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venerdì 24 agosto 2018

Hotel Transylvania 3 - Una vacanza stucchevole

La scatenata combriccola di Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa (2018, di Genndy Tartakovsky)
Non c’è differenza tra mostri e umani. OK, va bene. Ripeterlo all’infinito però lo rende stucchevole e poco credibile. Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa (2018, di Genndy Tartakovsky).

di Luca Ferrari

Dall’oscura Transilvania al mitico regno di Atlantide via mare, o meglio in crociera. L’allegra combriccola capeggiata da Dracula & famiglia è alla ricerca di un po’ di sano relax. Fortuna che per lo stressato vampiro, la figlia Mavis abbia l’idea giusta. Appunto l’idea, non la resa. Su e giù per il possente transatlantico, Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa (2018, di Genndy Tartakovsky) è la fiera dei luoghi comuni. Scontato dall’inizio alla fine. Buono per una spensierata serata al riparo da afa e zanzare, ma mestamente nulla di più.

Il conte Dracula (voce originale di Adam Sandler e italiana del simpatico Claudio Bisio) è infelice. La sua amata sposa è scomparsa da secoli ormai. Il sogno di un nuovo zing (colpo di fulmine dei mostri) è solo una mera illusione e la tecnologia non sembra essere la soluzione giusta. Vedendo il padre infelice, la dolce figlia Mavis (voce italiana di Cristiana Capotondi) gli regala una crociera per tutta la famiglia e amici. Eccoli dunque, dopo un allucinante volo sulla Gremlins-Air, imbarcarsi per la tanto sospirata vacanza.

Ciò che tutti ignorano è che il capitano della nave, un’umana, sia un'amante dei mostri. Se il nome Erika non dirà nulla di particolare, è il suo cognome che potrebbe far drizzare canini & cicatrici varie, ossia Van Helsing. Lei infatti è l’ultima discendente della più agguerrita stirpe di cacciatori di mostri. Ci sarà un piano nascosto in questa crociera, è solo un caso o semplicemente la nuova generazione è andata oltre le battaglie del passato? Si vedrà. Il transatlantico intanto è pronto per partire dal “placido" Triangolo delle Bermude.

Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa piace perché deve piacere. Dopo il grandioso Hotel Transylvania (2012) e l’inevitabile sequel Hotel Transylvania 2 (2015), il regista moscovita Genndy Tartakovsky confeziona un prodotto da “Mulino Bianco” (non me ne voglia la celebre marca dolciaria) dove tutti sono felici e qualsiasi stato alterato e/o differente è un’amorfa brezzolina quasi impercettibile nel turbine estenuante degli esagerati buoni sentimenti. Il filo educativo è onnipresente a discapito però della storia che ci perde in spontaneità e meraviglia.

Perché sorprendersi? Hotel Transylvania purtroppo segue la logica e l’inevitabile destino dei vari Shrek, Cars, L’Era Glaciale, etc. Partiti tutti in modo grandioso e poi andati avanti per mero marketing senza un’anima di sceneggiatura capace di catturare davvero il cuore del pubblico ma vivendo di rendita. Abbiamo visto i primi due, dai, vediamoci anche il terzo! è la linea che spinge lo spettatore a entrare in sala. La speranza c’è sempre di ammirare qualcosa di valido ma il risultato è deludente.

Frankenstein, Wayne, Griffin, sono tutti personaggi secondari. Non incidono. Sono lì per caso. I coniugi “lupeschi”, traboccanti oltre modo di figliolanza, scoprono d’improvviso di potersene stare da soli. Sarebbe stato anche simpatico, peccato sia stato pompato da mesi ormai. E che dire di Jonathan? Pare strafatto. Peace & Love e poco altro. Del “Drac” del primo Hotel Transylvania resta molto poco e sarà anche la voce, ma nei toni pare di sentire più un bradipo zuccheroso piuttosto che un vampiro, seppure buono.

Come da copione, all'anteprima veneziana di Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa presso il cinema Rossini, c'è stato il solito bagno di folla fanciullesco con alcuni dei presenti anche piccolissimi e in età da passeggino. Tanti bambini e bambine insieme agli adulti per godersi una fiaba per tutta la famiglia. Saranno stati contenti i genitori nel trasmettere i “ giusti valori” davanti al grande schermo. C’è da chiedersi però quanto resterà poi dentro di loro e quanto gli stessi faranno perché ciò avvenga.

A quest’età è facile non capire il perché delle differenze. Bastano pochi anni però ed ecco cominciare a emergere parole come immigrati, terroni, negri, etc. Parole che magari sentono per la prima volta proprio tra le mura domestiche. E cosa resta allora di Hotel Transylvania? Roba da bambini, no? I buoni sentimenti non sono “roba da bambini” ma concetti morali che dovrebbero rappresentare la base umana di ciascun essere in questo pianeta.

Interessante il salto generazionale tra Erika e Abraham Van Helsing ma nella realtà nasconde non poche insidie morali. Alla stragrande maggioranza dei genitori (italiani) non fa mai troppo piacere vedere il proprio (ex)pulcino sviluppare una propria identità, ancor di più se in contrasto con la propria e allora che si fa? Andiamo pure a vedere Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa (2018, di Genndy Tartakovsky). Magari poi rivediamolo inseme tra qualche anno insieme ai figli una volta che saranno cresciuti e vediamo a che punto sono i nostri cuori.

Il trailer di Hotel Transylvania 3 - Una vacanza mostruosa

Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa - Erika Van Helsing (voce italiana di Claudia Catani) in romantico pranzo con Dracula (voce di Claudio Bisio)
Spettatori piccini e più grandicelli © Luca Ferrari

martedì 14 agosto 2018

Shark, il primo squalo della sua vita

Shark, il primo squalo - Meiying (Shuya Sophia Cai)
Che estate sarebbe senza un affamato pescecane a rovinarci la nostra voglia di mare? Shark – Il primo squalo (2018, di Jon Turteltaub) ci aspetta tutti al cinema. Ma proprio tutti.

di Luca Ferrari

Una scoperta sensazionale. La fossa delle Marianne è ancora più profonda di ciò che appare. Una missione scientifica sta ora penetrando lo strato che per millenni l’ha tenuta separata dal resto del mare e del mondo. Lì sotto però, non tutti potrebbero gradire la tecnologia umana del terzo millennio. Qualcosa si potrebbe arrabbiare e scappare potrebbe diventare un grosso problema. Tratto dal romanzo MEG di Steve Alten, è uscito sul grande schermo Shark - Il primo squalo (2018, di Jon Turteltaub).

Il miliardario Jack Morris (Rainn Wilson) è appena salito a bordo della Mana One per vedere con i propri occhi i risultati del proprio danaroso investimento. Ad accoglierlo, il Dr. Minway Zhang (Winston Chao) e la figlia Suyin Zhang (Li Bingbing), esperta biologa marina. Insieme a loro gli altrettanto insostituibili James Mackreides (Cliff Curtis), DJ (Page Kennedy) e Jaxx Herd (Ruby Rose). Tutto sembra procedere bene fino a quando la capsula sottomarina in perlustrazione nell'ignoto non viene attaccata da un qualcosa di misterioso.

È il panico. Lì sotto, a 11mila metri sotto il livello del mare, ci sono bloccati Toshi (Masi Oka), The Wall (Ólafur Darri Ólafsson) e la capa della missione, Lori (Jessica McNamee). Luci e rumori richiamerebbe la cosa e pertanto non resta che una soluzione. Chiamare la sola persona al mondo capace di una simile impresa, già riuscitagli in parte, nonostante nessuno gli avesse mai creduto su ciò che aveva riferito di aver visto, a cominciare proprio dal Dr. Heller (Robert Taylor), a bordo anch’esso. Rintanatosi in Thailandia, Jonas Taylor (Jason Statham) si presenta all’appuntamento con il proprio destino.

Lì sotto, in quelle acque oscure si cela un famelico megalodonte, un bestione preistorico di oltre 20 metri deciso a scatenare tutta la sua ferocia e annesso appetito di carne umana. Prima ancora che contro questo letale amico, Taylor deve fronteggiare i propri demoni che ancora lo tormentano. In un salvataggio analogo dovette fare una scelta alquanto tragica e dolorosa. Le sue ferite però trovano le carezze ottimistiche e fiduciose della piccola Meiying (Shuya Sophia Cai), figlia di Suyin, quest'ultima già partita in una precoce operazione di salvataggio. Nella sua tenera genuinità, gli chiede di riportarle sana e salva la sua mamma.

Ha inizio l'ennesima sfida tra uomo e natura. Quando il normale corso del tempo e dell'evoluzione però viene alterato, vedi anche le creature del Jurassic Park & simili, gli equilibri sono destinati a saltare, o meglio dire, impazzire con le conseguenze più mortali. I protagonisti affrontano una sfida impari. Nessuna scorciatoia è ammessa. Forse nemmeno il coraggio basterà ma almeno è un inizio. Chiunque sia sul mare adesso è nel radar famelico del megalodonte e bisogna nuotare più veloce che si può verso riva,

Erano gli anni ’70 quando la verginità delle nostre vacanze al mare venne brutalizzata dall’angoscia de Lo squalo (1975), uno degli indiscussi capolavori di Steven Spielberg. Da allora sono passate parecchie decadi e ancor di più film del genere, la maggioranza dei quali nel complesso mediocri e troppo legati ai progressi tecnologici. Eppure la voglia di confrontarci sul grande schermo con questi letali killer delle profondità non ci abbandona mai. Eccoci qua dunque, ancora una volta pronti per l’immersione.

Distribuito in Italia da Warner Bros. PicturesShark – Il primo squalo sceglie una via atipica, mescolando azione, dolcezza e sacrificio. La faccia sporca del ruvido Jason Statham (indimenticabile nei panni del Turco nel cult The Snatch di Guy Ritchie così come in quelli del cazzuto agente segreto in Spy di Paul Fieg), in rotta con l’agire classico, ben si amalgama con la dolcezza di Li Bingbing (1911Resident Evil: Retribution, Transformers 4 - L'era dell'estinzione) e i modi amichevoli di Cliff Curtis (La ragazza delle balene) Il risultato è un film gradevole, a tratti scontato ma non per questo meno appassionante e comunque divertente.

Si ride, si trema e ci si commuove con Shark – Il primo squalo. È evidente il desiderio dei tre sceneggiatori Dean Georgaris, Erich Hoeber e Jon Hoeber di accontentate un po’ tutte le fette di pubblico. La suspense fa il suo dovere, sferzata e ammorbidita anche dal ridicolo (in senso buono) e il singolo dramma di un bambino cicciottello che armato di gelato non riesce più a uscire dall’acqua. Statham è un eroe romantico. Caparbio, pronto al sacrificio e con i giusti consigli, perfino deciso a darsi una seconda chance per vivere la vita.

Venezia, 11 agosto 2018 - cinema Rossini. Da sempre amante dei trailer, sono solito arrivare in sala con largo anticipo. Questa volta però il destino mi gioca uno scherzetto e così, invece dell’atmosfera di Mamma mia! Ci risiamo, una volta entrato in leggero ritardo, la mia attenzione viene catturata da qualcosa di alquanto insolito. Qualcosa, o meglio qualcuno, che mai mi sarei immaginato di trovare al cinema e per di più spettatore di Shark – Il primo squalo  (2018, di Jon Turteltaub). Un bambino piccolo, ma proprio piccolo. Sistemato sul passeggino a fianco dei genitori.

Troppa la curiosità. Sperando abbiano voglia di rispondermi, a fine spettacolo mi riprometto di avvicinarmi. Termina la pellicola. Il piccolo sta dormendo. Per questione di privacy, niente nome né provenienza. “Siamo grandi appassionati di cinema e questa è la sua prima volta davanti al grande schermo. Il personale ci ha anche dato un diploma come ricordo” mi dicono, “Fai conto che pochissimi giorni prima che nascesse ci siamo guardati tutta la rassegna su David Lynch al teatrino di Palazzo Grassi”.

“È andata fin troppo bene” proseguono, “Metà film ha osservato, metà ha dormito ma era un rischio calcolato. Un sabato di agosto alle 7 di sera non avremmo trovato tanta gente. Anche se avesse pianto, non avrebbe infastidito chissà quante persone. In caso comunque saremmo usciti. La scelta di Shark – Il primo squalo? Beh, siamo in estate no? E comunque ci è sembrato quasi più per bambini che per adulti. Più che il matto (Taylor/Statham), Meiying è stata l’indiscussa e dolce protagonista”.

Con il loro permesso, scatto una veloce istantanea senza dare alcun "fanciullesco" riferimento. Gliela mostro spiegandogli come vorrei pubblicarla e mi danno il via libera. Mi scappa un’ultima domanda, così gli chiedo se hanno già in mente di portarlo a vedere un prossimo film. “Ci piacerebbe goderci tutti insieme Hotel Transylvania 3 – Una vacanza mostruosa (in uscita il prossimo 22 agosto, terzo capitolo dopo i divertenti Hotel Transylvania e Hotel Transylvania 2, ndr). Questa volta però in orario pomeridiano e in compagnia di tanti altri bambini”.

Vedo la famigliola uscire. Il piccolino sta ancora facendo la nanna. Chissà se ci sarà la settima arte nel suo futuro. Cinema o meno, di sicuro lo aspettano anni felici in cui si potrà godere tanti e tanti film, animati e non a quanto vedo, insieme alla sua mamma e al suo papà. A quest’età (e non solo) è l’unica cosa che conta. Godersi la vita ed essere il più spensierati possibile. Avrà tempo di pensare al domani. Al momento lo attende solo l'ennesimo risveglio in compagnia delle due persone che lo amano di più al mondo. Anche questo è il mondo di Shark – Il primo squalo.

Shark - Il primo squalo, il trailer

Shark, il primo squalo - Suyin Zhang (Li Bingbinge Jonas Taylor (Jason Statham)
Un giovanissimo spettatore al cinema Rossini di Venezia e la locandina di Shark – Il primo squalo © Luca Ferrari

venerdì 10 agosto 2018

Ocean’s 8, le donne affogano

Ocean's 8 - Debbie (Sandra Bullock), Tammy (Sara Poulson), 9 buche (Rihanna),
Lou (Cate Blanchett) e Constance (Awkwafina
Se Ocean’s 8 (di Gary Ross) doveva essere il manifesto del movimento #MeToo, siamo messi male. Una scopiazzata del genere maschile inutile e salvo qualche rara eccezione, anche mal recitato.

di Luca Ferrari

Le donne dovrebbero smetterla di alzare la voce e poi scimmiottare il mondo maschile. Fate film originali. Scriveteli. Greta Gerwig e il suo Lady Bird (20187) ne sono un ottimo esempio. Il tanto pubblicizzato Ocean’s 8 (di Gary Ross) invece, sequel tutto al femminile della nota trilogia Soderberghiana, è un vero e proprio mare (profondo) di noia, schemi collaudati e interpretazioni che non si discostano di un millimetro dai binari già percorsi dai maschietti.

Seriamente, ma davvero Ocean’s 8 doveva/voleva essere un portabandiera della causa femminile per una maggiore considerazione nel mondo della settima arte? Sandra Bullock e Cate Blanchett, entrambe premio Oscar, paiono George Clooney e Brad Pitt nei modi e perfino nei rispettivi ruoli. Non si salva dal naufragio nemmeno Helena Bonham Carter, ormai abbonata a ruoli dove la sua vita è allo sfacelo più totale. Unica nota piacevole, il ruolo e l’interpretazione di un’altra premio Oscar, Anne Hathaway.

Sono andato a vedere Ocean’s 8 per il solo gusto di trascorrere una serata al frescolino e godermi un frizzante filmetto Hollywoodiano. Sarebbe stato meglio rimanere a casa e dedicarmi ad altro. Un gruppo di ladre decidono di fare un colpo a cui nessuno aveva pensato. C’è la capa. Ci sono le cape, il geniaccio dell’informatica, la donna che ci mette la faccia, etc. Nulla che Ocean’s Eleven o Twelve non avessero già mostrato. E allora perché tutto questo fracasso per un film che più che un sequel pare un remake?

Le donne ambiscono ad avere più spazio, più diritti e più parità di genere. Più che giusto e sacrosanto. Ma non è certo rifacendo film maschili che otterranno tutto questo, vedi anche il penoso remake di Ghostbuster (2016, di Paul Feig). Che raccontino le loro storie, e gli diano vita. I maschi hanno una visione del mondo, le donne hanno la propria anche se poi ogni essere vivente è un oceano a se stante. Dimentichiamoci di Ocean’s 8 e un consiglio spassionato alle protagoniste, evitate ulteriori lungometraggi di questo filone

Il trailer di Ocean's 8

Ocean's 8 - Daphne Kluger (Anne Hathaway) e Rose Weil (Helena Bonhamn Carter)

giovedì 9 agosto 2018

Tre uomini e una cadrega

Tre uomini e una gamba - i due leghisti transilvani (Giacomo Poretti e Giovanni Storti)
Delle tante gag memorabili di Tre uomini e una gamba (1997, di e con Aldo, Giovanni e Giacomo), la scena della "cadrega" è a dir poco memorabile.

di Luca Ferrari

Primo e senza dubbio il miglior film mai realizzato dal trio comico Aldo Baglio, Giacomo Poretti e Giovanni Storti. Tre uomini e una gamba (1997) è un'amalgama perfetta di alcuni dei loro migliori sketch. In viaggio verso il Sud Italia per le nozze di Giacomo con Giuliana Cecconi (Luciana Littizzetto), figlia del loro prepotente e volgare capo, il cavaliere Eros Cecconi (Carlo Croccolo), il trio s'imbatte (scontra) nella restauratrice Chiara (Marina Massironi), fresca di abbandono da parte del fidanzato e di cui Giacomino s'invaghisce subito.

Causa un'intossicazione alimentare post cozze, il gruppo deve fermarsi una notte in ospedale. Appoggiato su di una sedia, Aldo si addormenta sognando di essere il Conta Dracula (meridionale).. minchia! Fallito un tentativo di assalto umano, il conte viene aiutato da due ominidi leghisti della Transilvania. I due lo studiano e sentono puzza di terrone. Ecco allora lo stratagemma per scoprire se il sig. Bramblla Fumagalli, che dice di venire dal canton de parage, stia dicendo la verità o meno. Va in scena il trucco della cadrega.

Giovanni lo invita a mettersi comodo e prendere una cadrega! Ribadendo che "una cadrega non si rifiuta a nessuno". La faccia del conte è a dir poco allibita. Timoroso si avvicina alla tavola imbandita. Timidamente, dice: Laaaa...cadrec.. e prende... A voi il video e tutto il divertimento per una gag memorabile con cui io, da buon polentone, continuo a ridere scherzare insieme ad amiche terrone. Una di queste poi, grande estimatrice di cineluk - il cinema come non lo avete mai letto, oggi compie gli anni. E allora... Cento di queste cadreghe, cara Maria Oriolo!

Tre uomini e una gamba - Il conte Dracula meridionale (Aldo Baglio)

martedì 7 agosto 2018

American Life (2009), il blues della vita

American Life - Burt (John Krasinski) e Verona (Maya Rudolph)
Tiepide miglia narranti. Una giovane coppia vaga per gli States pronta per ricominciare. Il futuro è una flebile incognita. Mai una resa incondizionata. American life (2009, di Sam Mendes).

di Luca Ferrari

Road movie di coppia passato tra treni, aeroporti e viaggi in macchina alla ricerca di una nuova vita. Passando dal panorama desertico della calda Arizona all’atmosfera più rilassata della canadese Montreal fino al ritorno a casa. Dopo il drammatico Revolutionary road (2008), dove diresse la titanica coppia DiCaprio/Winslet nei meandri di una travagliata quotidianità matrimoniale, Sam Mendes torna a occuparsi di rapporti sentimentali di due giovani, questa volta con un bebè in arrivo. Rispetto alla precedente pellicola però, i toni sono più leggeri. Ironici. Poetici.

Burt (John Krasinski) e Verona (Maya Rudolph) sono una coppia di trentenni (lui 33, lei 34) alle prese con la prima gravidanza. Rimasta senza genitori lei, i due sono convinti che potranno appoggiarsi ai nonni paterni  per accudire la futura neonata. Le cose andranno diversamente. Un mese prima della nascita della piccola infatti, il padre e madre di Burt, dopo averne parlato per anni, hanno deciso di trasferirsi ad Anversa per due anni. Rimasta sola, la coppia  decide di mettersi in viaggio per cercare il posto ideale dove iniziare una nuova vita, puntando su luoghi dove vive un amico o un parente.

Nelle varie peregrinazioni attraverso il Nord America, i due giovani sostano dalla sorella di lei, Gloria (Catherine O'Hara), per poi finire nelle "grinfie" diu un’amica di Burt, LN Fisher-Herrin (Maggie Gyllenhaal), una svitata mezza hippie che allatta figli cresciuti e non sopporta passeggini. Quando varcano il confine sbarcando in Canada, da Tom (Chris Messina) e Munch Garnett (Melanie Lynskey), genitori adottivi di svariati bambini, sembra che siano arrivati. Ma non è proprio così. Burt e Verona cercano un posto per mettere radici, non mettendo a fuoco che sono loro stessi le proprie radici.

I futuri genitori saltano come grilli da una parte all’altra. Si guardano dentro. Si trovano messi alle corde. Osservano le vite altrui alla ricerca di uno stimolo, un aggancio, un bagliore. Il cielo è muto. Le stelle si mimetizzano. Le paure si fanno fossati, autostrade e doveri. Ci si perde ma questa è la nuova America, fragile e condannata. Decisa e unita. Questa è l'America umana cove non c’è rassegnazione ma solo voglia di tenersi per mano e regalare alla loro figlioletta e a se stessi la miglior vita possibile.

In un’epoca dove in Italia mettere al mondo un figlio è quasi un azzardo per chi non ha certezze economiche, Sam Mendes regala una speranza. Un blues contemporaneo dove da una parte c’è chi s’interroga se la propria vita sia un fallimento e dall’altra c’è chi non la pensa allo stesso modo e combatte senza isterismi per non lasciare il proprio compagno/a in questa logica. Si sceglie di andare avanti. Insieme. Costruendo la propria casa. Sistemando il proprio giardino. Emozionandosi di fronte a un tramonto sul fiume. E non importa se si è solo in due (o tre) a condividere tutto questo. Ciò che viviamo dopo tutto, sono le nostre pagine di vita.

American Life, il trailer

American Life - Burt (John Krasinski), LN (Maggie Myllenhaal) e Verona (Maya Rudolph)

giovedì 26 luglio 2018

Cinema anni '80, un viaggio fantastico

Salto nel buio (1987, di Joe Dante)
Viaggio nel mondo cinematografico anni 80. Il videomaker veneziano Alessandro Maggia omaggia quell'epoca con due A Fantastic Journey Through The 80s Movie, proiettati anche in Canada.

di Luca Ferrari

Creare. Immaginare. Sognare. A quell'epoca tutto era ancora possibile. In quell'epoca tutto era ancora infinito. Ci credevano i divi del grande schermo. Ci credevamo noi. Quelli erano gli anni Ottanta. Un’epoca oggigiorno sempre più presente nell'arte, cinema incluso. Chi li ha vissuti dal vivo poi, non li ha mai dimenticati. Il videomaker veneziano Alessandro Maggia, titolare della Starlight Video Productions, ha fatto di più, realizzando due video celebrativi: A Fantastic Journey Through The 80s Movie. Quei video hanno raccolto consensi fino in Canada, dove oggi saranno proiettati.

"Il cinema anni 80, come tutto quel periodo in generale, è il mio preferito di sempre. Una passione totale, che non ho mai smesso di coltivare. Cinema ma anche musica, personaggi, fatti storici, moda, sport, modo di vivere, etc. In pratica è come se non avessi mai smesso di vivere negli anni Ottanta. Il cinema degli anni 80 è dominato totalmente dal sentimento principale che si viveva in quel decennio: il romanticismo". Questo è A Fantastic Journey Through The 80s Movies, video celebrativi del cinema anni Ottanta realizzati dall'esperto Alessandro Maggia.

Power! Si parte col viaggio. Il fantastico viaggio. Cominciano le immagini. Sylvester Stallone in Rocky IIISophie Marceau e Il tempo delle meleJack Nicholson in ShininigTom Cruise ne Il colore dei soldiJohn Travolta in Senti chi parla. Dan Aykroyd in Ghostbuster. Cult, cult e ancora cult. E non è che una minima parte dei protagonisti di questo video-viaggio cinematografico che per chi ha vissuto quell'epoca, non può non suscitare ricordi, emozioni e qualche inevitabile lacrima di commozione per il (troppo) tempo che è ormai passato. 

"Storie d'amore ma non solo" prosegue Alessandro, "In pratica in tutta la cinematografia degli anni '80 c'è un tema comune: chiunque con l'impegno può ottenere qualsiasi risultato. È un cinema fatto di eroi e supereroi ma anche (e questo è un tema dominante in quegli anni) di eroi di tutti i giorni (spesso "nerd" o "sfigati" all'inizio) che poi ce la fanno. Ed eccoti quindi dei ragazzini di un quartiere povero trovare l'incredibile tesoro di un pirata (Goonies, ndr). Ecco un ragazzino vittima dei bulli della scuola vincere il torneo di karate (Per vincere domani - The Karate Kid) e così via. Gli esempi sono infiniti.

In poche parole il cinema degli anni '80 è un cinema totalmente legato al concetto romantico e ancestrale della fiaba: le difficoltà sono tantissime ma alla fine il bene vince sempre. Ed è questo il segreto per cui i film di quegli anni hanno ancora un enorme successo ancora oggi, dopo più di 30 anni. Del resto il cinema, almeno per me, dev'essere davvero la fabbrica dei sogni. La realtà ce l'ho tutti i giorni attorno a me. Non cerco la realtà nel cinema ma il sogno. E tutto questo spirito del Cinema di quegli anni ho voluto trasmetterlo nei miei due fantastic journeys riportando, nella scelta delle scene, della musica, e dello stile, esattamente il cuore e l'anima dei film degli anni '80".

Un fantastic journey che oggi sarà proiettato  al Gayety Theathre di Collingwood (Ontario, Canada). In occasione di una rassegna di film "retro" infatti, la titolare Kelly Burrow si è fatta avanti colpita dalla qualità dei lavori di Alessandro Maggia e così questa sera A Fantastic Journey Through The 80s Movies sarà proiettato prima di uno degli indiscussi (e grandiosi) cult di quell'epoca: Ritorno al futuro di Robert Zemeckis. Nel mese di settembre invece, sarà il turno del secondo video in occasione di Breakfast Club (di John Hughes).

"È naturalmente una bella soddisfazione sapere che i miei due video siano  proiettati in un cinema d'oltreoceano" racconta Maggia, "Qualche mese fa invece, sono stato contattato dall'organizzatore di una serie di concerti con cantanti degli anni 80 (A Flock Of SeagullsNaked EyesWang ChungNu ShoozBerlinAnimotion, Starship, etc.) che stanno facendo una tournée per gli Stati Uniti e mi è stato chiesto se fosse possibile proiettare i miei fantastic journeys durante questa serie di concerti. Il marzo scorso inoltre, il primo "Fantastic Journey" è stato proiettato in una discoteca in Veneto dove si è tenuta una serata anni 80 con ospiti Scialpi Johnson Righeira".

Guardando e riguardando i due video, c'è un film che più di altri mi è saltato all'occhio. Rocky IV (1985, di Sylvester Stallone). A confermarlo lo stesso autore. "È un film simbolo di quegli anni (soprattutto pensando alla Guerra Fredda). Mentre montavo il secondo journey, mi resi conto che avevo puntato molto a Rocky III nel primo video (fra l'altro Rocky III mi piace anche di più del quarto, ndr) e quindi ho dovuto dare anche più enfasi al quarto nel secondo video, essendo in generale il film più amato da tutti dell'intera saga. Ed è soprattutto il quarto ad essere identificato come il più - anni 80 - di tutti. Anche più del terzo che è del 1982".

Film come La storia infinita, Stand by me - Ricordo di un'estate, L'ultimo imperatore, La moscaUn biglietto in dueAmadeus, le avventure di Indiana Jones, la saga di Guerre Stellari, Harry ti presento Sally, E.T. L'Extraterrestre, Ladyhawke, Gli intoccabili e molti (molti, molti) altri ancora, fanno parte di un indimenticabile vissuto generazionale. Film che nei decenni a venire sono tornati sempre più preponderanti nella cultura popolare superando le difficili barriere del Tempo e della nuova tecnologia digitale, social network inclusi, risultando anzi valorizzati da questi ultimi.

Ma per un cultore, esperto e grande conoscitore come Alessandro Maggia, c'è un film anni 80 più unico di tutti gli altri? 
Trovare un titolo è quasi impossibile ma se ti dovessi citare il film anni '80 più anni 80 di tutti, direi I Goonies, summa di tutti quegli elementi tipici dei film di quegli anni: eroi improbabili che diventano eroi per un giorno (nel decennio precedente lo cantava anche David Bowie, protagonista del cult Labyrinth - Dove tutto è possibile, quasi anticipando la tematica principale del decennio Ottanta). Eroi improbabili dunque che salvano il loro quartiere. L'amicizia, l'amore, il sogno di una grande avventura (che poi non resta un sogno ma accade veramente). Il fatto che l'unione fa la forza. Si scherza, ci si prende in giro da buoni amici, ma alla fine si rimane fratelli (a differenza di oggi dove la violenza domina anche il mondo dei ragazzini), e così via.

Progetti/lavori in cantiere?
In questi giorni ho aperto, un nuovo canale YouTube tutto dedicato alle colonne sonore degli anni Ottanta, 80s Movies Soundtracks e sto anche realizzando una nuova serie di video che raccontano tutte le curiosità e la storia proprio delle più grandi colonne sonore degli anni 80. Ho già fatto i primi quattro episodi sulla storia della colonna sonora di Top Gun, Rocky IV, Ghostbusters e Footloose. Tutti disponibili insieme a Flashdance nel mio canale Youtube ufficiale.

C'è qualcosa in particolare che vorresti realizzare?
Mi piacerebbe molto che i miei due video venissero proiettati nei cinema italiani visto anche l'aumentare delle rassegne dedicate ai film degli anni 80. Mi piacerebbe che venissero proiettati come sigla di qualche rassegna. Oppure naturalmente potrei tranquillamente fare delle sigle ad hoc per queste rassegne.

Alcune soddisfazioni che ti hanno regalato i tuoi "fantastic joruney"?
Midnight John Parr (i cantanti delle canzoni che ho usato per i miei due video, ndr) hanno molto apprezzato il mio lavoro e oltre ad avermi scritto personalmente, hanno fatto dei bellissimi post nelle loro pagine Facebook condividendo i miei video e taggandomi. Ora il massimo per me sarebbe riuscire a raggiungere anche attori, attrici e registi presenti in quei video. Già Tom Holland, regista di Ammazzavampiri e Bambola Assassina, li ha visti e li ha condivisi. Molto appagante è stato anche leggere i commenti dei più giovani. Quelli che non hanno vissuto quegli anni ma comunque decidono di andare a guardarsi quei film invogliati dai miei video. Piacciono persino ai bambini, come i film anni 80 del resto.

Lascio la tastiera e torno nella rete del terzo millennio. Mi riguardo per l'ennesima volta i due "volumi" di Fantastic Journey Through The 80s Movie. Scorrono frammenti di decine, decine e decine di film. Schegge di memoria zampillano. Ricordi d’infanzia. Ricordi adolescenziali più amari. Negli anni Ottanta il ragazzo comune era capace di grandi imprese e il lieto fine era l’inevitabile conclusione per poi continuare su quella nuova e migliore strada. Il futuro non era scritto da nessuna parte. Si poteva cambiare tutto. Si poteva cambiare il mondo con l'impegno e la fantasia. Fantasia o realtà? Non ha importanza. Il cinema anni 80 sapeva ispirare e far sognare.

A Fantastic Journey Through The 80s Movie 2, di Alessandro Maggia

I Goonies (1985, di Richard Donner
 A Fantastic Journey Through The 80s Movie di Alessandro Maggia
 A Fantastic Journey Through The 80s Movie 2 di Alessandro Maggia
Per vincere domani - The Karate Kid (1984, di John G. Avildsen)
War Games (1983, di John Badham)
Alessandro Maggia (sx) insieme a Thomas F. Wilson, il mitico Biff Tannen di Ritorno al futuro

mercoledì 4 luglio 2018

Chiamatemi Anna, Anne con la "e"

Chiamatemi Anna - Una buffa espressione di Anna Shirley (Amybeth McNulty)
Venerdì 6 luglio prende il via su Netflix la 2° stagione di Chiamatemi Anna. Serie televisiva canadese basata sul romanzo Anna dai capelli rossi (1908), di Lucy Maud Montgomery.

di Luca Ferrari

Il magico mondo di Green Gables e Anna Shirley sta per tornare. Il 6 luglio sulla piattaforma digitale Netflix, il travolgente entusiasmo di quell'orfana lentigginosa che ci tiene a specificare che il suo nome (originale) è Anne con la "e", si ripresenterà davanti al piccolo schermo per la 2° stagione della serie Chiamatemi Anna, creata e sceneggiata dall'attrice, scrittrice e produttrice Moira Walley-Beckett. Pronta per una nuova fase della sua vita. Pronta per lottare come la sua esistenza l'ha sempre obbligata a fare fin da tenerissima età, ma riservandole oggigiorno sempre più sogni da poter toccare con mano, anima e cuore.

Anna Shirley (Amybeth McNulty) viene scelta dai fratelli Cuthbert, Marilla (Geraldine James) e Matthew (R. H. Thomson), per essere adottata e così aiutarli nella gestione dei faticosi lavori della fattoria. Loro in realtà avevano chiesto un maschio. Il mite e buon Matthew però, fin dai primi "logorroici" secondi in cui si ritrova a gestire lo stesso spazio con la ragazzina, si intenerisce a tal punto dal non riuscire a spiccicare parola. Meno che meno dirle che c'è stato uno sbaglio e dovrà tornarsene all'orfanotrofio.

A riportarla alla realtà ci pensa la più rigida sorella. Per Anne è un colpo mortale ma come è noto, è solo l'inizio di una fantastica storia. Anna resterà nella tenuta dei Cuthbert, scombussolandogli si la vita ma anche riempiendogliela come mai avrebbero potuto immaginare. In principio però è tutto sempre duro e faticoso. A scuola la sua ingenuità viene messa (spesso) in ridicolo sebbene lei non si dia per vinta e saprà comunque conquistare in particolare l'amicizia di Diana Barry (Dalila Bela), alla cui sorellina salverà anche la vita, e del già maturo Gilbert (Lucas Jade Zumann).

Sette episodi la I stagione con un finale poco piacevole per tutti i principali protagonisti. Più di un anno dopo è arrivato il momento di 10 nuove avventure. Un viaggio nel passato e nel presente con molto da raccontare e lasciarvi dentro. Per chi ama i grandi spazi verdi del CanadaChiamatemi Anna va assolutamente visto. Ancor di più se poi se siete facili alla commozione e/o magari siete diventati genitori da qualche anno, e dunque potrete condividere insieme una storia per tutta la famiglia.

Se la critica professionista ha promosso Chiamatemi Anna a pieni voti, le opinioni sulla rete si sono divise riguardo la serie. Troppe libertà/licenze rispetto all'originale o meno, la giovane irlando-canadese Amybeth ha saputo incarnare entusiasmo e delusioni di Anna con notevole spontaneità. Altrettanto funzionali Geraldine e R. H. Thomson, lei britannica e lui canadese, si equilibrano alla perfezione. Lei, stanca e severa. Lui, silenzioso e bonaccione. La storia e la scenografia naturale poi, fanno il resto.

Da un paio d'anni ormai, il personaggio creato da Lucy Maud Montgomery ha fatto breccia nel mio cuore. Complice il più bel viaggio della mia vita, nel Canada orientale per l'appunto con tappe nella Prince Edward Island e Green Gables, la storia di quella buffa ragazzina è ormai parte della mia memoria più dolce. Non è un caso che proprio nell'attraversare il gigantesco Stato nordamericano abbia scoperto il cartone animato di Anna dai capelli rossi, il cui articolo è diventato in breve tempo il terzo più letto in assoluto di cineluk - il cinema come non lo avete mai letto. Un successo questo reso possibile grazie all'interesse e le tante condivisioni dei membri del gruppo Facebook "Anna dai capelli rossi" di cui anch'io faccio orgogliosamente parte.

Adesso però c'è una nuova stagione con cui confrontarsi e condividere nuovi momenti delle nostre vite. Il trailer promo della 2° stagione di Chiamatemi Anna è un inno ai sentimenti migliori che dovrebbero abitare dentro ciascuno di noi: poesia, curiosità, amicizia, coraggio e amore. Sono sicuro che Anna Shirley verserà (mi farà versare) ancora molte lacrime ma allo stesso tempo questa è una serie che vi farà guardare oltre l'orizzonte e affrontare ogni difficoltà con l'anima di una grande famiglia. Ehi, avete mai letto niente di più romantico?


Il promo della 2° stagione di Chiamatemi Anna


Chiamatemi Anna (2017-18), di Moira Walley-Beckett
Chiamatemi Anna - Anna Shirley (Amybeth McNulty) persa davanti all'oceano
Chiamatemi Anna - Marilla (Geraldine James) e Matthew Cuthbert (R. H. Thomson
Chiamatemi Anna (2017-18), di Moira Walley-Beckett

venerdì 22 giugno 2018

Creed II, molto più di un combattimento

Creed II - Adonis Johnson (Michael B. Jordan)
La resa dei conti è arrivata. L'incontro più atteso. Il sangue brucia ancora. Il figlio di Apollo Creed è pronto ad affrontare il figlio di Ivan Drago. Il 24 gennaio 2019 è il giorno di Creed II.

di Luca Ferrari 

Sono nato con Rocky Balboa. Inutile girarci intorno. Sono nato lo stesso anno che Rocky (1976, di John G. Avildsen) sbarcò sul grande schermo. La mia prima volta al cinema è probabilmente avvenuta col terzo capitolo e di sicuro ho visto il IV (1985), piangendo per Apollo e tifando contro il colosso sovietico Ivan Drago. Adesso quei giorni stanno per tornare. Adesso il figlio dell’ex-campione è pronto a sfidare il coetaneo russo. Il 29 novembre è il giorno di Creed II (di Steven Caple Jr.).

Sono passati parecchi anni da quando Apollo Creed (Carl Weathers) perse la vita sul ring contro il troppo sbeffeggiato Ivan Drago (Dolph Lundgren). Tempo dopo Rocky Balboa (Sylvester Stallone) si era ormai defilato dal mondo del pugilato fino a quando nel suo ristorante, dedicato all’amata moglie Adriana, non entrò Adonis Johnson (Michael B. Jordan), figlio della prima compagna del campione ormai scomparso.

Quelli erano i tempi di Creed – Nato per combattere (2015, di Ryan Coogler) e da allora il “ragazzo” ha fatto strada. Ha dovuto dire al mondo chi fosse il proprio padre e subito dopo si è trovato di fronte il campione Ricky Conlan (Tony Bellew), tronfio e deciso a smontare il figlioletto, a suo dire, lì solo per un nome che ha ereditato. Come succede ai veri uomini, Adonis il rispetto lo ha guadagnato combattendo e dimostrando il suo valore. Adesso però c’è un’altra storia. La storia.

Nessuno ha mai dimenticato quel leggendario “Io ti spiezzo in due” rivolto da Ivan Drago a Rocky Balboa. Quell’incontro è leggenda per una ragione. Rocky non era lì per difendere nessun titolo. Troppo facile parlare solo di mera vendetta. Rocky era lì per sfidare qualcuno che gli aveva portato via per sempre il suo migliore amico. Era una sfida impossibile ma per Rocky non c’era altra via d’uscita. Affrontare, combattere e sconfiggere Ivan Drago.

Qualcuno dice che i peccati dei padri ricadono sui figli. Era questione di tempo allora. Forse ci è voluto il progetto giusto spostando la telecamera da Rocky ad Apollo. Ora il momento è giunto. Il 29 novembre prossimo uscirà sul grande schermo Creed II (di Steven Caple Jr.) e vedrà (anche) sfidarsi Adonis Johnson, il figlio di Apollo Creed, e Viktor Drago (Florian Munteanu), il figlio del possente Ivan.

Il terzo millennio è l’epoca dei sequel, prequel, reboot, retutto. Ma com’è possibile allora che una saga così lontana come quella legata a Rocky Balboa abbia trovato posto in mezzo ai modaioli cinecomic? La risposta è semplice. Ancora oggi Rocky è l’espressione di un mondo sincero e mai svenduto. Un mondo dove i legami umani non cedono all’odio cieco né alle facili banconote. Rocky Balboa era ed è tutto questo, così come Adonis. E forse siamo in molti a sentirci più simili a loro di quanto amiamo mostrare al mondo.

Ho iniziato con un frammento personale di vita e concludo allo stesso modo. Adoro fare jogging. Solo con me stesso e la musica. Non lo faccio per fini agonistici né per avere un fisico scolpito. Lo faccio perché mi garba e quelle musiche, di Rocky intendo, non mancano mai. Oltre alla colonna sonora di Rocky IV, in assoluto la migliore, il pezzo migliore è l’immortale "Gonna Fly Now" in versione allenamenti Rocky-Apollo nel terzo capitolo. Lì c’è tutto. Paura, reazione e coraggio di affrontare la vita.

Ve lo chiedo ancora una volta: perché il mondo di Rocky Balboa riesce ancora a entrare nel cuore delle persone? Vi rispondo in maniera diversa. Perché non si è mai atteggiato a vincente. Rocky è sempre stato “umano”. Fragile, sconfitto ma mai davvero pronto a gettare la spugna. Lui prima e Adonis oggi affrontano l’ora del KO con un solo pensiero in testa. Rialzarsi e vincere. Non subito. Ci arriveranno. Lottando comunque. Non importa quello che dirà un verdetto. È quello che hai dentro che conta davvero ed è in grado di cambiare la tua vita per sempre.


Il trailer di Creed II

Creed II - Rocky Balboa (Sylvester Stallone) e Adonis Johnson (Michael B. Jordan)

martedì 19 giugno 2018

Jurassic World - Il regno distrutto

Jurassic World - Il regno distrutto (2018, di Juan Antonio Bayona)
Vince facile al botteghino Jurassic World - Il regno distrutto ma la realtà è ben diversa. Un film scontato e per nulla horror, come si è scritto. L'emblema del cinema moderno ad alto budget.

di Luca Ferrari

Jurassic World - Il regno distrutto (2018, di Juan Antonio Bayona) è un film modesto che non aggiunge nulla alla vera meraviglia creata nell'ormai lontano 1993 con il solo e unico Jurassic Park, di Steven Spielberg. Trama trita e ritrita. Fin troppo "cool" Owen Grady, interpretato dal bravo Chris Pratt. Il finale poi, come ormai impone la legge del cine-business vedi il recente (e patetico) remake di Assassinio sull'Orient Express, viene creato ad hoc per far intendere al pubblico che l'avventura del filone non si è certo esaurita qui.

Il trailer di Jurassic World - Il regno distrutto

mercoledì 6 giugno 2018

Hotel Gagarin, il privilegio di sognare insieme

Hotel Gagarin (2018, di Simone Spada)
La vita, gl’imprevisti e la magia della settima arte. “È stato un privilegio sognare con tutti voi”, e allora perché non continuare? Hotel Gagarin (2018, di Simone Spada).

di Luca Ferrari

Un gruppetto di italiani in un albergo in piena Armenia coperta di neve. Sono arrivati per girare un film. Chi per lavoro. Chi per caso. Chi cambiare vita. Chi per realizzare il sogno di un'intera un’esistenza. C’è un gruppetto di italiani immerso nel bianco dell’Armenia. Per alcuni sono dei professionisti, ad altri paiono dei pazzoidi in un luogo sperduto. Quale che sia la verità, il senso o il domani che li attende, questa è la storia di Hotel Gagarin (2018, di Simone Spada).

I fondi europei sono una risorsa. C’è chi li spende bene per la propria gente e il territorio amministrato, e chi ne approfitta in modo spudorato per intascare lauti dividendi. Con l'inganno, viene così assemblata una squadra formata da un professore di Storia col sogno di dirigere il proprio manoscritto (Giuseppe Battiston), un tecnico delle luci (Claudio Amendola), un fotografo (Luca Argentero) e la prima attrice (Silvia D’Amico), quest’ultima proveniente, diciamo così, non propriamente dal mondo della recitazione.

Capitanati da una scaltra donna dell’Est (Barbora Bobulova), la truppa sbarca a Yerevan per poi proseguire su quattro ruote, guidate dalla una giovane ragazza locale (Caterina Shulha), tutta piercing e pancione. Dopo un bel po’ di strada tra città, paeselli e il nulla innevato, eccoli arrivare all’Hotel Gagarin. Un albergo solitamente chiuso l’inverno e aperto appositamente per gli ospiti italiani che qui avranno il loro “campo base” per partire a fare i sopralluoghi, incontrare le comparse, etc.

Tutto fila, non proprio liscio ma la farsa regge salvo poi accadere l’imprevedibile. Nelle ennesime scaramucce territoriali tra Armenia e Azerbaigian, ecco scattare l'inevitabile coprifuoco. Interviene l’esercito e nessuno può più uscire dall’albergo. La copertura dal Bel Paese intanto fa la sua inevitabile fine. Tutto allora deve ripartire e ricominciare. I segreti vengono a galla. Le ambizioni si spengono. La coralità del cuore prende il sopravvento. Le individualità delle singole anime si riappropriano della meraviglia dimenticata.

Se l’albergo più famoso della storia del cinema è (presumibilmente) l’Overlook Hotel dove aveva sede l’incubo Kubrickiano di Shining (1980), in tempi più recenti divenne un vero e proprio nascondiglio per i Tutsi in fuga dalla follia omicida Hutu durante il genocidio narrato in Hotel Rwanda (2004, di Terry George con Don Cheadle). A farne il centro di una più strampalata vicenda, Wes Anderson e i suoi colorati protagonisti del Grand Budapest Hotel (2014).

2018, questa volta tocca a una location isolata e allo stesso tempo molto accogliente. Il suo nome si richiama al primo astronauta dell’Unione Sovietica (e del mondo) capace di volare attorno al Pianeta Terra. Giorno dopo giorno, l’immobilità dei protagonisti si ribella. La notizia circola. Dalla vallata in tanti vogliono vedere. Dall’ampio e invisibile vicinato si presentano donne, anziani, uomini e bambini. Come tanti fanciulli che scrivono a Babbo Natale, anche loro hanno qualcosa da chiedere e sperare di veder realizzare davanti alla telecamera.

Il primo a presentarsi è un vecchio desideroso di raggiungere lo spazio come il suo eroe, per l'appunto Yuri Gagarin. Ecco poi i pistoleri, la piccola ballerina, gli innamorati. Un piccolo mondo a parte si colora di fantasia e una magia incredibile. Si crea, si monta, si cuce. Ma soprattutto, si sorride ed è contagioso. I premi non sono che pezzi di metallo. I riconoscimenti delle pergamene antiche. Gli sguardi meravigliati e festanti della gente, quelli sono diversi. Quelli sono il trionfo del cuore.

Fattosi le ossa come aiuto regista dei primi film di Checco ZaloneNoi e la GiuliaNon essere cattivo di Claudio Caligari e Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti, Simone Spada (Torino ’73) è qui al suo secondo lungometraggio dopo Maìn - La casa della felicità (2012), firmando in questo suo nuovo lavoro anche la sceneggiatura insieme a Lorenzo Rossi Espagnet.

Friulano di Udine classe ’68 , Giuseppe Battiston (Zoran il mio nipote scemo, Pitza e datteri, Perfetti sconosciuti) è un attore di razza. Professore ignorato dal malinconico sapore “PaulGiamattiano” (In viaggio con Jack, ndr), dei vari personaggi alloggiati all’Hotel Gagarin è il più ingenuo e idealista. Il classico candidato a rimanere scottato dai propri sogni e ancor di più dai sotterfugi dei furbi, o meglio truffatori. Ma coma avrebbe detto il giovane protagonista di un film di Martin Scorsese, “questa avventura deve ancora finire!”.

Curiosi incroci tra gli attori protagonisti. Amendola e Argentero si ritrovano insieme dopo la travolgente commedia Noi e la Giulia (2016, di Edoardo Leo). Barbora Bobulova ritrova Battiston dopo aver diviso il set del recente Dopo la guerra (2017, di Annarita Zambrano) e sempre l’attrice slovacca è di nuovo davanti alla telecamera insieme a Silvia D’Amico, dirette da Francesco Patierno in Diva!, film presentato Fuori concorso alla 74° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Bobuolova che ritrova Caterina Shulha, l'indimenticabile escort incazzata Paprika di Smetto quando voglio, dal set di Immaturi - Il viaggio.

Distribuito da Lotus ProductionsHotel Gagarin è un film fa vedere al cinema. A tratti quasi HugoCabrettiano, ha il grande merito di mettere il destino al servizio dell’essere umano, che insolitamente e in modo del tutto anticonformista per i tempi moderni, cerca la felicità e sorride quando la trova. Come nell’immacolato paesaggio armeno, non c’è una strada unica. C’è chi si ferma a un tavolo e chi ha bisogno di una cavalcata. Qualcun altro invece inizia una partita a scacchi. Nulla di lugubre né di Bergmaniano, solo un mettere a (dolce) fuoco i propri sogni.

Hotel Gagarin (2018, di Simone Spada) non è una storia di disperati alla ricerca di una terra promessa che non c’è. Questa è una storia di uomini e donne che s’incontrano e diventano compagni di anima.. Non saranno solo le loro vite a cambiare, ma anche quelle di tante altre persone. O forse non cambierà nulla, ma da adesso tra loro e i propri sogni è scattato qualcosa. La consapevolezza di volerli davvero realizzare ed essere felici.

È stato un privilegio vedere Hotel Gagarin. È stato un privilegio potervelo raccontare.

Il trailer di Hotel Gagarin

Hotel Gagarin - la prima attrice (Silvia D'Amico)
Hotel Gagarin - la guida locale (Caterina Shulha)
Hotel Gagarin - l'organizzatrice (Borbora Bobulova) e il fotografo-cameraman (Luca Argentero)
Hotel Gagarin - il docente aspirante regista (Giuseppe Battiston)
Venezia, cinema Rossini - Tutto pronto per la visione di Hotel Gagarin © Luca Ferrari

giovedì 24 maggio 2018

Deadpool 2, lo stagista X-Men

Deadpool 2 - Domino (Zazie Beets), Wade (Ryan Reynolds) e Cable (Josh Brolin)
Un giovane mutante è inseguito da un colosso venuto dal futuro. Lo stagista Wade Wilson e la sua X-Force sono pronti alla "logorroica" azione. Deadpool 2 (di David Leitch), al cinema.

di Luca Ferrari

Ironico. Deciso. Smaliziato. Il supereroe più irriverente del circondario e oltre è tornato. Al suo fianco, vecchi e nuovi amici. Dentro i suoi fianchi, la consueta cascata logorroica di parole e colpi letali. C’è spazio anche per la malinconia, coraggio e l’amicizia ma comunque sopra le righe. Deadpool 2 (2018, di David Leitch) è arrivato al cinema con la volontà decisa di prendere a calci, lì dove non batte il sole, qualsiasi valoroso soldato Marvelliano. E lo fa, eccome se lo fa. Anche se per caso dovesse ritrovarsi senza gambe e attendere che gli ricrescano.

Wade Wilson (Ryan Reynolds) è ormai lanciato nella fama. Uno dopo l’altro, i cattivi cadono sotto i suoi proiettili. Non tutto va come dovrebbe però, e a rimetterci è l’amata Vanessa (Morena Baccarin). Abbattuto e sconsolato, dopo un maldestro tentativo di suicidio, ci pensa il possente amico mutante Rasputin (Andre Tricoteux) a salvarlo e portarlo all’Accademia degli X-Men, dove ad aspettarlo c’è anche Testata Mutante Negasonica (Brianna Hildebrand) insieme alla sua fidanzata, la simpatica Yukio (Shioli Kutsuna).

Arruolato come stagista, la sua prima missione è risolvere un’intricata situazione che vede protagonista e fuori controllo il giovane Russell/Firefist (Julian Dennison), deciso a scatenare la potenza del suo fuoco manuale contro il preside (Eddie Marsan) e tutto lo staff di sadici e pedofili. Deadpool come ogni buon X-Men non dovrebbe uccidere nessuno ma la situazione sfugge di mano (grilletto) e per questo entrambi vengono portati nella terribile prigione di ghiaccio dove vengono rinchiusi i mutanti pericolosi con tanto di collare che impedisce di usare i loro poteri.

Prima della trasformazione, Wade Wilson era malato di più cancri. Situazione che ora ritorna puntuale. Quello che non può immaginare è che di lì a qualche inevitabile rissa da prigione, la suddetta verrà attaccata da un forzuto venuto dal futuro, il possente Cable-Nathan Summers (Josh Brolin), giunto fin qui per fare fuori proprio quel ragazzotto che Wade aveva cercato di placare. Ma quale mai sarà la ragione? Poco importa. Wade lo difende ma da solo non basta. Insieme al compare Weasel (T. J. Miller), danno luogo a un esilarante recruting day per mutanti e così formare la X-Force.

Vengono scelti Bedlam (Terry Crews), Shatterstar (Lewis Tan), Zeitgeist (Bill Skarsgård), lo Svanitore (Brad Pitt), l’umano baffuto Peter (Rob Delaney) e infine Domino (Zazie Beetz), una che a suo stesso dire ha un solo super potere: è fortunata, cosa che ovviamente la porterà a un estenuante ping-pong vocale con Wade. Al casting partecipa anche l’amico Dopinder (Karan Soni), che puntuale viene rifiutato e utilizzato come sempre come autista. La squadra è pronta. Cable avrà pane per i suoi denti ma sono molti i dettagli che Deadpool deve ancora capire di questo anomalo nemico e del ragazzo al centro delle sue mire.

Davvero particolare questo regista, David Leitch, noto anche come stuntman e attore. Dietro la telecamera, un esordio da urlo con il cult John Wick (2014), action oscuro con protagonista Keanu Reeves, per poi passare al mondo dello spionaggio in epoca di Guerra Fredda con Atomica Bionda (2017) con una donna al centro della scena, la premio Oscar Charlize Theron, al fianco di James MacAvoy e John Goodman. E ora il personaggio più folle dell’armada supereroica, salendo nettamente di livello rispetto al primo Deadpool (2016) di Tim Miller.

Sceneggiato dallo stesso Reynolds insieme a Rhett Reese e Paul Wernick, Deadpool 2 è un film che conquista. Non è solo la linguaccia di Wade Wilson a raccogliere proseliti, ma autentiche scene diventate subito memorabili, finale incluso. Apocalypse Now potrà anche avere la sua "Cavalcata delle Valchirie", Deadpool 2 sarà per sempre legato a "Thunderstruck" degli AC/DC, accompagnamento a dir poco strepitoso nell’assalto volante al convoglio carcerario. Dimenticatevi poi di Basic Instinct. Dopo aver visto Deadpool 2, nulla sarà più come prima.

Cast molto bene assortito. Citazioni su citazioni di film da parte del protagonista, a tratti quasi TonyStarkiano. Su tutte, il Willy l'Orbo dei Goonies riferito a Cable (chissà come mai! ndr), il cui interprete Josh Brolin è appena reduce da un altro cinecomic, vestendo i panni sovrumani di Thanos nello scontro totale di Avengers: Infinity War (2018, di Anthony e Joe Russo). Sarebbe divertente vedere Deadpool alle prese con i più ligi Vendicatori ma salvare il Pianeta forse non è nelle sue corde (vocali), per cui godiamoci questa sua nuova avventura con la speranza di vederlo ancora sul grande schermo, sempre diretto da David Leitch.

Il trailer di Deadpool 2

Deadpool 2 - Yukio (Shioli Kutsuna)
Venezia, cinema Rossini - Tutto pronto per la visione di Deadpool 2 © Luca Ferrari

giovedì 10 maggio 2018

"Loro" di Paolo Sorrentino, no grazie

Loro - Silvio Berlusconi (Toni Servillo)
Loro (1 & 2), il nuovo doppio film di Paolo Sorrentino non l’ho visto e non lo vedrò al cinema. Senza fretta aspetterò che sbarchi sul piccolo schermo e vi spiego il perché.

di Luca Ferrari

L’ho detto e lo voglio ribadire. Non sono andato al cinema a vedere Loro (1 & 2) di Paolo Sorrentino né ho intenzione di farlo. Con estrema franchezza posso dire che non spenderò neanche un euro per i suddetti lungometraggi e spetterò che siano trasmessi sul piccolo schermo. Il perché di questa decisione ve lo spiego in pochi semplici punti. Non sono verità assolute, sono considerazioni basati sulla visione di trailer, interviste, lettura di articoli e ragionamenti personali.

  • Giorno dopo giorno, in Italia si sta dimenticando chi sia stato e chi sia tutt’ora Silvio Berlusconi. Andare a vedere un doppio film che tratta in modo poco approfondito la questione politica è quasi offensivo per un uomo che dovrebbe chiedere scusa a milioni di italiani. Non voglio assolutamente dire che Sorrentino stia contribuendo al revisionismo dell’ex-Presidente del Consiglio, ma con un uomo così si poteva (doveva) osare di più
  • Paolo Sorrentino (Le conseguenze dell'amore, Il divo, This Must Be the Place) è un bravo regista ma troppo innamorato della sua intelligenza e arte. Non è ancora agli ego-livelli di David Lynch ma troppo spesso la storia cede il passo allo stile. È una scelta e va rispettata. Il risultato ovviamente può dividere. Che un film come Youth – La giovinezza, a dispetto dell’ottimo cast (Michael Caine, Jane Fonda e Harvey Keitel), non abbia minimamente lasciato il segno, qualcosa vorrà pur dire
  • Toni Servillo (Gomorra, Il gioiellino, Bella addormentata) sta rischiando di diventare per Sorrentino ciò che Roberto Benigni & la moglie Nicoletta Braschi sono per lo stesso regista toscano, talvolta fuori posto e ripetitivi. Volente o nolente, il Berlusca “Sorrentiniano” ricorda il Jep Gambardella del pluri-premiato La grande bellezza. Servillo è un mostro di bravura ma si poteva pensare a una storia e/o a un interprete differente ma questo si sa, non è la maniera del regista napoletano
  • A dispetto dell’ottima interpretazione di Elena Sofia Ricci (Ex, Mine vaganti, Ho ucciso Napoleone) nei panni dell’ex-moglie Veronica Lario, ci sono fatti che paiono creati ad hoc per sfruttare la "curiosità" morbosa del pubblico. La storia e la rottura tra Silvio e Veronica assunse nel corso degli anni le sembianze di una (squallida) telenovella così abilmente (s)venduta sui giornali e su pseudo trasmissioni televisive. Di vederla anche al cinema l'interesse è pari allo zero assoluto
  • L’Italia di Berlusconi e dunque raccontata da Sorrentino è un mondo che potrà tanto “divertire” chi non vi abita, ma qui la situazione è diversa. Basta un po’ di populismo, uno sbarco di persone disperate di troppo ed ecco tornare subito di moda, invocato come salvatore della patria. L’Italia è notoriamente un paese che legge e si documenta poco. Qualunque sia il messaggio contenuto in Loro (di Paolo Sorrentino), saranno in pochi a capirlo e temo che la massa vedrà solo il marcio luccicante. Quel marcio "truffaldino" da cui è sempre e tragicamente attratta 
L'Italia è uno Stato con la memoria corta. Come ha dimenticato i crimini del Fascismo così ha già fatto tabula rasa di tutto ciò che Silvio Berlusconi ha fatto (e non fatto). Basterebbe solo citare il macello della scuola Diaz avvenuto sotto il suo secondo Governo, fatto definito da Amnesty International la più grave sospensione dei diritti umani nell'Europa dopo la II Guerra Mondiale, per porsi qualche interrogativo. In conclusione, di vedere al cinema un doppio film che non ha il coraggio di prendere una posizione contro un uomo simile, la mia risposta è al contrario decisa: no!

Il trailer di Loro 2

Loro - lo spregiudicato affarista Sergio Morra (Riccardo Scamarcio)