!-- Codice per accettazione cookie - Inizio -->

sabato 22 dicembre 2018

A Christmas Carol (2009) - Canto di Natale

A Christmas Carol - il vecchio Scrooge (Jim Carrey) guarda affettuoso il piccolo Tim Cratchit (Ryan Ochoa)
L'intramontabile storia (canto) di natale portata sul grande schermo da un Maestro della settima arte, in versione animata. A Christmas Carol (2009, di Robert Zemeckis).

di Luca Ferrari

Si può cambiare del tutto e sinceramente la propria esistenza in una sola notte? La maggioranza non sarà d'accordo, qualcun altro si. È quello che accade nella solitudine di un'abitazione a Londra dove vive un uomo avaro e insensibile all'amore. Un uomo cui un vecchio amico ha voluto dargli una seconda chance. Un uomo, che a ben guardare la sua storia, si era rintanato nell'avidità. Adesso però è arrivato il momento di riappropriarsi della vita. Questo è il magico tempo di A Christmas Carol (2007, di Robert Zemeckis).

Londra, 1843. È la vigilia di natale e tutti si apprestano a festeggiare. Nel suo austero ufficio Ebenezer Scrooge (Jim Carrey) borbotta e si lamenta. Accumula danaro. Alcuni anni or sono, in questo stesso giorno di festa, morì il socio Jacob Marley. Sbattutii fuori senza il minimo rimorso due uomini venuti a raccogliere soldi per i bambini poveri, fa la stessa fine il suo unico nipote, Fred (Colin Firth). Ebenezer è acido e rabbioso. A dispetto della sua umile condizione, il segretario Bob Crachit (Gary Oldman) non vede l'ora di tornare a casa dalla sua famiglia

Bob ha freddo e ha un grosso peso nel cuore. Il suo figlio più giovane, Tim (Ryan Ochoa), è gravemente malato e il magro compenso che l'odioso Scrooge gli passa, non è sufficiente per fargli avere le cure necessarie. Oggi non ha importanza. Questa notte Bob Cratchit vuole solo scaldarsi attorno al fuoco con moglie e figli. Bob Cratchit saluta il suo padrone e travolto da spirito fanciullesco, si lancia a pattinare sulla strada ghiacciata finendo a terra con tanto di risate. Eccoli, sono tutti lì. Insieme. A condividere un'umile oca al forno. Non ha importanza. Sono insieme e si vogliono bene. Questo è lo spirito del natale.

Scrooge intanto se ne torna acido e insofferente nella propria abitazione. Consuma la sua zuppa davanti al fuoco. Messosi a letto, un sinistro rumore da dietro la porta inizia a farsi largo. Un incubo? Un'allucinazione? No, è tutto reale. Ciò che gli si presenta davanti è lo spirito dell'ex-socio Jacob Marley. Il suo volto è terrificante ed è legato a pesanti catene con macigni. E' il peso della ricchezza più avida. E' il peso dell'accumulo di danari in barba ai sentimenti. E' il peso eterno che Jacob Marley dovrà portare con sé. Un destino questo che attenderà l'ancor più spietato Ebenezer Scrroge, a meno che...

Già, a meno che... Marley non è venuto in visita sul pianeta dei vivi a terrorizzare il suo vecchio amico ma a regalargli una speranza. Se è impressionante il peso di Jacob, Ebenezer è già andato ben oltre e gli resta ancora da vivere. Ecco dunque l'offerta. Questa notte sarà visitato da tre spiriti: quello del natale passato, presente e futuro. Se al termine di questa esperienza l'uomo sarà sinceramente cambiato, forse qualcosa muterà. Ma può un uomo così, capace di disprezzare perfino chi canta per le strade gli auguri di natale e sbattere in faccia la porta a chi viene a raccogliere fondo per i più bisognosi, cambiare in una unica notte? Certo è la notte di natale e può accadere di tutto. 

Uno dopo l'altro gli spiriti si presentano al vecchio Ebenezer andando a risvegliare ciò che ormai aveva sommerso col cieco frastuono delle sterline sonanti. Ogni natale rivissuto è uno squarcio nel suo cuore rinsecchito. Ogni viso dimenticato nel nome del soldo è una corsa nel precipizio. Ogni lacrima inghiottita dall'ennesimo aumento di capitale si fa pesante domanda nella testa di quest'uomo, tanto ricco quanto miserabile nell'anima. Gli spiriti non fanno sconti, mostrandogli ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà se la vita dovesse continuare su questi tragici binari.

Scrooge, che fino a poco fa denigrava il natale così come tutti coloro che intendevano festeggiarlo definendolo senza mezzi termini, scempiaggini, adesso vacilla. Forse ha paura, o forse il film della sua vita già vissuta lo spaventa davvero più di cosa lo aspetta nell'aldilà alla strega (e peggio) del socio Marley. Ebenezer Scrooge scopre così quanto dolore ha causato con la sua vita. Ebenezer Scrooge scopre così quanta gente potrebbe stare meglio se la sua vita iniziasse a volgere verso il sole invece che rimanere imbruttita e chiusa nell'oscurità. Al vecchio Ebenezer Scrooge è stata offerta una rara chance. Ciò che succederà l'indomani, la mattina di natale, va vissuto insieme a lui.

Immaginare un natale senza A Christmas Carol (2009, di Robert Zemeckis) è pura cine-blasfemia. La favola per eccellenza del 25 dicembre è stata presa da un maestro della settima arte (Ritorno al futuro, Forrest Gump, Allied - Un'ombra nascosta) e portata nel XXI secolo con l'animazione realizzando un cult senza tempo. Con i personaggi adattati ai volti degli attori originali, lo Scrooge-Carreyano è inarrivabile per odiosità. A dir poco strazianti invece, le lacrime di un padre (Cratchit-Oldman) che sa benissimo di non poter curare il proprio figlio e che presto morirà.

Tutti abbiamo un vissuto natalizio che vorremmo riscrivere e non è mai troppo tardi per cambiare qualcosa. A guardare A Christmas Carol (2009, di Robert Zemeckis) si viaggia insieme ai tre spiriti pensando al proprio passato, presente e futuro. Ci si guarda dentro. Si soffre e si piange. Si sorride anche, lo speriamo ma ciò che alla fine resta è la speranza che il domani possa davvero essere diverso se invece di chiudere la porta al mondo, si spalanchino le finestre chiedendo a un giovane ragazzino che giorno sia, e da lì in poi scendere in strada facendo della propria vita un nuovo e coinvolgente atto di umano amore.

Guardo A Christmas Carol (2009, di Robert Zemeckis) e vorrei già essere alla fine di questa grandiosa storia scritta da Charles Dickens (1812-1870) e raccontata in versione classica, con attori cioè in carne e ossa, nel recente e commovente anch'esso Dickens - L'uomo che inventò il Natale (2007, di Bharat Nalluri con Dan Steven nei panni dello scrittore inglese e il premio Oscar, Christopher Plummer, in quelli di Scrooge). Riguardo A Christmas Carol (2009, di Robert Zemeckis) e attraverso i miei demoni nel corso delle visite soprannaturali, lasciando che il mio cuore muoia e si rianimi ogni volta. Ripensando a chi non c'è più, chi c'è ancora e chi ci sarà.

Ho appena finito di rivedere A Christmas Carol (2007, di Robert Zemeckis). Ricordo ancora la prima volta. Era l'ultimo spettacolo dell'ultimo giorno di programmazione. Il natale era già passato. Da allora è passato parecchio tempo e quello che sto vivendo oggi è esattamente ciò che ho sempre sognato. Vivere ogni giorno insieme a persone che amo e da cui sono amato. E' sabato mattina, e mi sto gustando degli ottimi pancake fatti in casa. È capitato altre volte e capiterà ancora. Ma vivere tutto questo a ridosso dal giorno di natale, è quanto di più speciale possa esserci al mondo. Il rendermi conto di questo, è il più bel regalo che possa fare a me stesso.

Il trailer di A Christmas Carol

A Christmas Carol (2009, di Robert Zemeckis)
A Christmas Carol (2009, di Robert Zemeckis)
A Christmas Carol - dall'oscurità emerge il truce Ebenezer Scrooge (Jim Carrey)
A Christmas Carol - Scrooge (Jim Carrey), Crachit (Gary Oldman) e Fred (Colin Firth
A Christmas Carol - lo spirito di Jacob Marley (Gary Oldman) parla a Scrooge (Jim Carrey),
A Christmas Carol - Scrooge (Jim Carrey) perplesso
A Christmas Carol - una piccola parte delle catene di Jacob Marley (Gary Oldman)
A Christmas Carol - lo spirito del natale passato e Scrooge (Jim Carrey)
A Christmas Carol - Scrooge (Jim Carrey) in compagnia dello spirito del Natale passato
A Christmas Carol - un giovane Ebenezer (Jim Carrey) danza con Belle (Robin Wright)
A Christmas Carol lo spirito del Natale presente
A Christmas Carol - Scrooge (Jim Carrey) in compagnia dello spirito del Natale presente
A Christmas Carol - l'umile famiglia Cratchit riunita la notte di natale
A Christmas Carol - Scrooge (Jim Carrey) osserva la famiglia Cratchit riunita la notte di natale
A Christmas Carol - ilugubre spirito del Natale futiro
A Christmas Carol - Tre uomini d'affari sghignazzano di qualcuno che è scomparso
A Christmas Carol - per Ebenezer Scrooge (Jim Carrey) è arrivata la fine...
A Christmas Carol - ... Ebenezer Scrooge (Jim Carrey) si risveglia più gioioso che mai
A Christmas Carol - per Ebenezer Scrooge (Jim Carrey) è arrivato il momento delle scuse e di rimediare
A Christmas Carol - ora Ebenezer Scrooge (Jim Carrey) farà di tutto per aiutare i poveri...
A Christmas Carol - ... e allietare il mondo
A Christmas Carol - Ma le più grosse scuse Scrooge (Jim Carrey) le deve al devoto Cratchit (Gary Oldman)
A Christmas Carol - Bob Cratchit (Gary Oldman) racconta la storia di Ebenezer Scrooge (Jim Carrey)...
A Christmas Carol - ... e di come fece di tutto per aiutare il suo piccolo Tim (Ryan Ochoa)
A Christmas Carol - Ebenezer Scrooge (Jim Carrey) si porta in braccio in piccolo Tim Cratchit (Ryan Ochoa)
A Christmas Carol (2009, di Robert Zemeckis) è tratto dal racconto Canto di Natale di Charles Dickens

sabato 15 dicembre 2018

A natale l'amore non va in vacanza

L'amore non va in vacanza - il bacio appassionato tra Graham (Jude Law) e Amanda (Cameron Diaz)
L'amore fa soffrire. L'amore fa reagire. Il natale ci consegna l'amore. A natale (e non solo) è tassativo riguardarsi L’amore non va in vacanza (2006, di Nancy Meyers).

di Luca Ferrari

L'assolata e glamour California da una parte, l'innevata provincia rurale britannica dall'altra. Lì nel mezzo, quattro anime. Quattro singole storie i cui sentimenti presto s'intrecceranno a ridosso delle festività natalizie. Due donne in fuga dalla propri vita sono alla ricerca di una pausa da se stesse. Due gentiluomini dalle storie agli antipodi non hanno ancora messo a fuoco il proprio io interiore. Ci vorrà la magia del natale e un casuale scambio di abitazioni perché il sentimento più nobile esca allo scoperto. Imperdibile cult natalizio, L’amore non va in vacanza (2006, di Nancy Meyers) .

Iris Simpkins (Kate Winslet) è una brillante giornalista della City. Una donna elegante e gentile. Ha un solo grandissimo difetto, è innamorata da anni del bello e impossibile Jasper Bloom (Rufus Sewell), collega di lavoro che anno dopo anno la illude senza pietà, finendo per annunciare il fidanzamento con un'altra proprio a ridosso delle festività natalizie, e dopo che Iris (ovviamente) gli aveva appena dato il suo regalo di natale. A chi toccherà scrivere un pezzo sulle nozze? Ovviamente, a lei. Il colpo è davvero potente questa volta. Iris va KO, ed è alla disperata ricerca una via d'uscita.

A offrirgliela, per puro caso, un'altra donna in rotta con l'universo maschile. Il suo nome è Amanda Woods (Cameron Diaz), affermata montatrice di trailer a Hollywood. La fiamma con il fidanzato Ethan (Edward Burns) si è un po' sopita e di sicuro un tradimento non è l'ideale. Amanda è furiosa e lo caccia fuori di casa. Iscritta anch'essa come Iris a un sito di scambio case (papà o nonno dei vari Airbnb & co., ndr), le due donne iniziano a parlarsi via chat e in un amen l'affare va in porto. Così senza dire niente a nessuno, Amanda parte per l'innevata terra d'Albione e Iris attraversa l'Atlantico per godersi il sole della California.

Arrivata nella lussuosissima villa con piscina di Amanda, Iris fa la conoscenza di Miles Dumont (Jack Black), compositore di colonne sonore, e anche lui affetto dalla sindrome del "m'innamoro della persona sbagliata). Nei giorni a venire, la ragazza inglese vede un vecchietto un po' perduto. Anche lui abita da quelle parti, semplicemente l'età e la solitudine gli fanno brutti scherzi. Il suo nome è Arthur Abbott (Eli Wallach), storico sceneggiatore di Hollywood ritiratosi ormai da anni dalle scene e sempre scorbutico con chi lo vorrebbe celebrare.

A qualche miglio di distanza intanto e molti gradi di meno, Amanda passeggia in tacchi sopra ghiaccio e neve, avendo non pochi problemi anche con la temibile guida a sinistra. Una sera (inoltrata), qualcuno suona con insistenza il campanello di casa. E' l'affascinante fratello di Iris, Graham (Jude Law), ignaro che la sorella sia partita. Tra i due è scintilla. Che male può fare d'altronde una romantica storiella d'oltremanica? Nulla, in effetti. Se non fosse che i due iniziano a rivedersi pur sapendo che comunque presto si dovranno dire addio. C'è un ma. Graham non è esattamente single come le apparenze farebbero credere. E' un vedovo con due figlie piccole.

L’amore non va in vacanza (2006, di Nancy Meyers) è una dolce storia  d'amore che scalda davvero il cuore. Tutti nella vita siamo stati una Iris e almeno una volta siamo stati quelli che hanno illuso l'anima di qualcun altro. L'importante è arrivare a un punto nella propria vita in cui il caminetto è accesso e si è circondati solo dalle persone che si ama a e da cui si è veramente amati. E come per i protagonisti di questa moderna fiaba natalizia, magari anche per qualcuno di noi sarà la settima arte a regalare la giusta prospettiva facendoci incontrare la persona giusta, e dandoci così la possibilità di regalarle/gli quella meritata e immortale "attenzione" da Miglior Protagonista.

I quattro attori principali dialogano tra loro che è una sinfonia, a cominciare dalla premio Oscar Kate Winslet (CarnageLa regola del caosLa ruota delle meraviglie). Intensa, fragile e amorevole. Il pianto disperato scagliato nella solitudine della propria abitazione per l'ennesima batosta sentimentale è una mitragliata al cuore. Una donna che solo in apparenza è debole. Una donna che solo un vero uomo può comprendere quanto sia bella e profonda. Amabile, un po' ingenuo ma perfetto gentleman è Jack Black (School of RockTropic Thunder, Il mistero della casa del tempo), anch'esso facile a essere "scaricato" ma deciso a rimettersi in carreggiata prendendo appunti dalle vecchie generazioni, insieme ai quali (e Iris) condivide un'epica partita a carte il sabato sera.

Femmina fatale solo nelle sembianze, la Cameron Diaz (Ogni maledetta domenicaGangs of New YorkBad Teacher) de L'amore non va in vacanza è una donna impacciata che non ha smesso di credere nei sentimenti. Il suo punto debole? Le lacrime che non è più capace di versare ormai da anni. Amara-comica-grandiosa (a seconda del momento), la voce formato trailer che Amanda Woods sente nelle sua testa ogni volta che rinuncia all’amore nel nome del lavoro. Chissà se l'atmosfera rurale britannica e la presenza della famiglia Simpkins cambieranno il suo destino.

Infine Jude Law, lo Young Pope di Sorrentino. Ha il ruolo più ingrato, andare avanti nella vita nonostante la tragedia che lo ha investito. Le sue lacrime post-partenza di Amanda ribaltano tutta la folle concezione secondi la quale i "maschietti" non piangono mai per amore. La sua performance poi come Mr. Tovagliolo e tazzone di cioccolata calda davanti alle figlie e fanciulla, è pura dolcezza domestica. Quando poi Amanda viene condotta dalle sue tenere figliolette, Sophie (Miffy Englefield) e Olivia (Emma Pritchard), nella cameretta e fatta distendere insieme a tutti loro nella tenda allestita, i lacrimoni di commozione scendono copiosi.

Sceneggiatrice di celeberrime pellicole tra cui Jumpin' Jack Flash (1986) con Whoopy Golberg e Il padre della sposa (1991) con Steve Martin e Diane Keaton, la regista originaria di Philadelphia, Nancy Meyers, prima de L'amore non va in vacanza, diede già prova del suo talento dirigendo brillanti commedie come What Women Want (2000) con Mel Gibson ed Helen Hunt; Tutto può succedere (2003) con Jack Nicholson e Diane Keaton, e in seguito E' complicato (2010) con la grandiosa coppia Meryl Streep/Alec Baldwin e in tempi più recenti, Lo stagista inaspettato (2015) con i Premi Oscar, Anne Hathaway e Robert De Niro.

La grande lezione di L’amore non va in vacanza (2006, di Nancy Meyers The Holiday, titolo originale) è che l'amore è qualcosa di troppo prezioso per essere sprecato con chi non ci merita. Sembra scontato ma nella maggior parte dei casi non è così. Quando però s'incontra la persona giusta, basta un attimo ed ecco chiedersi sbigottiti come è stato possibile buttarsi via con persone che non ci meritavano. C'è chi reagisce con rabbia e chi con (tante) lacrime. Non fa differenza. L'importante è comprenderlo e agire di conseguenza. L'importante è prendere la direzione giusta, anche e magari con un viaggio e un incontro improvviso.

Il trailer di L'amore non va in vacanza

L'amore non va in vacanza - L'amor perduto...
L'amore non va in vacanza Amanda (Cameron Diaz) e l'ormai ex-fidanzato Ethan (Edward Burns)
L'amore non va in vacanza - un'affranta Iris (Kate Winslet) )
L'amore non va in vacanza - un po' di calore nella fredda Inghilterra
L'amore non va in vacanza - Iris (Kate Winslet) e Miles (Jack Black) fanno conoscenza
L'amore non va in vacanza Graham (Jude Law) 
L'amore non va in vacanza Graham-Mr. Tovagliolo (Jude Law) e la figlioletta  Olivia (Emma Pritchard)
L'amore non va in vacanza - le mani di Graham (Jude Law) e Amanda (Cameron Diaz)
L'amore non va in vacanza - (da sx) Sophie (Miffy Englefield), Graham (Jude Law),
Amanda (Cameron Diaz) e Olivia (Emma Pritchard)
L'amore non va in vacanza - lo sceneggiatore Arthur Abbott (Eli Wallach)
L'amore non va in vacanza - Lezione di cinema per Iris (Kate Winslet) dal buon  Miles (Jack Black)
L'amore non va in vacanza - Iris (Kate Winslet) e Miles (Jack Black)
L'amore non va in vacanza - .. finalmente Amanda (Cameron Diaz) si commuove d'amore
L'amore non va in vacanza Amanda (Cameron Diaz) e Iris (Kate Winslet)

sabato 8 dicembre 2018

Love Actually (2003), sputtaniamoci per amore

Love Actually - la romantica dichiarazione d'amore di Mark (Andrew Lincoln) a Juliet (Keira Knightley)
Natale è (anche) una romantica incursione sentimentale nella City di Sua Maestà. Un cast corale per la fiaba metropolitana di Love Actually - L'amore davvero (2003, di Richard Curtis).

di Luca Ferrari

Un marito poco attento all'amore coniugale, da una parte e uno troppo fiducioso, dall'altra. Una rock-star decisa a rilanciarsi nel nome dell'onestà lucrativa più spicciola. Un amore nascosto, uno ancor più giovanile pronto a esplodere e anche un sentimento che resterà tarpato per sempre. Dovunque si guardi Love Actually (2003, di Richard Curtis), c'è sempre un amore per cui lottare e in cui credere. Ci sarà qualche inevitabile caduto, ma quella costante ricerca/speranza di avere qualcuno vicino per il resto della nostra vita, c'è e ci sarà sempre. Quale che siano le insormontabili difficoltà che ci si presenteranno davanti, prendiamo esempio tutti dal  mantra natalizio del giovanissimo Sam e... sputtaniamoci per amore!

Londra, periodo natalizio. Tante storie s'incrociano. Dove finisce una, ecco l'amico e/o parente in comune che ne fa ripartire un'altra. Dove inizia la disfatta di uno, è il trionfo dell'altro. A guidarli tutti però, la scia di Cupido. Mai come a natale si desidera un solo e unico regalo sotto l'albero: l'amore e la sincerità di cuore del proprio compagno/a. Perno nevralgico dell'intera vicenda, Karen (Emma Thompson), sposata con due figli. Purtroppo per lei, scoprirà nel peggiore dei modi il tradimento di suo marito Harry (Alan Rickman), ammaliato dalle spregiudicate attenzioni della collega di lavoro, Mia (Heike Makatsch).

Suo fratello intanto, David (Hugh Grant), è diventato Primo Ministro, e presto si scontrerà con il presidente degli Stati Uniti (Billy Bon Thornton), colpevole di egoismo politico e predatore senza scrupoli anche nei confronti della sua segretaria, la dolcemente sboccata Natalie (Martine McCutheon). Grande amico di Karen è Daniel (Liam Neeson), colpito da un tragico lutto coniugale. Come se la situazione non fosse già abbastanza complicata, dovrà anche occuparsi del figliastro Sam (Thomas Brodie-Sangster), alle prese nel frattempo con la sua prima cotta, per la bella Joanna (Olivia Olson), e deciso a fare di tutto per conquistarla, anche a imparare (...) a suonare la batteria e far vedere i sorci verdi alla sicurezza aeroportuale.

Tra il mondo adulto e quello fanciullesco, spazio anche ai giovani a cominciare dalle nozze di Juliet (Keira Knightley) e Peter (Chiwetel Ejiofor). Testimone di quest'ultimo è Mark (Andrew Lincoln), segretamente e perdutamente innamorato della fanciulla ma mai fattosi avanti proprio per rispetto dell'amico e pertanto arrivando a fingere che le stia antipatica. Amico in comune, lo sgangherato Colin (Kris Marshall), deciso a lasciare la terra d'Albione e partire per gli States per mero interesse di conquiste con l'altro sesso. A chiudere il cerchio, lo sfortunato Jamie (Colin Firth), anch'esso deluso dall'amore e in partenza per il Portogallo dopo aver sorpreso la moglie col fratello, e Sarah (Laura Linney), da sempre innamorata di Karl (Rodrigo Santoro) ma bloccata dai problemi col fratello malato di mente.

A dir poco esilaranti invece, l'incontro tra John (Martin Freeman) e Judy (Joanna Page), entrambi controfigure in film porno e finalmente decisi ad avere un vero appuntamento con i vestiti indosso. Tanto impeccabile ed elegante il commerciante da Harrolds, Rufus (Rowan Atkinson), quanto sbandato e alla disperata ricerca del successo perduto con un "ruffiano" singolo natalizio, l'ex-rock star Billy Mack (Bill Nighy). Alla fine però sarà lui a vincere la gara per il singolo natalizio più venduto contro l'ennesima boyband, e sarà allora che capirà che la sola persona con cui voglia passare il natale non è chissà quale super modella, ma il suo manager obeso Joe (Gregor Fisher).

Tra le storie d'amore natalizie, Love Actually - L'amore davvero (2003, di Richard Curtis) occupa un posto speciale. La pellicola apre e inizia in aeroporto, nella sala degli arrivi. Un posto dove d'amore ce n'è a bizzeffe. Già nella normalità, figuriamoci poi a ridosso del 25 dicembre. Sono tutti lì, ad aspettare di vedere il proprio/a amato/a uscire dalla porta automatica che separa i viaggiatori dal resto del mondo. E quando finalmente occhi e cuore si sintonizzano sulla stessa lunghezza visiva, l'emozione rompe gli argini lasciandosi andare in tutta la più calorosa emozione, e arrivando addirittura a saltare in braccio al proprio Blairiano marito.

Trattare Love Actually - L'amore davvero (2003, di Richard Curtis) come un mero film sentimentale però, sarebbe un gravissimo errore. Se già è difficile trovare una unica scena cult in un film, qui ce ne sono almeno tre di epiche, a cominciare dall'ormai mitico balletto "politico" al ritmo di Jump (for My Love) delle Pointer Sisters concluso con un flagrante imbarazzo ma ovviamente contenuto in perfetto British style. La lezione di etica dello "zio" Billy poi, è il degno colpo da KO alla finta moralità delle emittenti televisive. A dir poco struggente e romantica infine, la dichiarazione d'amore "Dylaniana" di Mark a Juliet davanti alla porta della ragazza, il cui sincero manifestarsi però, lo farà ripartire verso una nuova e più soddisfacente direzione.

In tutto questo oceano sentimentale, altra indiscussa protagonista è la città di Londra. Una signora dolce e sensuale come solo certe metropoli sanno apparire illuminate dalle luci natalizie. Non è la City spietata di economie stritola-mondi né la città decadente del punk anni Settanta. Siamo agli inizi del terzo millennio e almeno per una volta (l'anno), i suoi oltre otto milioni di abitanti sembrano essere accomunati da un unico desiderio: sentirsi amati e ritrovare la stessa persona vicino a noi anche il giorno dopo, e poi ancora un altro, e ancora, ancora e ancora.

"Love Actually parla del cuore pulsante di Londra. Puoi sentirlo nelle strade, nelle vetrine dei negozi, e nelle piste di pattinaggio" racconta Carmela Oriolo, grande appassionata del mondo anglosassone nonché docente di lingua inglese a Corigliano Calabro (CS), "Ovunque ti giri è un tripudio di colori e luci capaci di renderti felice anche se sei triste o perso dentro. Il Tower Bridge, il London Eye (la ruota panoramica), i taxi, i double-decker (autobus rossi a due piani), la Tube (metropolitana). La City è l'atmosfera ideale. Love Actually è un rimpianto per ciò che era e una speranza per quello che sarà. Questa è la chiave, questo è proprio quello di cui abbiamo bisogno. Speranza per un futuro migliore incarnato in un Primo Ministro giovane e all'avanguardia. L'amore è anche divertente e soprattutto tenerezza. Non vedo l'ora di vedere di nuovo questo film".

Protagonisti di Love Actually, più generazioni di attori di Sua Maestà a cominciare dai premi Oscar, Colin Firth (Il diario di Bridget Jones, Il discorso del Re, Magic in the Moonlight) ed Emma Thompson, vista di recente nei difficili panni del giudice Fiona Maye in The Children Act - Il verdetto (2017, di Richard Eyre). A dir poco travolgenti Hugh Grant (Nine Months - Imprevisti d'amore, Notting Hill, Florence) e Billy Nighy (Operazione Valchiria, I love Radio Rock, Pride). Sarà un caso ma l'allora tredicenne Thomas Brodie-Sangster, qui alla sua prima incursione sul grande schermo, anni dopo verrà scelto per interpretare Paul McCartney nel film incentrato su Lennon e gli esordi dei Fab Four, Nowhere Boy (2009).

"Ogni volta che sono depresso per come vanno le cose nel mondo, penso all'area degli arrivi dell'aeroporto di Heathrow. è opinione generale che ormai viviamo in un mondo fatto di odio e avidità ma io non sono d'accordo, per me l'amore è dappertutto. Spesso non è nobile né particolarmente degno di nota, comunque c'è. Padri e figli, madri e figlie, mariti e mogli, fidanzati, fidanzate, amici. Quando sono state colpite le Torri Gemelle per quante ne so, nessuna delle persone che stava per morire ha telefonato per parlare di odio e vendetta. Erano Tutti messaggi d'amore...

Io ho la strana sensazione che se lo cerchi, scoprirai l'amore davvero è dappertutto"... e con le parole iniziali di Love Actually (2003, di Richard Curtis), possiamo ricominciare a vedercelo un'altra volta.

Love Actually, la tenera dedica d'amore di Mark a Juliet

Love Actually - Londra natalizia
Love Actually - i neo-sposini Peter (Chiwetel Ejiofor) e Juliet (Keira Knightley)

Love Actually - il roker Billy Mack (Bill Nighy
Love Actually - Judy (Joanna Page) e John (Martin Freeman)
Love Actually - Sarah (Laura Linney)
Love Actually - il Primo Ministro (Hugh Grant) e il Presidente USA (Billy Bob Thornton)
Love Actually - Carol-Ann (E. Cuthbert), Jeannie (J. Jones), Colin (C. Iansante) e Stacey (I. Milicevic)
Love Actually - Aurelia (Lucia Moniz) e Jamie Bennett (Colin Firth)
Love Actually - papà Harry (Alan Rickman), mamma Karen(Emma Thompson) e figli
Love Actually -  la dedica di Mark (Andrew Lincoln) a Juliet (Keira Knightley)
Love Actually - il biglietto d'auguri inviato da Natalie al Primo Ministro
Love Actually - l'incanto della City popolana sotto natale
Love Actually - la dolce Natalie (Martine McCutcheon)
Love Actually - la piccola Joanna (Olivia Olson) canta "All I want for Christmas is you"
Love Actually - Daniel (Liam Neeson) sprona il figliastro Sam (Thomas Brodie-Sangster)...
Love Actually - ... la cui risposta non lascia dubbi sulle sue giovanissime e amorose intenzioni!

giovedì 6 dicembre 2018

Paolo Villaggio, lezione di umanità

L'attore genovese Paolo Villaggio
"Eliminiamo tutto quello che infastidisce la nostra cultura". Pacato e intelligente, Paolo Villaggio da una lezione di umanità alla politica italiana, incluso un acerbo Matteo Salvini.

di Luca Ferrari

"A questo punto bisognerebbe liberarsi di tutto quello che può dare fastidio: gli anziani si potrebbero eliminare facilmente. I mutilati, i ciechi, gli storpi, i malati di mente. Tutto quello che in più che dà fastidio alla nostra cultura. Il mio timore è che voi (leghisti, padani) non siete adatti a eliminare completamente questo problema. Col passare del tempo sarà molto difficile. Il timore di noi Fantozzi è che voi leghisti non abbiate la personalità dei nazisti. Sarebbe il caso di appaltare l'eliminazione di tutti gli extracomunitari a un'associazione tedesca. Ci sono i pronipoti di Auschwitz, Belsen. Quelli si che erano bravi".

Potere dei social netwtork. Potere di Facebook e il suo veloce passaparola, o meglio, condivisione. Potere di un attore che prim'ancora è stato un uomo. Paolo Villaggio (1932-2017), davanti a figuranti della politica italiana, incluso un acerbo Matteo Salvini, gli spiega le sue preoccupazioni. Partendo da cosa voterebbe oggi il suo personaggio più celebre, il vessato sottoposto Ugo Fantozzi, si apre col cuore in mano. Spiegando senza mai alzare la voce né perdere le staffe (e davanti a lui c'è pure Mario Borghezio e Daniela Santanchè, ndr) come gli eredi dello sterminio ebraico sarebbero le persone più idonee per fare ciò che gli ex-padani, oggi banalmente e più convenientemente solo leghisti, non sanno proprio fare.

Perché adesso? Perché queste parole? Perché adesso Paolo Villaggio? Perché una parte d'Italia è stufa di vedere gli ultimi accusati di tutti i mali di questo paese. Perché una parte di questa nazione è esausta dal sentire le solite tiritere ignoranti e razziste per confondere le idee, ben sferzate da ridicoli programmi televisivi, fake news e altra spazzatura simile. Alle ultime elezioni politiche la maggioranza di chi ha votato, ha scelto di affidarsi a improvvisati e approfittatori. Ma perché la Lega non ha mai alzato i toni contro gli ebrei? Troppo forti, oggi. Troppo da perdere. Meglio sparare, o usare le ruspe contro immigrati, musulmani e negri. Tanto per questa gente sono la stessa cosa.

Paolo Villaggio esprime le sue preoccupazioni ai leghisti

Il post condiviso su Facebook