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| Captain Marvel (Brie Larson) |
"Ho passato tutta la mia vita a combattere con le mani legate" Carol Danvers (Captain Marvel).
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| Captain Marvel (Brie Larson) |
"Ho passato tutta la mia vita a combattere con le mani legate" Carol Danvers (Captain Marvel).
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| Nomadland - Fern (Frances McDormand) |
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| Nomadland - Fern (Frances McDormand) |
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| Nomadland (2020, di Chloé Zhao) |
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| Cars - Saetta McQueen in un "Jodarnesco" volo durante una gara |
Da sbruffone a cuore ruggente. Saetta McQueen è pronto per diventare una vera auto da corsa. Capolavoro della Pixar Animations Studios, Cars (2006, di John Lasseter).
di Luca Ferrari
Oooh si, Saetta è pronto! Inizia così la gara finale per l'assegnazione della Piston Cup. In testa a pari punti l'affermato campione The King, l'eterno secondo Chick Hicks e il novellino rampante Saetta McQueen. La gara è combattutissima e complice un colpo di scena, servirà uno spareggio all'ultima goccia di benzina riservate alle sole tre vetture. Sulla via della gloria però, il destino ha in serbo una grande lezione di vita. Una dii quelle che ti cambiano l'esistenza. Ma ora basta parlare, è tempo di sgommare insieme ai protagonisti di Cars (2006, di John Lasseter), introdotti da "Real Gone" di Sheryl Crow.
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| Cars - Doc "Honet" Hudson e Saetta McQueen |
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| Cars - Saetta McQueen e Sally a zonzo tutt'intorno Radiator Springs |
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| Nella terra del sangue e del miele - la giovane Ajla (Zana Marjanovic) |
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| Nella terra del sangue e del miele - donna vittima di stupro |
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| Nella terra del sangue e del miele - Danjiel Vukojievic (Goran Kostic) e il Generale Nebojsa Vukojevic (Rade Serbedzija) |
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| Nella terra del sangue e del miele - campi di concentramento |
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| Film d'amore, oggi, a San Valentino |
Con i cinema ancora chiusi, a San Valentino sul piccolo schermo maratona di film d'amore. Sette lungometraggi a partire dale 3 del pomeriggio. Venite a scoprire quali.
di Luca Ferrari
14 febbraio, il piccolo schermo risponde presente con una maratona sentimentale su Paramount Network (canale 27), che ci accompagnerà dalle tre del pomeriggio fino a notte fonda. Nel dettaglio
E se questo non fosse abbastanza, in prima serata ecco Il matrimonio che vorrei (2012, di David Frankel) con Meryl Streep, Steve Carell e Tommy Lee Jones, quindi il cult natalizio Love Actually - L'amore davvero (2003, di James Curtis), con un supercast British.
E voi, qual è il vostro film d'amore cui non sapreste mai rinunciare?
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| Bert e Mary Poppins al Carnevale di Venezia © Luca Ferrari |
La memoria spensierata è la più grande risorsa per affrontare un presente complicato. Oggi inizia il Carnevale di Venezia e cineluk lo celebra insieme a Mary Poppins e la voga alla veneta.
di Luca Ferrari
Nella vita, al cinema e a Carnevale, la coppia più bella del mondo sono sempre loro, Mary Poppins (Julie Andres) e lo spazzacamino Bert (Dick Van Dyke). Quest'anno a Venezia non ci sarà la consueta festa per i sestieri, tutto sarà virtuale ma noi vogliamo guardare avanti, attingendo dalla tradizionale Regata de Carneval, con gli equipaggi rigorosamente in maschera. Ed è con insieme a loro e a quell'inimitabile favola portata sul grande schermo da Walt Disney, dopo il lungo corteggiamento alla sua autrice Pamela Travers.
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| Bert e Mary Poppins al Carnevale di Venezia © Luca Ferrari |
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| The Family Man - Kate (Tea Leoni) attende entusiasta il suo regalo da Jack (Nicolas Cage) |
Il giorno dell'anniversario è un momento di condivisione e tanto amore. E se d'improvviso ce lo dimenticassimo? Succede anche questo, ai romantici protagonisti di The Famliy Man.
di Luca Ferrari
Felice. Passionale. Innamorata. Kate Reynolds (Téa Leoni) è una donna fortunata. Vive un vita semplice insieme all'amato marito Jack Campbell (Nicolas Cage) e i loro due figli. Il suo lavoro non le regala troppe soddisfazioni a livello economico ma è comunque soddisfatta. L'amore con Jack va avanti dai tempi del college. Oggi è un giorno speciale. Il giorno del loro anniversario. Kate e Jack hanno avuto un battibecco pochi giorni prima, qualcosa che succede tra chi condivide la vita ed è legato da un sentimento autentico. Succede tra chi condivide le gioie e le difficoltà della vita, come appunto è raccontato nel romantico-commovente The Family Man (2000, di Brett Ratner).
Jack è sempre stato il primo a darle il regalo di anniversario, quest'anno però c'è qualcosa che non va. Jack è turbato. Non sembra più il romantico marito di una volta. Kate invece è sempre la stessa. E' una delle tante mattine nel New Jersey innevato. Jack tutto assonnato è al piano inferiore a cambiare e dare il latte al piccolo Josh. Appena sentito il marito andare giù, Kate si sveglia tutta felice e da sotto il letto, tira fuori un grande pacco regalo. Lì dentro c'è la copia a buon mercato di una giacca che Jack aveva visto. Avere/essere in una famiglia significa anche saper rinunciare "ai propri giocattoli", specie per gli adulti. Kate è travolgente nella sua sprizzante felicità. Consegnato il regalo, allunga le braccia con gli occhi chiusi, in attesa di ricevere il proprio, e lì accade.
Kate è lì, bella e solare nel suo pigiama felpato. Entusiasta della vita. Non ha paura di esprimere la sua felicità. Kate d'improvviso capisce che il suo amato Jack ha dimenticato il giorno del loro matrimonio. Per lei è un colpo al cuore. Si sente ferita. Il suo sorriso si trasforma in una maschera di tristezza, lancinante. Non è il regalo mancato a ferirla, è il constatare che Jack abbia dimenticato il giorno più importante della loro vita. Saprà rimediare. Saprà mettere a fuoco ciò che davvero conta, come lo spirito Cash (Don Cheadle) gli aveva detto che avrebbe dovuto imparare prima di tornare alla sua vita. Una vita però, quella di Jack Campbell, che non sarebbe più stata la stessa. A ben guardare però, è stato proprio così... dal giorno che Jack s'innamorò di Kate Reynolds.
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| The Family Man - un'amorevole Kate (Tea Leoni) |
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| Dickens - L'uomo che inventò il Natale (2017, di Bharat Nalluri) |
Per dare una svolta a un nuovo libro (e all'umanità intera), ci vuole ispirazione e la voglia di fare i conti con i propri "spettri". Dickens - L'uomo che inventò il Natale (2017, di Bharat Nalluri).
di Luca Ferrari
Può un libricino di poche pagine cambiare il corso di una vita, o più di una? La risposta è sì, ancor di più se di mezzo c'è al festa per antonomasia dove tutto è possibile: il natale. Un'ispirazione sgorgata dai vicoli più oscuri della propria più rivoluzionaria immaginazione. Un'ispirazione che dovrà fare i conti con le lacrime abbandonate del proprio passato. Un'ispirazione che troverà la forza di mutare il corso della vita e della storia, imparando dalla dolcezza di chi ci sta accanto. Ecco allora il caso metterci il suo zampino, e poche pagine dopo, un uomo cambierà per sempre il significato di una festa, a quell'epoca sempre poco sentita. Dickens - L'uomo che inventò il Natale (2017, di Bharat Nalluri).
Charles Dickens (Dan Stevens) è uno scrittore di successo. Il suo libro "Le avventure di Oliver Twist" lo hanno reso celebre in tutto il Regno Unito ma le ultime produzioni non hanno soddisfatto le aspettative. Lui intanto continua a spendere e spandere, e i debiti aumentano. Nella sua ricca dimora a Londra, intanto, sono arrivati anche (senza chiedere) i suoi genitori, con i quali c'è ancora molto rancore dopo essere stato abbandonato a causa della sconsideratezza paterna. Per risollevare le sorti e l'avverso destino, servirebbe un nuovo libro. Un'opera capace di rilanciarlo, finanziariamente e intellettualmente. L'ispirazione però non basta desiderarla. Bisogna sentirla, assecondarla.
Un uomo intanto bussa alla porta della mente dello scrittore, ma non è ancora chiaro chi sia. Il nome non viene, non ancora. Poi, sì. Quando lo si trova, lo si riconosce: Ebeneezer Scrooge (Christopher Plummer). Uno a uno, i personaggi di questa nuova storia assumono le sembianze della vita reale. Il cinico ma fraterno Jacob Marley è l'avaro notaio Haddock (Donald Sumpter). Lo spirito dei natali presenti è il generoso John Forster (Justin Edwards), suo amico leale e instancabile nell'aiutarlo per realizzare l'opera. Dickens intinge nel mondo dei vivi, ma il finale è a un vicolo cieco. Il problema in realtà non risiede nelle parole, ma nell'anima dello scrittore stesso.
Per credere a un lieto fine bisogna essere pronti a viverlo dentro e fuori di sé. E dopo l'ennesima bugia di suo padre (Jonathan Pryce), Charles non ne vuole più sapere di averli sotto il naso, e lo caccia insieme a sua madre (Ger Ryan). Un errore commesso anche ai danni della giovanissima aiuto-governante irlandese, Tara (Anna Murphy), ma nulla che la paziente e amorevole moglie Kate (Morfydd Clark) non sia pronta a sistemare, ispirando quel cambiamento fondamentale nel cuore tormentato dello scrittore. Charles Dickens adesso è pronto a rischiare il tutto per tutto, nella vita privata e nella stesura del libro. E saranno in molti, ancora oggi, a capire e a farsi ispirare
Per noi profani e senza fede non ci potrebbe essere la festa del 25 dicembre senza il Canto di natale di Dickens. Nel 2009 fu la magia animata di Robert Zemeckis a trasportare sul grande schermo A Christmas Carol, facendoci commuovere fino alle lacrime. In questa nuova incursione cinematografica invece, scopriamo cosa ispirò la nascita di un racconto destinato a ridisegnare il significato stesso della festività. Veritiero o meno che sia il ritratto dello scrittore, vediamo un aitante e generoso Dickens, allora segnato però da una voragine dolorosa che affonda gli aculei nei suoi ricordi di bambino affidato (dai genitori stessi) in un gelido orfanotrofio. Ed è proprio da quella ferita così aperta che gli appare Scran... Scrook... Scrooge, la sua anima più nascosta in cerca di redenzione proprio a natale.
Scrooge cede. E' davvero cambiato? Lo è davvero? Con il Soprannaturale non si può mentire, eppure adesso vorrei capire. Perché dobbiamo sempre arrivare al precipizio per comprendere i nostri sbagli? Perché dobbiamo aspettare un'alta marea di 187 cm per mettere in sicurezza una città fragile o assistere impotenti al crollo di scuole e ponti, recuperando tra le macerie i morti, per iniziare a fare sul serio (...) il nostro lavoro? Scrooge cambia, è vero. E la sua storia lo dimostra ma è un caso isolato. Una pecora bianca in una fossa di egoisimi. Mi dispiace essere così amaro ma questo è il mondo in cui viviamo e non voglio prendervi in giro. Non l'ho mai fatto e non comincerò certo a farlo in questo tormentato natale 2020. Qualcuno cambia, e il resto del mondo che fa? Vi sto aspettando.
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| L'uomo che inventò il Natale - Dickens (Dan Stevens) e Scrooge (Christopher Plummer) |
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| Un poliziotto alle elementari - il maestro John Kimble (Arnold Schwarzenegger) |
Nessuno riesce a farla franca con il detective John Kimble (Arnold Schwarzenegger). Qualcuno sì, o meglio, una "orribile" scolaresca elementare che lo metterà letteralmente KO.
di Luca Ferrari
John Kimble (Arnold Schwarzenegger) è un poliziotto deciso a portare dietro le spalle il pericoloso trafficante di droga, Crisp (Richard Tyson). Per chiudere davvero la partita però, deve riuscire a trovare i soldi nascosti, e così si mette sulle tracce della ex-moglie scappata insieme al figlio. Viene così mandato sotto copertura insieme alla collega Phoebe O' Hara (Pamela Reed), ma qualcosa va storto durante il viaggio, così tocca al forzuto Kimble prendere il posto della donna e diventare il nuovo maestro elementare di un piccola cittadina di provincia. Che insidie potranno mai essere dei bambinetti per un ruvido uomo di legge, pensa lui? La parola allora a Un poliziotto alle elementari (1990, di Ivan Reitman).
Ma chi se lo sarebbe mai immaginato nei testosteronici anni Ottanta di vedere il gigantesco Arnold Schwarzenegger duettare e soccombere a una classe di imprevedibili pulcini? La preside Miss Schwlosky (Linda Hunt) mal tollera la presenza di Kimble, ed è certo che mollerà. Le premesse dopo il primo giorno sembrano darle ragione. I piccoli fanno chiasso. Sono indisciplinati. Gli fanno domande. Lo martellano senza tregua. Poi finalmente, eccolo tornare a casa. John è stravolto. La telecamera dal basso lo ritrae in caduta libera sul letto, con il viso schiacciato. O' Hara lo chiama. E lui, esausto risponde:
Vattene via!
Allora lei, gli chiede: è andata male?
E lui: SONO ORRIBILI!
Quindi lei, "Che bella scoperta.
Ma non è certo questa l'unica gag memorabile. Come dimenticarsi la sua faccia, seriamente preoccupata, quando ammette alla collega che i bambini si stanno prendendo gioco di lui? Siparietto da standing ovation quando la minuta e grintosa dirigente scolastica, dopo averlo richiamato per aver picchiato il papà di un bimbo, colpevole averlo menato regolarmente il piccolino, gli chiede: Ora mi dica, che cosa ha provato a colpire quel grandissimo figlio di puttana? E lui un po' sorpreso ma allo stesso tempo emozionato, risponde con un impagabile, quasi balbettando: "è stato bellissimo!".
Arnold Schwarzenegger (Conan il barbaro, Danko, True Lies) alza anche le mani, ma sempre in modo differente, mettendosi in gioco e facendo l'eroe familiare senza scadere nel banale, cosa che tornerà a fare anche nel comunque simpatico Una promessa è una promessa (1996, di Brian Levant). Curiosità. Il film è ambientato ad Astoria, nell'Oregon, chiamata da una mamma "la capitale delle madri single". Proprio lei, Astoria, dove un certo Steven Spielberg ambientò alcuni anni prima un film destinato a lasciare il segno nella settima arte, I Goonies (1985). La struttura della città è subito riconoscibile e forse aguzzando bene la vista, magari vedremo anche casa Walsh.
In Un poliziotto alle elementari non c'è l'Arnold Schwarzenegger spaccone e pompato dei (discutibili) cult "Eighties" Predator e Commando. Rispetto al collega Sylvester Stallone poi, che in quelle rare occasioni in cui provò a usare i muscoli al servizio dell'ironia ottenne risultati patetici, su tutti l'atroce Fermati, o mamma spara (1992), Arnie riesce a giocare con se stesso, mostrando inaspettate qualità comiche, vedi anche I gemelli (1988) al fianco di Danny DeVito e sempre diretto "dall'acchiappa-fantasmi" Reitman. Un ulteriore passo avanti pochi anni dopo, ancora protagonista di una simpatica commedia per giovani famiglie dove al fianco dei bicipiti ci mise risate con un pizzico di sincera malinconia, Last Action Hero (1993, di John McTiernan).
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| Fuga per la vittoria - Colby (Michael Caine), Fernandez (Pelè) e Hatch (Sylvester Stallone) |
Dal film Fuga per la vittoria (1981, di John Huston), liberamente ispirato a una tragica vicenda, alla partita farsa organizzata dal dittatore ceceno Kadyrov, insieme a tante stelle mercenarie del calcio.
di Luca Ferrari
Dalle urla “insonorizzate” dei civili torturati mentre si disputavano i Mondiali di Argentina ’78 al divieto anche solo di pronunciare le parole “diritti umani” durante le Olimpiadi di Pechino 2008. Quando sport fa rima con propaganda e omicidio legalizzato. Nel 2011 il presidente ceceno Ramzan Kadryov organizzò una partita di calcio farsa, dove scesero in campo molte stelle del pallone. Una prestazione degna dei più squallidi mercenari, l'esatto opposto di chi pagò con la vita la propria integrità di fare gol. Un fatto quest'ultimo, vero e tragico, a cui s'ispirò liberamente il film Fuga per la vittoria (1981, di John Huston).
1942, II Guerra Mondiale. Durante una visita nel campo di concentramento il Maggiore Karl Von Steiner (Max von Sydow), ex-calciatore della Nazionale Tedesca, riconosce il collega inglese John Colby (Michael Caine), e gli propone una partita internazionale per risollevare il morale. Inizia così il reclutamento al quale cerca d'inserirsi in tutti i modi il poco dotato Hatch (Sylvester Stallone), desideroso di beneficare del regime carcerario agevolato, e tentare così l'ennesima fuga. Una presenza questa molto poco a gradita a Colby, che lo sbatte fuori senza mezzi termini, salvo poi tornare sui suoi passi.
La partita intanto viene inglobata in un preciso messaggio della propaganda nazista che ha deciso una partita ad alto livello da disputare a Parigi, ma non sanno che nel frattempo anche la Resistenza Francese si sta muovendo. La squadra alleata intanto si rinforza, grazie agli innesti di ottimi elementi, alcuni dei quali giunti malnutriti dai campi di concentramento più terrificanti. Ecco dunque indossare la maglia calcistica internazionale Luis Fernandez, Terry Brady, Carlos Rey, Michel Fileu, Paul Wolchek e Gunnar Hilsson interpretati rispettivamente dai veri campioni del pallone Pelè, Bobby Moore, Osvaldo Ardiles, Paul Van Himst, Kazimierz Deyna e Hallvar Thoresen.
Dal grande schermo alla realtà censurata. L’11 maggio 2011 il presidente ceceno Ramzan Kadryov, in barba ai problemi di una nazione traumatizzata dalla violenza che si protraeva quotidianamente nell’indifferenza della Comunità Internazionale, inaugurò in grande stile l’ultramoderno nuovo stadio di calcio da 30mila posti, il Terek Grozny Stadium, con una partita amichevole disputata con vecchie glorie mondiali. Un evento questo, passato sotto silenzio dalla maggior parte dei media. Un fatto, non certo sorprendente ma piuttosto grave. Una vicenda in cui lo sport si piegò al potere e alla politica più assassina.
Una selezione di giocatori del Caucaso guidati in campo dallo stesso Kadryov (presidente dell’FC Terek Grozny, squadra militante nella Premier League Russa e allenata all'epoca dal pallone d'oro, Ruud Gullit) affrontò una formazione di stelle del passato, recente e non, tra cui i palloni d’oro Diego Armando Maradona, Jean-Pierre Papin e Luis Figo, gli ex-milanisti Franco Baresi, Alessandro Costacurta, e altri famosissimi calcatori come l’uruguaiano Enzo Francescoli, il cileno Ivan Zamorano, il francese Fabien Barthez, l’inglese Steve McManaman.
In campo dunque c’era anche il pibe de oro (1960-2020). Proprio lui, che anni or sono si era fatto immortalare con i simboli “anti-imperialisti” Fidel Castro e Hugo Chavez, e in quell'occasione invece è sceso a celebrare Ramzan Kadryov, criminale burattinaio dello zar Vladimir Putin. Ciliegina sulla (nauseabonda) torta, la partita è stata vinta dai caucasici con una tripletta messa a segno dal "fuoriclasse" Kadryov. Una pagliacciata nella farsa. La storia calcistica, e sportiva, però non ha sempre avuto codardi al servizio dei potenti. In territorio russo, quasi settant’anni fa, si disputò un match molto particolare ma dall'esito del tutto opposto.
Nel lontano 9 agosto 1942, allo stadio Zenith di Kiev, città allora sotto occupazione nazista, si fronteggiarono la locale Start e una compagine composta da ufficiali tedeschi dell’aeronautica militare Luftwaffe. In vantaggio la formazione di casa per 3-1 alla fine del primo tempo, durante l’intervallo un ufficiale teutonico intimò agli avversari di farsi battere. Raggiunti sul pareggio, l’orgoglio e la dignità ebbero la meglio sulle minacce e le probabili terribili ritorsioni, e il match finì 5-3 per gli ucraini. La maggior parte dei vincitori vennero in seguito uccisi, altri torturati e ammazzati, altri ancora spediti nei lager. Venne ribattezzata la “partita della morte”. Una tragica pagina di sport a cui si ispirò il celebre film Fuga per la vittoria (1981, di John Huston).
Altro spessore. Altri Uomini. Chi farebbe oggi un film chiamato “La partita della vergogna” mettendo in imbarazzo personaggi intoccabili della politica internazionale e baroni del pallone? Dove sono i Tommie Smith, i Muhammad Alì del terzo millennio? Dove sono gli uomini disposti a combattere per il loro valori? In Cecenia la violenza di stato è sempre continuata contro chiunque non si adattasse alla linea filorussa. Chi osa criticare il regime, o denunciare le costanti violazioni dei diritti umani, viene eliminato. La giornalista Anna Politkovskaja (1958-2006) è solo una delle tantissime vittime spazzate via dalla brutalità di questo distorto sistema. Il governo ceceno è protetto dal potente e vicino alleato.
Non sono arrivate troppe fotografie della partita di Gronzy. Allora proverò a immaginare la scena. Kadryov segna, e i vari calciatori i complimentano con lui. Come se fosse una festa. Le strette di mano. Gli abbracci. Mi piacerebbe mostrare a tutti i calciatori lì presenti le foto di donne stuprate e ammazzate dai commando militari ceceni. E vorrei poi che fossero loro a spiegarmi che cosa si prova a stringere sorridendo una mano inzuppata del sangue di innocenti. Una misera figura. Di tutti. Nessuno escluso. Con la loro presenza questi “atleti” hanno insultato le duecentomila vittime della doppia guerra ceceno-russa (1991-1996 e 1999-2006). Con la loro presenza hanno sputato sui diritti violati di migliaia di innocenti.
"Hatch, se scappiamo ora, perdiamo più di una partita" lo implorava Fernandz. E voi, cosa avreste fatto se lì fuori non ci fosse stata una telecamera milionaria ma i terribili aguzzini della Ghestapo?
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| ... altrimenti ci arrabbiamo! - Kid (Terence Hill) e Ben (Bud Spencer) |
Occhio a non pestare i piedi ai "miti" Bud Spencer e Terence Hill, specie se c'è in palio la loro amata dune buggy. Altrimenti? ...altrimenti ci arrabbiamo! (1974, di Marcello Fondato).
di Luca Ferrari
Ah non l'ha fatto apposta, dice un insolitamente cauto Bud Spencer dopo aver ricevuto un sacco da boxer addosso.
Invece l'ho fatto apposta, la replica dell'intransigente e impavido provocatore.
Io pure!, la risposta decisa di Bud con tanto di cazzotto in testa!
Scegliere una scena da condividere da Youtube di ...altrimenti ci arrabbiamo! (1974, di Marcello Fondato) è un'impresa ardua e credo che la maggioranza avrebbe scelto il mitico coro dei pompieri dove il killer Paganini (Manuel de Blas) cerca di fare fuori Ben (Bud Spencere) e Kid (Terence Hill). E che dire dell'altrettanto leggendaria incursione al luna park dove Attila (Deogratias Huerta) viene ridicolizzato a più riprese, dapprima sugli autoscontri? Per non parlare della intramontabile sfida a birra e salsicce dove la posta in palio è il conto e soprattutto la dune buggy rossa con cappottina gialla, "motore" della pellicola.
Ben e Kid sono due meccanici specializzati (anche) in corse automobilistiche. Si conoscono e si sfidano spesso ma quando all'ennesimo gara arrivano entrambi primi, si sfidano all'ultimo sangue per decidere chi si terrà il premio: una dune buggy, per l'appunto. Tutto procede nel rispetto delle regole fino a quando non si ritrovano in mezzo all'ennesima azione malavitosa del boss (John Sharp), che coinvolge la loro amatissima macchinina che viene distrutta. Ben e Kid non ci stanno. La rivogliono. Affrontano a muso duro il capoclam e pretendono che gliene compri una nuova. Manco a dirla, la risposta non sarà gentile ma ancora non sapeva contro chi si stesse mettendo. Specie quando si arrabbiano.
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| È complicato - Jane (Meryl Streep) e Adam (Steve Martin) infornano i croissant |
Soffici e ripieni di cioccolato. Sono i croissant preparati da Meryl Streep e Steve Martin in È complicato (2009, di Nancy Meyers). Una brillante commedia tutta da gustare.
di Luca Ferrari
Da moglie tradita, a ex-moglie che ripaga con la stessa moneta colei che le soffiò l'amore di una vita. È la storia di Jane Adler (Meryl Streep), donna di mezza età dalla bellezza sfiorente, abbandonata dal rampante marito e avvocato Jake (Alec Baldwin), caduto nelle forme giovanili di Agness (Lake Bell), affamata di nuova maternità. Riprese le redini della propria vita col supporto anche dei tre figli, Jane incontra il timido architetto Adam Schaffer (Steve Martin), anch'esso divorziato. Di rientro da un evento serale, lei, eccellente pasticcera, si mette a preparare dei croissant al cioccolato. Una scena epica che vi faranno venire l'acquolina in bocca.
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| È complicato - Jane (Meryl Streep) e Adam (Steve Martin) preparano i croissant |
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| È complicato - Jane (Meryl Streep) e Adam (Steve Martin) |
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| Il Conte Uguccione (Bebo Storti) e il Maresciallo Rocca (Gigi Proietti) |
La travolgente ironia di Bebo Stori nei panni "granducali" toscani del Conte Uguccione, per omaggiare un grande artista della risata e della recitazione: Gigi Proietti (1940-2020).
di Luca Ferrari
Un grande della recitazione se n'è andato. Non ne so abbastanza per scrivere qualcosa di serio su Gigi Proietti (2 novembre 1940 - 2 novembre 2020). Ciò che ricorderò per sempre però, è la recensione del Conte Uguccione (Bebo Storti) sulla rivista di settore "TV, Sorrisi e Uguccioni", dove parlando della fiction Il Maresciallo Rocca, così sentenziò dal piccolo schermo di Mai dire gol: "Eravamo riusciti a superare quegli stupidi preconcetti sui carabinieri... Gigi Proietti è riuscito a farceli ritornare!". Questo è il mio piccolo ma semplice tributo, certo che il buon Gigi (Febbre da cavallo, Il premio, Pinocchio) da lassù, si farà una fragorosa risata. RIP.
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| Fusi di testa – Wayne (Mike Myers) e Garth (Dana Carvey) |
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| Fusi di testa - headbanging selvaggio al ritmo di Bohemian Rhapsody |
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| Fusi di testa - Wayne (Mike Myers) |
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| Una settimana da dio - un senzatetto sotto mentite/divine spoglie (Morgan Freeman) |
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| Lo chiamavano Trinità... - Bambino (Bud Spencer) e Trinità (Terence Hill) |
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| Lo chiamavano Trinità... - da sx Trinità (Terence Hill), Timido (Luciano Rossi), Bambino (Bud Spencer), Faina (Ezio Marano) |
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| Lo chiamavano Trinità... - Trinità (Terence Hill) |
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| Lo chiamavano Trinità... - Bambino (Bud Spencer) |
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| Lo chiamavano Trinità... - Faina (Ezio Marano) |
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| Lo chiamavano Trinità... - Timido (Luciano Rossi), |
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| Lo chiamavano Trinità... - Bambino (Bud Spencer), Faina (Ezio Marano) e Trinità (Terence Hill) |
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| Padrenostro - Alfonso Noce (Piefrancesco Favino) |
| Venezia77 - l'attore Pierfrancesco Favino © La Biennale foto ASAC |
| Venezia77 - l'attrice Barbara Ronchi © La Biennale foto ASAC |
| Venezia77 - Il regista Claudio Noce e l'attore Pierfrancesco Favino © La Biennale foto ASAC |
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| Padrenostro - Alfonso Noce (Piefrancesco Favino) |