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Visualizzazione post con etichetta Jason Statham. Mostra tutti i post
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martedì 14 agosto 2018

Shark, il primo squalo della sua vita

Shark, il primo squalo - Meiying (Shuya Sophia Cai)
Che estate sarebbe senza un affamato pescecane a rovinarci la nostra voglia di mare? Shark – Il primo squalo (2018, di Jon Turteltaub) ci aspetta tutti al cinema. Ma proprio tutti.

di Luca Ferrari

Una scoperta sensazionale. La fossa delle Marianne è ancora più profonda di ciò che appare. Una missione scientifica sta ora penetrando lo strato che per millenni l’ha tenuta separata dal resto del mare e del mondo. Lì sotto però, non tutti potrebbero gradire la tecnologia umana del terzo millennio. Qualcosa si potrebbe arrabbiare e scappare potrebbe diventare un grosso problema. Tratto dal romanzo MEG di Steve Alten, è uscito sul grande schermo Shark - Il primo squalo (2018, di Jon Turteltaub).

Il miliardario Jack Morris (Rainn Wilson) è appena salito a bordo della Mana One per vedere con i propri occhi i risultati del proprio danaroso investimento. Ad accoglierlo, il Dr. Minway Zhang (Winston Chao) e la figlia Suyin Zhang (Li Bingbing), esperta biologa marina. Insieme a loro gli altrettanto insostituibili James Mackreides (Cliff Curtis), DJ (Page Kennedy) e Jaxx Herd (Ruby Rose). Tutto sembra procedere bene fino a quando la capsula sottomarina in perlustrazione nell'ignoto non viene attaccata da un qualcosa di misterioso.

È il panico. Lì sotto, a 11mila metri sotto il livello del mare, ci sono bloccati Toshi (Masi Oka), The Wall (Ólafur Darri Ólafsson) e la capa della missione, Lori (Jessica McNamee). Luci e rumori richiamerebbe la cosa e pertanto non resta che una soluzione. Chiamare la sola persona al mondo capace di una simile impresa, già riuscitagli in parte, nonostante nessuno gli avesse mai creduto su ciò che aveva riferito di aver visto, a cominciare proprio dal Dr. Heller (Robert Taylor), a bordo anch’esso. Rintanatosi in Thailandia, Jonas Taylor (Jason Statham) si presenta all’appuntamento con il proprio destino.

Lì sotto, in quelle acque oscure si cela un famelico megalodonte, un bestione preistorico di oltre 20 metri deciso a scatenare tutta la sua ferocia e annesso appetito di carne umana. Prima ancora che contro questo letale amico, Taylor deve fronteggiare i propri demoni che ancora lo tormentano. In un salvataggio analogo dovette fare una scelta alquanto tragica e dolorosa. Le sue ferite però trovano le carezze ottimistiche e fiduciose della piccola Meiying (Shuya Sophia Cai), figlia di Suyin, quest'ultima già partita in una precoce operazione di salvataggio. Nella sua tenera genuinità, gli chiede di riportarle sana e salva la sua mamma.

Ha inizio l'ennesima sfida tra uomo e natura. Quando il normale corso del tempo e dell'evoluzione però viene alterato, vedi anche le creature del Jurassic Park & simili, gli equilibri sono destinati a saltare, o meglio dire, impazzire con le conseguenze più mortali. I protagonisti affrontano una sfida impari. Nessuna scorciatoia è ammessa. Forse nemmeno il coraggio basterà ma almeno è un inizio. Chiunque sia sul mare adesso è nel radar famelico del megalodonte e bisogna nuotare più veloce che si può verso riva,

Erano gli anni ’70 quando la verginità delle nostre vacanze al mare venne brutalizzata dall’angoscia de Lo squalo (1975), uno degli indiscussi capolavori di Steven Spielberg. Da allora sono passate parecchie decadi e ancor di più film del genere, la maggioranza dei quali nel complesso mediocri e troppo legati ai progressi tecnologici. Eppure la voglia di confrontarci sul grande schermo con questi letali killer delle profondità non ci abbandona mai. Eccoci qua dunque, ancora una volta pronti per l’immersione.

Distribuito in Italia da Warner Bros. PicturesShark – Il primo squalo sceglie una via atipica, mescolando azione, dolcezza e sacrificio. La faccia sporca del ruvido Jason Statham (indimenticabile nei panni del Turco nel cult The Snatch di Guy Ritchie così come in quelli del cazzuto agente segreto in Spy di Paul Fieg), in rotta con l’agire classico, ben si amalgama con la dolcezza di Li Bingbing (1911Resident Evil: Retribution, Transformers 4 - L'era dell'estinzione) e i modi amichevoli di Cliff Curtis (La ragazza delle balene) Il risultato è un film gradevole, a tratti scontato ma non per questo meno appassionante e comunque divertente.

Si ride, si trema e ci si commuove con Shark – Il primo squalo. È evidente il desiderio dei tre sceneggiatori Dean Georgaris, Erich Hoeber e Jon Hoeber di accontentate un po’ tutte le fette di pubblico. La suspense fa il suo dovere, sferzata e ammorbidita anche dal ridicolo (in senso buono) e il singolo dramma di un bambino cicciottello che armato di gelato non riesce più a uscire dall’acqua. Statham è un eroe romantico. Caparbio, pronto al sacrificio e con i giusti consigli, perfino deciso a darsi una seconda chance per vivere la vita.

Venezia, 11 agosto 2018 - cinema Rossini. Da sempre amante dei trailer, sono solito arrivare in sala con largo anticipo. Questa volta però il destino mi gioca uno scherzetto e così, invece dell’atmosfera di Mamma mia! Ci risiamo, una volta entrato in leggero ritardo, la mia attenzione viene catturata da qualcosa di alquanto insolito. Qualcosa, o meglio qualcuno, che mai mi sarei immaginato di trovare al cinema e per di più spettatore di Shark – Il primo squalo  (2018, di Jon Turteltaub). Un bambino piccolo, ma proprio piccolo. Sistemato sul passeggino a fianco dei genitori.

Troppa la curiosità. Sperando abbiano voglia di rispondermi, a fine spettacolo mi riprometto di avvicinarmi. Termina la pellicola. Il piccolo sta dormendo. Per questione di privacy, niente nome né provenienza. “Siamo grandi appassionati di cinema e questa è la sua prima volta davanti al grande schermo. Il personale ci ha anche dato un diploma come ricordo” mi dicono, “Fai conto che pochissimi giorni prima che nascesse ci siamo guardati tutta la rassegna su David Lynch al teatrino di Palazzo Grassi”.

“È andata fin troppo bene” proseguono, “Metà film ha osservato, metà ha dormito ma era un rischio calcolato. Un sabato di agosto alle 7 di sera non avremmo trovato tanta gente. Anche se avesse pianto, non avrebbe infastidito chissà quante persone. In caso comunque saremmo usciti. La scelta di Shark – Il primo squalo? Beh, siamo in estate no? E comunque ci è sembrato quasi più per bambini che per adulti. Più che il matto (Taylor/Statham), Meiying è stata l’indiscussa e dolce protagonista”.

Con il loro permesso, scatto una veloce istantanea senza dare alcun "fanciullesco" riferimento. Gliela mostro spiegandogli come vorrei pubblicarla e mi danno il via libera. Mi scappa un’ultima domanda, così gli chiedo se hanno già in mente di portarlo a vedere un prossimo film. “Ci piacerebbe goderci tutti insieme Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa (in uscita il prossimo 22 agosto, terzo capitolo dopo i divertenti Hotel Transylvania e Hotel Transylvania 2, ndr). Questa volta però in orario pomeridiano e in compagnia di tanti altri bambini”.

Vedo la famigliola uscire. Il piccolino sta ancora facendo la nanna. Chissà se ci sarà la settima arte nel suo futuro. Cinema o meno, di sicuro lo aspettano anni felici in cui si potrà godere tanti e tanti film, animati e non a quanto vedo, insieme alla sua mamma e al suo papà. A quest’età (e non solo) è l’unica cosa che conta. Godersi la vita ed essere il più spensierati possibile. Avrà tempo di pensare al domani. Al momento lo attende solo l'ennesimo risveglio in compagnia delle due persone che lo amano di più al mondo. Anche questo è il mondo di Shark – Il primo squalo.

Shark - Il primo squalo, il trailer

Shark, il primo squalo - Suyin Zhang (Li Bingbinge Jonas Taylor (Jason Statham)
Un giovanissimo spettatore al cinema Rossini di Venezia e la locandina di Shark – Il primo squalo © Luca Ferrari

venerdì 24 luglio 2015

Spy è un film sulle spie, cazzo!

Spy – l’agente segreto Susan Cooper (Melissa McCarthy)
Il suo nome è Cooper, cazzo, Susan Cooper (Melissa McCarthy). Inesperta-implacabile agente segreto nella divertentissima commedia Spy (2015, di Paul Feig).

di Luca Ferrari

Inesperta. Goffa. Senza autostima. Innamorata senza essere ricambiata. La persona ideale da far passare inosservata e avvicinare pericolosissimi terroristi. Il suo nome è Cooper, Susan Cooper (Melissa McCarthy). Se il mondo cinematografico freme nell’attesa di vedere la quarta prova di Daniel Craig nei panni di James Bond nel prossimo Spectre in uscita il 6 novembre, al momento ci si può fare grasse risate con il divertente Spy (2015, di Paul Feig).

Bradley Fine (Jude Law) è l’uomo di punta della CIA. Indomito, affascinante e impeccabile nel portare a termine le sue missioni. Ad aiutare a svolgere il suo compito, direttamente dalla sede operativa dei Servizi Segreti c’è Susan, il suo orecchio. Colei che grazie ai sofisticatissimi sistemi tecnologici gli dice tutto quello che deve sapere per la propria incolumità.

C’è di più. Lei è innamorata di lui, e nel classico degli amori impossibili Fine manco se ne accorge e anzi, arriva perfino a regalarle un allucinante collanina a forma di dolcetto. Tutto però cambia quando viene freddato dalla spietata terrorista bulgara Rayna Boyanov (Rose Byrne). Un fatto che sconvolgerà a tal punto la timida Susan da farla entrare in azione sul campo. Una decisione questa che sarà avvallata dalla stessa capa dell’agenzia Elaine Crocker (Allison Janney) mandando così su tutte le furie il più navigato e scafato Rick Ford (Jason Statham).

Ha inizio così un viaggio che porterà la neo-spia a confrontarsi direttamente con Rayna tra Parigi, Roma e infine nell’est europeo. A darle manforte, il collega anglo-romano Aldo (Peter Serafinowicz), l’amica inesperta Nancy/Amber Valentine (Miranda Hart), senza dimenticarsi dell’onnipresente Ford, anche se più che aiutarla, finirà per creare ulteriori casini e incazzarsi con lei.

Fate largo, Paul Feig ha trovato una nuova coppia da urlo. Dopo aver già diretto Melissa McCarthy in Le amiche della sposa (2011) e Corpi da reato (2013), questa volta le ha messo a fianco un rude partner a dir poco perfetto. E non stiamo parlando del bel Jude Law (che ha già il suo alterego cinematografico in Robert Downey Jr. nella coppia Sherlock Holmes & Watson) ma di Jason Statham (The Snatch, I Mercenari, Fast & Furious 7).

Rick Ford è il classico incazzoso. Non sente ragioni. Si fa come dice lui o manda tutti affanculo. E a farne le spese è ovviamente Susan che ovunque vada, se lo ritrova sempre tra i piedi, dovendosi sorbire ogni volta un nuovo elenco di tutte le sue (presunte) imprese da spia. Epica la volta in cui gli venne staccato il braccio sinistro e dice, se lo ricucì con la destra.

A funzionare a dovere nell’ingranaggio di Spy (finalmente anche in italiano il titolo è rimasto tale e quale), è anche  Rose Byrne (Troy, X-Men l'inizio, Gli stagisti). La sua Rayna ha una vera ossessione per la propria capigliatura. Nonostante Susan le salvi la vita, la tratta sempre come una povera mentecatta, brutta e incapace di indossare un vestito decente. Dice che le ricorda una povera vecchietta bulgara e in parte sua madre (un mostro), subito mollata dal padre dopo il concepimento.

Ad amalgamare il tutto, altri ottimi comprimari a cominciare dalla capa della CIA che per le missioni sotto copertura impone a Susan identità e nomi da autentica sfigata della middle class americana, e pure la collega di ufficio Nancy, che pur di sacrificarsi per la missione arriva a interrompere un concerto del rapper 50 Cents (se stesso), saltandogli addosso come una fan ninfomane.

In quest’estate torrida, Spy (2015, di Paul Feig) rappresenta un’autentica oasi di puro divertimento da godersi tassativamente nel fresco dell’aria condizionata del cinema. Sarebbe bello credere che sarà un’opera unica ma a giudicare dall’incredibile feeling dimostrato sul grande schermo, è molto probabile che rivedremo ancora Melissa McCarthy e Jason Statham insieme in qualche nuova cazzutissima missione.

Guarda il trailer di Spy
Spy – le agenti segrete Susan Cooper (Melissa McCarthy) e Nancy/Amber Valentine (Miranda Hart
Spy – l’agente segreto Rick Ford (Jason Statham)
Spy – la spietata Rayna (Rose Byrne)