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giovedì 17 novembre 2011

One Day (2011), Cenerentola a Londra

One Day - Emma (Anne Hathaway)
Due classi a confronto. One Day (2011, di  Lone Scherfig). C’è chi cresce e matura senza abbandonare i propri sogni, e chi si dimena in percorsi viziati.

di Luca Ferrari

Nell’incomprensione di due vite ravvicinate, c’è un amore che chiede spazio. Imprigionato nell’aere stantio del retrobottega di uno dei tanti ristoranti etnici che affollano la grande città. Un amore che vuole la strada tutta per sé. Da scrivere nel continuo presente. In una Londra che divide senza abusate ideologie passeggere, Emma (Anne Hathaway) e Dexter (Jim Sturgess) cercano la propria pace. È il mondo fatalmente malinconico di One Day (2011, di  Lone Scherfig).

Il conseguimento della laurea avvicina due ragazzi. È il 15 luglio. Un giorno che rimarrà particolare nelle loro vite. Una mancata occasione di una notte di passione li renderà amici per sempre. Per lo meno nella testa di Dexter, belloccio capriccioso e lanciato in programmi televisivi di successo ma di scarso valore culturale (un Top of the Pops trash, per intenderci), tra droga, lussi e vallette tutto sesso.
 
Emma è diversa. Il cielo che sfreccia sopra di lei raramente mostra il sole. Tra un lavoro di ripiego e ambizioni di diventare una scrittrice nella bolgia della City londinese, è dolorosamente innamorata dell’amico. I due giovani continueranno a ritrovarsi in quella data dopo alterne fortune reciproche, crolli e storie sentimentali fallimentari, fino a un’inevitabile conclusione da happy end. Almeno così sembra.

Perché il fato alle volte sa mietere tristezza anche quando tutto sembra dover volgere al giusto. La telecamera si sofferma bene sugli interni. I muri scrostati della piccola abitazione di Emma stridono nel confronto con il bancone gigante pieno di alcolici della villa di Dexter. 

È amabile e tenero invece il tentativo di Alison (Patricia Clarkson), madre morente che non si rassegna all’idea di vedere il proprio figliolo buttarsi via in penosi spettacolini. È spietato, severo ma mai definitivamente separatista, il giudizio di Steven (Ken Scott), padre del Dexter perduto. 

Emma è una Cenerentola a Londra. Un po’ (troppo) Andy Sachs, stagista aspirante seria giornalista, stritolata dalle richieste impossibili della guru della moda Miranda Priestly (Meryl Streep) e la sua segretaria Emily (Emily Blunt), nell’indimenticabile Il diavolo veste Prada (2006). È  (ancora) un po’ Emma Allan, insicura sposina promessa di Bride Wars (2009), dove ingaggia un duello senza esclusione di colpi con l’amica/nemica del cuore Liv (Kate Hudson).

Lei è Anne Hathaway, abusata nel ruolo di brava ragazza anche dalla danese Lone Scherfig per il film One Day (2011), la cui regia non regala nulla di nuovo su quanto già non si sapesse della brava attrice newyorkese. E allora applausi anticipati a Christoperh Nolan, che le ha tolto l’aurea candida da burtoniana regina bianca e ha avuto il fegato di “ricoprirla” di lattice aderente per il ruolo di Catwoman nel The Dark Knight Rises, in arrivo nel 2012.

Oltre le luci artificiali e una cucina di periferia da ridipingere, One Day è un giorno speciale dove la campagna anglosassone, riscaldata da una luce impressionista, trova ancora la forza di amalgamare l’amarezza delle lacrime in un docile abbraccio di redenzione. Emma e Dexter. La loro zattera di fine orizzonte sventola la bandiera dei sentimenti incondizionati come unico baluardo contro gli errori della vita apparentemente senza ritorno. Forse un po’ troppo per affogare il tutto con una amichevole sbronza di ovomaltina.


Il trailer di One Day

One Day - Emma (Anne Hathaway) e Dexter (Jim Sturgess)
One Day - Emma (Anne Hathaway) e Dexter (Jim Sturgess)

Adoro i trailer…alle volte più dei film stessi

Una nuova avventura cinematografica mi attendeva mercoledì 16 novembre. Ero pronto. Poca gente come piace a me. One day (2011, di Lone Scherfig) con Anne Hathaway mi attendeva di lì a poco. 

Poi arriva lui. Guy Ritchie con Sherlock Holmes: A Game of Shadows (con l'affiatatissima coppia Robert Downey Jr. & Jude Law),  nelle sale italiane da venerdì 16 dicembre. Azione e ironia. Mi sale la voglia. È la prima volta che vedo il trailer di questo film al cinema. Il successivo Breaking down (che andrò a vedere la prossima settimana) è un ulteriore stimolo. 

Alle volte il momento dei trailer al buio lo preferisco quasi alla visione del film stesso. Si fa per dire, ma ne sono davvero innamorato. È un’arte sopraffina. Poco più di un minuto per condensare al meglio una storia. Passerei ore davanti al Grande Schermo a vedere i trailer. Alcuni sono favolosi e capaci di nascondere le lacune dei film. ù

Il caso più eclatante? Elizabeth: The Golden Age (2007, di Shekhar Kapur). Trailer perfetto. Film scadente e imitazione del primo capitolo della regina inglese (Elizabeth, 1998); l’audio del trailer l’avevo perfino registrato in una audio cassetta con cui andavo a correre. Tra i migliori? The Dark Knight (2008), Parnassus (2009), RED (2011). Poi ci sono quelli che celano il colpo di scena, come l’ultimo capitolo dell’Era Glaciale, L’alba dei Dinosauri (2009) dove il neo-personaggio, il furetto Buck, non era presente. Il 16 dicembre esce il secondo capitolo della saga di Sherlock Holmes. Il trailer mi strega. E mentre inizia la tormentata love story della bella Emma, mi scopro voler essere in mezzo all’avventura, e quell’urlo di Holmes “Questa è la mia luna di mieleeee”, appeso fuori dal treno con Sherlock è già da leggenda. Attendo…

lunedì 14 novembre 2011

Da dove nasce il Grande Cinema

“Ai miei studenti insegno a custodire i ricordi: non c’è storia migliore di quella che vivono” Stewart Stern, sceneggiatore di Gioventù bruciata (1955).

domenica 13 novembre 2011

Boldi-De Sica-Pieraccioni, la pensione vi aspetta

(da sx) Christian De Sica, Massimo Boldi e Leonardo Pieraccioni
Ma quando finirà l'epopea dei cinepanettoni? Opere anacronistiche i cui principiali interpreti (De Sica, Boldi e ormai anche Pieraccioni) continuano a propinarci.

di Luca Ferrari

I dolci di Halloween sono belli che andati. Pandoro e panettoni guadagnano sempre più spazio negli scaffali di supermercati e pasticcerie. Con l’approssimarsi del 25 dicembre, prima ancora di sentire parlare di Babbo Natale o presepe che sia, l'insopportabile parola cinepanettone imperversa su giornali e televisioni, enfatizzata a non finire con quell'alone di  divertimento assicurato.

Una tortura. Un filone nostalgico (evidentemente per molti) di quella misera superficialità anni ’80, riproposta per l’ennesima volta dai suoi due più fulgidi alfieri, ahinoi pure divisi e quindi con due film, Massimo Boldi e Christian De Sica. Il 21 ottobre scorso è uscito Matrimonio a Parigi (2011, di Claudio Risi) con protagonista l’attore lombardo, mentre uscirà il 16 dicembre Vacanze di natale – Cortina (2011, di Neri Parenti), con protagonista il comico romano. 

È possibile che ogni anno questo genere di film raccolga spettatori su spettatori? Viene spacciata per comicità. Per momenti di leggerezza. Sarebbe ora che si chiamassero le cose per quello che sono: specchio esasperato e gratuitamente involgarito della più becera italianità.

Non è da meno ormai il collega Leonardo Pieraccioni, che dopo i fasti de I laureati (1995) e Il ciclone (1996), non è più stato capace di proporre qualcosa di diverso dal formula “sfigato che alla fine sta con la bella + bellona del momento + spalla toscana”. E per il terzo anno, cavalcando la linea del facile incasso del film pre-25 dicembre, dopo i deludenti Una moglie bellissima (2007) e Io & Marilyn (2009), entrambi usciti nei rispettivi periodi natalizi, tocca a Finalmente la felicità, in uscita il 16 dicembre. 

Ho una sola speranza. Che il nuovo capitolo di Sherlock Holmes con la coppia Robert Downey Jr & Jude Law diretti ancora da Guy Ritchie, Le Idi di Marzo con il suo cast da brividi (Ryan Gosling, George Clooney, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Philip Seymour Hoffman, Paul Giamatti), spalleggiati dalla nuova pellicola di Clint Eastwood, J. Edgard, con Leonardo DiCaprio, Naomi Watts e Judi Dench, spazzino via una volta per tutte questo tipo di commedia italiana che non ha nulla di attuale, ma è solo emanazione di stantii afflati ammuffiti.

sabato 12 novembre 2011

Tanta voglia di Grande Schermo

sala cinematografica
Un novembre magro fino ad ora dal punto di vista cinematografico. Prima il lavoro, poi lo sciopero (giusto il giorno che avevo appuntamento in sala) e infine ci s’è messa anche la salute, e in questo undicesimo mese dell’anno, a parte le grandiose avventure spielberghiane di Tintin, non ho visto altro sul Grande Schermo.

Per amore delle atmosfere goticheggianti non mancherò di essere presente a The Twilight saga Breaking Dawn (1° parte), presumo da lunedì 21 novembre in poi, dopo che la massa si sarà quietata. Sarei incuriosito da Immortals 3D più che altro per avere la possibilità di scrivere qualcosa sul tema uomo & religione, anche se la formula eroe belloccio (Henry Cavalli) + bellezza di turno (Freida Pinto) + miriade di effetti 3D che dalle mie parti non valgono nulla nonostante un generoso supplemento di biglietto, mi lasciano molto perplesso e annoiato.

Credo alla fine, in ordine temporale, la mia prima scelta cadrà su One day, film che vede protagonista Anne Hathaway. E per quanto non sia per niente un amante dei cantati Disney (sono del partito Pixar & DreamWorks), il Re Leone credo abbia molto più da offrire dei soliti luoghi comuni italiani offerti da tragiche settimane pre-nuziali o zuccherose lezioni di cioccolato.

lunedì 7 novembre 2011

Niente improvvisazioni d'amore

Era tutto pronto. Finivo di lavorare alle 16.30. Velocissima tappa al supermercato a prendere il latte, fondamentale per il cappuccino di domani, dopodomani, etc. e via sull’autobus. Ad attendermi ci dovevano essere Tom Hanks e Julia Roberts, per la proiezione alle 17.40 di Larry Crowne - L'amore all'improvviso (2011), con il due volte attore premio Oscar qui nelle vesti anche di regista e produttore, e tornato a recitare insieme alla Roberts dopo il riuscitissimo, La guerra di Charlie Wilson (2007, di Mike Nichols) ma grazie all’ennesimo sciopero dei mezzi pubblici e di cui Trenitalia si guarda bene di scrivere alcunché (complimenti!) salta tutto.

domenica 6 novembre 2011

Novembre 2011, cosa mi aspetta in sala...

Come ogni mese, anche in questo Novembre 2011 è pronta la griglia dei film che, sbarco permettendo nelle sale della mia zona, vorrei vedere e recensire. Ovviamente ci sono correzioni di rotta in corsa:

·  One day (Anne Hathaway) on 11th November ‘11
·  Moneyball (Brad Pitt, Philipp Seymour Hoffman, Robin Wright) on 11th November ‘11
·  Immortals 3D (Freida Pinto, Mickey Rourke) on 11th November ‘11
·  Twilight – Breakin down 1 (Robert Pattinson, Kristen Stewart) on 16th November ‘11
·  Anche se è amore non si vede (Ficarra e Picone) on 23rd November ‘11
·  Tower Heist (Ben Stiller, Matthew Broderick) on 25th November ‘11
·  Real steel (Hugh Jackman) on 25th November ‘11

Le avventure di Tintin: il segreto dell'Unicorno

“Potrò anche perdere la mappa ma non per questo interromperò la mia ricerca. Potrò anche provare ogni genere di fallimento, ma nessun muro sarà mai abbastanza alto perché possa abbassare la testa credendo di non poterlo abbattere e andare oltre”.

Lo vive un coraggioso e giovane giornalista. Lo sto pensando io. Lo potresti dire anche tu. Potremmo essere tutti la stessa persona. E in effetti lo siamo dinnanzi alle sfide della vita. Tutti a bordo allora del film Le avventure di Tintin: il segreto dell’unicorno (2011), di Steven Spielberg. Un giovanotto coraggioso. Un fidato amico a quattro zampe.

Un lupo di mare con il vizio della bottiglia. Un regolamento di conti passato di vascello in generazione. (rin)Corse mozzafiato tra cielo, terra e acqua. Gl’ingredienti ci sono tutti per un’avventura come si deve. E poco importa se i protagonisti sono animati in motion capture e non in carne ossa. Archiviato il più che penoso “Indiana Jones e il tempio di Cristallo” (2008), Steven Spielberg torna a volare alto dirigendo una pellicola tratta da tre albi della striscia a fumetti di “Le avventure di Tintin”, dello scrittore belga Georges Prosper Remi (1907 – 1983), meglio conosciuto con il nome d’arte, Hergé. Un legame forte questo tra il regista de Lo squalo e Tintin, personaggio al quale venne paragonato proprio l’archeologo interpretato da Harrison Ford fin dalla sua prima avventura (I predatori dell’Arca perduta, 1981).


Come per il recente Super 8 diretto da J.J. Abrahms e prodotto dallo stesso Spielberg, così in “Le avventure di Tintin: il segreto dell’unicorno”, diretto da Spielberg e prodotto da Peter Jackson, a dare il primo sussulto non è una sequenza della pellicola in proiezione, ma il logo di un ragazzino in sella a una bicicletta con un qualcosa (E.T.) sul cestino. Mera nostalgia anni ’80 o qualcosa di più nascosto? C’è una voglia diversa di non abbandonarsi a un claudicante fatalismo qualunquista che sembra prendere sempre più piede in questa nuova era. Così, ecco che magicamente (umanamente) sale in cattedra la linea dell’agire deciso dinnanzi ai problemi. Sentendosi addosso, anche senza la superflua presenza del 3D, la polvere della fatica sulla propria camicia. E Tintin, per sua fortuna, è fuori posto in questo nuovo millennio conteso tra improbabili bellocci immortali e sbiadite comparse quotidiane. Tintin non ha i superpoteri degli eroi Marvel. È solo un reporter dotato di caparbietà, intraprendenza, sprezzo del pericolo e un po’ di sana incoscienza al momento del “o la va o la spacca”. Emblematica la scena quando salito su di un aereo insieme a uno spaventato Capitano Haddock, il giovane si mette a sfogliare velocemente un manuale di volo, tranquillizzandolo l’amico con le parole “ho intervistato un pilota una volta”.

Ma come per tutti, anche Tintin arriva a un punto della propria vita in cui non ha più un piano. Non sa più come andare avanti. Il suo ottimismo si piega all’evidenza di una realtà avversa. “Realista è un modo diverso di dirsi rinunciatario” lo sprona Haddock. E lì succederà. È la scintilla dell’ingegno. Della riscossa. Qualcosa cambierà. Perché non è mai davvero finita se non siamo noi per primi a dire basta. C’è sempre un indizio trascurato che spalanca un nuovo orizzonte pieno di risposte. Cercatemi se volete. Mi troverete proprio lì.

il 3D scadente dei cinema di Mestre

Ennesimo film visto nel circuito Citiplex di Mestre (Ve). Le mie tasche alleggerite di 2,50 euro extra per questo 3D che si vedeva giusto nell'introduzione di Le avventure di Tintin di Steven Spielberg. Sono proprio stufo marcio di un servizio così scadente, e con un sovrapprezzo così sproporzionato.

sabato 8 ottobre 2011

Oldman & Malkovich per Reagan & Gorbaciov



di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

Sabato 11 ottobre 1986 a Reykjavík, capitale dell'Islanda, gli allora presidenti degli Stati Uniti, Ronald Reagan, e dell’Unione Sovietica, Mikhail Gorbaciov, s’incontrano per discutere della riduzione degli arsenali nucleari installati in Europa. Un momento storico per le sorti dell'umanità all'epoca vissuta sotto la costante minaccia di una guerra nucleare tra i due blocchi mondiali. 

Una storia, quella dei due leader che cambiò il mondo, eppure mai raccontata dal cinema. In attesa di finanziamenti, ecco i nomi dei miei candidati ideali: Gary Oldman (JFK, Leon, Dracula di Bram Stocker, The Dark Knight) per il ruolo del presidente statunitense e John Malkovich (Urla nel silenzio, Con Air, Burn aftrer reading, RED) per il suo omologo ex-sovietico.

Mikhail Gorbaciov e Ronald Reagan

martedì 4 ottobre 2011

C'è chi dice no...a Tarantino

l'attore Premio Oscar, Kevin Kostner on stage
Meglio il palco e la chitarra del grande schermo. Kevin Kostner ha detto no a Quentin Tarantino e al suo nuovo Django Unchained.

di Luca Ferrari

Succede anche questo nel folle mondo del Grande Schermo. Che un grande attore ormai lontano dal successo mondiale possa dire di no a un film e a un regista che di sicuro lo avrebbero rilanciato.

E' il caso di Kevin Costner (Robin Hood, Le parole che non ti ho detto, Terra di confine), visto di recente sui palchi tedeschi a suonare la chitarra nella veste più che ben riuscita di musicista, che ha rifiutato il ruolo di attore principale in Django unchained (2012) di Quentin Tarantino (Pulp fiction, Kill Bill, Bastardi senza gloria), poichè impegnato con la regia del suo nuovo lavoro cinematografico.

Citando una delle sue epiche interprerazioni (Balla coi lupi, 1990) "Qui c'è un uomo che sa cos'è il valore".

lunedì 3 ottobre 2011

Waiting for The Eagle

28° proiezione cinematografica dell’anno 2101. Dopo il fenomenale Carnage, ancora un film al cinema Corso di Mestre, A dangerous method. Keira Knightley sopra le righe, ma nel complesso non mi ha entusiasmato. Mercoledì è il giorno di The Eagle. Spero vivamente che L’alba del pianeta delle Scimmie non mi abbandoni e resti un’altra settimana.

domenica 18 settembre 2011

In effetti qualcosa splende

Svezzato con E.T., La storia infinita, cresciuto con Tim Burton e toccato fatalmente dalle nuove frontiere Pixar & DreamWorks, posso dire in tutta onestà che qualche scintilla di fantastico è presente in me.

sabato 17 settembre 2011

Subito dopo Super 8

E.T. e il regista  Steven Spielberg
Questa non è una recensione. Quella la scriverò subito dopo. J.J. Abrams può aspettare. È il mio 26° film al cinema del 2011. La sensazione è sempre quella. Finché sono in sala, mi sento pervaso da poteri.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fotoreporter – web writer

E vorrei che ogni storia cui assisto potesse continuare. O che io la continuassi. E ogni volta che esco fuori, e inizio a osservare il mondo, vedo davvero poco che mi attiri. Cerco ancora il mio salto nel tempo. Sono ancora in tempo? C’è qualcuno che mi crede? Qualcuno ha davvero voglia di credermi?

Nel 2002, quando mi ero da poco trasferito a Firenze e avevo appena cambiato abitazione rintanandomi in un monolocale, per qualche strano motivo, tra le tante cose che mi appesi al muro, su una mensola in legno che usavo per cd e videocassette, c’era anche una foto grande di Steven Spielberg che girandosi verso chi si sedeva sulla scrivania, faceva il gesto di applaudirlo.

Forse non lo avete ancora capito bene. Non mi accontento di vedere un film e poi scrivere una recensione. Vedere un film è come vedere un’opera d’arte per la prima volta, e poi poterla rifare in miniatura con un altro linguaggio. Adesso ho a fianco un bicchiere di latte, e qualche biscotto. E dalla sensazione sempre più forte che una volta c’era davvero il tempo di cambiare tutto, oggi resta l’illusione che qualcosa sia stato fatto. Eppure...già, eppure. Io proseguo.

giovedì 15 settembre 2011

"Never compromise, not even in the face of Armageddon" Rorschach

Cinema, che passione

Sabato sera h. 22 sarò davanti al grande schermo per assistere alla visione di Super 8 di J.J.Abrams con Elle Fanning; un film questo prododotto da Steven Spielberg. Lunedì 17 settembre tocca a Carnage di Roman Polanski con Kate Winslet, Christoph Waltz, Jodie Foster e John C. Reilly.

mercoledì 14 settembre 2011

Kung Fu Panda 2, la storia siamo noi

Kung Fu Panda 2 (2011, di Jennifer Yuh)
Il più goffo guerriero di arte marziali è pronto per una nuova e pericolosa missione. Al suo fianco, i leali Tigre, Gru, Vipera, Mantide e Scimmia. Kung Fu Panda 2 (2011, di Jennifer Yuh).

di Luca Ferrari

Perché morire per trovare la verità? Meglio farlo da vivi. A porsi questa domanda esistenziale, trovando da subito la risposta, è un goffo panda neo-Guerriero Dragone durante una nuova e importante missione. Il suo nome è Po, ed è pronto ad annientare chi vuole distruggere la divina arte di auto-difesa. La DreamWorks Animation ci racconta Kung Fu Panda 2 (2011, di Jennifer Yuh).  

Abbandonata per sempre la placida cucina del ristorante del padre oca Mr Ping, ormai Po (voce originale di Jack Black doppiato da Fabio Volo) vive a tempo pieno insieme ai cinque cicloni Tigre (Angelina Jolie), Gru (David Cross), Vipera (Lucy Liu), Mantide (Seth Rogen) e Scimmia (Jackie Chan) per difendere la Valle della Pace. A rompere il quieto vivere, un branco di lupi assetati di ferro, al servizio del perfido pavone Lord Shen (Gary Oldman), che sta costruendo una serie di macchine sputa fuoco per annientare l’antica arte marziale e conquistare la Cina. 

Dopo il pieno di risate del primo film (2008), la DreamWorks Animation scommette ancora su questo connubio di poesia, avventura, ironia e sentimenti. Senza sbavature sdolcinate. Killbilliano nella grafica quando Po ha le reminiscenze del suo passato. Questa volta infatti, il saper padroneggiare l’antica arte del Kung Fu non basterà al panda per venire a capo dei nemici. C’è qualcosa di sbiadito che lo tormenta. Un segreto. Ci sono fasi sconosciute della sua primissima infanzia.

Il malessere aumenta ancora di più quando Mr Ping gli rivela di averlo trovato e adottato in un cesto di ravanelli. A più riprese l’eroe fallisce il testa a testa con il nemico. È inutile lottare così. Come si può pensare di portare la pace se si combatte una guerra interiore?

La strada è inevitabile. Dovrà guardarsi dentro e capire prima di lanciarsi alla salvezza dei cinque amici e rimettere le cose a posto, combattendo perfino fianco a fianco con il suo maestro Scifu (Dustin Hoffman), e le due leggende Maestro Bue Infuriato e Maestro Croc (Jean-Claude Van Demme). A dispetto di una saggezza conquistata e un indubbio miglioramento kung fu, Po è (per fortuna) ancora un guerriero pasticcione. Instancabile nel mangiare e sempre poco avvezzo a salire interminabili scalinate. Nemmeno imprigionato dal nemico riesce e farle, e il carceriere rinoceronte è costretto a portarlo sulle spalle nelle ultime rampe. 

Po e Shen. L’un contro l’altro. Entrambi hanno perduto qualcosa nel passato. Ma se il pavone ha scelto la violenza e la sete di potere per tamponare l’amore perduto dei genitori, il panda è ancora alla ricerca di sé. Ma lo fa senza cancellare quanto vissuto perché “anche se le cicatrici non si rimarginano e non hai avuto un inizio felice, il resto della storia dipende da chi scegli di essere”.

Kung fu Panda 2. Non era facile raccontare un altro episodio. Jennifer Yuh, sudcoreana classe ’72, c’è riuscita. Promossa a pieni voti. Dopo l’eccellente lavoro come storyboard per Spirit – cavallo selvaggio (2002), Sinbad (2003) e Madagascar (2005), è la prima donna a dirigere un film d’animazione. La speranza è che in caso di nuovi probabili sequel, a prescindere da chi si siederà dietro la “macchina da presa”, non si scivoli nel buonismo esasperato stile Shrek 3-4 (sempre di casa DreamWorks), dove dopo i primi due eccezionali capitoli, il livello si è drammaticamente abbassato.

E allora, quella frase pronunciata dal padre di Po, è stata detta nel paradiso dei panda o da qualche parte in un luogo reale? Dopo tutto nessuno ha lo visto morire, lo si è solo intuito dalle parole di Lord Shen. O magari sarà il tempo degli amori tra Po e Tigre, con quest’ultima meno contratta rispetto al primo episodio e qui lanciatasi in un tenero abbraccio con l’amico? Un maestro saggio, magari risponderebbe così: “non importa il successo ottenuto fin qui, il resto della storia dipende da cosa vuoi raccontare”. Solo chi è tosto tosto può capire ovviamente…

Il trailer di Kung Fu Panda 2

Kung Fu Panda 2 - il piccolo Po
Kung Fu Panda 2 - Lord Shen
Kung Fu Panda 2 - Tigre, Mantide, Scimmia, Gru, Vipera e Po

domenica 11 settembre 2011

Out of Tehran (2011), di Monica Maggioni

Out of Tehran, di Monica Maggioni
Vite in fuga. Nella sezione Controcampo Italiano della 68° Mostra del Cinema di Venezia, è stato presentato il documentario Out of Tehran, della giornalista Monica Maggioni.

di Luca Ferrari

Vittima, disinformazione o spietato carnefice? Del governo della Repubblica Islamica d’Iran si sa sempre troppo poco. Da una parte c’è Israele, spalleggiato dagli Stati Uniti, che vorrebbe farne terra bruciata e la cui stampa ne dà un’immagine esageratamente distorta.  Dall’altro c’è un indubbio governo oscurantista tra i peggiori denigratori dei diritti umani, ma che inspiegabilmente trova simpatie in certi ambienti sinistroidi occidentali dove il regime dittatoriale degli ayatollah è ben visto a dispetto del sangue che cola nelle strade. 

In mezzo a questo gioco d'interessi ci sono le storie umane. Quelle schiacciate dalla politica e dagli interessi della rispettiva propaganda. Quelle che non arrivano mai nei libri di storia. In occasione della 68° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (31 agosto – 10 settembre 2011), tra le proposte della sezione Controcampo Italiano, c’era anche il documentario dell’inviata RAI, Monica Maggioni, Out of Tehran.

“Essere un reporter di guerra è la scelta di entrare in una storia estrema, al limite” racconta Monica Maggioni, “Non è certo il giornalismo delle e-mail o dei comunicati stampa ricevuti comodamente in qualche ufficio con l’aria condizionata. Il giornalismo di guerra è un’esperienza assoluta. Capace di mostrarti la complessità di quello che c’è dentro. Per me rimane un mestiere stupendo”.

Monica Maggioni, una vita passata dentro le notizie. Esponendosi in prima linea. Con il fumo delle esplosioni e l’odore del sangue che permea le strade e la propria esistenza. Era in Sudafrica giusto in tempo per vedere salutare Nelson madiba Mandela per l’ultima volta come presidente. Era a New York nel dopo-11 settembre, con il cratere nero delle Torri Gemelle ancora fumante e un mondo davanti ai suoi occhi che non sarebbe più stato lo stesso.

“È stato molto pericoloso nel 2002 a Ramallah, in Palestina, quando la città era assediata. Scavalcate le linee dell’esercito israeliano, siamo rimasti lì nel mezzo” ricorda la giornalista, “Ho rischiato la vita varie volte. Una delle situazioni peggiori l’ho vissuta in Iraq, sull’autostrada di Falluja. Ci hanno assalito puntandoci il kalashnikov alla testa. Per nostra fortuna ci hanno soltanto derubato e poi lasciato andare. Fosse successo qualche mese dopo, forse non sarei qui a raccontarlo”.

Alla 68° Mostra del Cinema di Venezia è stato presentato un nuovo documentario di Monica Maggioni. Out of Tehran (61′). Un lavoro importante. Di denuncia contro un regime che punisce perfino chi sorride. 

Una storia di repressione di costante attualità. Un lavoro che poteva portare non pochi problemi alla reporter. Sbarcata in più di un’occasione nella Repubblica Islamica, negli ultimi tempi ha ammesso, era sempre più difficile avere il visto d’ingresso soprattutto se il proprio lavoro guardava alla Rivoluzione Verde.

“L’argomento Iran è stato troppo velocemente archiviato. Io ho deciso di continuare” racconta Monica, “Nel documentario l’unica presenza femminile è quella di Narghes. Il padre è stato portavoce della politica del presidente Mahmud Ahmadinehjad. Lei è diventata portavoce dell’altra realtà. Non è stato facile effettuare certe riprese. Quando eravamo sul confine del Kurdistan iracheno eravamo costretti a girare di notte. Vedevamo le luci del posto di frontiera iraniano. Abbas (uno dei protagonisti, ndr) è rimasto per molto tempo laggiù, con spie iraniane dappertutto. Senza riuscire a ottenere lo status di rifugiato politico dall’UNHCR (l’ufficio dei rifugiati dell’ONU)”.

Giornalismo oltre la semplice cronaca. Alla ricerca di quei brandelli di verità nascosta, o peggio, oscurata. Dove la vita quotidiana costantemente repressa è la notizia da raccontare al mondo. Come Monica, anche la sua collega siciliana Maria Grazia Cutuli aveva la stessa passione. 

Ma il 19 novembre 2001, mentre gli Stati Uniti e i suoi alleati cercavano vendetta dopo l’attentato alle Torri Gemelle, sulla strada Jalalabad-Kabul nei pressi di Sarobi, in Afghanistan, la giornalista inviata del Corriere della Sera venne uccisa insieme all’inviato del quotidiano El Mundo, Julio Fuentes e a due corrispondenti dell’agenzia Reuters, l’australiano Harry Burton e l’afghano Azizullah Haidari.

Maria Grazia, così come altri colleghi, è morta facendo il proprio mestiere. Vivendo in prima linea l’orrore di una guerra per raccontarla. Convivendo con i rumori più assordanti. Dando voce al dramma delle vittime civili. Facendo la spola tra la fine e quanto rimane del mondo. Nonostante i molti rischi, ci sono ancora uomini e donne che ogni giorno mettono a repentaglio la propria vita nel nome della vera informazione.

“La mia prima volta da inviata di guerra fu nel 2000, a Gerusalemme. Durante la seconda Intifada, dopo la celebre passeggiata sulla spianata delle moschee dell’allora premier israeliano Ariel Sharon” conclude Monica Maggioni, “scoppiò la rivolta palestinese. La Porta dei Leoni in fiamme da una parte, e sulla collinetta l’esercito che sparava. Io mi diressi verso quest’ultima. Fu in quel momento che capii che cosa volevo, e cosa ero davvero disposta a fare”.

E qui finiva il reportage. E si torna nel presente. A novembre uscirà sugli schermi Argo (2012), di e con Ben Affleck, dove al centro della vicenda c’è la storia realmente accaduta di agenti della CIA infiltrati nel cuore della Rivoluzione Khomeinista per liberare alcuni membri dell’Ambasciata americana. Una storia poco conosciuta.

La regista Monica Maggioni parla di Out of Tehran 

Out of Tehran (2011, di Monica Maggioni)
Out of Tehran, di Monica Maggioni
Out of Tehran, di Monica Maggioni
la giornalista Monica Maggioni
68. Mostra del Cinema, Monica Maggioni (al centro)© Biennale foto Asac

sabato 10 settembre 2011

Cinepanettoni al rogo!

Con ancora addosso i brividi per Killer Joe (di William Friedkin, con Emile Hirsch e un bastardissimo Matthew McConaughey) e Texas Killing Fields (di Ami Canaan Mann, con Sam Worthington e Jessica Chastain), mi ritrovo faccia a faccia con la notizia sulle riprese a Cortina dell’ennesima pagliacciata della ditta De Sica & Vanzina. Il solito polpettone natalizio pieno zeppo di luoghi comuni, e con il peggio di quell’italiotta volgare che fa tanto breccia nella cultura yuppie da quattro soldi, evidentemente ancora imperante.