In carenza da grande schermo? Assolutamente, sì. Il Circuito Cinema Venezia Mestre ha trovato il modo di sopportare l'astinenza con un gioco dedicato al Maestro Federico Fellini.
L'arrivo sempre in super-anticipo per essere il primo a entrare in sala. La scelta del proprio posto preferito, 3-4 file in giù da quella superiore leggermente spostato sulla sinistra rispetto al centro della fila. La lettura di una rivista cinematografica in attesa dell'atteso momento dei trailer. Un curioso sguardo ai compagni/e di proiezione e poi lui, il momento più atteso. Lo spegnimento delle luci e i primi scampoli di film. Nessuno come "cineluk - il cinema come non lo avete mai letto" sente la mancanza del grande schermo e il contatto con la sala. Che fare allora per sopportare questa astinenza forzata?
Votare è semplicissimo. Una volta pubblicato il post specifico della sfida, cliccare sull'immagine del film preferito. Un tabellone che mi ha subito riportato alla mente il leggendario torneo di braccio di ferro con Sylvester Stallone in "Over the Top". A cominciare da oggi, sabato 11 aprile 2020, si sfideranno: Amarcord (1973, di cui fu assistente alla regia Gerald Morin) vs Satyricon (969), il vincitore dei quali troverà in semifinale chi uscirà dallo scontro mortale tra Lo sceicco bianco (1952) opposto a La strada (1954). Nella parte bassa del tabellone invece, a cercare la strada della finalissima saranno le sfide tra Le notte di Cabiria (1957) vs La dolce vita (1960), quindi l'ultimo dei quarti: I vitelloni (1953) vs 8½ (1963).
Cineluk guarda già alla finale e questo è il mio pronostico: "La strada vs. La dolce vita." Adesso, non mi resta che votare e aspettare. Adesso tocca a voi.
Gioca con il Circuito Cinema Venezia Mestre e i film di Federico Fellini!
Il tabellone della Coppa Gradisca del Circuito Cinema Venezia Mestre per eleggere il miglior film di Federico Fellini
"Eliminiamo tutto quello che infastidisce la nostra cultura". Pacato e intelligente, Paolo Villaggio da una lezione di umanità alla politica italiana, incluso un acerbo Matteo Salvini.
"A questo punto bisognerebbe liberarsi di tutto quello che può dare fastidio: gli anziani si potrebbero eliminare facilmente. I mutilati, i ciechi, gli storpi, i malati di mente. Tutto quello che in più che dà fastidio alla nostra cultura. Il mio timore è che voi (leghisti, padani) non siete adatti a eliminare completamente questo problema. Col passare del tempo sarà molto difficile. Il timore di noi Fantozzi è che voi leghisti non abbiate la personalità dei nazisti. Sarebbe il caso di appaltare l'eliminazione di tutti gli extracomunitari a un'associazione tedesca. Ci sono i pronipoti di Auschwitz, Belsen. Quelli si che erano bravi".
Potere dei social netwtork. Potere di Facebook e il suo veloce passaparola, o meglio, condivisione. Potere di un attore che prim'ancora è stato un uomo. Paolo Villaggio (1932-2017), davanti a figuranti della politica italiana, incluso un acerbo Matteo Salvini, gli spiega le sue preoccupazioni. Partendo da cosa voterebbe oggi il suo personaggio più celebre, il vessato sottoposto Ugo Fantozzi, si apre col cuore in mano. Spiegando senza mai alzare la voce né perdere le staffe (e davanti a lui c'è pure Mario Borghezio e Daniela Santanchè, ndr) come gli eredi dello sterminio ebraico sarebbero le persone più idonee per fare ciò che gli ex-padani, oggi banalmente e più convenientemente solo leghisti, non sanno proprio fare.
Perché adesso? Perché queste parole? Perché adesso Paolo Villaggio? Perché una parte d'Italia è stufa di vedere gli ultimi accusati di tutti i mali di questo paese. Perché una parte di questa nazione è esausta dal sentire le solite tiritere ignoranti e razziste per confondere le idee, ben sferzate da ridicoli programmi televisivi, fake news e altra spazzatura simile. Alle ultime elezioni politiche la maggioranza di chi ha votato, ha scelto di affidarsi a improvvisati e approfittatori. Ma perché la Lega non ha mai alzato i toni contro gli ebrei? Troppo forti, oggi. Troppo da perdere. Meglio sparare, o usare le ruspe contro immigrati, musulmani e negri. Tanto per questa gente sono la stessa cosa.
Paolo Villaggio esprime le sue preoccupazioni ai leghisti
E.T. l'extra-terrestre (1982, di Steven Spielberg)
Passione e condivisione. È nato su Facebook il gruppo Film Anni 80. Alla (costante) scoperta della cinematografia di un decennio che ha fatto la storia del grande schermo.
“Esplosioni verdi, gente che entra ed esce volando?! Ah non può essere vero, io chiamo la polizia...", diceva sconvolto il coraggioso Jack Burton (Kurt Russell) ai propri compagni d'avventura dopo aver fatto la "conoscenza" delle Tre Bufere. Una frase epica del cult Grosso guaio a Chinatown (1986, di John Carpenter). Incomincio qui, dalle parole di Fabio Oshii, fondatore su Facebook del gruppo Film Anni 80 - Official Group 2.0.
Il dio-esorcista Beetlejuice. Il maestro Miyagi di Karate Kid. Marty "Ritorno al futuro" McFly. Robocop, Indiana Jones, Willow, qualche Gremlin e ancora altri. Sono tutti lì. In una sorta di tavolata Leonardesca con al centro quell'extraterrestre rimasto nel cuore di ciascuno di noi, E.T. È questa la foto-sfondo che accoglie ogni giorno le migliaia di iscritti del gruppo facebook Film anni 80 il cui fondatore è il siciliano Fabio Oshii. Classe '73, di professione insegnante di computer grafica, ha un passato da sceneggiatore di cartoon e fumetti.
Film anni 80. Cinque mesi di vita compiuti quest'oggi e oltre 12.000 iscritti. "Non mi sarei mai aspettato una simile successo" racconta Fabio, "Ci tengo però a sottolineare che gran parte del successo lo si deve a persone straordinarie che vi riversano ogni giorno tutta la loro passione e competenza. Ciò che adoro maggiormente è vedere come ognuno di loro si sia ritagliato un proprio spazio con una rubrica: dal cinema trash, agli aneddoti, ai backstage. Il tutto senza alcuna indicazione da parte mia".
Il 30 gennaio è un giorno importante per il gruppo ma non solo. Oggi sono nati tre grandissimi Premi Oscar a cominciare dalla londinese Vanessa Redgrave, il più giovane Christian Bale e infine il monumentale Gene Hackman, protagonista di moltissime epiche pellicole, anni Ottanta inclusi, a cominciare da Superman II (1980, di Richared Lester) cui un membro del gruppo ha dedicato una foto in versione "boccia". Altri titoli epici dell'attore californiano classe 1930, Fratelli nella notte (1983, di Ted Kotcheff) e Mississippi Burning - Le radici dell'odio (1988, di Alan Parker). quest'ultimo (tragicamente) più attuale che mai.
Il cinema è una passione, un grande passione. Condivisione e interesse sono la molla. Tra i film più citati, la saga di Ritorno al futuro, passando per le scorribande a base di cazzotti e risate di Bud Spencer e Terence Hill, senza dimenticarsi dei vari Sylvester Stallone (Rocky, Rambo, etc), Arnold Schwarzenegger, il cult natalizio per eccellenza Una poltrona per due (1983 di John Landis con Dan Aykroyd, Eddie Murphy e Jamie Lee Curtis), War Games (1983, di John Badham) e l'elenco potrebbe continuare all'infinito. Ma aldilà dei nomi classici, il gruppo è una grandissima occasione per scoprire titoli magari ancora mancanti nel proprio cine-bagaglio culturale.
A dispetto di una sconfinata passione per il cinema anni 80, vedi anche il Facebookiano cognome-tributo allo scrittore e regista giapponese Mamoru Oshii (Lamù la ragazza dello spazio, vi dice niente?), Fabio utilizza una foto del terzo millennio per il proprio profilo social, ossia lo spietato nazista Hellstrom (August Diehl) del Tarantiniano Bastardi senza gloria (2009) durante la partita di carte a "indovina chi è". Una scelta questa, come ha spiegato il diretto interessato, per esorcizzare la fortuna e magari "un giorno essere ricordato per avere creato il più grande gruppo italiano a tema film anni '80 di Facebook".
Perché proprio un gruppo su film degli anni '80?
Un gruppo dedicato agli anni '80 non solo in quanto è stato per me il periodo dell'infanzia e dell'apertura alle meraviglie del cinema, ma ritengo che rappresenti una fase unica e irripetibile, tanto per la storia del cinema quanto per quella della musica. Un periodo questo in cui si sono gettate le basi per molte delle tendenze future e contemporanee. Mi basterebbe citare il grande John Carpenter nell'ambito del cinema horror/fantastico per dimostrare quanto oggi chiunque faccia cinema di genere sia praticamente costretto a fare i conti con gli anni Ottanta. Potrei continuare con il cinema di formazione, adolescenziale, etc. e il discorso si potrebbe tranquillamente estendere alla musica"
Qual è invece un difetto dei film anni '80?
Se dovessi cercare a tutti i costi un difetto, direi che è la "sbrigatività" nella costruzione di alcuni personaggi. Però, a ben pensarci, questo è anche un punto di forza che rende dannatamente immediati alcuni grandi caratteri presenti in quei film, divenuti ormai mitologici.
Domanda inevitabile. Quali sono i tuoi film preferiti di quell'epoca?
Per me i migliori in assoluto sono: 1997: Fuga da New York (1981, di John Carpenter), Terminator (1984, di James Cameron), Shining (1980, di Stanley Kubrick), Full Metal Jacket (1987, di Stanley Kubrick), Nightmare 1, 3 e 4 (1984. 87-88), Aliens - scontro finale (1986, di James Cameron), La storia infinita (1984, di Wolfgang Petersen), I goonies (1985, di Richard Donner), Videodrome (1983, di David Cronenberg) e Inseparabili (1988, di David Cronenberg) ma mi rendo conto che potrei andare avanti per ore e che ne sto trascurando parecchi altrettanto validi, quindi mi fermo qui.
A titolo personale, ho scoperto questo gruppo grazie al conterraneo Mattia Angelo Scalabrin, grandissimo appassionato del genere con cui mi capita di avere interessanti cine-conversazioni. "Il mio film preferito è Ragazzi perduti (1987, di Joel Schumacher) racconta, "Un horror dove i vampiri sono delle semplici macchine di morte e Kiefer Sutherland (Stand by me, Codice d'onore, Il fondamentalista riluttante)è uno di loro. Il celebre figlio d'arte a mio parere è perfetto in questo ruolo".
Parli del cinema anni 80 ed è impossibile non pensare al cine-scempio di cui è stato (ed è tutt'ora) oggetto da anni. Remake, reboot, rivisitazioni. Il risultato è sempre lo stesso: anemico. Ha molto diviso Mad Max Fury Road (2015, di George Miller), rivisitazione della trilogia diretta dallo stesso regista, film questo al contrario apprezzato da molti membri del gruppo e Fabio stesso. Ma per quest'ultimo è la classica eccezione, "I risultati sono stati quasi sempre deludenti se non addirittura disastrosi, vedi l'ultimo Ghostbusters".
Torno sul gruppo Film Anni 80 ed ecco la consueta cascata di nuovi post. È stata pubblicata la locandina di Ladyhawke (1983, di Richard Donner con Rutger Hauer, Michelle Pfeiffer e Matthew Broderick), aggiungendo come commento "Per chi ama il genere fantasy è stato uno dei più belli!". Non lo vedo da una vita e ora mi è tornata una folle voglia di rivederlo. Ieri invece, fra i tantissimi contributi, una doppia foto di Gunny (1986), scritto e diretto dal premio Oscar Clint Eastwood, che ha scatenato la corsa a chi si ricorda più battute.
Leggo ancora. Commento. Ripenso. Parafrasando le parole dell'Imperatrice (La storia infinita). "La cinematografia dei mitici Eighties risorge ogni giorno. Dai nostri sogni. Dai nostri desideri... Dal gruppo Film Anni 80 su Facebook".
Neverendig Story (by Limahl)
Grosso guaio a Chinatown (1986, diretto da John Carpenter)
Ragazzi perduti (1987, di Joel Schumacher)
Per vincere domani - The Karate Kid (1984, di John G. Avildsen)
(da sx) i registi Pier Paolo Pasolini e Gabriele Muccino
Gabriele Muccino critica Pasolini e viene massacrato dal web. Nel corso di Che tempo che fa però, il giornalista Massimo Gramellini dice una sacrosanta verità. di Luca Ferrari
Il
regista Gabriele Muccino l'ha fatta grossa. Dal suo profilo di Facebook
ha osato toccare uno dei mostri sacri del cinema italiano, Pier Paolo
Pasolini (1922-1975), di cui lo scorso 2 novembre ricorreva il
quarantennale della sua morte. Nonostante parole più che benevole su
altre doti dell'artista, non è stato così tenero sul fronte della
settima arte, in qualche modo additandolo come il primo esempio (suo
malgrado) di cineasta improvvisato.
Questo è ciò che aveva scritto sul social network: “Per quanto
io ami Pasolini pensatore, giornalista e scrittore ho sempre pensato che
come regista fosse fuori posto, anzi era semplicemente un – non regista
–, che usava la macchina da presa in modo amatoriale, senza stile,
senza un punto di vista meramente cinematografico sulle cose che
raccontava, in anni in cui il cinema italiano era cosa altissima, faceva
da scuola di poetica e racconto cinematico e cinematografico in tutto
il mondo”.
Muccino è un regista controverso. Ha diretto un film
generazionale, L'ultimo bacio (2001) e in qualche modo sembra ancora
pagarne il prezzo con una grossa fetta di pubblico e critica che non gli
da pace. Ha lasciato l'Italia e se n'è andato negli Stati Uniti
dirigendo quattro film dall'esito diverso. Decisamente mediocre Quello
che so sull'amore (2012), di gran lunga superiore il recente Padri e figlie (2015) dove a svettare è una notevole prova attoriale di Amanda
Seyfried.
Vista la massa di commenti e insulti, Muccino ha dovuto chiudere
il proprio profilo facebookiano. Ma perché tutto questo accanimento? Ha
davvero detto qualcosa che non sta né in cielo né in terra? Può essere,
però rimane una sua opinione e per quanto non condivisibile, il regista
romano non ha certo sfregiato la memoria del collega bolognese. Ha espresso un parere in
termini pacati e quando si è ritrovato a dover gestire l'ondata di
malcontento, ha replicato con altrettanta garbo.
Inoltre
c'è un dettaglio che proprio non mi torna. Pasolini era un omosessuale.
In questi giorni è uscito sul grande schermo il film Freeheld - Amore, giustizia, uguaglianza (2015 di Peter Sollett) con protagoniste Julianne Moore ed Ellen Page. Al giorno d'oggi ci sono politici e sindaci che parlano in
modo vergognoso sul discorso gender, un problema di cui Pasolini ne
avrebbe di sicuro avute da dire, scrivere e magari ancora dirigere. Perché allora invece di sprecare energie e tossine contro un innocuo regista non si utilizzano le proprie
forze contro i veri problemi?
Non condivido ciò che ha scritto Gabriele Muccino ma allo stesso tempo
non sono stato attraversato da cotal furore e astio nei suoi confronti
anche perché, se l'obiettivo era quello di colpirlo, la reazione sarebbe dovuta essere una e una unica: l'indifferenza. Invece no, pioggia di
insulti ed ecco che diventa un caso. Troppo facile poi parlare di
libertà d'espressione quando è la propria visione a risentirne. Troppo
facile difendere le vittime della nostra ideologia e sputare sopra chi
non la pensa come noi.
Sulla questione infine è intervenuto anche Massimo Gramellini, durante
la trasmissione Che tempo che fa di sabato 7 novembre. Parole, quelle
del giornalista torinese che condivido in pieno e che danno la migliore e più
degna chiusura di questo, chiamiamolo così, scambio di opinioni tra
Muccino e il resto del web. “Se Pasolini fosse vivo”, ha detto Gramellini,
“sarebbe stato il primo a difendere Muccino per queste sue parole”.
E tu cosa ne pensi? Posta uncommento nell'apposito spazio.
“Da un grande potere deriva una grande responsabilità”. È un po’ il leitmotiv di Peter Parker/Spider Man. Ma quello che si leggeva nello sguardo malinconico di Tobey Maguire, ora è già il passato. Ad appena cinque anni dall’ultima volta che indossò la tuta rosso-blu diretto da Sam Raimi, è già tempo di una nuova (presumibile) saga con protagonista il giovane Andrew Garfield nella parte dell’eroe mascherato in The Amazing Spider-Man (2012, di Marc Webb).
Prima ancora che esca, questa versione tridimensionale appare differente. Più simile al fumetto originale, facendo emergere il lato più ironico del protagonista. Fin qua tutto bene. Quello che colpisce è come venga molto ampliato il fattore “maschera”, tutta variopinta capace di cancellare le proprie insicurezze, incarnando così al meglio l’era dei social network, in particolar modo Facebook, dove anche il meno cuor di leone si può spacciare per un gladiatore senza macchia.
Voci di corridoio parlano che la maggior parte dei profili femminili siano in realtà uomini, con tutte le logiche conseguenze del caso. Qualcosa di molto simile visto accadere in tempi non sospetti in Closer (2004, di Mike Nichols) dove il debole di Dan (Jude Law) si spacciava via chat con Larry (Clive Owen) per Anna (Julia Roberts).
Spider-Man è sempre l’Uomo Ragno, certo. Un essere umano che improvvisamente dotato di super poteri, decide di metterli al servizio della giustizia. Ma la domanda che continua ad azzannarmi le meningi è: perché c’è sempre più bisogno di un qualcosa d’altro per fare del bene? Ed è sempre stato così. Senza una divisa o una religione da impugnare, l’essere umano è incapace di aiutare i deboli e gl’indifesi. E ce ne sono. Ce ne saranno assai. Aumenteranno sempre di più.
E sotto questo punto di vista la cinematografia aiuta poco, proponendo eroi che non esisteranno mai. Personalmente adoro le pellicole tratte dal genere Marvel ma questa improvvisa sovraesposizione del genere indica chiaramente la mancanza di idee da una parte, e dall’altra, cosa assai peggiore, la volontà di non voler investire in storie e sceneggiature che non garantiscano nel primo weekend di programmazione incassi da milioni di dollari.
E perché poi un eroe mascherato che fa del bene deve essere sempre ostacolato da chi dovrebbe stare dalla sua parte? Pensare di trovare persone intelligenti come il sergente James Gordon (sponda Batman) è un’impresa pressoché impossibile. Finché continueremo a mostrare solo personaggi con poteri improponibili, il mondo continuerà a credere di non potere fare nulla e si affiderà a sogni di interventi soprannaturali che mai esisteranno. Il cinema non dovrebbe limitarsi solo a far sognare. Dovrebbe essere una fonte d'ispirazione per modificare le tante lacune del presente.
Perché Peter Parker è costretto a essere Spider-Man? Non potrebbe agire senza maschera? La risposta è no. Diventerebbe un fenomeno da baraccone. Verrebbe usato come cavia per clonare il suo sangue e fare un esercito di indistruttibili. Sognare un mondo migliore, è bello. Crearne uno, sarebbe fantastico. Aspetto tutte le vostre maschere nella mia cassetta della posta.
The Amazing Spider-Man - il nuovo Spider-Man (Andrew Garfield)
Spider-Man 2 - il vecchio Spider-Man (Tobey Maguire)