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Visualizzazione post con etichetta David di Donatello. Mostra tutti i post
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venerdì 4 gennaio 2019

Paola Cortellesi, la "mignotta" viene tutto l'anno

L'attrice Paola Cortellesi parla della donna sul palco dei David di Donatello
La violenza sulle donne comincia dalle parole. Ma si, dai. Cosa vuoi che sia. Il problema semmai sarebbe se a codeste seguissero pensieri e azioni. La "parola" allora, a Paola Cortellesi.

di Luca Ferrari

"Buonasera, questa sera ho un piccolo elenco di parole preziose. E' impressionante vedere come nella nostra lingua alcuni termini che al maschile hanno il loro legittimo significato, se declinati al femminile, assumono improvvisamente un altro senso. Cambiano radicalmente. Diventano un luogo comune. Un luogo comune un po' equivoco. Che poi, a guardar bene, è sempre lo stesso. Ovvero, un lieve ammiccamento alla prostituzione". Iniziava così il monologo di Paola Cortellesi al galà dei David di Donatello. Un discorso intelligente che fa cultura. Un tipo di cultura sempre più morente. La cultura del rispetto della persona, della donna in questo caso. Ed è da qui che voglio iniziare il 2019 di cineluk - il cinema come non lo avete mai letto.

Il primo articolo del 2019 non è una recensione né un fatto di cronaca recente. Perché allora? Ve lo spiego subito. Lo avevo promesso a un'amica e così ho fatto. Mi era sfuggito questo discorso dell'attrice romana. E' stata la condivisione del video di questa mia amica su Facebook che mi ha permesso di scoprirlo e dunque di poterlo poi raccontare e analizzare. Fare dei social network un loco di violenza, insulti gratuiti e discriminazione, non è un obbligo imposto da Mark Zuckerberg ma una scelta personale. Per iniziare il mio 2019 cinematografico dunque, ho scelto le parole di Paola Cortellesi (Nessuno mi può giudicare, Un boss in salotto, Gli ultimi saranno gli ultimi).

"Vi faccio un esempio" comincia la talentuosa attrice dal palco dei DD2018 dove era in corsa come Miglior Attrice in Come un gatto in tangenziale, premio poi vinto dalla collega Jasmine Trinca con Fortunata, e in sala in questi giorni con La Befana vien di notte (2018, di Michele Soavi), "Un cortigiano maschile. Un cortigiano: un uomo che vive a corte. Una cortigiana... una mignotta. Un massaggiatore, un terapista. Una massaggiatrice... una mignotta. Un uomo disponibile, un uomo gentile e premuroso. Una donna disponibile... una mignotta. Un uomo con un passato è un uomo che ha avuto una vita, in qualche caso non particolarmente onesta ma che vale la pena di raccontare. Una donna con un passato... Una mignotta!".

Va avanti così Paola, tra il serio e l'ironico, riportando ciò che tutti conosciamo ma che sembra andarci bene. Tanto, sono solo parole. "Certo, se le parole fossero la traduzione di pensieri, allora sarebbe grave. Un incubo" ammonisce la Cortellesi, "Un bambino maschio all'asilo potrebbe maturare l'idea che le bambine siano meno importanti di lui. Da ragazzo crescere nell'equivoco che siano in qualche modo di sua proprietà, e poi da adulto ... è solo un'ipotesi, eh?! Ma se fosse così, potrebbe pensare che sia giusto che sul lavoro le sue colleghe vengano pagate di meno.

E a quel punto non gli sembrerebbe grave neppure offenderle, deriderle, toccarle, palpeggiarle. Come si fa con la frutta matura o per controllare le mucche da latte. Se fosse così, potrebbe anche diventare pericoloso, eh? Una donna adulta, o anche giovanissima, potrebbe essere aggredita, picchiata, sfregiata dal'uomo che la ama. Uno che la ama talmente tanto da pensare che lei e anche la sua vita sono roba sua e quindi può farne quello che vuole. Ma sono solo parole, eh?". Il monologo prosegue. Paola Cortellesi viene raggiunta sul palco dalle colleghe Jasmine Trinca, Isabella RagoneseClaudia Gerini, Giovanna Mezzogiorno, Serena Rossi e Sonia Bergamasco che chiudono con un laconico e collettivo: se l'è cercata! 

La donna in Italia nel 2018 è ancora (parecchio) discriminata. Non ce ne accorgiamo (non lo vogliamo, ndr) perché in caso contrario andrebbero riscritti troppi libri di storia. Bel paese ma non solo. Basterebbe dare un occhio al drammatico documentario Femme de la rue (2012) della giovane cineasta belga Sonia Peeters per rendersi conto di quanto la situazione sia grave. A parole c'è l'appoggio di molti, nei fatti molto meno. Tutti in prima fila ad attaccare il mostro Harvey Weinstein e aderire sui social al movimento #MeToo, eppure così bravi a girarci dall'altra parte quando accade nella vita quotidiana a chi ci sta accanto.

Pensare poi che un programma dove si raccontato storie di donne picchiate e uccise, si chiami Amore criminale, ha dell'incredibile. Ma questo è il mondo, anzi. Questa è l'Italia. Ancora comodamente succube del retaggio cattolico dove queste... mignotte... sono streghe senz'anima e ogni qual volta si arrivi alla violenza, beh dai, diciamolo, un po' se la sono cercata! La donna in Italia ha ancora paura di denunciare e sia ben chiaro, non lo dice cineluk, lo dicono le associazioni che seguono da tempo immemore questi casi. In Italia la maggioranza delle donne che subisce violenza non denuncia.

Una donna ancora oggi, nella sedicente Italia occidentale dei diritti, non si sente sicura nel denunciare chi l'aggredisce. Voce della mamma nella versione animata de Il piccolo principe (2015, di Mark Osborne)Paola Cortellesi ci mostra come anche nel semplice parlare quotidiano ci sia un trattamento differente tra uomo e donna. Un trattamento che etichetta le donne come PUTTANE. Quelle stesse che nessuno ha il coraggio di aiutare lasciandole in mano ai maschietti della porta accanto.

Inutile pensare di cambiare l'Italia se ancora oggi siamo a questo punto. Basterebbe leggere certi commenti sul monologo dell'attrice per comprendere il livello retrogrado e misogino che sguazza imperterrito e volgare. E no, non sono in pochi. Esattamente come la violenza negli stadi, se va avanti da decenni (millenni nel caso delle donne), significa che non sono proprio in pochi. Non lo sono mai stati. Forse non saranno la maggioranza assoluta, ma sono un grossa porzione che vota e dunque decide chi governa una nazione. Persone per cui va bene che le donne abbiano un trattamento differente. Una moltitudine che va bene etichettare le donne come mignotte, anche solo per farsi una risatina.

Ma non c'è da preoccuparsi, vero Paola? Sono solo parole, no? Se fossero pensieri seguiti da azioni, allora si che ci dovremmo preoccupare e ancora peggio, dovremmo agire. Tutti lo dovremmo fare. Non solo le donne, ma donne e uomini insieme.  Buon 2019 a tutti!

Il monologo di Paola Cortellesi
Facebook è anche conoscenza e cultura, ma dipende da noi © Luca Ferrari

venerdì 24 marzo 2017

David di Donatello 2017, ciak! Si premia...

... è tutto pronto per la 61° edizione dei David di Donatello
Lunedì 27 marzo a Roma si svolgerà a Roma la 61° edizione dei David di Donatello, i premi del cinema italiano.

di Luca Ferrari

7 minuti (di Michele Placido), In guerra per amore (di Pierfrancesco Diliberto), L'estate addosso (di Gabriele Muccino), La pazza gioia (di Paolo Virzì) e Piuma (di Roan Johnson), sono loro i 5 film in lizza per il Premio David giovani, ossia quei film selezionati da una giuria di studenti universitari e non. Ed è da qui che cineluk- il cinema come non lo avete mai letto vuole iniziare il suo servizio sulla 61° edizione dei David di Donatello che avrà luogo a Roma lunedì 27 marzo, presentata anche quest'anno da Alessandro Cattelan.

Parto da qui perché il presente e futuro della settima arte passano tassativamente per il mondo dei giovani ed è interessante vedere che nella cinquina selezionata vi siano tematiche forti, a cominciare dal dramma del lavoro trasposto dal teatro “via” Placido, passando poi a un altro degli eterni mali italiani, la mafia (Pif). Altre proposte toccano il momento cruciale del passaggio dalla scuola dell'obbligo al mondo degli adulti (Muccino e Piuma), per poi selezionare quella che è stata una delle migliori pellicole e meglio interpretata della stagione passata, ossia La pazza gioia.

Dopo l'abbuffata dell'anno passato di Lo chiamavano Jeeg Robot (di Gabriele Mainetti) e la doppietta Miglior film e Miglior sceneggiatura di Perfetti sconosciuti (di Paolo Genovese), lunedì 27 marzo saranno in tre in particolare le pellicole a scontrarsi per aggiudicarsi il maggior numero degli Oscar italiani: Indivisibili (di Edoardo De Angelis), La pazza gioia (di Paolo Virzì) e Veloce come il vento (di Matteo Rovere), rispettivamente con 17, 17 e 16 nomination.

Sicuro protagonista della serata sarà proprio quest'ultima pellicola, in gara per quasi tutti i premi più importanti: Miglior film, regia, sceneggiatura originale, Migliore attrice protagonista (la giovane Matilda De Angelis), Migliore attrice non protagonista (Roberta Mattei) e ovviamente lui, Stefano Accorsi, in lizza per il titolo di Miglior attore protagonista. Una performance quella dell'attore bolognese nei panni dell'ex-pilota tossico Loris detto “il ballerino”che con tutta probabilità gli farà bissare il successo ai David dopo quello ottenuto nel 1999 per Radio Freccia.

Riflettori puntati anche sull'elezione della Miglior attrice protagonista dove c'è tantissima curiosità per vedere chi la spunterà tra le due superbe protagoniste di La pazza gioia, ossia Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi. Un film toccante, le cui performance attoriali unite alla complicità delle due prime donne hanno fatto del 12° lungometraggio di Virzì un'opera notevole, per nulla scontata nel panorama italiano e capace di commuovere fino alle lacrime un gran numero di spettatori.

Molto agguerrita anche la sfida per il Miglior film dell'Unione Europea, dove il cinema britannico è in pole position con tre opere in gara. La denuncia sociale di Ken Loach con Io, Daniel Blake (palma d'Oro a Cannes) se la dovrà vedere con il romantico Sing Street (di John Carney), cuore adolescenziale e canterino d'Irlanda. Insieme a loro il meno pungente Florence (di Stephen Frears con Meryl Streep e Hugh Grant), Truman – Un vero amico (di Cesc Gay) e l'anomalo (considerato chi è il regista) Julieta (di Pedro Almodovar).

Infine il Miglior film straniero dove regnano incontrastati gli Stati Uniti. Presentato a Venezia73 dove il regista Tom Ford ha conquistato il Leone d'argento - Gran premio della giuria, Animali notturni scenderà in campo contro agguerriti rivali a cominciare dal drammatico Lion – La strada verso casa (di Garth Davis con Dev Patel e Nicole Kidman), Sully (di Clint Eastwood con Tom Hanks), il molto apprezzato e delicato Paterson (di Jim Jarmusch) e infine Captain Fantastic (di Matt Ross con Viggo Mortensen), Premio BNL del pubblico al miglior film al Festa del Cinema di Roma '16.

Veloce come il vento (2016, di Matteo Rovere) -
Giulia (Matilda De Angelis), Loris (Stefano Accorsi) e Tonino (Paolo Graziosi)
Piuma (2016, di Roan Johnson) - i coniugi Franco (Sergio Pierattini) e Carla (Michela Cescon)
Fai bei sogni (2016, di Matteo Bellocchio) - Massimo (Valerio Mastandrea)
L'estate addosso (2016) il cast del film con al centro il regista Gabriele Muccino
La pazza gioia - il regista Paolo Virzì
tra le attrici protagoniste Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti

lunedì 11 aprile 2016

Le 60 candeline dei David di Donatello

I cinque film con più nomination ai David di Donatello 2016
Registi affermati e giovani promesse. Le sorprese. I film della UE e d’oltreoceano. Saranno tutti protagonisti lunedì 18 aprile alla 60° edizione dei David di Donatello.

di Luca Ferrari

16 nomination per Lo chiamavano Jeeg Robot (di Gabriele Mainetti) e Non essere cattivo (di Claudio Caligari). 14 quelle di Youth - La giovinezza (di Paolo Sorrentino), 12 per Il racconto dei racconti (di Matteo Garrone). A chiudere l’elenco dei cinque film più nominati alla 60° edizione dei David di Donatello, l’originale commedia Perfetti sconosciuti (di Paolo Genovese) fermatosi a quota 9. Cinque lungometraggi, ciascuno in pole position per il David di Donatello di Miglior film, Miglior regia e Miglior sceneggiatura (più molti altri). La cerimonia sarà trasmessa in diretta su Sky Cinema, Sky Uno e TV8.

Non esiste cerimonia di premiazione che non scateni polemiche, prima e dopo l'annuncio dei vincitori. Troppe nomination a uno, troppo poche a un altro. Emblematico il caso Lo chiamavano Jeeg Robot (di Gabriele Mainetti),film rivelazione di questo inizio 2016. Un abile mix tra trend contemporaneo (cinecomics) e l'ennesima rivisitazione della malavita romana (e se non è quella, è la napoletana), eppure spacciato per chissà quale prodotto rivoluzionario.

A dispetto dei lavori di Adriano Valerio (Banat – Il viaggio), Alberto Caviglia (Pecore in erba), Carlo Lavagna (Arianna) e Piero Messina (L'attesa), quest’ultimo presente a Venezia 72, è plausibile che il David per il Miglior regista esordiente sarà una sfida tra Gabriele Mainetti (Lo chiamavano Jeeg Robot) e la coppia Francesco Miccichè -Fabio Bonifacci (Loro chi?). Troppo lanciati per vedersi sfugfire l'ambito riconoscimento. Troppo applauditi dal pubblico per ipotizzare qualche sorpresa.

Il Premio David giovani guarda ad alcuni dei più interessanti lungometraggi, a cominciare da Claudio Cupellini con l’originale Alaska; Massimiliano Bruno (Gli ultimi saranno ultimi), Giuseppe Tornatore (La corrispondenza), Claudio Caligari (Non essere cattivo) e infine Gennaro Nunziante (Quo vado?) con protagonista Checco Zalone, opera italiana che ha stabilito il nuovo record d'incassi del Bel paese.

Film a parte, saranno come al solito gli attori e attrici a catalizzare l’attenzione del pubblico. Più interessante che mai la sfida per il Migliore attore protagonista con due derby: Luca Marinelli e Alessandro Borghi di Non essere cattivo; Valerio Mastandrea e Marco Giallini di Perfetti sconosciuti. Quinto incomodo, Claudio Santamaria (Lo chiamavano Jeeg Robot). Più che il troppo perfetto papà senza segreti nel suddetto film, l’eclettico Giallini avrebbe meritato la nomination per Loro chi?

Più variegato il panorama sul fronte non protagonista (sempre dei maschietti) con Valerio Binasco (Alaska), Fabrizio Bentivoglio (Gli ultimi saranno ultimi), Giuseppe Battiston (La felicità è un sistema complesso) e i due "malavitosi" Luca Marinelli (Lo chiamavano Jeeg Robot) e Alessandro Borghi (Suburra).

Coppa Volpi a Venezia 72, sarà Valeria Golino (Per amor vostro) la donna da battere per lo scettro di Migliore attrice protagonista. A strapparle il possibile premio, un’agguerrita schiera di colleghe a cominciare da Paola Cortellesi (Gli ultimi saranno ultimi), Sabrina Ferilli (Io e lei), Juliette Binoche (L'attesa), Ilenia Pastorelli (Lo chiamavano Jeeg Robot), Anna Foglietta (Perfetti sconosciuti) e la rivelazione Àstrid Bergès-Frisbey (Alaska).

Aldilà della monumentale presenza di Claudia Cardinale (Ultima fermata), la Migliore attrice non protagonista credo abbia un’unica sola protagonista, la “tagliatrice di teste” Sonia Bergamasco, disposta a tutto pur di ottenere il proprio obiettivo ai danni del buon Checco in Quo vado? Le altre “fanciulle” in lizza: Antonia Truppo (Lo chiamavano Jeeg Robot), Elisabetta De Vito (Non essere cattivo) e Piera Degli Esposti (Assolo).

Sul fronte musicale, tutta l’attenzione è per lui, il Maestro Ennio Morricone, già vincitore quest’anno del Golden Globe e il premio Oscar per le sue creazioni sonore realizzate in The Eightful Eight (di Quentin Taratino). Ai David di Donatello concorrerà come Migliore musicista per La corrispondenza (di Giuseppe Tornatore). Sulla sua strada: Alexandre Desplat (Il racconto dei racconti – Tale of Tales); Michele Braga e Gabriele Mainetti (Lo chiamavano Jeeg Robot), Paolo Vivaldi con la collaborazione di Alessandro Sartini (Non essere cattivo) e David Lang (Youth – La giovinezza).

Spazio infine alle cinquine d’oltreconfine. Parterre molto interessante quello dei cinque film in lizza per il Miglior film dell'Unione Europea. In virtù della conquista del Golden Globe e Premio Oscar, il favorito non può che essere l’ungherese Il figlio di Saul (di László Nemes). Sulla sua strada 45 anni (di Andrew Haigh), il divertente e originale Dio esiste e vive a Bruxelles (di Jaco Van Dormael), Perfect Day (di Fernando León de Aranoa), ambinetato durante l’ignorata guerra dei Balcani. A chiudere, The Danish Girl (di Tom Hooper), presentato a Venezia 72, film col quale la giovane svedese Alicia Vikander si è aggiudicata il premio Oscar come Migliore attrice protagonista.

Ancor più possente la lista per il Miglior film straniero nel nome della varietà. Un quasi viaggio nel tempo. Si parte nell’epoca della Guerra Fredda Il ponte delle spie (di Steven Spielberg), film con cui Mark Rylance si è aggiudicato il premio Oscar come Miglior attore non protagonista. Si passa agli anni ‘50 con Carol, di Todd Haynes, nel nome dei propri diritti individuali. Il doppio Oscar (Film e sceneggiatura) Il caso Spotlight (di Tom McCarthy) irrompe nella sua crociata giornalistica per la verità, per poi passare a Remember (di Atom Egoyan), l’ennesimo ma originale film sulla memoria (ebraica) e quindi l’animazione made by Pixar di Inside Out, regia di Pete Docter, anch’esso “Oscarizzato”.

Per tutte le altre categorie & candidature, clicca qui sul link dell'Accademia del Cinema Italiano - David di Donatello.

Alaska – Fausto (Elio Germano) e Nadine (Astrid Bergès-Frisbey)
Loro chi? – David (Edoardo Leo) e Marcello (Marco Giallini)
The Danish Girl – Gerta (Alicia Vikander)

martedì 2 giugno 2015

Chi vincerà i David di Donatello 2015?

E il David di Donatello va a...
Venerdì 12 giugno, al Teatro Olimpico di Roma, è di scena la 59° edizione dei premi cinematografici italiani David di Donatello.

di Luca Ferrari

Riuscirà Elio Germano a vincere la meritata statuetta per la sua grandiosa interpretazione del poeta Giacomo Leopardi? Dopo la Coppa Volpi come Migliori attrice alla Mostra del Cinema, farà il bis Alba Rohrwacher? Ma soprattutto, quante delle 16 nomination di Anime Nere si convertiranno in effettivi David di Donatello? Per conoscere la risposta di queste e tante altre domande, appuntamento a Roma al Teatro Olimpico venerdì 12 giugno. Per chi non ci potrà essere, l’evento, condotto da Tullio Solenghi, sarà trasmesso in diretta da Rai Movie.

Come per i BAFTA e gli Oscar, anche il cinema italiano si ferma un attimo per premiare i suoi migliori interpreti della stagione 2014-15. Un premio però lo ha già vinto, sbarcando in concorso Cannes con tre dei suoi pesi massimi: Nanni Moretti (Mia madre), Matteo Garrone (Il racconto dei racconti) e Paolo Sorrentino (Youth – La giovinezza). Tornando ai David di Donatello, dei tre film con più candidature non può non sorprendere il primo della lista (16) Anime Nere (di Francesco Munzi), presentato a Venezia. Lo tallona un’altra prima donna della laguna Il giovane favoloso (di Mario Martone) con 14, quindi la già citata opera Morettiana con 10.

Curioso come in lizza per il Miglior film e il Miglior regista ci sia esattamente la stessa cinquina: Anime nere (di Francesco Munzi), Hungry Hearts (di Saverio Costanzo), Il giovane favoloso (di Mario Martone), Mia madre (di Nanni Moretti) e Torneranno i prati (di Ermanno Olmi). Quasi gli stessi film (4 su 5) anche sul fronte della Migliore sceneggiatura con Noi e la Giulia (Edoardo Leo, Marco Bonini) al posto di Olmi.

Sarà una bella lotta quella per eleggere la Migliore attrice protagonista anche se, in virtù della sua straordinaria carriera e recente dipartita, nonché ultima interpretazione, ci sarebbe da sorprendersi se a vincere non fosse Virna Lisi (Latin Lover). Oltre a lei in gara: Alba Rohrwacher (Hungry Hearts), Margherita Buy (Mia madre), Jasmine Trinca (Nessuno si salva da solo) e Paola Cortellesi (Scusate se esisto!).

Del quintetto di Migliore attrice non protagonista, sarà che il suo ruolo alla fine mette in riga tutti, ma potrebbe essere che Micaela Ramazzotti (Il nome del figlio) riservi lo stesso trattamento dei suoi quattro commensali anche alle sue quattro rivali: Barbora Bobulova (Anime nere), Valeria Golino (Il ragazzo invisibile), Giulia Lazzarini (Mia madre) e Anna Foglietta (Noi e la Giulia).

Nomi di qualità anche sul fronte dei maschietti a cominciare dal Migliore attore protagonista dove sarebbe un delitto non premiare il “gobbo” Elio Germano (Il giovane favoloso), ingiustamente rimasto a bocca asciutta a Venezia. A contendergli il David: Fabrizio Ferracane (Anime nere), Alessandro Gassmann (Il nome del figlio), Riccardo Scamarcio (Nessuno si salva da solo) e Marco Giallini (Se Dio vuole).

Per l’altra categoria maschile, Migliore attore non protagonista, è derby in casa Noi e la Giulia con i compagni di film entrambi nominati Claudio Amendola e Carlo Buccirosso. A fargli compagnia Luigi Lo Cascio (Il nome del figlio), Fabrizio Bentivoglio (Il ragazzo invisibile) e Nanni Moretti (Mia madre).

Molto aperta anche la partita per il Miglior documentario di lungometraggio con in gara Belluscone – una storia siciliana (di Franco Maresco, presentato a Venezia), Enrico Lucherini – Ne ho fatte di tutti i colori (di Marco Spagnoli), Io sto con la sposa (di Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande, Khaled Soliman Al Nassiry), Sul Vulcano (di Gianfranco Pannone) e il commovente Quando c'era Berlinguer (di Walter Veltroni).

Se nella categoria Miglior film straniero erano prevedibili le presenze del controverso American Sniper (di Clint Eastwood), il furbesco (a cui gli Oscar hanno abboccato alla grande) Birdman (di Alejandro González Iñárritu), Boyhood (di Richard Linklater) e Mommy (di Xavier Dolan), sorprende non poco (in positivo) la presenza di Wim Wenders con Il sale della terra (The Salt of the Earth), documentario incentrato sulla vita del fotografo brasiliano Sebastiao Salgado.

Sarà ancor più arduo il compito dei giurati per eleggere il Miglior film dell'Unione Europea, a cominciare dal tristemente profetico Storie pazzesche (Relatos salvajes, di Damián Szifrón), quindi spazio alle voragini dolorose del belga Alabama Monroe – Una storia d'amore (Broken Circle Breakdown, di Felix Van Groeningen), il grandioso La teoria del tutto (The Theory of Everything, regia di James Marsh) sul fisico Stephen Hawke, Locke (di Steven Knight) e a chiudere il contagioso Pride (di Matthew Warchus), storia dell’alleanza tra minatori e omosessuali nell’Inghilterra Thatcheriana.

Chiudiamo, rilanciando la loro sfida al futuro dei giovani. Per il Miglior regista esordiente si sfideranno Andrea Jublin (Banana), Lamberto Sanfelice (Cloro), Eleonora Danco (N-Capace), Edoardo Falcone (Se Dio vuole) e Laura Bispuri (Vergine giurata). Per il Premio David giovani invece, Anime nere (di Francesco Munzi), I nostri ragazzi (di Ivano De Matteo), Il giovane favoloso (di Mario Martone), Il ragazzo invisibile (di Gabriele Salvatores), Noi e la Giulia (di Edoardo Leo).

Virna Lisi in Latin Lover
Anime nere (di Francesco Munzi)
Noi e la Giulia (di Edoardo Leo)

venerdì 14 giugno 2013

David di Donatello, vincono i giovani venuti al mondo

David di Donatello
Oggi è di scena la premiazione della 58ª edizione dei David di Donatello, i premi cinematografici italiani.

di Luca Ferrari, ferrariluca@hotmail.it
giornalista/fororeporter – web writer

I film con il maggior numero di nomination sono stati Diaz - Don't Clean Up This Blood e La migliore offerta di Giuseppe Tornatore, entrambe con 13 candidature. Non mi lancerò nella pubblicazione di tutte le categorie, ma mi limiterò alla segnalazione delle opere/protagonisti che mi auguro possano trionfare:
  • Miglior film: Diaz - Don't Clean Up This Blood (di Daniele Vicari)
  • Miglior regista: Daniele Vicari (Diaz - Don't Clean Up This Blood)
  • Migliore attrice protagonista: Jasmine Trinca (Un giorno devi andare)
  • Migliore attrice non protagonista: Maya Sansa (Bella addormentata)
  • Migliore attore non protagonista: Claudio Santamaria (Diaz – Don't Clean Up This Blood)
  • Miglior film dell'Unione Europea: Skyfall (2012, di Sam Mendes)
  • Miglior film straniero: Il lato positivo (di David O. Russell)

La considerazione migliore però è tutta per i consumatori di cinema. Tra i vari premi c’e n’è anche uno le cui nomination sono arrivate dai voti di 6.000 giovani, il David Giovani per l'appunto. Nel quintetto dei candidati ci sono La migliore offerta di Giuseppe Tornatore, Il principe abusivo di Alessandro Siani, Una famiglia perfetta di Paolo Genovese, Viva l'Italia di Massimiliano Bruno e Venuto al mondo di Sergio Castellitto

Quest’ultimo, forte di un cast internazionale (Emile Hirsch, il premio Oscar Penelope Cruz e il regista stesso) riapre la pagina dimenticata della guerra dei Balcani, entrando nel cuore della Sarajevo assediata, gli spari dei cecchini sulla popolazione civile, la violenza sulle delle donne bosniache stuprate dalle milizie paramilitari serbe. 

Temi dolorosi e di costante attualità. Ecco, pensare che i giovani che non erano ancora nati o avevano al massimo pochissimi anni quando l’ex-Jugoslavia precipitò nella follia genocida, abbiano votato la suddetta pellicola lascia emergere una sensibilità a certoi problemi che troppi paesi della UE, Italia inclusa, sembrano aver abilmente e in modo conveniente dimenticato.

 Venuto al mondo - Gemma (Penelope Cruz) e il figlio Pietro (Pietro Castellitto)