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Visualizzazione post con etichetta Woody Harrelson. Mostra tutti i post
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mercoledì 31 gennaio 2018

Tre manifesti contro il silenzio

Tre manifesti a Ebbbing, Missouri - la combattiva Mildred Hayes (Frances McDormand
Tagliente. Deciso. Controcorrente. Nessuno si piange addosso. Tre manifesti per alzarsi e combattere. Tre manifesti a Ebbing, Missouri (2017, di Martin McDonagh).

di Luca Ferrari

Angela Hayes (Kathryn Newton) è stata violentata e uccisa. Stufa della sonnolenza della polizia locale, sua madre Mildred (Frances McDormand) è decisa a fare qualcosa. Ecco allora l'idea. Su una strada locale, quello che attraversa ogni giorno dalla propria abitazione al paese, affitta per un anno tre giganteschi cartelloni pubblicitari e vi fa scrivere tre messaggi rivolti allo sceriffo. Una scelta questa che l'autorità non gradirà troppo. Tre manifesti a Ebbing, Missouri (2017, di Martin McDonagh).

Stuprata mentre stava morendo. E ancora nessun arresto. Come mai, sceriffo Willoughby? Sono i tre manifesti voluti da Mildred Hayes. La notizia arriva come un boomerang all'ufficio della Legge. Se l'agente Jason Dixon (Sam Rockwell) dimostra di mal tollerare questa azione, comunque consentita legalmente parlando, e vorrebbe subito passare alle maniere forti, lo sceriffo Bill Willoughby (Woody Harrelson) è più incline al dialogo, e va a trovare la donna per cercare di risolvere la situazione.

Mildred non ci sente. Parla diretta e non usa mezze parole. Non si fa intimidire da distintivi e non accetta consigli dalle tonache. Sua figlia è stata ammazzata in modo brutale e dinnanzi all'inerzia delle indagini, lei ha reagito. Se tutti non lo gradiscono, non è affar suo. A farne le spese invece, chi dalla polizia e chi tra i banchi di scuola, il titolare dell'agenzia pubblicitaria dove Mildred ha noleggiato i cartelloni, Red Welby (Caleb Landry Jones), e l'altro figlio di lei, Robbie (Lucas Hedges).

Artefice (carnefice) di un brutto episodio di abuso ai danni di un ragazzo di colore, l’agente Dixon è una mina vagante. Sempre pronto a menar le mani e il manganello. Non ha nessun legame sentimentale e vive ancora con l’anziana madre. Distintivo a parte, è mal visto da molti di Ebbing (località fittizia dello stato del Missouri, ndr). Parla quasi barcollando. Vuole essere rispettato ma i suoi modi lo portano a essere subdolo più che dalla parte della Legge.

I sentieri proseguono. I personaggi si guardano in cagnesco. C’è una sottile vena di rispetto ma perché venga davvero a galla, bisogna scavare dentro le persone. Lo sceriffo intanto non se la passa troppo bene. E' malato e ciò che sembra un destino segnato potrebbe fare saltare molti equilibri. Ad aggiungere benzina alla miscela, l’arrivo in città di un forestiero dai modi poco gentili che vuol far credere di sapere qualcosa dell’omicidio di Angela.

Già vincitore del Premio Osella per la Miglior sceneggiatura (Martin McDonagh) alla 74° Mostra Internazionale d’Arte cinematografica di Venezia, dove è stato presentato in anteprima, e di quattro Golden Globe come Miglior film drammatico, per la Migliore attrice in un film drammatico a Frances McDormand, per il Miglior attore non protagonista a Sam Rockwell e la Migliore sceneggiatura a McDonagh, Tre manifesti a Ebbing, Missouri è ora atteso da nuove sfide

Si comincia il 18 febbraio con i BAFTA - British Academy Film Awards dove la pellicola è candidata a nove premi. Poche settimane dopo, 4 marzo, ecco l’appuntamento più atteso: la 90° edizione dei premi Oscar, dove le nomination sono sei. Miglior film, attrice protagonista (McDormand), miglior attore non protagonista (Woody Harrelson e Sam Rockwell), miglior sceneggiatura originale a Martin McDonagh, montaggio a Jon Gregory e  colonna sonora a Carter Burwell.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri (2017, di Martin McDonagh) è un film potente, alla cui base vi è  una sceneggiatura solida e tre notevoli interpreti. Frances McDormand (Mississipi Burning - Le radici dell'odio, Fargo, Promised Land) è una donna combattiva. Il suo sguardo. Il suo modo di camminare. Ha subito una grave ingiustizia e perciò si alza in piedi. Non chiede l'aiuto di nessuno. Agisce, pronta a mettersi contro tutto e tutti se necessario.

Meno noto al grande pubblico, Sam Rockwell (Il genio della truffa, Frost/Nixon - Il duello, Iron Man 2) ha finalmente trovato il ruolo della carriera. Il suo sbirro Dixon sembra incarnare il peggio dell'America Trumpiana: ignoranza e razzismo. Questa però è solo la crosta superficiale. Il suo personaggio ha molto da dire, e quando si ritroverà pieno di ustioni e pestato a sangue, in molti forse cominceranno a rivalutarlo a cominciare da Mildred stessa.

Più sofferente e poetica la figura dello sceriffo, ben incarnata dall'ex-Natural Born Killer Woody Harrelson (Larry Flint - Oltre lo scandalo, Hunger Games, The War - Il pianeta delle scimmie). Nel cast anche il bravo Peter Dincklage (Funeral PartyIl trono di spade, Pixels) nei panni di James, amico di Mildred e non avvezzo a manifestarle la propria simpatia sentimentale, e John Hawkes (Dal tramonto all'alba, Lincoln, Everest), l'ex-marito di quest'ultima ora alle prese con la nuova fidanzatina ventenne.

Tre manifesti per far sentire la propria voce. Tre manifesti per rompere il silenzio a cui troppo spesso ci si abitua, dentro e fuori di sé. Tre manifesti per provocare senza offendere. Tre manifesti per far vedere i nostri muscoli. Tre manifesti perché a un certo punto il troppo è troppo, e se qualcuno crede che tutto quello che passa ci vada bene, non ha capito niente. Tre manifesti per cominciare ad alzare i toni e affrontare il mondo.

Tre manifesti a Ebbing, Missouri (2017, di Martin McDonagh) è l'antitesi dei tempi moderni. I suoi protagonisti non cercano scorciatoie per sfuggire al proprio destino cui si trovano loro magrado. Lo affrontano senza lamentarsi e ne pagano le conseguenze. Non si preoccupano delle cicatrici. Se le tengono senza nasconderle. Non si curano di ciò che pensa il prossimo. I protagonisti di Tre manifesti a Ebbing, Missouri non hanno tempo né voglia di andare d'accordo con tutti e se questo non sta bene loro, fanculo!

Il trailer di Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Tre manifesti a Ebbbing, Missouri - lo sceriffo Willoughby (Woody Harrelson) e l'agente Dixon (Sam Rockwell) durante l'interrogatorio a Mildred (Frances McDormand
Cinema Rossini di Venezia, una lettura "a tema" di Ciak e poi si comincia! © Luca Ferrari

venerdì 30 giugno 2017

Il basket di Chi non salta bianco è... "anche" al Lido

Chi non salta bianco è - il cestista bianco Billy Hoyle (Woody Harrelson)
Brillante commedia anni '90 ambientata sui campi da basket, già mi pregusto le sfide di Chi non salta bianco è (di Ron Shelton) nel Torneo dei Sestieri al Lido di Venezia.

di Luca Ferrari

Sport, cinema e realtà. La vita ispira, la telecamera riprende e il presente mescola l'insieme. Nello stesso anno in cui il mitico Dream Team americano incantò il mondo alle Olimpiadi di Barcellona, uscì Chi non salta bianco è (1992, di Ron Shelton). Tralasciando il consueto abominio italiano sul titolo (molto meglio e più esplicativo l'originale White Men Can't Jump), il film seppe mescolare con garbo amicizia, pregiudizi, azioni spettacolari, leggerezza e maturità. Il film ideale prima di scendere in campo al Torneo dei Sestieri, l'evento cestistico più celebre di Venezia che ha sede ogni anno nell'isola del Lido.

Sui campetti di basket a Venice Beach California il talentuoso Sidney Deane (Wesley Snipes) arrotonda lo stipendio sfidando (e truffando) tutti i malcapitati che incrocino la palla a spicchi con lui. Sulla sua strada però, o meglio sotto il suo canestro, incontra il bianco Billy Hoyle (Woody Harrelson), della sua stessa pasta e per niente intimorito dall'avversario che sostiene (addirittura) di aver fatto canestro a Michael Jordan, rifiutando di giocare con l'NBA. L'inedita coppia inizia a fare squadra puntando al piatto più grosso.

Debiti, presunzione e pregiudizi condiscono una storia ben diretta e senza chissà quale appeal da modelli. Il risultato è una storia dove, se è vero che i bianchi non sanno schiacciare con quella mano dentro il canestro come i neri, non significa che non sappiano fare sul serio. E sarà lo stesso Sidney a rendersene conto, non riservando a ogni modo colpi bassi al neo-compare e aiutandolo quando si tratta di far accettare la ragazza di lui, Gloria (Rosie Perez), al quiz Jeopardy! Da Venice Beach, negli Stati Uniti, all'unica e inimitabile Venezia italiana. Nella dirimpettaia isola del Lido, sede ogni anno della Mostra del Cinema, sta per prendere il via una nuova edizione del Torneo dei Sestieri.

Cinema e sport, il binomio spesso si è rivelato vincente. Chi più chi meno, s'intende. Bypassando il penoso Wimbledon (2004, di Richard Loncraine), il tennis si è risollevato con l'avvincente Borg vs McEnroe (2017, di Janus Metz), incentrato sulla prima finale del torneo inglese disputata tra il campione svedese (Sverrir Gudnason) e quello americano (Shia Labeouf). Ancor di più con la storia (anch'essa vera) che vide protagonisti uomo contro donna, La battaglia dei sessi 2017, di Jonathan Dayton e Valerie Faris) con Emma Stone a interpretare la campionessa Billy Jean King e Steve Carell in quelli dell'ex-numero 1, Bobby Riggs.

Risultati e lungometraggi molto diversi nel mondo del calcio dove Fuga per la vittoria (1981, di John Houston) ha saputo ben mescolare storia, sport e politica con un cast capace di annoverare Michael Caine e Sylvester Stallone da una parte, Pelè e Bobby Moore dall'altra. Molto amato dal pubblico, Febbre a 90° (1997, di David Evans) con il futuro premio Oscar, Colin Firth.

A inizio terzo millennio con Londra sempre più capitale economica europea, ecco sbarcare l'ottima commedia anglo-hindi Bend It Like Beckham (2002, di Gurinder Chadha) con Parminder Nagra e una giovanissima Keira Knightley. In tempi più recenti, opera pregevole Il maledetto United (2007, di Tom Hooper) con un cast all English da brividi: Michael Sheen, Colm Meaney e Timothy Spall, questi ultimi di nuovo insieme e protagonisti indiscussi del recente Il viaggio (The Journey).

Tra le varie incursioni del basket sul grande schermo invece, oltre al frizzante Forget Paris (1995 di Billy Crystal) con camei dei vari campioni Isiah Thomas, Kareem Abdul-Jabbar, David Robinson Charles Barkley, tra i film meglio riusciti e per certi versi sorprendenti visto il genere umano-animato, c'è di sicuro Space Jam  (1996, di Joe Pitka). Al centro della scena, "semplicemente" quel giocatore considerato il migliore di tutti i tempi, Michael Jordan, in campo, o meglio in squadra con i mitici Looney Tunes. Non va dimenticato il cult anni Ottanta Voglia di vincere (1985) con protagonista Michael J. Fox.

Sarà dal millennio scorso che non vedo questo film e la notizia del Torneo dei Sestieri mi ha messo una voglia folle di rivedere Chi non salta bianco è (1992, di Ron Shelton) ma devo aspettare che ripassi sul piccolo schermo o magari buttare l'occhio in qualche bel negozietto di DVD. Intanto mi rifaccio l'umore gustandomi qualche divertente scenetta su Youtube, spostandomi poi direttamente al Lido di Venezia a vedere che combinano i giocatori in carne e ossa. Ci vediamo lì.

Chi non salta bianco è, una scena

Lido di Venezia, il torneo dei Sestieri
Chi non salta bianco è - il cestista nero Sidney Deane (Wesley Snipes)