Jim Braddock (Russel Crowe) e Joe Gould (Paul Giamatti)
Cinderella man (2005, di Ron Howard) - Joe Gould (Paul Giamatti) a Jim Braddock (Russell Crowe), nell'incontro per il titolo dei pesi massimi contro Max Bear (Craig Bierko): Lo devi battere con la forza che hai dentro!