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lunedì 3 settembre 2012

I divi Olga Kurylenko e Pierce Brosnan

Venezia 69. - l'attrice ucraina Olga Kurylenko © Federico Roiter
Non sono venuti a Venezia nello stesso film, ma oggi Olga Kurylenko e Pierce Brosnan sono state le indiscusse star della Mostra del Cinema.

di Luca Ferrari

Forse non vinceranno la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile e maschile, né i rispettivi film si aggiudicheranno il Leone d’Oro, ma una cosa è certa, l’incantevole Olga Kurylenko e l’ex-007 Pierce Brosnan hanno fatto impazzire i fotografi della Mostra del Cinema.

Lei, classe ’79, attrice e modella ucraina naturalizzata francese, sbarcata a Venezia per il nuovo film di Terrence Malick, To the Wonder, ma già nota al grande pubblico per ruoli di primo piano in Hitman (2007, di Xavier Gens) e soprattutto Quantum of Solace (2008, di Marc Foster). E da un film su James Bond, a uno che lo ha interpretato davvero l’Agente Segreto più celebre al mondo. Qui, il simpatico Brosnan, è arrivato come protagonista principale di Love is All You Need, di Susanne Bier.

  Venezia 69. - l'attrice ucraina Olga Kurylenko © Federico Roiter
 Venezia 69. - Olga Kurylenko e l'attrice italiana Romina Mondello © Federico Roiter
  Olga Kurylenko sul red carpet della 69. Mostra del Cinema © Federico Roiter
Venezia 69. -  l'attore irlandese Pierce Brosnan © Federico Roiter
Venezia 69. -  l'attore irlandese Pierce Brosnan © Federico Roiter

To the Wonder, overdose Malick

To the Wonder - Marina (Olga Kurylenko) e Neil (Ben Affleck)
Poetica autistica. Puzzle d’anime svuotate. To the Wonder (2012), di Terrence Malick. L’amore non ci ama per niente. Mercì, ma proprio per nulla.

di Luca Ferrari

2012, Eterea odissea nella meraviglia (…). Di chissà quale dove. Di chissà quale quando. Esasperata ricerca fotografica. Sguardi umanamente compassati. Spettrale elegia Morrisoniana (Jim, ndr) sull’astratto incombente. “Non mi aspetto niente, solo di fare un pezzetto di strada insieme”. I protagonisti hanno a stento qualche nome. Vigorosi tronchi di vita continuamente abbattuti. Spezzati. Scusanti. Silenziosi. To the Wonder (2012, di Terrence Malick.

Nella sezione “Venezia 69” della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica è di scena il melodramma più formidabilmente fluttuante. To the Wonder (Usa, 112’), di Terrence Malick. La telecamera non approfondisce l’imbronciato Ben Affleck. Volge con elastica compassione sul pallore di Rachel McAdams. Gesticola sull’infelice barba incolta di Javier Bardem.

Si fa sedurre, possedere, carezzare e abbandonare da tutto il corpo di Olga Kurylenko; il suo ventre mosso ripreso da dentro l’acqua della piscina, ingigantisce la non annessione a una vera esistenza. Ci sono anche i bambini, ma i loro schiamazzi non arrivano mai nella casa. C’è solo una figlia (di lei) che alla fine riesce ad andarsene da quella acidula convivenza a tre e si tiene a distanza, proteggendosi con skype e comunicado con la madre nella casa lontana del padre e la sua nuova compagna.

C’è poesia nelle pellicole del regista texano Terrence Malick. Ce n’è troppa. Esageratamente per un qualcosa che si chiama film. “Scrivo nell’acqua ciò che non oso dire” dice la donna. To the Wonder non è poi così diverso da The Tree of Life (2011), anzi. 

La precedente pellicola però, aveva il merito di regalare dialoghi e tramandare un fantastico Brad Pitt nei panni di un impensabile e odioso padre severo. Frasi che sembrano rubate ai cioccolatini Baci Perugina, vedi “Mostrami come posso amarti”. Al piano terra Mr Affleck passa vicino alla scala. Cammina lento. Miss Kurylenko ferma in alto, fissa uno spazio azzerata nell'insieme di rette convergenti: digressione post-apocalittica senza trattati di resa, di pace o nuova guerra. Si amano. Non provano nulla. Si mettono le mani addosso. Baciano le rispettive cattiverie in chiave confessionale. 

Dalla Francia all’America. Dall’arte parigina, passando per Mont Saint-Michel fino alle pianure ventose dell’Oklahoma. Un round incessante dove la luce ha la stessa caducità dell’oscuro.

Non c’è durezza di cuore nei personaggi di Malick. Incolumi senza motivo. Andando a caccia di raggi lunari, seppelliscono valanghe. L’alba non dà sollievo. Il tramonto è una passerella crollata sotto un imprecisato richiamo. Nelle bottiglie di Terrence Malick portate con candore dai ruscelli, l’acqua si è mangiata l’inchiostro del messaggio. Tu, cosa vuoi? 

Il trailer di To the Wonder


To the Wonder - Jane (Rachel McAdams)
To the Wonder - padre Quintana (Javier Bardem)
To the Wonder - Neil (Ben Affleck) e Jane (Rachel McAdams)
To the Wonder - Marina (Olga Kurylenko)

domenica 2 settembre 2012

Mostra del Cinema, giornalisti cafoni

Mostra del Cinema - giornalisti in coda per entrare in sala stampa
Ogni persona che lavora va trattata con rispetto. Nessuno vale più degli altri. Vale anche per quei "colleghi" cafoni che lasciano a casa le buone maniere.
 
di Luca Ferrari

Correva l’anno 1997 e per la prima volta mi apprestavo a lavorare come “maschera” alla Mostra del Cinema di Venezia. Un’esperienza che non dimenticherò mai soprattutto per la cafonaggine talvolta ostentata dai giornalisti, arrivata perfino a cercare di sfondare l’ingresso con conseguente intervento delle Forze dell’Ordine.

La ragione di un simile comportamento? Per quella specifica proiezione veniva data la priorità al pubblico, e solo una volta entrati tutti questi, si lasciava passare i suddetti press-accrediti ma la cosa evidentemente non piacque e di conseguenza scattò l’ira della pelide stampa di cui qualche nobile esponente si distinse dalla massa arrivando a etichettare una mia collega come "donna dai facili costumi" e dimostrando così tutta la propria volgarità.

Sono passati 15 anni da allora e ora mi ritrovo dall’altra parte della barricata. La giornata odierna è iniziata con la visione della nuova opera di Terrence Malick, To the Wonder (2012, con Ben Affleck, Rachel McAdams, Olga Kurylenko e Javier Bardem). Terminata la proiezione in Sala Darsena, non c’è stato tempo per il personale di spiegare che bisognava pazientare un attimo prima di poter aprire le porte che subito sono cominciati a volare paroloni, come se tutto ciò fosse un fatale disegno ordito nei confronti della libera informazione.

Ma evidentemente certe persone si credono chissà chi solo perché possono ostentare un pass, quando nei fatti sono solo dei gran maleducati. “La stessa persona che oggi ha protestato mi ha spintonata ieri per uscire”, racconta ancora un po’ scossa una ragazza impiegata come maschera all'interno della sala. Il personale incaricato non può certo iniziare una lite e questo i giornalisti lo sanno bene, quindi si permettono di dire e avere atteggiamenti alquanto antipatici. Personalmente ho sempre mal sopportato i prepotenti. Facciamo allora una partita ad armi pari?

Mi chiamo Luca Ferrari e sono un giornalista regolarmente iscritto all’Ordine dei Giornalisti/Pubblicisti del Veneto. Ho fatto reportage internazionali in Europa, Stati Uniti e Asia. Ho scritto su quotidiani e riviste online. Sono fondatore autore di cinque blog magazine tematici (il suddetto, Back in Net, Belly Roads e The Way of the Miles). Ho vinto un premio sul giornalismo per i diritti umani. E allora? Avere esperienza nel proprio campo equivale a essere accreditati per essere bifolchi?

Nessuno mi autorizza a trattare male il resto dell'umanità solo perché non è un eletto come evidentemente qualcuno si crede. Non lavora solo chi va a vedersi un film pagato/spesato per poi scrivere un articolo. Lavora ed è meritevole di rispetto anche chi deve stare in piedi ore e ore perché altri possano svolgere al meglio i propri compiti.

The Master and The Feelings

Philip Seymour-Hoffman © Federico Roiter
E arrivò il giorno di The Master di Thomas Anderson con i cavalli di razza Philip Seymour Hoffman Joaquin Phoenix.

di Luca Ferrari

Il faccione barbuto del premio Oscar, Philip Seymour Hoffman. La compostezza di uno dei più grandi villain del terzo millennio, Joaquin Phoenix, indimenticabile nella parte del feroce Imperatore Commodo (Il Gladiatore, 2000 di Ridley Scott). Insieme. Nessuna antica Roma alla 69° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. I due attori sono protagonisti del nuovo lungometraggio di Thomas Anderson, The Master

Il primo sabato del Festival ha visto la temperatura abbassarsi di brutto con l’immancabile pioggia evidentemente anche lei fan della kemesse lagunare. Ma tra un’attesa e una proiezione, mentre il popolo cinefilo passa da una sala a un’altra scrivendo su laptop/iPad che sia, c’è anche chi, romanticamente sotto l’ombrello, aspetta che il sereno torni e nel frattempo i loro sguardi si perdono in delicati sentimenti.

Venezia 69 - Joaquin Phoenix © Federico Roiter
Lido di Venezia, Mostra del Cinema, il grande Gianni Rivera © Federico Roiter
Lido di Venezia, Mostra del Cinema, giovani cinefili al lavoro © Federico Roiter
Lido di Venezia, ldelicati sentimenti alla Mostra del Cinema © Federico Roiter

sabato 1 settembre 2012

Fan del Cinema, scritte da red carpet

Mostra del Cinema 2012, una fan aspetta i divi a ridosso del red carpet © Luca Ferrari
I fan della Mostra del Cinema meritano la stessa attenzione delle star. Caldo, umido o pioggia, loro resistono e aspettando in attesa dei loro beneamini.

Luca Ferrari

Da quando nel lontano 2008 lanciai la rubrica - In Mostra siamo Noi - sulle pagine web del quotidiano online Granviale.it, ho sempre sostenuto l’importanza di dare uno spazio, e magari anche un premio, ai fan. Perché sono loro quelli che aspettano ore e ore sotto il sole, talvolta senza essere degnati nemmeno di uno sguardo da altezzosi attori/attrici che si credono chissà chi.

E anche oggi, nel quarto giorno della 69° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, fin dalle prime ore del mattino c’è già chi si è appostato davanti al red carpet. Oggi sono attesi pesi massimi del Grande Schermo: Kristin Scott Thomas, Philip Seymour Hoffman e Toni Servillo. Una giornata autunnale. La bora soffia fredda. La pioggia è in agguato.

 Ma c’è chi se la prende con filosofia. Asciugamano per terra. Cappello in testa. Distesa a leggersi una rivista. Lì, a ridosso della passerella non possono mancare le classiche scritte. Oltre a un eloquente “Vogliamo James Franco”, c’è chi è andato oltre, e citando Jo Squillo, ecco l’invito “Violentami sul Metrò” rivolto a Matt Bellamy, Michael Fassbender, Naomi Watts, Evan Rachel Wood, Kate Hudson e James Franco

Mostra del Cinema 2012, non sono neanche le 11 AM e i fan sono già in posizione © Luca Ferrari
Mostra del Cinema 2012, pioggia o non pioggia i fan sono già in posizione © Luca Ferrari
Mostra del Cinema 2012, i fan sono già in posizione © Luca Ferrari
Mostra del Cinema 2012, inviti precisi ai divi del cinema © Luca Ferrari
Mostra del Cinema 2012, inviti precisi ai divi del cinema © Luca Ferrari

Mostra del Cinema 2012, le foto ufficiali

Mostra del Cinema 2012, Kate Hudson © La Biennale di Venezia – ASAC
Volti da Grande Schermo. Scatti ufficiali sul red carpet al Lido di Venezia alla 69. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica.  

di Luca Ferrari

Kate Hudson in compagnia del fidanzato Matthew Bellamy, cantante/chitarrista della rock band inglese Muse. L’eleganza di Isabella Ferrari. La madrina della rassegna, Kasia Smutniak. Naomi Watts e Liev Schreiber firmano autografi. Il sorriso di Laetitia Casta. Mira Nair sul red carpet. La consegna del Leone d’Oro alla carriera a Francesco Rosi. La Bad t-shirt del regista Spike Lee.


Mostra del Cinema 2012, Alberto Barbera, Francesco Rosi e Paolo Baratta © La Biennale di Venezia – ASAC
Mostra del Cinema 2012, la madrina Kasia Smutniak © La Biennale di Venezia – ASAC
Mostra del Cinema 2012, Isabella Ferrari © La Biennale di Venezia – ASAC
Mostra del Cinema 2012, Laetitia Casta © La Biennale di Venezia – ASAC
Mostra del Cinema 2012, Mark Bellamy (Muse) e Kate Hudson © La Biennale di Venezia – ASAC

Mostra del Cinema 2012, Liev Schreiber e Naomi Watts © La Biennale di Venezia – ASAC
Mostra del Cinema 2012, (da sx): A. Barbera, G. Orsoni, P. Baratta e M. Nair © La Biennale di Venezia – ASAC

Spike Lee, the Way you Michael Jackson

Venezia 69. - il regista Spike Lee © Biennale foto ASAC
Nel 25° anniversario dell'uscita dell'album Bad di Michael Jackson, il regista Spike Lee porta alla Mostra di Venezia il documentario Bad 25.

Fu l'ultimo album prodotto insieme a Quincy Jones. L'album Bad proiettò Michael Jackson verso una notorietà ancor più incredibile. L'omonima canzone insieme a The Way You Make Me Feel, Dirty Diana e Leave Me Alone ne rappresentavano il massimo splendore musicale.Canzoni che appartengono alla tradizione di chiunque. Alla 69° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (29 agosto – 8 settembre) è stato presentato il documentario Bad 25 (sez. Fuori Concorso), di Spike Lee, per celebrare il venticinquennale di quell'immortale disco.

Nel suo lavoro, il regista di Malcolm X (1992), La 25° ora (2002) e Inside Man (2006), porta sul grande schermo l'approccio musicale di Jacko verso un lavoro che dopo Thriller (1982), voleva essere ancora di più, e mostrandone così l’ambizione ma anche il purissimo talento, e dichiarandosi un suo grande fan fin da bambino. Adesso vogliate scusarmi ma devo aggiornare la mia playlist.

Venezia 69. - il regista Spike Lee © Federico Roiter
Venezia 69. - il regista Spike Lee © Federico Roiter
Venezia 69 - il regista Spike Lee © Federico Roiter
il presidente del Festival, Alberto Barbera e il regista Spike Lee © Federico Roiter

venerdì 31 agosto 2012

Winona Ryder, da Tim Burton a Tim Burton

Venezia 69, l'attrice Winona Ryder © Federico Roiter
La prima musa di Tim Burton è sbarcata a Venezia per l'anteprima di The Iceman. Insieme a Winona Ryder, il regista Michael Shannon e Ray Liotta.


Avrà anche passato la fatidica soglia degli “anta” ma il suo sguardo è ancora quello di Lydia, la ragazzetta dark alle prese con voglie d’Aldilà e soprattutto con il viscido Beetlejuice (1988). Sarà anche una donna bella che fatta, ma i suoi occhi hanno trasudano ancora di sincerità della giovane Kim, anima candida amica della creatura Edward mani di forbice (1990). E a dispetto della quiete elegante che trasmette, nell’immaginarmi i suoi pensieri rivedo sempre le difficoltà della Susanna di Ragazze Interrotte (1999).

Lei è Winona Ryder. Oggi è qui, a Venezia per l’anteprima di The Iceman, in compagnia di Ray Liotta e Michael Shannon. Io però già l’aspetto in Frankenweenie, il nuovo lungometraggio animato di Tim Burton, dove presterà la sua voce a Elsa Van Helsing.

Winona Ryder scende dall'auto per recarsi alla conferenza stampa © Federico Roiter
Venezia 69, Michael Shannon, Winona Ryder e Ray Liotta © Federico Roiter
Michael Shannon © Federico Roiter

giovedì 30 agosto 2012

Jonathan Kendrik da Mira Nair

Il fondamentalista riluttante - Jim Cross (Kiefer Sutherland) ammonisce Changez (Riz Ahmed
C'è aria "kendrickiana" nel Jim Cross di Kiefer Sutherland, co-protagonista del film di apertura della 69. Mostra del Cinema, Il fondamentalisa riluttante.


La 69° edizione della Mostra del Cinema di Venezia è stata battezzata con il film nella sez. fuori concorso Il fondamentalista riluttante (2012, di Mira Nair). Uno dei personaggi principali è l’alfiere del capitalismo aziendale Jim Cross interpretato da Kiefer Sutherland. L’attore londinese classe ’66, figlio d’arte di Donald, ha avuto e sta continuando ad avere una ricca carriera in televisione (vedi serie 24 e Touch) e sul grande schermo, iniziata questa dall'ormai lontano Young Guns (1990, di Christopher Cain). 

Della sua densa galleria di personaggi interpretati c’è un ruolo cult che lo ha reso leggendario, il fanatico marine tenente Jonathan Kendrick di Codice d'onore (1992, di Rob Reiner). E quello stesso sguardo feroce oggi è ritornato. Proprio nella pellicola che ha aperto il Festival veneziano. Imbufalito per la decisione del suo pupillo Changez Khan (Riz Ahmed) di non “tagliare” un’antichissima libreria di Istanbul poiché improduttiva, gli si rivolge contro intimandogli senza mezze parole di tornare al suo fottuto lavoro.

Vent’anni fa, in Codice d’onore (A few good men) quella stessa prepotente arroganza si scagliava gelida contro un suo mal capitato (quasi) collega. Lui era il tenente Jonathan Kendrick e insieme al colonnello Nathan Jessep (Jack Nicholson) formava una coppia di alto grado di folli militari stanziati a Guantanamo, Cuba, disposti a tutto pur di servire la Patria. 

Dopo aver constatato il decesso del soldato semplice William Santiago, l’avvocato tenente della Marina Daniel Caffee (Tom Cruise), dai modi decisamente più casual e molto poco marziali, gli si rivolge garbatamente, domandando: Tenente Kendrick, posso chiamarla John? E lui, togliendosi gli occhiali da sole, in mimetica e con i capelli rasati al minimo, risponde gelido: No, non può! 

E continuando poi nella sua follia nazionalistico-religiosa, spiega le ragioni di questa strana morte del soldato di fanteria: "Io credo in Dio padre e suo figlio Gesù Cristo, e proprio per questo posso dirle che il soldato Santiago è morto ed è una vera tragedia, ma è morto perché non aveva un codice di condotta. È morto perché non aveva onore, e Dio lo vedeva”.

Tenente Kendrick, posso chiamarla John? - No, non può!

Il fondamentalista riluttante - Jim Cross (Kiefer Sutherland) ammonisce Changez (Riz Ahmed
Codice d'onore - il tenente Jonathan Kendrick (Kiefer Sutherland

Il cinema di Kate Hudson e Jonathan Demme

69. Mostra del Cinema, l'attrice americana Kate Hudson © Federico Roiter
La verve malinconica di Kate Hudson nel film Il fondamentalista riluttante. L'arte del premio Oscar Jonathan Demme al servizio del musicista italiano Enzo Avitabile.

di Luca Ferrari

Mira Nair dirige Il fondamentalista riluttante (2012), storia difficile tra Pakistan e Stati Uniti nel prima, durante e dopo il crollo delle Torri Gemelle. I flash però sono tutti per lei. Kate Hudson, figlia d’arte (sua madre si chiama Goldie Hawn). Una nomination agli Oscar come miglior attrice non protagonista nel 2001 per il film Quasi famosi - Almost Famous (2000, di Cameron Crowe).

Una bellezza da fidanzatina d’America che la rende scelta ideale per commedie sentimentali modello Come farsi lasciare in 10 giorni (2003, di Donald Petrie) dove divideva il primo piano con il belloccio Matthew McConaughey. Cambio di prospettiva invece nella pellicola diretta dalla regista indiana, che ha affidato a Kate il ruolo della ricca artista tormentata Erica, incapace di amare Changez (Riz Ahmed), poiché ancora legata all’ex-fidanzato di cui ha causato la morte guidando in stato di ebbrezza.

Nella prima giornata della 69. Mostra del Cinema è stata l'indiscussa protagonista dei flash internazionali. Insieme a lei, il resto del cast del film Il fondamentalista riluttante, a cominciare dalla regista indiana Mira Nair e l'attore americano Liev Schreiber. Molto applaudito anche il regista premio Oscar Jonathan Demme (Il silenzio degli innocenti, Philadelphia), sbarcato in laguna per l'anteprima del suo documentario Enzo Avitabile Music Life.

69. Mostra del Cinema, l'attore americano  Liev Schreiber © Federico Roiter
69. Mostra del Cinema, la regista indiana Mira Nair © Federico Roiter
69. Mostra del Cinema, l'attrice americana Kate Hudson © Federico Roiter
69. Mostra del Cinema, l'attrice americana Kate Hudson © Federico Roiter
69. Mostra del Cinema, il regista americano Jonathan Demme © Federico Roiter
69. Mostra del Cinema, il musicista italiano Enzo Avitabile e Jonathan Demme © Federico Roiter

mercoledì 29 agosto 2012

Il fondamentalista riluttante, civiltà di confine

Il fondamentalista riluttante (2012, di Mira Nair)
L'11 settembre 2001 ridisegna le geopolitica e le relazioni umane. Le società vengono messe alle corde. Mira Nair dirige Il fondamentalista riluttante

di Luca Ferrari
 

Tu hai  preso una posizione, per me hanno deciso loro. Chi è in grado di sciogliere questo nodo a scorsoio che società, cultura, istituzioni e religione cercano continuamente di porci attorno alla nostra mente? E non c’è nazione che tenga. Nell’arte di plagiare la volontà degli Esseri Umani liberi, ognuno ha il proprio stile ma il fine è sempre lo stesso. Ingannare e sottomettere. Non è un caso che Il fondamentalista riluttante (2012), il nuovo film della regista indiana Mira Nair si apra con un’immagine dell’intero mondo formato da volti. Tutti insieme. Tutti accomunati dalla medesima sfida contro le dittature.

Something happens
. Something is happening. Something is gonna happen. Chi è davvero pronto a rompere la morsa dei preconcetti? L’umanità è ancora espressione di un mondo rabbioso che brama vendetta per una morte passata, recente o futura. Il fondamentalista riluttante (2012, di Mira Nair), film d'apertura della 69° Mostra del Cinema di Venezia, riaccende i riflettori sulla ferita più dolorosa della recente storia americana, gli attentati terroristici dell'11 settembre 2001. Un tragico evento che ha cambiato totalmente la percezione degli stranieri in tutto l'Occidente.

Oggi come allora c’è chi crede che "arabo/musulmano" equivalga a terrorista. Oggi come allora c’è chi crede che "cristiano/euro-americano" sia solo sinonimo di assassino. Ma se oggi c’è ancora tanta ignoranza sull’argomento, le ragioni attingono anche da un presunto scontro ideologico che in molti (governi e media) si divertono a cavalcare. Un messaggio che arriva manipolato dalle multinazionali politico-economiche che decidono in base ai loro momentanei interessi.

Changez Khan (Riz Ahmed) è il fiore all’occhiello del nuovo che avanza. Immigrato pakistano di successo nella Wall Street d’oltreoceano che azzanna e stronca tutto ciò che non produce. A guidare la squadra, lo spietato Jim Cross (Kiefer Sutherland). La globalizzazione al suo top. Perfino la ragazza del giovane asiatico è americana, la fotografa nevrotica Erica (una Kate Hudson finalmente libera dalla facciata di fidanzatina yankee). 

Poi però l’equilibrio salta. Arriva l’11 settembre. Non importa il curriculum. Non importa il lavoro. Changez è un musulmano in terra statunitense. Il vaso pregiudizievole di Pandora si apre travolgendo poveri e ricchi. Il giovane torna nella sue terra d’origine ma il mondo pare scivolato in una pericolosa guerra quotidiana, alimentata solo da chi ha interessi a farci sguazzare nelle tinte sbiadite da cui facilmente estrapolare denaro. In questo turbine nessuno ne esce intatto, meno che meno il presunto giornalista Bobby Lincoln (Liev Schreiber) che sta indagando sul sequestro di un docente in Pakistan.

Ci sono alcune verità che ci mettono un po’ a emergere dice il protagonista, il docente pakistano Changez. Qual è la tua? Qual è la Vostra? Qual è la Nostra? Quanto siamo disposti a mantenerla sotto silenzio pur di continuare a vivere nelle nostre civiltà di confine? 

Ho assistito alla proiezione di Il fondamentalista riluttante e ho avuto un nodo allo stomaco per tutta la durata della pellicola. Dentro di me urlavo di dolore per come è il mondo. Per quello che è il mondo. Per come le vittime e i carnefici si scambino di posizione di continuo. E c’è sempre meno differenza. E non c’è alcuna volontà dall’alto dei manipolatori di porre un valido rimedio. Tocca a noi. A tutti noi. L'alternativa è il caos.

Entra nel mondo de Il fondamentalista riluttante

Il fondamentalista riluttante - Changez (Riz Ahmed)
Il fondamentalista riluttante - (al centro) Changez (Riz Ahmed) e Jim Cross (Kiefer Sutherland)