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sabato 8 dicembre 2018

Love Actually (2003), sputtaniamoci per amore

Love Actually - la romantica dichiarazione d'amore di Mark (Andrew Lincoln) a Juliet (Keira Knightley)
Natale è (anche) una romantica incursione sentimentale nella City di Sua Maestà. Un cast corale per la fiaba metropolitana di Love Actually - L'amore davvero (2003, di Richard Curtis).

di Luca Ferrari

Un marito poco attento all'amore coniugale, da una parte e uno troppo fiducioso, dall'altra. Una rock-star decisa a rilanciarsi nel nome dell'onestà lucrativa più spicciola. Un amore nascosto, uno ancor più giovanile pronto a esplodere e anche un sentimento che resterà tarpato per sempre. Dovunque si guardi Love Actually (2003, di Richard Curtis), c'è sempre un amore per cui lottare e in cui credere. Ci sarà qualche inevitabile caduto, ma quella costante ricerca/speranza di avere qualcuno vicino per il resto della nostra vita, c'è e ci sarà sempre. Quale che siano le insormontabili difficoltà che ci si presenteranno davanti, prendiamo esempio tutti dal  mantra natalizio del giovanissimo Sam e... sputtaniamoci per amore!

Londra, periodo natalizio. Tante storie s'incrociano. Dove finisce una, ecco l'amico e/o parente in comune che ne fa ripartire un'altra. Dove inizia la disfatta di uno, è il trionfo dell'altro. A guidarli tutti però, la scia di Cupido. Mai come a natale si desidera un solo e unico regalo sotto l'albero: l'amore e la sincerità di cuore del proprio compagno/a. Perno nevralgico dell'intera vicenda, Karen (Emma Thompson), sposata con due figli. Purtroppo per lei, scoprirà nel peggiore dei modi il tradimento di suo marito Harry (Alan Rickman), ammaliato dalle spregiudicate attenzioni della collega di lavoro, Mia (Heike Makatsch).

Suo fratello intanto, David (Hugh Grant), è diventato Primo Ministro, e presto si scontrerà con il presidente degli Stati Uniti (Billy Bon Thornton), colpevole di egoismo politico e predatore senza scrupoli anche nei confronti della sua segretaria, la dolcemente sboccata Natalie (Martine McCutheon). Grande amico di Karen è Daniel (Liam Neeson), colpito da un tragico lutto coniugale. Come se la situazione non fosse già abbastanza complicata, dovrà anche occuparsi del figliastro Sam (Thomas Brodie-Sangster), alle prese nel frattempo con la sua prima cotta, per la bella Joanna (Olivia Olson), e deciso a fare di tutto per conquistarla, anche a imparare (...) a suonare la batteria e far vedere i sorci verdi alla sicurezza aeroportuale.

Tra il mondo adulto e quello fanciullesco, spazio anche ai giovani a cominciare dalle nozze di Juliet (Keira Knightley) e Peter (Chiwetel Ejiofor). Testimone di quest'ultimo è Mark (Andrew Lincoln), segretamente e perdutamente innamorato della fanciulla ma mai fattosi avanti proprio per rispetto dell'amico e pertanto arrivando a fingere che le stia antipatica. Amico in comune, lo sgangherato Colin (Kris Marshall), deciso a lasciare la terra d'Albione e partire per gli States per mero interesse di conquiste con l'altro sesso. A chiudere il cerchio, lo sfortunato Jamie (Colin Firth), anch'esso deluso dall'amore e in partenza per il Portogallo dopo aver sorpreso la moglie col fratello, e Sarah (Laura Linney), da sempre innamorata di Karl (Rodrigo Santoro) ma bloccata dai problemi col fratello malato di mente.

A dir poco esilaranti invece, l'incontro tra John (Martin Freeman) e Judy (Joanna Page), entrambi controfigure in film porno e finalmente decisi ad avere un vero appuntamento con i vestiti indosso. Tanto impeccabile ed elegante il commerciante da Harrolds, Rufus (Rowan Atkinson), quanto sbandato e alla disperata ricerca del successo perduto con un "ruffiano" singolo natalizio, l'ex-rock star Billy Mack (Bill Nighy). Alla fine però sarà lui a vincere la gara per il singolo natalizio più venduto contro l'ennesima boyband, e sarà allora che capirà che la sola persona con cui voglia passare il natale non è chissà quale super modella, ma il suo manager obeso Joe (Gregor Fisher).

Tra le storie d'amore natalizie, Love Actually - L'amore davvero (2003, di Richard Curtis) occupa un posto speciale. La pellicola apre e inizia in aeroporto, nella sala degli arrivi. Un posto dove d'amore ce n'è a bizzeffe. Già nella normalità, figuriamoci poi a ridosso del 25 dicembre. Sono tutti lì, ad aspettare di vedere il proprio/a amato/a uscire dalla porta automatica che separa i viaggiatori dal resto del mondo. E quando finalmente occhi e cuore si sintonizzano sulla stessa lunghezza visiva, l'emozione rompe gli argini lasciandosi andare in tutta la più calorosa emozione, e arrivando addirittura a saltare in braccio al proprio Blairiano marito.

Trattare Love Actually - L'amore davvero (2003, di Richard Curtis) come un mero film sentimentale però, sarebbe un gravissimo errore. Se già è difficile trovare una unica scena cult in un film, qui ce ne sono almeno tre di epiche, a cominciare dall'ormai mitico balletto "politico" al ritmo di Jump (for My Love) delle Pointer Sisters concluso con un flagrante imbarazzo ma ovviamente contenuto in perfetto British style. La lezione di etica dello "zio" Billy poi, è il degno colpo da KO alla finta moralità delle emittenti televisive. A dir poco struggente e romantica infine, la dichiarazione d'amore "Dylaniana" di Mark a Juliet davanti alla porta della ragazza, il cui sincero manifestarsi però, lo farà ripartire verso una nuova e più soddisfacente direzione.

In tutto questo oceano sentimentale, altra indiscussa protagonista è la città di Londra. Una signora dolce e sensuale come solo certe metropoli sanno apparire illuminate dalle luci natalizie. Non è la City spietata di economie stritola-mondi né la città decadente del punk anni Settanta. Siamo agli inizi del terzo millennio e almeno per una volta (l'anno), i suoi oltre otto milioni di abitanti sembrano essere accomunati da un unico desiderio: sentirsi amati e ritrovare la stessa persona vicino a noi anche il giorno dopo, e poi ancora un altro, e ancora, ancora e ancora.

"Love Actually parla del cuore pulsante di Londra. Puoi sentirlo nelle strade, nelle vetrine dei negozi, e nelle piste di pattinaggio" racconta Carmela Oriolo, grande appassionata del mondo anglosassone nonché docente di lingua inglese a Corigliano Calabro (CS), "Ovunque ti giri è un tripudio di colori e luci capaci di renderti felice anche se sei triste o perso dentro. Il Tower Bridge, il London Eye (la ruota panoramica), i taxi, i double-decker (autobus rossi a due piani), la Tube (metropolitana). La City è l'atmosfera ideale. Love Actually è un rimpianto per ciò che era e una speranza per quello che sarà. Questa è la chiave, questo è proprio quello di cui abbiamo bisogno. Speranza per un futuro migliore incarnato in un Primo Ministro giovane e all'avanguardia. L'amore è anche divertente e soprattutto tenerezza. Non vedo l'ora di vedere di nuovo questo film".

Protagonisti di Love Actually, più generazioni di attori di Sua Maestà a cominciare dai premi Oscar, Colin Firth (Il diario di Bridget Jones, Il discorso del Re, Magic in the Moonlight) ed Emma Thompson, vista di recente nei difficili panni del giudice Fiona Maye in The Children Act - Il verdetto (2017, di Richard Eyre). A dir poco travolgenti Hugh Grant (Nine Months - Imprevisti d'amore, Notting Hill, Florence) e Billy Nighy (Operazione Valchiria, I love Radio Rock, Pride). Sarà un caso ma l'allora tredicenne Thomas Brodie-Sangster, qui alla sua prima incursione sul grande schermo, anni dopo verrà scelto per interpretare Paul McCartney nel film incentrato su Lennon e gli esordi dei Fab Four, Nowhere Boy (2009).

"Ogni volta che sono depresso per come vanno le cose nel mondo, penso all'area degli arrivi dell'aeroporto di Heathrow. è opinione generale che ormai viviamo in un mondo fatto di odio e avidità ma io non sono d'accordo, per me l'amore è dappertutto. Spesso non è nobile né particolarmente degno di nota, comunque c'è. Padri e figli, madri e figlie, mariti e mogli, fidanzati, fidanzate, amici. Quando sono state colpite le Torri Gemelle per quante ne so, nessuna delle persone che stava per morire ha telefonato per parlare di odio e vendetta. Erano Tutti messaggi d'amore...

Io ho la strana sensazione che se lo cerchi, scoprirai l'amore davvero è dappertutto"... e con le parole iniziali di Love Actually (2003, di Richard Curtis), possiamo ricominciare a vedercelo un'altra volta.

Love Actually, la tenera dedica d'amore di Mark a Juliet

Love Actually - Londra natalizia
Love Actually - i neo-sposini Peter (Chiwetel Ejiofor) e Juliet (Keira Knightley)

Love Actually - il roker Billy Mack (Bill Nighy
Love Actually - Judy (Joanna Page) e John (Martin Freeman)
Love Actually - Sarah (Laura Linney)
Love Actually - il Primo Ministro (Hugh Grant) e il Presidente USA (Billy Bob Thornton)
Love Actually - Carol-Ann (E. Cuthbert), Jeannie (J. Jones), Colin (C. Iansante) e Stacey (I. Milicevic)
Love Actually - Aurelia (Lucia Moniz) e Jamie Bennett (Colin Firth)
Love Actually - papà Harry (Alan Rickman), mamma Karen(Emma Thompson) e figli
Love Actually -  la dedica di Mark (Andrew Lincoln) a Juliet (Keira Knightley)
Love Actually - il biglietto d'auguri inviato da Natalie al Primo Ministro
Love Actually - l'incanto della City popolana sotto natale
Love Actually - la dolce Natalie (Martine McCutcheon)
Love Actually - la piccola Joanna (Olivia Olson) canta "All I want for Christmas is you"
Love Actually - Daniel (Liam Neeson) sprona il figliastro Sam (Thomas Brodie-Sangster)...
Love Actually - ... la cui risposta non lascia dubbi sulle sue giovanissime e amorose intenzioni!

giovedì 6 dicembre 2018

Paolo Villaggio, lezione di umanità

L'attore genovese Paolo Villaggio
"Eliminiamo tutto quello che infastidisce la nostra cultura". Pacato e intelligente, Paolo Villaggio da una lezione di umanità alla politica italiana, incluso un acerbo Matteo Salvini.

di Luca Ferrari

"A questo punto bisognerebbe liberarsi di tutto quello che può dare fastidio: gli anziani si potrebbero eliminare facilmente. I mutilati, i ciechi, gli storpi, i malati di mente. Tutto quello che in più che dà fastidio alla nostra cultura. Il mio timore è che voi (leghisti, padani) non siete adatti a eliminare completamente questo problema. Col passare del tempo sarà molto difficile. Il timore di noi Fantozzi è che voi leghisti non abbiate la personalità dei nazisti. Sarebbe il caso di appaltare l'eliminazione di tutti gli extracomunitari a un'associazione tedesca. Ci sono i pronipoti di Auschwitz, Belsen. Quelli si che erano bravi".

Potere dei social netwtork. Potere di Facebook e il suo veloce passaparola, o meglio, condivisione. Potere di un attore che prim'ancora è stato un uomo. Paolo Villaggio (1932-2017), davanti a figuranti della politica italiana, incluso un acerbo Matteo Salvini, gli spiega le sue preoccupazioni. Partendo da cosa voterebbe oggi il suo personaggio più celebre, il vessato sottoposto Ugo Fantozzi, si apre col cuore in mano. Spiegando senza mai alzare la voce né perdere le staffe (e davanti a lui c'è pure Mario Borghezio e Daniela Santanchè, ndr) come gli eredi dello sterminio ebraico sarebbero le persone più idonee per fare ciò che gli ex-padani, oggi banalmente e più convenientemente solo leghisti, non sanno proprio fare.

Perché adesso? Perché queste parole? Perché adesso Paolo Villaggio? Perché una parte d'Italia è stufa di vedere gli ultimi accusati di tutti i mali di questo paese. Perché una parte di questa nazione è esausta dal sentire le solite tiritere ignoranti e razziste per confondere le idee, ben sferzate da ridicoli programmi televisivi, fake news e altra spazzatura simile. Alle ultime elezioni politiche la maggioranza di chi ha votato, ha scelto di affidarsi a improvvisati e approfittatori. Ma perché la Lega non ha mai alzato i toni contro gli ebrei? Troppo forti, oggi. Troppo da perdere. Meglio sparare, o usare le ruspe contro immigrati, musulmani e negri. Tanto per questa gente sono la stessa cosa.

Paolo Villaggio esprime le sue preoccupazioni ai leghisti

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sabato 1 dicembre 2018

The Family Man (2000), io scelgo Noi

The Family Man - Jack Campbell (Nicolas Cage) e sua figlia, la piccola Annie (Makenzie Vega)
Vai a dormire scapolo milionario a New York, ti risvegli con moglie e figli nella provincia americana. Io scelgo noi. A natale io scelgo sempre The Family Man (2000, di Brett Ratner).

di Luca Ferrari

Gli sfavillanti agi del capitalismo prima, la dolcezza di una vita semplice circondata dagli affetti più autentici poi. Uno dei tanti dualismi dell'essere umano cui prima o poi in molti si trovano a dover scegliere anche se, dentro di sé, ognuno conosce già l'unica risposta. Qualcosa che spesso non corrisponde a ciò che si sta vivendo nell'effettiva realtà. Ma cosa succederebbe se avessimo davvero la possibilità di sospenderne una e vivere per un po' di tempo nell'altra? E una volta ritornati, che cosa sceglieremmo? Preparate i fazzoletti, è il momento del cult natalizio The Family Man (2000, di Brett Ratner).

Jack Campbell (Nicolas Cage) è un pezzo grosso di Wall Street. Abita in un lussuoso attico e ha appena trascorso l'ennesima calda serata in dolce compagnia. Sposato con il suo lavoro, è l'inossidabile braccio desto dell'ancor più "dollaroso" Peter Lasseter (Josef Sommer) e pronto all'ennesima fusione a nove zeri. Siamo alla sera della vigilia di natale e mentre tutti sono già con la testa al cenone, incluso il suo vice Alan Mintz (Saul Rubineck), Jack non pensa ad altro che alla buona riuscita dell'operazione. Nel rientrare in casa però, si mette in mezzo a un battibecco per pochi dollari, ed è così che fa la conoscenza di Cash (Don Cheadle).

In apparenza è un ladruncolo. Non è così, e nel tentativo da parte del business-man di offrirsi ad aiutarlo prospettandogli la tipica lezione americana del "lavora duro e anche tu avrai ciò che ho io (tutto, ndr)", Jack pecca d'innocente presunzione e ciò che lo aspetta al suo risveglio non lo potrebbe neanche lontanamente immaginare. L'indomani infatti, la mattina di natale, Jack Campbell non è più solo nel proprio letto king size della Grande Mela, ma dorme in una modesta abitazione del New Jersey a fianco dell'ex-fidanzata Kate Reynolds (Tea Leoni) con cui è sposato e hanno due figli: Annie (Makenzie Vega) e Josh (Jake/Ryan Milkovich), che immancabili li svegliano urlanti e festanti per aprire i regali.

Jack è incredulo per non dire scioccato. La sola idea che gli viene in mente è prendere la macchina e con ancora indosso il pigiama andare a New York City, credendo di ritrovare appartamento e posto di lavoro. Non è così. Non lo è più, almeno per il momento. L’incontro con Cash a bordo della sua ormai ex-Ferrari non lo aiuta a inquadrare meglio la cosa. Ci dovrà arrivare da solo a capire tutto. Quanto gli ci vorrà, non è un problema. Si rimette dunque al volante per tornare a quella che è una nuova vita. Una vita dove lo aspetta una moglie preoccupata (mattinata di natale sparito da ore, fate un po’ voi) e due bambini.

Jack comincia una vita di cui non sa nulla e dovrà rapidamente unire i pezzi per aggiornarsi, lavoro incluso. Qui è un venditore di gomme per auto presso la ditta del  suocero Ed (Harve Presnell). Per fortuna che in suo soccorso c’è sempre l’amico di una vita, Arnie (Jeremy Piven). Basterà a trasformare un uomo abituato a vivere in grande stile in un modesto uomo di famiglia che si veste ai Grandi Magazzini? L’imprese è dura. Sotto quel modesto tetto però, c’è una donna fantastica di cui Jack era innamorato e che ancora oggi è una moglie fedele e sinceramente realizzata per il semplice fatto di aver costruito una famiglia insieme a lui.

Jack alterna momenti di estrema dolcezza a ripensamenti e rimpianti, tanto da "rischiare" di tradire Kate con l'avvenente Evelyn Thompson (Lisa Thornhill), e riuscendo un po' per caso a ritornare al cospetto di Lasseter e il mite Minz, oggi più agguerrito e ringhioso che mai. Ma questo non è il tempo della spietata New York. Questo è il momento del caldo New Jersey e Jack Campbell, giorno dopo giorno, sta diventando qualcosa di diverso. Una persona migliore? Troppo facile dirlo. Di sicuro una persona che è in grado di mettere nella giusta prospettiva ogni aspetto della propria esistenza e prendere ogni decisione non guidato dal solo verde dei dollari.

La vita scorre placida. Siamo alle battute finale della sua vita familiare. Jack ha capito che la "sbirciatina" è al suo epilogo. Va nella cameretta dei suoi figli. Li carezza. Li bacia. Semplicemente li osserva con tenerezza. Si siede accanto a sua moglie. Esce di casa e inizia a nevicare. Uno dopo l'altro, i fiocchi si posano tutt'intorno e sopra di lui. Jack chiude gli occhi e se ne va a dormire. Al suo risveglio la sua vita tornerà ad essere ciò che era per davvero. Non ha sognato. Lo ha vissuto per davvero. Se adesso qualcosa potrà cambiare e ritornare sui binari di ciò che gli è stato appena concesso, adesso dipende tutto da lui.

Ho amato The Family Man fin dalle prime volte che lo vidi, in parte per Nicolas Cage (Via da Las VegasFace OffLord of War) che ho sempre apprezzato, ma soprattutto per il calore di una storia che anno dopo anno non smette di commuovere. Non sono mai stato neanche vicino a essere uno spregiudicato uomo d'affari che smuove milioni di dollari ma per molti anni ho barcollato convinto di appartenere a una vita fatta di sacrifici senza nessun legame sentimentale, seppur desiderandolo dentro. Semplicemente non ero pronto. Semplicemente dovevo fare la mia strada. Semplicemente dovevo fare la mia inevitabile e lunghissima sbirciatina nell'oscurità ancora incompresa.

The Family Man non è solo un film immerso nella calda atmosfera natalizia, e ha sempre molto da insegnare. Jack Campbell è sicuro di sé ma qualcosa di fragilmente sentimentale è rimasto dentro di lui. Qualcosa di quando era solo innamorato della sua Kate e sognava una vita insieme a lei. Quell'uomo adesso ha la sua chance ma dovrà ricominciare da zero e riabituarsi a un mondo che non pensava gli sarebbe mai più capitato. Giorno dopo giorno però, si renderà conto che un vestito di alta sartoria non è la felicità agognata. Giorno dopo giorno, capirà che il calore di una donna che ti ama davvero non è neanche paragonabile al fruscio sonante di un superattico a New York City.

Con la sceneggiatura di David Diamond e David Weissman, cui è fin troppo evidente la strizzatina d'occhio a un altro cult natalizio, La vita è meravigliosa (1946, di Frank Capra), il film si snoda come un metafora esistenziale. Tutti abbiamo una vita che abbiamo abbandonato in favore di un'altra e forse tutti vorremmo poterla vivere per un periodo. Ma che succederebbe se dovesse succedere per davvero, oltre tutto senza averlo chiesto? Molte le scene toccanti, a cominciare dalla piccola Amy, che non riconoscendo più il suo affettuoso papà, gli tocca la faccia convinta che sia un alieno, con la speranza quanto meno che le sappia preparare il cioccolato caldo.

Kate poi, è il trionfo della femminilità. Una Donna nel senso totale. Lavora e guadagna poco ma non si arrende mai. Sinceramente innamorata, conscia dei tanti sacrifici fatti, non si fa abbindolare dalla superficialità del mondo. Tutto ciò che chiede è invecchiare nella casa in cui sta vedendo crescere i suoi figli. La delusione sul volto quando Jack non le consegna il regalo di anniversario è una pugnalata al cuore, poi attenuata dall'amore che suo marito riesce davvero a farle sentire, e così dicendogli gli rivolge: "Ti amo. E questo è più importante per me del nostro indirizzo”. A darle dolcezza e forma, la newyorchese Tea Leoni (Holliwood Ending, Dick e Jane operazione furto, Tower Heist - Colpo ad alto livello)

Natale 2018. Inutile pensare al proprio credo e simili, il natale non passa mai inosservato dentro ciascuno di noi. Possiamo aver dimenticato tanti giorni della nostra vita ma saremmo tutti in grado di ricordare molti natali e il farsi ispirare da The Family Man (2000, di Brett Ratner) di sicuro è uno dei migliori regali che ciascuno potrebbe fare a se stesso/a. E se un giorno, magari proprio in aeroporto, vi troverete dinnanzi a una decisione cruciale per la vostra vita, ricordate cosa disse Jack a Kate: "So che possiamo continuare con le nostre vite, ce la caveremmo benissimo, ma io ho visto quelle che potremmo essere insieme e scelgo Noi". E a quel punto, tu cosa risponderesti?

The Family Man, il trailer

The Family Man - Jack (Nicolas Cage) e Kaye (Tea Leoni) all'inizio della loro storia
The Family Man - Jack Campbell (Nicolas Cage), uomo potente a Wall Street
The Family Man - il misterioso Cash (Don Cheadle)
The Family Man - la famiglia Campbell al risveglio nella mattina di natale  
The Family Man - un Jack (Nicolas Cage) pensieroso cerca di adattarsi alla sua nuova vita
The Family Man - Jack Campbell (Nicolas Cage) e la figlia Annie (Makenzie Vega)
The Family Man - Kate (Tea Leoni) e Jack (Nicolas Cage) all'inizio di una nuova giornata insieme
Dal cinema di The Family Man alla più meravigliosa realtà familiare... © Luca Ferrari
The Family Man - gli amici di Jack al bowling, da sx Arnie (Jeremy Piven)
The Family Man - Peter Lasseter (Josef Sommer) e Alan Mintz (Saul Rubineck)
The Family Man - Jack (Nicolas Cage) carezza teneramente il piccolo Josh (J./R.Milkovich)
The Family Man - Jack Campbell (Nicolas Cage) guarda commosso la sua famiglia
The Family Man - Annie (Makenzie Vega), dinnanzi a lei il suo papà premuroso
The Family Man - Kate (Tea Leoni) e Jack (Nicolas Cage) nella loro calda camera da letto
The Family Man - Jack Campbell (Nicolas Cage) ha capito che il suo nuovo mondo sta svanendo...
The Family Man - Jack Campbell (Nicolas Cage) si lascia portare via
The Family Man - Jack Campbell (Nicolas Cage) si addormenta. Al suo risveglio tutto sarà come prima
The Family Man - Jack Campbell (Nicolas Cage) fa i conti con la propria anima
The Family Man - Kate Reynolds (Tea Leoni) e Jack Campbell (Nicolas Cage)... si ritrovano

giovedì 29 novembre 2018

Bohemian Rhapsody, mi convinci poco perché...

Bohemian Rhapsody - il cantante dei Queen, Freddy Mercury (Rami Malek)
Spinto da un amico in attesa della mia spiegazione ufficiale, è uscito troppo inchiostro per non farne partecipe anche cineluk. Bohemian Rhapsody mi convince poco perché...

di Luca Ferrari

I want it all, We will rock you, We are the champsions, The show must go on, etc. Chi non ha cantato i Queen almeno una volta nella propria vita? Un conto però sono le canzoni di una band che ha fatto la Storia della musica, un conto è farne un lungometraggio come è appena avvenuto con l'opera Bohemian Rhapsody (2018, di Bryan Singer). A più riprese ho manifestato la mia perplessità sulla suddetta opera che, voglio specificare, al momento non ho ancora visto. Qualche elemento per farmi un'idea però ce l'ho e ora ve li argomento uno per uno.

Premesso che non so se riuscirò a vedere questo film ma se lo dovessi fare e poi scrivere una recensione, non partirei certo con stupide idee di stroncarlo, però in tutta onestà ho brutte sensazioni. Rami Malek (Una notte al museo, Mr. Robot, Papillon), l'attore che interpreta Freddy Mercury, non mi ha mai convinto. Troppo giovane per capire davvero la portata di un uomo che ha vissuto un’epoca lontana anni luce dalla sua. Poi certo, c’è la musica dei Queen. Come non si fa a venirne trascinati, e per di più sul grande schermo? Ma per quello non c’è bisogno di un film, basta solo un cd e il resto viene da sé.

Opere simili sono difficili da fare. Anche Oliver Stone fece cilecca chiamando un film The Doors ma incentrandolo in modo esasperato sul cantante Jim Morrison. C’è però una sostanziale differenza tra questi due lavori ed è la principale ragione del mio scetticismo. Bohemian Rhapsody è un film del tutto fuori contesto. The Doors arrivò in un momento (primi anni Novanta) in cui la cultura dei Sixties era tornata popolare grazie a un rock politico di chiara eredità sessantottina che contribuì a dare al film molta attualità. Le rock star nel senso di una volta stavano sparando le ultime cartucce, e la figura di Jim (ben incarnata da Val Kilmer) trovò un substrato musicale e culturale idoneo per presentarsi alle nuove generazioni.

Il cinema è sempre lo stato lo specchio del mondo contemporaneo, una delle tante ragioni per cui i tanti remake, da quella buffonata di Point Break (2015, di Ericson Core), passando per la serie Baywatch fino ad Assassinio sull'Orient Express (2017, di Kenneth Branagh), fanno tutti cilecca. Bohemian Rapsody non ha nessun legame col mondo di oggi. Sarebbe stato meglio allora, fare come il regista premio Oscar Cameron Crowe che sui rocker Peral Jam non girò un film ma ne fece un documentario, Pearl Jam Twenty (2012), di altissima qualità. Certo, lì tutti i membri erano vivi e fare una cosa analoga senza Mercury sarebbe molto difficile.


Il trailer di Bohemian Rhapsody

sabato 24 novembre 2018

La neve nel cuore (2005), natale tutti insieme

La neve nel cuore - Susannah (Elizabeth Reaser) con i figli e il padre Kelly (Craig T. Nelson)
Un caldo desiderio di stare realmente insieme e condividere il natale nel nome della dolcezza più sincera. La famiglia Stone è pronta. La neve nel cuore (2005, di Thomas Bezucha).

di Luca Ferrari

La famiglia Stone si ritrova sempre per natale, numerosa e sinceramente felice a casa dei gebitori Kelly e Sybil. I cinque figli Everett, Ben, Susannah, Amy e Thaddeus, sono ormai grandi ma il calore che si respira in casa è sempre quello di una volta. Il primogenito però, è in arrivo con la nuova fidanzata molto poco in linea con i principi "peace & love" di questo colorito combo del Connecticut. In principio è scontro. In principio c'è sollazzo. In principio non c'è il tanto decantato spirito di apertura. Il natale però è un momento magico e i sentimenti dovranno cambiare di posto per trovare la più corretta e dolce collocazione. Imperdibile film natalizio, La neve nel cuore (2005, di Thomas Bezucha).

Il raffinato primogenito Everett (Dermot Mulroney) è pronto a presentare alla famiglia la sua nuova fidanzata, l'acida business-woman Meredith Morton (Sarah Jessica Parker). Del tutto fuori posto rispetto al pensiero e le ideologie degli Stone, prima a non sopportarla è la sorella minore di lui, Amy (Rachel McAdams). Dopo i primi ferraginosi movimenti, goccia che fa traboccare il vaso, le sue idee sull'omosessualità sbattute in faccia a tutti, incluso Thaddeus (Thyrone Giorda), gay sordomuto, e il compagno Patrick (Bryan J. White), suscitando le ire dei sempri pacati Kelly (Craig T. Nelson) e ancor di più, la moglie Sybil (Diane Keaton).

Dopo l'ennesimo scontro, Meredith abbandona la casa e ripara in albergo. Nel frattempo, a provare a darle manforte, arriva sua sorella Julie (Claire Danes), al contrario di lei molto ben accolta. Everett era tornato a casa per avere da sua madre il famoso anello della nonna e chiedere la mano di Meredith ma qualcosa sta cambiando. Le differenze vengono a galla e complice una sbronza riparatoria, la ragazza si lascia andare col fratello di lui, Ben (Luke Wilson), o almeno così pare, facendo poi anche la conoscenza di Brad Stevenson (Paul Schneider), primo amore mai dimenticato di Amy.

Arriva la notte di natale e nell'aria c'è ancora un po' di tensione. La figlia dell'altra sorella, Susannah (Elizabeth Reaser), è in fermento per i regali. Un buffo equivoco porta le pedine nella giusta posizione ma ecco arrivare ciò che non ti aspetti. Meredith ha un regalo uguale per tutti. Qualcosa che scatenerà una carezza collettiva di sentimento a cominciare proprio dalle ostili Amy e Sybil. Il natale compie la sua magia, o meglio, gli esseri umani si aprono. C'è del dolore nascosto ma ora non ha più importanza. Scorrono lacrime d'amore, regalando al 25 dicembre un ricordo indimenticabile e imperituro che renderà i loro cuori ancor più speciali.

Sarà (anche) perché in Italia il natale in famiglia al cinema è sempre demonizzato e mostrato come la fiera della superficialità, ma fin da quando La neve nel cuore (The Family Stone) sbarcò sul grande schermo, mi precipitai subito a vederlo. Sarà anche perché ho trascorso un natale negli Stati Uniti e da perfetto straniero fui accolto dalla famiglia di cui ero ospite e i loro amici come fossi uno di loro, ho scelto La neve nel cuore come apripista della mini-rassegna di film natalizi pubblicata su cineluk - il cinema come non lo avete mai letto, perché racconta più di molti altri, un aspetto davvero speciale di questa festa: lo stare insieme prima, durante e dopo, toccando tasti dolci e amorevolmente amari della vita reale.

Cast molto variegato a cominciare dalla Premio Oscar Diane Keaton (Io e Annie, Il padre della sposa, Il club delle prime mogli), a giganteggiare in una tavolozza di sentimenti. Pura dolcezza invece, l'ex-Giulietta "Luhrmanniana" Claire Danes, attrice di grande talento ma ormai lontana dai fasti della settima arte, opposta tanto nella vita reale quanto nella suddetta pellicola, alla sorella (cinematografica) Sarah Jessica Parker (Ed Wood, A casa con i suoi, Che fine hanno fatto i Morgan?). Spogliata delle griffe di Sex and the City, qui è una donna che vede frantumarsi tutte le proprie sicurezze (e pregiudizi) sotto il fuoco spregiudicato di questo aggregato di liberali.

Candidata all'Oscar come Miglior attrice non protagonista nel pluripremiato Il caso Spotlight (2015), Rachel McAdams (State of Play, Sherlock Holmes, Midnight in Paris) è la classica figlia-maschiaccio. Studia al college fuori casa. Fa la dura e a tratti si comporta come una bimba capricciosa, ma sotto quella coltre di sguardi spregiudicati, si nasconde una dolce creatura sentimentale che finalmente si rivelerà a tutti, e in modo contagioso, con l'involontario contributo dell'ultima persona che avrebbe mai potuto immaginare.

Più di contorno i cinque maschietti con Luke Wilson (La rivincita delle bionde, I Tenenbaum, Idiocracy) grandiosamente trash nell'offrire soccorso all'ultima arrivata al freddo, diciamo così, con un pigiama un po' troppo aderente sulle parti basse. Un'ultima nota. Nel consueto e originalissimo ricordare sempre l'orrida versione italiana del titolo del film The Eternal Sunshine of the Spotless Mind, non è che La neve ne cuore sia proprio di alto livello. Più che un gioco di parole dal significato ambiguo, e di gran lunga più azzeccato in inglese. Nelle parole del Bel paese mancano però gli elementi essenziali, la famiglia e lo stare insieme.

La neve nel cuore (2005, di Thomas Bezucha) ci accompagna dentro la casa della famiglia Stone immersa nel clima natalizio. La festa tradizionalmente più amata però, è solo un pretesto. Ci sono delle persone che condividono uno spazio e anche se un po' stretti, stanno comunque tutti insieme e ne sono felici anche perché non capita così spesso. C'è chi lavora lontano e il natale significa ritrovarsi e darsi un sincero abbraccio. Si fanno forza l'un l'altro. Condividono le difficoltà e quando arriva l'autobus per portarci lontano da qui, sotto qualche caldo fiocco di neve, è già arrivato qualcuno a chiederci di restare ancora un altro po'.

Ho iniziato la mia rassegna di 5 lungometraggi sulla magia del natale con La neve nel cuore (2005, di Thomas Bezucha) perché è un film che mi ha sempre fatto commuovere anche quando non avevo nulla in comune con la famiglia Stone, nemmeno lo zerbino sporco. Noi siamo il nostro mondo, ammette Sybil a una Meredith in lacrime, tra il commosso e il divertito. Ecco, questo è il natale. Sapere che una famiglia è un po' come un mondo dove nessuno si vergogna di mostrare le proprie lacrime e quando ci si siede l'uno accanto all'altro/a, è semplicemente perché ne si ha davvero voglia  avendo la certezza che al mondo non ci sarà mai nulla di meglio né di più speciale.

Il trailer in lingua originale di La neve nel cuore (The Family Stone)

La neve nel cuore (2005, di Thomas Bezucha)
La neve nel cuore - Sybil Stone (Diane Keaton) osserva la neve cadere
La neve nel cuore - Meredith (Sarah Jessica Parker) ed Everett (Dermot Mulroney)
La neve nel cuore - Ben  (Luke Wilson)
La neve nel cuore - l'arrivo di Julie (Claire Danes
La neve nel cuore - Il regalo di nata, la foto di una giovane Meredith incinta 
La neve nel cuore - Patrick (Bryan J. White) e Thaddeus (Thyrone Giordano)
La neve nel cuore - Tutti attorno l'albero di natale
La neve nel cuore - Brad (Paul Schneider) sistema l'albero
La neve nel cuore - un autobus se ne va nel cuore della notte... Ritornerà? 
La neve nel cuore - una commossa Amy (Rachel McAdams) non trattiene le lacrime