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venerdì 12 aprile 2013

Tempesta, X-Woman in Romicsland

Romics 2013Viviana Ammannato è la mutante buona Tempesta
Tempesta è il personaggio in assoluto più appropriato per questo periodo. Mi è piombata addosso all'improvviso” parola di cosplayer.

di Luca Ferrari 

“Inizialmente per questo Roma Romics avrei dovuto interpretare un altro personaggio e non la mutante buona" racconta la danzatrice/pittrice Viviana Ammannato, "ma poi è andata così. Tempesta ha il potere di controllare e manifestare il tempo atmosferico terrestre ed extraterrestre, i campi elettromagnetici, le correnti oceaniche, l'aria e le molecole d'acqua.

Ha un potenziale che le consente l'uso della magia e della stregoneria. Molti dei suoi antenati erano maghi e sacerdotesse. Appartiene a una linea di donne che, per qualche ragione sconosciuta, fin dagli albori di Atlantide hanno caratteristiche distintive di capelli bianchi e occhi azzurri. Questo spiega il suo aspetto fisico”.
E se per rivedere sul grande schermo il premio Oscar Halle Berry nuovamente nelle vesti mutanti di Tempesta bisognerà aspettare il 2014 con X-Men: Days of Future Past, diretto da Bryan Singer con giovani e più maturi eroi mutanti quali James McAvoy, Patrick Stewart, Michael Fassbender, Ian McKellen, Mr. Wolverine Hugh Jackman e Jennifer Lawrence, nel frattempo "ci possiamo consolare" con la sua degna erede, Viviana. Ma come tra i tanti personaggi femminili la sua scelta sia caduta proprio sulla superoina Ororo Munroe (il vero nome di Tempesta), lo spiega la diretta interessata:

“Attualmente mi sento un tutt’uno con la tempesta, con il mondo intorno a me. Talmente insita nelle cose, in pro e in contro, che ogni mio pensiero, ogni umore, è in grado letteralmente di calamitare a me eventi/cambiamenti e situazioni. Un potenziale immenso, che a tratti persino io stento a padroneggiare e del quale, solo a patto di un lavoro costante e intenso, rimango consapevole. Un po’ proprio come Tempesta con i suoi sentimenti, che appena gliene sfugge mezzo, il mondo intorno a lei cambia. Si può arrivare all’eccellenza, soltanto con la Presenza. E anche alla Divinità nel suo caso. Perché poi lei, diventa una Dea.

Dopo essersi calata nei panni della residenteviliana Alice Abernathy, l'intrepida Lara Croft e la spaziale Lamù, quest’anno Viviana ha pescato dal filone fumettistico dei mutanti. E per il 2014? "Per il prossimo anno ho già in mente diverse idee ma sono aperta a qualunque cosa a questo punto" spiega la giovane, "Per lo spirito interpretativo con cui mi trovo a partecipare a questi eventi e raduni scopro di volta in volta che mi si – attacca – addosso la parte più appropriata di quello specifico periodo. Come essere in una casa degli specchi: ci sono varie – me – intorno, ma gira e rigira mi corrisponde sempre il riflesso/personaggio più giusto per un caso che non è mai veramente per caso".

Prima di veder sparire Viviana nella dimensione Woderlandiana insieme ad Alice e il Cappellaio matto, non mi resta chiederle quali superpoteri le piacerebbe davvero avere.

"Vorrei essere specchio di essenza. Per me e per le altre persone così che, specchiandosi, tutti potessero sentire e vedere la maggior parte disponibile di sé. La parte più vera e innegabile" replica la fanciulla, "Questo porterebbe molti a impazzire, a fuggire, a nascondersi, a suicidarsi. Altri a cambiare, a scegliere o a rimanere semplicemente quel che si è e dove si è.

Perché la Verità è sempre la cosa più scomoda o difficile da affrontare, soprattutto in periodi difficili come questi che viviamo, ma è l'unica via, e vale sempre la pena. Anche volare comunque non mi dispiacerebbe. E compiere grandi evoluzioni fisiche. Per trascendere i limiti di questo corpo. E a questo ci sono abbastanza vicino".

Romics 2013Viviana Ammannato è la mutante buona Tempesta
Romics 2013Lamù (Ilaria Venturi) e Tempesta (Viviana Ammannato)
Romics 2013Alice, Il cappellaio matto e Tempesta
Romics 2013Lamù e Tempesta con a fianco due possenti guerrieri

giovedì 11 aprile 2013

Il figlio dell'altra, People Have The Power

Il figlio dell'altra (2012, di Lorraine Levy)
Un banale esame del sangue prima dell’arruolamento militare fa emergere una impensabile realtà per due famiglie di Israele Palestina Il figlio dell'altra (2012, di Lorraine Levy).

Nel 1991, durante l’ennesimo scontro tra Israele e Territori Palestinesi, Orith Silberg (Emmanuelle Devos) e Leïla Al Bezaaz (Areen Omari) partorirono nel medesimo centro e durante la fuga dall’ospedale il personale medico scambiò i neonati. Per diciotto anni Joseph (Jules Sitruk), arabo, ha vissuto a Tel Aviv come un normalissimo cittadino ebreo mentre Yacine (Mehdi Dehbi), israeliano, ha passato l’intera infanzia e adolescenza in Palestina tra controlli sul muro e viaggi in Francia per diventare un giorno un dottore.

Ora che la verità è emersa, che cosa si fa? Si beve un caffè? Si fuma una sigaretta? Si lava la macchina nel cuore della notte? Si continua a fare il proprio lavoro? Si, esattamente questo. All’inizio per lo meno. Poi inevitabilmente qualcosa cambierà. Qualche saluto tirato. Qualche equilibrio (s)fo/erzato. Qualche carezza interiore. Qualche gesto che nessun trattato di logica o filosofia applicata sarà mai in grado di comprendere davvero. Il figlio dell'altra (2012, di Lorraine Levy).

Israele e Palestina. Una tragica storia infinita cui il mondo occidentale e l’Europa in particolare ha la responsabilità maggiore. Troppa vergogna per accettare di aver avuto dentro sé l'atroce piaga del nazismo (anche se per i macelli e genocidi in Nord America, Africa e Sudamerica non c’è stato lo stesso mea culpa) e così hanno portato il popolo ebraico, ancora traumatizzato dalla follia hitleriana, nella loro terra d’origine.

E nella miglior tradizione dei Ponzio Pilato, il nuovo esodo ebraico viene condotto senza pensare alle possibili conseguenze, o forse in modo più subdolo e calcolato, è stato tutto voluto. Tanto sarà lontano, quindi chi se ne frega. Funziona sempre così. Può anche scatenarsi l’inferno, l’importante è che sia a debita distanza. O in certi casi pure vicino (il genocidio in Bosnia), l’importante è che non sia fondamentale per l’economia delle stelline giallo-azzurre.

Sono passati decenni nell’ingiusta follia israelo-palestinese. Un orribile muro circonda una nazione. Quando saremo vecchi (alcuni di noi) e sarà passato un secolo dalla fine della II Guerra Mondiale, ci sarà ancora. O magari no. Forse la gente farà capire alla politica opportunista che non basta il cemento per dividere e affossare per sempre lo spirito dell’uomo e la sua lotta di giustizia ed eguaglianza. 

Lo stesso “braccato” Roberto Saviano ha ribadito il concetto, di avere più fiducia nei suoi lettori che non in se stesso. People Have The Power cantava Patty Smith. Si, la gente ha la forza di cambiare. Iniziano subito a farlo le due madri. Unite dal dolore di poter vedere andare via un ragazzo che hanno amato per 18 anni come il loro legittimo figlio e sapendo che il vero frutto del loro amore è stato lontano per tutto questo tempo.

La politica non asciuga le lacrime né mette un cerotto su di una sbucciatura. La politica non resta in piedi fino a notte tarda quando per la prima volta andiamo a una festa. La politica non sa cosa significhi non vedere più tornare a casa qualcuno. Non c’è ideologia che tenga. Non c’è follia nazionalistico-religiosa che possa pensare di piegare a tal punto le emozioni degli esseri umani. Ci stanno provando da secoli e non ci sono mai riusciti. 

La conferma arriva direttamente dalla delicata regia di Lorraine Levy, quando l'inizialmente rigido colonnello Alon Silberg (Pascal Elbé) usa tutta la sua influenza per far avere un foglio di visto per entrare in Israele al giovane Bilal (Mahmoud Shalaby), fratello carnale del suo figlioccio Joseph. O ancor di più quando i due padri di casa, Alon e Saïd (Khalifa Natour) vanno in un bar anche se non sanno cosa dirsi, specialmente visto il mondo diverso cui appartengono (inevitabile lo scontro ideologico). 

Per Joseph e Yacine è invece tutto più facile. Analogo discorso per le due madri. Sono donne. Sono più in connessione con la propria anima emotiva. Alla tavolata dell’amore c’è sempre posto. Anche se arriva in ritardo di diciotto anni. Anche se bisogna passare per lacrime solitarie sulla spiaggia. Il lieto fine ci deve essere sempre. Nel guardare Leïla e Saïd che aggiungono un’immagine di Joseph nelle loro foto di famiglia appesa, hai la certezza di una cosa. Cadrà tutto. Cadrà ogni muro ideologico.

Il trailer de Il figlio dell'altra

Il figlio dell'altra - Joseph (Jules Sitruk) e Yacine (Mehdi Dehbi)
Il figlio dell'altra - le famiglie ebree e arabe vengono messe al corrente
Il figlio dell'altra - Said (Khalifa Natour) e Leila (Areen Omari)

mercoledì 10 aprile 2013

Cineluk, il magazine che voleva ingannare il diavolo

Parnassus, l'uomo che voleva ingannare il diavolo - Tony Shepard (Heath Ledger)
"Quale prezzo hanno i vostri sogni?" chede lo straniero Tony (Heath Ledger) al cospetto del dott. Parnassus? Cineluk risponde con le parole dell'anima
 
di Luca Ferrari

Dal cinema alla mera composizione di parole. Talvolta prima ancora del film. Talvolta è sufficiente un trailer per farsi travolgere da un'esigenza incontrollabile. Il maestro Terry Gilliam mi scarica addosso una tempesta di colori visivi, e il risultato è un confano che si rivela porta primogenita di sentieri senza fili né interruzioni. Dove il mondo è tutto quello che si crede possa essere.

THE IMAGINARIUM OF CINELUK

tengo gli occhi nelle mani
senza guardare quello che accade fuori dalla finestra
alzando ugualmente  la posta in palio
sui farraginosi trampoli del tempo mutato

faccio esattamente quello che compete
a chi cade sempre all’indietro
al momento di fare a botte con la morte

ho provato a usare l’inchiostro simpatico
per impreziosire i miei sogni
evirandoli di regole interrogative... tu che ne dici?
Voilà... non sapete nemmeno dove sia in questo momento
eppure pretendete di sentire il rumore dei portoni

l’immortalità anche di un solo mistero
è abbastanza per non dare alcuna tregua
alle acrobazie del proprio specchio recondito sopra le nostre orme

perché mi chiedi cosa stia facendo quando non ho mai smesso
di usare le pianure
sotto uno di quei sovrastimati cieli che ora appena usato i gradini
per andare chissà dove...


Heath Ledger in Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo

Parnassus (Christopher Plummer) e il diavolo (Tom Waits)

Al Pacino, Scent of Man

Scent of Woman (1992) – Frank Slade (Al Pacino) difende Charlie Simms (Chris O'Donnell)
La lezione totale. Contro l’arroganza, il nepotismo, le strade facili, il ricatto. L’oratore è il tenente colonnello Frank Slade (Al Pacino). 

Nessuno lo aspettava. La vittima sacrificale era già sul patibolo e come sempre nel cappio non ci finiscono mai i potenti. Meno che meno nella fucina dell'alta aristocrazia dei giovani bambocci americani. Per fortuna del brillante ma di umile estrazione Charlie Simms (Chris O'Donnell) al suo fianco c’è un uomo tutto d’un pezzo. Un uomo che ha combattuto in Vietnam e poco incline a farsi impressionare dai debosciati politicanti di turno.

Slade alza la voce ma non lo fa per porre la testa china sul ceppo del boia. Entra in quell’aula per vincere, non per dire la sua opinione e sentirsi a posto con la propria coscienza. Entra in quell’aula per cambiare un destino già segnato. Slade ragiona da pragmatico. Infischiandosene delle latrine ideologiche e propagandistiche di cui il mondo è invas(at)o. Slade si batte per un amico coraggioso.

Scent of Woman (1992). Con la sceneggiatura di Bo Goldman, il regista Martin Brest rilegge Profumo di donna (1974) di Dino Risi con protagonista Vittorio Gassman. Il giovane Charlie è alla prestigiosa Baird School grazie a un sussidio. Testimone per caso di un atto di vandalismo ai danni dell’auto del preside di facoltà, il sig. Trask (James Rebhorn), rifiuta di fare i nomi degli autori (suoi compagni di classe) anche dinnanzi alle "pressanti" richieste del dirigente scolastico che in caso di rifiuto gli promette una decisa ostruzione nel mondo universitario.

E mentre il viziato figlio di papà George Willis jr. (Philip Seymour Hoffman), anch’esso semi-presente all’atto, viene lodato per aver menzionato a metà qualche nome, Charlie viene pubblicamente denigrato e definito dal preside “un artista della dissimulazione” e un “perfetto bugiardo”. A quel punto interviene il colonnello Slade ribattendo alle accuse di Trask:

“Ma non è una spia! Non la scuso, e questa è una grandissima stronzata. Il sig. Simms non vuole un’ultima chance per dire la verità. Non gl’interessa l’etichetta di studente ancora degno delle Baird School. Ma che significa? Qual è il vostro motto qui? Basta denunciare i propri compagni per salvarsi il culo? E chi non fa la spia viene mandato al rogo? Beh, signori miei. Quando piove la merda c’è molta gente che scappa e pochi altri che tengono duro. E qui Charlie affronta il fuoco mentre George si nasconde nelle mutande di papà. E voi che cosa fate? Decidete di salvare George e di distruggere Charlie.

No amico mio, non ho finito. Ho cominciato appena, replica subito deciso in risposta alla saccente arroganza del preside. Novello (guerriero) prof. Keating dell'Attimo Fuggente (1989) sale sopra una (metaforica) cattedra e riprende il suo discorso senza lesinare giudizi.

Io non so chi ha frequentato questa scuola. Guglielmo Howard Tell? Chiunque sia, il loro spirito è morto e se ce l’hanno mai avuto, è scomparso. Alla Baird state forgiando dei serpenti. Una razza di viscidi conigli spioni. E se credete di portare questi cuccioli alla virilità, levatevelo dalla testa signori miei perché io vi dico che state uccidendo quello spirito che questa istituzione pretende d’infondere. Che truffa! E cos’è questa pagliacciata che avete messo su oggi? L’unico attore di classe di questa farsa è accanto a me. E io affermo che l’anima di questo ragazzo è intatta. Non è negoziabile. E sapete come lo so? Qualcuno qui, e non starò a dirvi chi, lo voleva comprare ma il nostro Charlie non vendeva.

Lei sta esagerando, tuona Tarks con colpo di martello sul leggio.

Glielo faccio vedere io cosa vuol dire esagerare (alzandosi in piedi). Lei non sa che cosa divento quando esagero sig. Trust. Glielo farei vedere ma sono troppo vecchio. Troppo stanco e anche troppo cieco. E se fossi l’uomo che ero cinque anni fa, oooooh io verrei con un lanciafiamme in quest’aula.
 
La smetta, dice stizzito Tarks che come il prof. Nolan vede la sua autorità piegarsi a una forza più dirompente (i ragazzi nell'Attimo Fuggente, qui il coriaceo militare).

Ma la smetta lei piuttosto, ma con chi crede di parlare? Ho girato il mondo, cosa crede? C’è stato un tempo in cui ci vedevo. E allora ho visto, ragazzi come questi. Più giovani di questi. Con le braccia strappate. Le gambe brutalmente lacerate ma non c’è niente di peggio di assistere alla stupida amputazione di un’anima perché per quello non c’è protesi. Voi pensate di rispedire questo splendido soldato alla sua casa nell’Oregon con la coda fra le gambe, ma io vi dico signori che voi state condannando a morte la sua anima. E perché? Perché non è uno della vostra Baird? Un privilegiato! Ferite questo ragazzo e infangherete la Baird. Tutti quanti. E voi Harry, Gimmy, Trent, dovunque siate laggiù, andate affare in culo.

Faccia silenzio sig. Slade (doppio colpo di martello).

Io non ho ancora finito. Entrando qua dentro ho sentito queste parole: la culla della leadership. Beh, quando il supporto si rompe, cade a pezzi la culla e qua è già caduta. È già caduta. Fabbricanti di uomini, creature di leader, state attenti al genere di leader che producete qua. Io non so se il silenzio di Charlie in questa sede sia giusto o sbagliato. Non sono giudice né giurato ma vi dico una cosa. Quest’uomo non venderà mai a nessuno per comprarsi un futuro. E questa amici miei, si chiama onestà. Si chiama coraggio e cioè quelle cose di cui un leader dovrebbe essere fatto. 

Io mi sono trovato spesso a un bivio nella mai vita. Io ho sempre saputo qual’era la direzione giusta. Senza incertezze sapevo qual’era. Ma non l’ho mai presa. Mai. E sapete perché? Era troppo duro imboccarla. Questo succede a Charles. È giunto a un bivio. E ha scelto una strada. Ed è quella giusta. È una strada fatta di principi che formano il carattere. Lasciatelo continuare nel suo viaggio. Voi adesso avete il futuro di questo ragazzi nelle vostre mani. È un futuro prezioso. Potete credermi. Non lo distruggete. Proteggetelo. Abbracciatelo. È una cosa di cui un giorno andrete fieri. Molto fieri.  

martedì 9 aprile 2013

Un giorno sono andata

Un giorno devi andare (2013, di Giorgio Diritti)
Un giorno Augusta è partita. Si è messa in gioco senza rete di protezione perché nella vista succede che Un giorno devi andare (2013, di Giorgio Diritti).

di Luca Ferrari

Augusta (Jasmine Trinca) è in viaggio con il suo carico di pensieri. I sorrisi per se stessa restano al minimo indispensabile. Non sono necessari. Non ci sono e basta. Forse. Augusta fa la missionaria in Amazzonia (Brasile) con Suor Franca (Pia Engleberth) ma Dio non c’entra per la ragazza. Le sue domande mettono la stessa religiosa in difficoltà ma non c’è conflitto. Forse è solo un problema di fede. C’è chi ce l’ha, e chi non sa nemmeno cosa vede quando si specchia sulle acque del mare.

Augusta solca il Rio delle Amazzoni e il suo sguardo trasforma le proprie emozioni in carezze senza contatto. Ha perso il papà di recente. Nel freddo altoatesino la madre Anna (Anne Alvaro) aspetta sue notizie. Qualche sporadica chiamata e un sorriso un po’ malconcio via skype.

Augusta prosegue il viaggio da sola. Cercando la propria strada. Volendo stare bene. Anche da sola. A contatto con la sola terra e l’acqua della pioggia. Da un lavoro in palestra all’impegno per salvare una comunità delle favelas, a un girovagare fisico e interiore in canoa. Augusta non cerca d’insegnare nulla a nessuno.

Fragilità e forza. Smarrimento e certezze. Un giorno devi andare (2013). Giorgio Diritti non mette mappe né isole inesistenti nel percorso della sua protagonista. Lei è semplicemente e banalmente seduta con lo sguardo senza futuro davanti a una cattedrale. Con l’umidità di una calda mattinata privata delle sue attese a non interferire. Il dolore non chiede vaticini né consigli. Aspetta tutto insieme a lei. Nell’altro capo del mondo intanto, sua nonna Antonia (Sonia Gessner) inizia ad avere paura di morire.

Un pacco nel frattempo arriva in Brasile. Ci sono i piatti d’orchestra del padre musicista. Augusta si fa novella pifferaia di un mondo che ormai le appartiene ma non le chiede nulla. Non le chiede un sorriso quando lui è allegro. Non le chiede quanto e se resterà. La sua impronta sulla sabbia viene sbilanciata dalle coccole e la gioia che regala e da cui si fa travolgere da un bambino indio (il piccolo Nilson Trindade Miquiles). Poi tutto finisce. Non so se lei voglia ricominciare. Si lo farà. No, non lo farà.

Un giorno non devi mai tornare. Un giorno l'arcobaleno non sorge. Un giorno non l'ho inventato io.

Il trailer di Un giorno devi andare

Un giorno devi andare - Augusta (Jasmine Trinca) e i piccoli delle favelas
Un giorno devi andare (2013, di Giorgio Diritti)

venerdì 5 aprile 2013

Miss Sarajevo, Don’t Let Them Kill Us

Miss Sarajevo (1995, Passengers)
Un orrore ignorato dalla Comunità Internazionale. Una canzone per ridare speranza, Miss Sarajevo con una preghiera: non lasciate che ci uccidano.

di Luca Ferrari

Un concorso di bellezza. Le aspiranti reginette sul palco. Una scena come tante se non fosse che la cerimonia si teneva a Sarajevo. Nel 1993. Ed era in corso una guerra. Le ragazze hanno uno striscione tra le mani con su scritto in stampatello “Don’t Let Them Kills Us” (trad. non lasciate che ci uccidano).

Miss Sarajevo (1995, Passengers). Quando un videoclip vale più di un film. Diretto da Maurice Linnane, i 6 minuti scarsi alternano spezzoni dall’omonimo documentario realizzato da Bill Carter durante il conflitto e immagini  live dello show modenese Pavarotti & Friends dove Bono e The Edge (U2) cantarono accompagnati dal produttore Brian Eno insieme al tenore italiano e l’orchestra sinfonica diretta da Michael Kamen.

La Bosnia bruciava ma l’Europa, le Nazioni Unite e il mondo intero avevano altro da fare. Durante lo Zoo TV Tour della rock band irlandese, grazie a una collegamento satellitare, il pubblico vide in anteprima alcune di quelle drammatiche immagini proeittate da Carter stesso dalla capitale bosniaca, che poi sarebbero state inserite nel videoclip.

E così si arriva al 12 settembre 1995, a pochi mesi dalla fine delle ostilità. Al concerto organizzato da Luciano Pavarotti, tra il pubblico c’era anche Lady Diana (in uscita un biopic con protagonista nei panni della principessa, l’australiana Naomi Watts). 

L’evento venne ribattezzato: Together for the Children of Bosnia. E lui, il tenore concluse la sua toccante performance con un "poeticamaro": e non so più pregare e nell’amore non so più sperare, e quell’amore non so più aspettare. Durante la performance la “star” Bono Vox è mesto e delicato. Nessun atteggiamento o abbigliamento speciale. Canta il dolore per un popolo multiculturale massacrato dalla peggiore follia genocida. Canta contro l’indifferenza della Comunità Internazionale.

I Balcani erano e sono lì. Ma non c’è nessuna notizia. Per la UE è meglio ascoltare le sirene del ricco gas ucraino o assecondare lo charme della forte economia del Bosforo che non pensare al destino di una nazione come la Bosnia.

Il Parlamento Europeo annega il suo silenzio, condannando così generazioni su generazioni. Non prendendo nemmeno posizione né il minimo provvedimento verso una misera e spregevole forma d’immondizia umana (un eurodeputato italiano) che osò chiamare Ratko Mladic, il macellaio di Srebrenica (più di ottomila bosgnacchi, musulmani bosniaci, ammazzarti), un “patriota”.

Miss Sarajevo è un viaggio di una candela nell’oscurità. C’è una popolazione che vive tra le macerie. Un uomo si nasconde dagli spari dei cecchini dietro bidoni della spazzatura. Ci sono palazzi in fiamme. C’è la fuga nei rifugi e un simbolo della pace che non vuole smettere di battere. Lì nel mezzo, il sorriso lacrimato della vincitrice del concorso di Miss Sarajevo: la diciassettenne Inela Nogic, classe ’76. Lì nel mezzo di una guerra fratricida.

Nel 2013 continuano a essere girati film sulla II Guerra Mondiale. Il tema dell’11 Settembre è stato analizzato da ogni possibile punto di vista. I Balcani no. Poche pellicole per un qualcosa che nessuno ha voglia di risvegliare. Immerso in una coltre di nebbia dove non è bene sbirciare.

Nel 2001 No Man’s Land di Danis Tanović catalizzò l’attenzione mondiale su quanto avvenuto, cogliendo anche il successo internazionale con la vittoria del Golden Globe e del premio Oscar come Miglior film straniero. Nel 2007 Richard Gere vestì i panni di un reporter di guerra nel drammatico The Hunting Party mentre il poco visto Resolution 819 (2008, di Giacomo Battiato) apriva le porte del massacro di Srebrenica.

Quest’anno Sergio Castellitto ha mostrato l’uso indiscriminato della violenza delle milizie serbe sulle donne in Venuto al mondo. Caso decisamente anomalo quello della diva planetaria Angelina Jolie, ambasciatrice alle Nazioni Unite per l’ufficio dei Rifugiati (UNHCR) e regista del drammatico In the Land of Blood and Honey (2011) ambientato proprio durante la guerra dei Balcani. Un film praticamente passato sotto silenzio e mai sbarcato in Italia.

“c'è un tempo per la matita per gli occhi ed il rossetto/, un tempo per tagliare i capelli/ c'è un tempo per le compere nella via principale/, per trovare il vestito giusto da indossare” cantavano i Passengers in Miss Sarajevo, “…c'è un tempo per voltarsi verso la Mecca/ c'è un tempo per essere una regina di bellezza/…c'è un tempo per fare nastri, un tempo per gli alberi di Natale/  c'è un tempo per apparecchiare le tavole quando la notte è bloccata dal gelo”.

Il 5 aprile 1992 iniziò l’assedio di Sarajevo. Sarebbe finito più di quattro anni dopo, il 29 aprile 1996. Per i libri di storia sarà il più lungo della storia bellica moderna. Paroloni a effetto, ma intanto di quello che successe lì, tra le macerie, durante e dopo, c’è poca informazione. Dear Inela, ci avevate solo chiesto il tempo di vivere e noi ve lo abbiamo negato.

 Miss Sarajevo - U2 feat. Pavarotti

Miss Sarajevo (1995, Passengers)
Miss Sarajevo (1995, Passengers)
Miss Sarajevo (1995) - Sarajevo
Miss Sarajevo (1995) - Sarajevo
Miss Sarajevo
Miss Sarajevo
Miss Sarajevo
Miss Sarajevo
Miss Sarajevo

mercoledì 3 aprile 2013

RED 2, The Best Never Rest

RED 2 - Sarah (Mary-Louise Parker), Frank (Bruce Willis) e Marvin (John Malkovich)
Stanno per tornare. I membri della squadra di ex-agenti CIA più letale e imprevedibile che mai. RED 2 (di Dean Parisot)


RED 2 (di Dean Parisot), in uscita negli Stati Uniti il 19 luglio 2013 in Italia il prossimo giovedì 8 agosto. Un sottotitolo che non lascia scampo a dubbi: The Best Never Rest, il meglio non dorme mai, e una prima immagine che dice già tutto: Boggs in shorts scozzesi e Moses con pantaloni arancioni e camicione a quadri con pistola a mano, il tutto con lo sfondo di un bidone pronto a saltare in aria.

I protagoniti sono sempre loro. Marvin Boggs (John Malkovich), Frank Moses (Bruce Willis), Victoria (Helen Mirren) e Sarah Ross (Mary-Louise Parker). Perso Morgan Freeman nel primo film e confermato il "sovietico" Ivan Simanov (Brian Cox), new entry di spessore Neal McDonough, Catherine Zeta-Jones e Anthony Hopkins. Ma cosa successe nel primo film (RED, 2010) diretto da Robert Schwentke?

L’esperienza contro la giovinezza. Commando agguerriti in mimetica e mirini agl’infrarossi contro l’astuzia. Due generazioni a confronto di agenti della CIA dove la vecchia guardia può ancora contare su un po’ di sana pazzia, istinto e la lealtà tra amici fidati. Robert Schwentke (Fightplan, Un amore all’improvviso) dirige un super cast in RED, acronimo per Retired Extremely Dangerous: lett. Ritirati estremamente pericolosi, che nella versione italiana diventa invece “Reduci estremamente distruttivi”.

Un gruppo di ex-agenti della CIA in pensione deve essere eliminato dalla nuova direzione dei Servizi Segreti poiché unici testimoni di una vecchia operazione che portò a un massacro ordito dal figlio dell’attuale vice-presidente (Julian McMahon, il cinico chirurgo plastico della serie Nip/Tuck).

Per i diretti interessati l’unica via d’uscita sembra quella di “scambiare quattro chiacchiere” con il vice-presidente stesso, molto ben voluto dal pubblico americano e in ascesa per diventare l'inquilino della Casa Bianca. 

Aldilà di alcune scene d’azione spettacolari, i veri protagonisti sono le personalità dei singoli personaggi a cominciare da Bruce Willis, primo bersaglio della cospirazione governativa, nei panni di Frank Moses, degno erede di quel mascalzone di Jimmy “Tulipano" Tudeski, da lui stesso interpretato in FBI Protezione Testimoni (2000), anche se qui meno cinico e più romantico, innamorato di Sarah (Mary-Louise Parker).

Standing ovation per l’indiscussa protagonista femminile. Prendano appunti le ventenni, trentenni, quarantenni e cinquantenni. Insomma, tutte le donne inclusa Miss Action, Angelina Jolie. Helen Mirren, 68 anni il prossimo 26 luglio, è più in forma che mai. 

La “sua” Victoria è audace. Crocerossina. Letale. Ironica. Innamorata. Impeccabile nello sparare con tacchi o scarponi. Meno imponente invece (sembra anche più basso) di quando interpretava Agamennone nel poco riuscito Troy (2004), Brian Cox, elegante e dolce col suo amore ritrovato, nei panni di Ivan Simanov, capo dei servizi segreti russi, un tempo del KGB, e acerrimo nemico della combriccola dei pensionati della CIA, ma qui alleati.

Un po’ sottotono Morgan Freeman, il morente Joe Matheson, sempre e comunque allegreo a dispetto della malattia, nonché capace di un grande gesto per la salvezza degli amici.

Il premio per il personaggio più travolgente però va al veterano Marvin Boggs (John Malkovich), curato a suon di LSD a suo tempo dal proprio governo e dunque con qualche problemino di autocontrollo. Memorabile la scena in cui corre imbottito di esplosivo verso il vice-presidente per farlo salire nella limousine, in realtà guidata dall’amico Moses. 

Cult la scena dove Boggs, con in mano un maialino di pezza pieno d’armi, viene sbeffeggiato e quasi fatto fuori da una rampante killer alle parole di: Questa è per te, vecchio! Lo scontro generazionale tra il suo pistolone e un’arma super moderna scagliatogli contro, resterà nella memoria dei cinefili per parecchio tempo, soprattutto per il suo commento finale dopo aver fatto saltare in aria l’irriguardosa nemica: Vecchio un paio di palle!

Gli anni della Guerra Fredda vissuti dai protagonisti sono ormai passati. Era una lotta anche quella, certo. Senza esclusione di colpi, con spie che passavano alla concorrenza ma con più regole e rispetto dell’avversario. Con più sentimento e onore, mentre adesso vige solo la forza bruta del potere assoluto.

Non era poi così diverso il discorso del vecchio trafficante d’armi Simeon Weisz (Ian Holm) in Lord of War (2005, di Andrew Niccol) dove si lasciava andare ai ricordi passati dinnanzi al rampante e spavaldo Yuri Orlov (Nicolas Cage). I “pensionati pericolosi” invece ce la fanno. Eliminano e non vengono eliminati. E il loro trionfo contro il sistema ci regala un po’ di speranza che in fondo i buoni, qualche volta, sono anche i più forti.

Ci si vede in sala con RED 2.

RED - l'affascinante e letale Victoria (Helen Mirren)
RED 2 (2013, di Dean Parisot)

martedì 2 aprile 2013

Et voilà ...continuavano a chiamarlo Trinità

...continuavano a chiamarlo Trinità (1971) - Trinità (Terence Hill) e Bambino (Bud Spencer)
Una delle (tante) scene memorabili del western ...continuavano a chiamarlo Trinità, con la coppia Bud Spemcer & Terence Hill al loro massimo splendore.
 
di Luca Ferrari
 
A chi non è capitato almeno una volta, seduto al ristorante, di vedersi portare dopo una prelibata ordinazione, un ampio piatto con al centro una porzione, diciamo così, imbarazzante? Il tutto senza poter replicare per quella sorta di quieto vivere e scarsa voglia di mettersi al centro dell’attenzione intavolando polemica con il cameriere o cuoco che sia. 

Loro si. Bambino (Bud Spencer) e Trinità (Terence Hill) hanno fame. Finti uomini di legge ma intolleranti alle sopraffazioni dei cattivi sui più deboli, entrano in quella che è considerata la “miglior mangiatoria dello Stato”. E una volta seduti, è inaccettabile vedersi servire micragnose fette di carne con un fungo e un’olivetta di contorno. Et voilà! Di fronte all’imbarazzato e impeccabile maître del ristorante (Franco Ressel), i due grezzi (ma buoni) pistoleri fanno di testa loro riempiendosi i piatti e prendendo in ostaggio l’intero arrosto.

Et voilà, ...continuavano a chiamarlo Trinità (1971, di Enzo Barboni), l’abbuffata può cominciare.  

... continuavano a chiamarlo Trinità

...continuavano a chiamarlo Trinità (1971) - Trinità (Terence Hill) e Bambino (Bud Spencer)
...continuavano a chiamarlo Trinità (1971) - Trinità (Terence Hill) e Bambino (Bud Spencer)
...continuavano a chiamarlo Trinità (1971) - Trinità (Terence Hill) e Bambino (Bud Spencer)
...continuavano a chiamarlo Trinità (1971) - Trinità (Terence Hill) e Bambino (Bud Spencer)
...continuavano a chiamarlo Trinità (1971) - Trinità (Terence Hill) e Bambino (Bud Spencer)
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venerdì 29 marzo 2013

Gwyneth Paltrow, Sexy Iron Woman

Iron Man 3 - Pepper Pot (Gwyneth Paltrow)
La conobbi nel trionfo della sua dolcezza cinematografica in Sliding Doors, Shakespeare in Love, Il talento di Mr. Ripley e Duets. Lei è Gwyneth Paltrow.


Mi conquistò senza possibilità di ritorno (da qualsiasi mondo venissi prima) nel corale I Tenenbaum (2002, di Wes Anderson), con cui diedi l’addio provvisorio ai cinema veneziani. E fu sempre lei al centro del mio battesimo nelle sale fiorentine con Possession (2002, di Neil LaBute), rincontrandola tempo dopo in una gelida serata d’autunno a fianco di Jude Law e Angelina Jolie in Sky Captain and The World of Tomorrow (2004, di Kerry Conran). 

Da allora passò qualche anno fino a quando, a minima distanza di conferenza stampa alla Mostra del Cinema di Venezia, eccola in carne e lunga chioma bionda per l'anteprima di Contagion (2011, di Steven Soderbergh). La ricordavo (sognavo) un po’ più “della porta accanto” e meno sofisticata. Ma le grandi scintille sono destinate a riprendere quota conquistando infiniti spazi oltre le stelle. E oggi il presente indica l'anno 2013. Lei è tornata. Sensuale e grintosa come non mai. 

l 24 aprile prossimo è il giorno di Iron Man 3 (di Shane Black) e l'attrice californiana Gwyneth Paltrow sarà ancora una volta Virginia "Pepper" Potts, amministratore delegato della Stark Industries nonché compagna del geniale miliardario scienziato Tony Stark (Robert Downey Jr.) che ogni tanto, svolazzando in corazza metallica rossa, ha il vizio di salvare il mondo. 

Iron Man 3 - Tony Stark corazzato (Robert Downey Jr.) e Pepper Potts (Gwyneth Paltrow)
Lido di Venezia (Ve), Mostra del Cinema - Gwyneth Paltrow © La Biennale di Venezia - ASAC
Lido di Venezia (Ve), Mostra del Cinema - Gwyneth Paltrow © La Biennale di Venezia - ASAC

giovedì 28 marzo 2013

Bloody Sunday (2002), siamo tutti terroristi civili


La popolazione nordirlandese uccisa dalle Forze Speciali britanniche. Il regista Paul Greengrass raccona in Bloody Sunday (2002) il massacro di Derry '72.

di Luca Ferrari

Domenica 30 gennaio 1972, Derry (Irlanda del Nord). Il sangue della popolazione inerme invade le strade durante una marcia di protesta guidata da Ivan Cooper, protestante e membro del Parlamento per il Partito Socialdemocratico e Laburisti. Il periodo è teso ma l’IRA ne resta fuori. La cosa non interessa alle forze dell’ordine che predispongono un agguato. Il 1º Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell'esercito britannico spara a uomo proiettili veri uccidendo 14 persone.

Trent'anni esatti dopo, il regista Paul Greengrass (Bourne Supremacy, United 93, Green Zone) porta sul grande schermo quella vigliacca mattanza di sangue nordirlandese nella tragica domenica 30 gennaio 1972 (musicata anche dalla rock band U2 nella celebre Sunday Bloody Sunday). Il film Bloody Sunday, è tratto dal libro Eyewitness Bloody Sunday di Don Mullan
Parà britannici come i militari olandesi ONU di Srebrenica, entrambi assassini decorati. Parà britannici come i macellai della scuola Diaz (Genova 2001). Parà britannici come l’ex-Primo Ministro inglese Tony Blair e l’ex-presidente americano George W. Bush. Tutti accomunati dalla stessa teoria delle (immaginarie) armi, pistole o di distruzione di massa che sia, in mano a non si sa bene quale minaccia per la sicurezza e soprattutto per la loro "demodittatura".

Continue piccole sospensioni in nero di meno di un secondo irrompono a intervalli costanti nella pellicola. Un tragico salto mortale indietro nell’umanità. Una delle tante e troppe pagine di morte autorizzate. Un colpo d’oscurità dove novelli Ercole militari si fanno oltremodo brutali e divertiti nel colpire persone che scendono in strada in nome dei propri diritti costituzionali. E non c'è muro o casa dove si possa sfuggire a chi ha deciso di premere il grilletto senza pietà.

Non c’è terrorista civile al mondo che non sia stato all’altezza delle azioni del proprio governo/...Come vi sentite a sparare alle spalle di ragazzi e anziani? È un aneddoto delle vostre riunioni onaniste o semplicemente una postilla in evidenza nell'ultima versione del curriculum?/…Dall’amico inventato dell’infanzia alla testimonianza certa di armi puntate venute da chissà dove e indirizzate verso il proprio equilibrio mimetico/… e mentre le strade hanno abdicato per sempre le proprie bandiere bianche, c’è chi si chiede come mai la pace interessi ad ancora meno gente…

Bloody Sunday (2002, di Paul Greengrass), vincitore dell'Orso d'Oro al Festival di Berlino 2002.

Guarda il trailer in lingua originale di Bloody Sunday

Bloody Sunday (2002, di Paul Greengrass)
Bloody Sunday (2002, di Paul Greengrass)

mercoledì 27 marzo 2013

Tropic Tom Cruise, “Io t’inculo con la sabbia!”

Tropic Thunder (2008) - Les Grossman (Tom Cruise) inveisce contro i Flaming Dragon
Diretto da Ben Stiller nel corale Tropic Thunder, il trasformista Tom Cruise mette in campo una performance sopra le righe nei panni del possente Les Grossman.


Barbuto, semi-pelato, peloso, grassottello e occhialuto. Onnipotente. È Les Grossman, produttore esecutivo cinematografico cui presta (irriconoscibile) volto e gergo sboccato, un fenomenale Tom Cruise nella commedia Tropic Thunder (2008, di Ben Stiller). 

Da pura cineteca la sua sfuriata telefonica contro il gruppo di trafficanti vietnamiti Flaming Dragon che tengono in ostaggio Tugg Speedman (Ben Stiller), il protagonista del suo prossimo film, a cui assiste nello studio dello scatneato Grossman anche l’attonito Pecker (Matthew McConaughey), agente dell’attore:

"Ok, Flaming Dragon, faccia di cacca. Primo, vai indietro di un paio di passi e letteralmente, (urlando, ndr) CACATI IN FACCIA!!!!” sbraita rabbioso Les, “Secondo, non so quale misero gioco di potere pan-pacifico stai facendo ma l’Asia, Jack, è mio territorio, quindi qualunque cosa pensi, ripensaci o altrimenti io ora vengo lì e sotterro te e chiunque altro sotto una fottuta tempesta di bombe. 

Dovrai chiamare le fottute Nazioni Unite e avere una fottuta risoluzione vincolante per impedirmi il tuo fottuto annientamento (il tono vocale sale sempre di più). Ti faccio terra bruciata attorno, brutta merda! Io ti massacro, stronzo! IO T’INCULO CON LA SABBIA!!!!!!!!".

Tropic Thunder, l'epica sfuriata di Les Grossman (Tom Cruise)

Tropic Thunder (2008) - Les Grossman (Tom Cruise) inizia la sfuriata contro i Flaming Dragon
Tropic Thunder (2008) - Pecker (Matthew McConaughey)
Tropic Thunder (2008) - Les Grossman (Tom Cruise) urla di rabbia contro i Flaming Dragon
Tropic Thunder (2008) - i Flaming Dragon scioccati dalle parole di Grossman

martedì 26 marzo 2013

Il lato Trainspottingivo

Il lato positivo (2013) - Tiffany (Jennifer Lawrence) e Pat (Bradley Cooper)
La favola malinconica di Pat e Tiffany, alla ricerca dell'equiilibrio che non c'è. Il lato positivo (2013, di David O. Russell).

di Luca Ferrari

Anche se è stata pesantemente offuscata da rabbia e lutti precoci, la luce non ha smesso di splendere dentro ciascuno di loro. Non sono adolescenti ma vogliono ugualmente vederci chiaro. Attorno a loro c’è una distilleria di manierismo e ragionevolezza tacitamente nevrotica. Le porte si aprono nel sentire gli schiamazzi incontrollati, ma è solo il frastuono di chi vuole capire che sta dicendo.

Il lato positivo (2013, Silver Linings Playbook) di David O. Russell. Ciak, azione. La candida moglie di Pat Solitano, Nikki (Brea Bee) se la fa con un collega più anziano nel proprio bagno di casa con sottofondo la canzone del loro matrimonio. Il marito esplode e si ritrova per otto mesi in un istituto psichiatrico. 

Ad attenderlo lì fuori, amici superficiali, una madre fin troppo comprensiva (Jacki Weaver) e il padre, Pat Senior (Robert De Niro), senza più lavoro e scommettitore/tifoso sfegatato dei Philadelphia Eagles, franchigia della NFL. Il rapporto tra i due maschi di casa è difficile. Con il più anziano convinto che il figliolo sia un amuleto porta fortuna per la vittoria della sua squadra, e quest’ultimo convinto di riconquistare oltre logica  l’ex-moglie.

Ronnie (John Ortiz) è un vecchio amico di Pat. Dietro la visione rilassato-borghese che la sua dolce metà Veronica (Julia Stiles) gl’impone, si nasconde un uomo frustrato che dice le cose di nascosto e per non impazzire prende a pugni il muro dello scantinato ascoltando heavy metal. Lei, forte della sua posizione sociale, spara giudizi con la puzza sotto il naso mantenendo sempre il controllo. È nella loro riverniciata sala da pranzo dall’inconfondibile odore da sala d’aspetto che Pat incontra Tiffany (Jennifer Lawrence), ed è subito rivoluzione sociale.

Non c’è spazio per bugie positive. I due cominciano ad annusarsi. Lei è un vulcano che non sopporta nemmeno il minimo millimetro di barriera. Ci vuole poco perché nasca feeling. Un legame non facile da metabolizzare. Ciascuno/a fa emergere i nervi scoperti dell’altra/o. Si provocano. Si aprono. Si chiudono. Si azzannano. Finiranno col stupirsi l’un l’altra. Nelle loro scarpe da corsa c'è tutta la facilità di una inesorabile vita in salita con vista sull'arcobaleno in terra.

...Se per un momento la smettessi di parlare in terza persona per un attimo, forse sentireste la mia presenza meno torrida e io potrei concentrarmi sulla strategia di una lettera/… considero l’umanità ancora fetente e senza nulla di positivo/… la freddezza della bontà è una chiara manipolazione/ … sono concentrato sull’eccellenza

Tiffany e Pat non giocano. Hanno il loro alfabeto senza eccessiva labirinti. Si soffermano sui rispettivi bisogni. Un partner di ballo per lei, una lettera da consegnare a Nikki per Pat. Il mondo familiare è ancora troppo pieno di tartine della domenica e la volontà viene (ri)piegata a qualche assurda pretesa di rivincita finendo per quasi travolgere ancora l’ultima generazione.

"Ho vissuto a pugni stretti tutta la vita/ Mi sono ricoperto di spazzatura anche per ragioni sbagliate/ Cominciare sapendo già che non si potrà essere felici per sempre ci ha portato fino a questo… adesso puoi togliere Ride the lighting dei Metallica?"

Siamo alla resa dei conti. Il destino della famiglia di Pat è affidato alle sue capacità di ballerino (una doppia scommessa legata anche all’esito di una partita di football). C’è perfino la moglie in platea in vena di (tardiva) riconsiderazione. La danza è un trampolino per Pat. La danza è liberatoria per Tiffany.

La loro danza è tutti i vol(t)i dei pensiero umano. Precisa. Ironica. Rabbiosa. Audace. Speranzosa. La danza incarna estrema delicatezza nel completo bianco indossato dalla ragazza. Con la pancia scoperta sembra volersi esporre a un mondo nuovo. Dove c’è spazio per un contatto emozionale. E allora non resta che una corsa finale di Trainspottinghiana memoria. Per superare l’ultimo baluardo d’incomprensione e conquistarsi il proprio degno finale.

Non so dirti se domani sia il mio giorno preferito per inseguire qualcuno e ricominciare la mia vita. Adesso che ti ho guardato, posso aspettarmi un altro finale..


Il trailer de Il lato positivo




Il lato positivo - (da sx): Veronica (Julia Stiles), Pat (Bradley Cooper) e Tiffany (Jennifer Lawrence)
Il lato positivo - Pat (Bradley Cooper) e Pat Dr. (Robert de Niro)
Il lato positivo (2013) - Tiffany (Jennifer Lawrence) e Pat (Bradley Cooper)