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giovedì 16 aprile 2020

Avengers, il donut della discordia

Scarlet terrorizzata tra Steve Rogers che minaccia Tony Stark
Cosa succederebbe se Iron Man rubasse sotto il naso a Captain America l'ultimo donut (ciambella)? Come minimo una pioggia d'inferno. O quanto meno, una Civil War.

di Luca Ferrari

La presenza di tanti supereroi a difesa del nostro Pianeta ha spinto moltissime creature a farsi conoscere, mietendo vittime con l'involontaria complicità degli stessi Avengers, decisi a intervenire sempre e comunque. Giorno dopo giorno la tensione sta salendo sempre di più tra I Vendicatori e quel fragile equilibrio creatosi ai tempi delle mire distruttivo-espansionistiche di Loki, adesso sta traballando. Due fazioni si vanno costituendo guidate rispettivamente da Iron Man e Captain America. Uno scontro interno che ormai sembra inevitabile a meno che. Per fortuna nostra c'è un "ma." Forse tutto potrebbe essere evitato se...

Non deve finire con uno scontro, dice con solenne sincerità Captain America. Verrò per te, dice un arrabbiato Iron Man mentre soccorreva l'amico James Rhodes-War Machine (Don Cheadle), il tutto ben enfatizzato nel grandioso trailer di Captain America: Civil War (2016, di Anthony e Joe Russo). Possibile che anche quei due poli opposti che avevano imparato a rispettarsi e collaborare per un bene supremo, la salvezza della razza umana, possano arrivare ad affrontarsi a viso aperto? Se così fosse, lo sappiamo bene, non ci potrà mai essere un solo vincitore. Nessun schieramento potrà davvero prevalere sull'altro. Un'ultima possibilità forse è rimasta ma ecco l'inaspettato.

Il Capitano Steve Rogers (Chris Evans) cammina fiero e deciso. Ha fame. Vuole l'ultimo donut pralinato rimasto nella dispensa. Peccato che il geniale miliardario Tony Stark (Robert Downey Jr.) sia arrivato fisicamente prima. Su quella ciambella però, Captain America si era già espresso in anticipo. Dal canto suo Iron Man vuole sempre fare di testa sua, senza considerare troppo i desideri altrui. Questa volta gli potrebbe costare cara, a lui come a tutto il club dei supereroi. Non posso aggiungere altro. Le cronache della Marvel tramandano solo un urlo di puro terrore da parte di Scarlet/Wanda Maximoff  (Elizabeth Olsen) davanti ai due super-affamati.

. Chris Evans non gradisce

sabato 11 aprile 2020

Cinema Venezia, il miglior film di Fellini è...

Il regista Federico Fellini
In carenza da grande schermo? Assolutamente, sì. Il Circuito Cinema Venezia Mestre ha trovato il modo di sopportare l'astinenza con un gioco dedicato al Maestro Federico Fellini.

di Luca Ferrari

L'arrivo sempre in super-anticipo per essere il primo a entrare in sala. La scelta del proprio posto preferito, 3-4 file in giù da quella superiore leggermente spostato sulla sinistra rispetto al centro della fila. La lettura di una rivista cinematografica in attesa dell'atteso momento dei trailer. Un curioso sguardo ai compagni/e di proiezione e poi lui, il momento più atteso. Lo spegnimento delle luci e i primi scampoli di film. Nessuno come "cineluk - il cinema come non lo avete mai letto" sente la mancanza del grande schermo e il contatto con la sala. Che fare allora per sopportare questa astinenza forzata?

Il mondo, lo sappiamo, è scombussolato per il diffondersi del coronavirus e chissà per quanto tempo ancora non potremo goderci un film in sala. Per ovviare a questo spiacevole inconveniente pandemico, il Cicuito Cinema Venezia Mestre ha trovato il modo di impegnare il nostro tempo con un gioco virtuale pubblicato sulla propria pagina Facebook, e dedicato al centenario della nascita di Federico Felini (1920-1993), per eleggere il miglior film del regista italiano con una democratica votazione online, e dunque assegnando la Coppa Gradisca. Siamo giunti ai quarti di finale e le sfide che attendono il nostro voto sono a dir poco entusiasmanti.

Votare è semplicissimo. Una volta pubblicato il post specifico della sfida, cliccare sull'immagine del film preferito. Un tabellone che mi ha subito riportato alla mente il leggendario torneo di braccio di ferro con Sylvester Stallone in "Over the Top". A cominciare da oggi, sabato 11 aprile 2020, si sfideranno: Amarcord (1973, di cui fu assistente alla regia Gerald Morin) vs Satyricon (969), il vincitore dei quali troverà in semifinale chi uscirà dallo scontro mortale tra Lo sceicco bianco (1952) opposto a La strada (1954). Nella parte bassa del tabellone invece, a cercare la strada della finalissima saranno le sfide tra Le notte di Cabiria (1957) vs La dolce vita (1960), quindi l'ultimo dei quarti: I vitelloni (1953) vs (1963).

Cineluk guarda già alla finale e questo è il mio pronostico: "La strada vs. La dolce vita." Adesso, non mi resta che votare e aspettare. Adesso tocca a voi.

Gioca con il Circuito Cinema Venezia Mestre e i film di Federico Fellini!
Il tabellone della Coppa Gradisca del Circuito Cinema Venezia Mestre per eleggere il miglior film di Federico Fellini

mercoledì 8 aprile 2020

Captain Fantastic (2016), racconto la Vita

Captain Fantastic - Ben Ross (Viggo Mortensen) e i suoi sei figli
Un padre controcorrente vive fuori dalla società insieme ai suoi sei figli. Alla morte della madre lontana, la sfida per tutti sarà crescere ed evolversi. Captain Fantastic (2016, di Marc Ross).

di Luca Ferrari

Bambini e adolescenti che conoscono la Costituzione meglio di chi sta a Washington e forse anche alla Casa Bianca. Bambini e ragazzetti capaci di leggere libri con passione, imparando a ragionare usando la propria testa. Bambini e adolescenti un po' troppo lontani dall'esasperato consumismo della società. Nel verde dei boschi dello stato di Washington, sulla costa occidentale, vive Ben Cash (Viggo Mortensen) e i suoi sei figli. Ben li addestra. Ben li istruisce. Ben li mette al prova. Ben li tiene al riparo da un mondo ormai privo di sogni e umanità. Captain Fantastic (2016, di Marc Ross).

Cultura (esasperata) da una parte, ipocrisia e controllo dall'altra. Perché non ci può mai essere posto per una via di mezzo? Ben è un padre e prende con molta serietà la propria responsabilità di genitore. Non abbandona i suoi figli davanti a un monitor delegando a qualche messaggio subliminale la vera educazione. Ben non svende la propria vita riempiendo le corporazioni digitali con i sorrisi dei propri figli. Ben Cash non combatte il sistema, semplicemente lo ignora perché ne conosce bene i perversi meccanismi. Lui però è un uomo fatto, che ha capito tutto questo vivendo. E i suoi figli, invece?

Dal più grande Bodevan (George MacKay) al più piccolo Nai (Charlie Shotwell), lì nel mezzo anche Kielyr (Samantha Isler), Rellian (Nicholas Hamilton), Vespyr (Annalise Basso) e Zaja (Shree Crooks). Se i più piccini vivono ancora il tutto come un'avventura o un gioco senza fine, per coloro i quali l'età inizia a far sentire gli sbalzi di umore e la voglia di conoscere un mondo diverso (natale e coca-cola inclusi), il rischio è l'implosione della famiglia Cash. A gettare benzina globalizzata sul fuoco, l'ingombrante presenza di Jack Bertrang (Frank Langella), padre della loro mamma, Leslie Abigail (Trin Miller), e deciso a riprendersi i nipoti con le buone o con le cattive.

Ma cosa potrà mai fare un "hippy" contro un potente uomo del terzo millennio? E se gli dovesse venire meno l'affetto di alcuni dei suoi figli? Talvolta la perfezione è la capacità di rompere anche con se stessi. Dialogare con il proprio piedistallo, permettendo di andare oltre una visione che in apparenza sembra migliore. Comunque la decisione finale non spetterà mai solo a noi stessi quando si tratta di terzi e il vero amore (e la democrazia) consiste proprio in questo, lasciar liberi gli altri di pensare. Nostro compito, quello di fornire tutti gli elementi per imparare a usare la propria testa. Nostro compito, non assecondare il mondo solo per fare star bene gli altri.

Presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2016, Captain Fantastic si aggiudicò il premio per la miglior regia nella sezione "Un Certain Regard" al Festival di Cannes 2016, e in seguito anche il Premio del pubblico BNL all'11° edizione della Festa del Cinema di Roma. Come il suo personaggio principale avrebbe voluto e gradito, Captain Fantastic è un film che fa pensare e ragionare. Ti spinge oltre. Ti fa anche piangere (e non c'è niente di male) regalandoti la forza di tendere una mano e toglierla di mezzo quando è il momento necessario. Captain Fantastic racconta la vita. Captain Fantastic racconta una scelta. Captain Fantastic ti guarda con sincerità nell'anima chiedendoti solo di fare altrettanto e poi agire.

Venezia, 8 aprile 2020. Nella medesima giornata in cui è stato pubblicato l'articolo, il film è stato trasmesso su Rai Movie. Prima dell'inizio della pellicola e a ogni spot pubblicitario (pochi per fortuna, ndr) è stato sempre evidenziato come il film fosse consigliato a un pubblico adulto. Mai suggerimento è stato più sbagliato, non solo perché Captain Fantastic è un film che al contrario, sarebbe stato molto interessante che fosse visto da un pubblico più giovane visto non solo perché i loro corrispettivi del grande schermo sono tra i protagonisti, ma anche e soprattutto perché così agendo, il canale è venuto meno al significato dell'opera stessa, il tutto ben evidenziato da un paio di scene in particolare.

Sulla strada per andare al funerale, Ben e i suoi figli si fermano a cena dalla sorella di lui, Harper (Kathryn Hahn), suo marito Dave (Steve Zahn) i loro due figli adolescenti, Justin (Elijah Stevenson) e Jackson (Taddy Van Ee). Come ogni madre iperprotettiva occidentale, Harper vuole tenere a bada i propri "cuccioli", impedendo che le verità possano entrare nelle loro orecchiette sante, preferendo quindi l'ignoranza e la play station a un confronto sincero, schietto e maturo. Ben al contrario spiega ai suoi figli cosa sia il crack, i suoi effetti e la vera fine che ha fatto la loro mamma (suicidio). Stizzita la donna arriva addirittura ad abbandonare la tavola. Il "peggio" però deve ancora arrivare.

Forte di una imprecisata superiorità educativa figlia dell'American Dream che incarnano alla perfezione, la coppia decide di salire in cattedra affrontando Ben per fargli capire senza mezzi termini che sta sbagliando tutto come padre. Senza la minima alterazione, l'uomo allora chiama i due nipoti ponendogli delle banalissime domande scolastiche, sotto lo sguardo borghese-compiaciuto dei loro genitori. Le loro risposte saranno però quanto di più imbarazzante (ignorante) ci possa essere, venendo poi letteralmente ridicolizzati dalla cultura della sua figlioletta Zaja, di soli 7 anni.

L'Italia non è troppo diversa dalla cultura globalizza-lobotomizzante dei cugini d'Oltreoceano. La dimostrazione viene proprio dal grande schermo, dove prodotti super-commerciali hanno sempre la meglio su di un cinema più colto e stimolante. Nel 2020 crediamo ancora che bendare i nostri figli e tenerli all'oscuro di ciò che è il mondo, sia la strada ideale per prepararli alla vita. Ben Ross è di sicuro un'estremista nel modus educandi della sua prole, ma pensare che sia così in torto rispetto a una mentalità da "acqua avvelenata", è alquanto discutibile. E di certo la scelta della Rai di fare di Captain Fantastic un film da adulti, ha miseramente tradito il significato dell'opera di Matt Ross.

Il trailer di Captain Fantastic
Captain Fantastic - Ben Ross (Viggo Mortensen)

domenica 29 marzo 2020

Coronavirus? Tutti a casa!

Léon - L'infuriato sicario Stansfield (Gary Oldman)
Coronavirus? Bisogna restare a casa, soprattutto noi veneti. E il "Léon-iano" Stansfield (Gary Oldman) vi chiarisce il concetto... insieme alla DOLiWOOD Films.

di Luca Ferrari

Post in dialetto "pseudo-veneto." Ghe se ancora una manega de sciopai ke i no ga capio un casso de sto cancaro de coronavirus. Eo ga ditto tutti, dal Brugna al beccher, ma niente. A Venessia e in Veneto xe pien de beccannassi che i ga da star (con la erre de Casteo, ndr) e uscir solo se i ga da 'ndar a toler kalcossa da magnar e bevar, parché i sta mal, par lavorar o se i ga da 'ndar da so mare/so pare se i non se boni de uscir, e sempre con l'autocertocasion. Eora, non ve go convinto? Ok, ero ve mando il mio sicario. Il suo nome è Norman Stansfield (Gary Oldman). Non ha né pazienza né gentilezza. Per informazioni chiedere a Léon di (1994, di Luc Besson)... e la DOLiWOOD Films.

Léon in versione DOLiWOOD Films

giovedì 26 marzo 2020

Quo vado? tutta la vita

Quo vado? - Checco Zalone
26 marzo, la giornata ideale (natale) per rivedersi Quo vado? (2016, di Gennaro Nunziante) con un travolgente Checco Zalone, deciso a tutto pur di conservare il posto fisso.

di Luca Ferrari

"Con l'unghietta incarnita/ Eri invalido tutta la vita/ ... Yeeeeeeeeeeeeeeeeeeee ... La prima Repubblica non si scorda mai, la prima Repubblica, tu cosa ne sai."

Sballottato su e giù per tutta Italia pur di tenersi l'agognato posto fisso, Checco Zalone finisce perfino al Circolo Polare Artico ma alla fine sarà lui averla vinta sulla spietata tagliatrice di teste,  Dott.ssa Sironi (Sonia Bergamasco), riottenendo il suo amato e comodo lavoro davanti casa. La rivoluzione potrà averla vinta su tutti, ma non su di lui e il suo angelo custode, l'On. Binetto (Lino Banfi), alfiere di quella tradizione italiana della raccomandazione lavorativa. Riottenuta dunque la sua mitica scrivania e dopo aver ricevuto la prima telefonata, Zalone si lancia in una performance canora degna di un superpapà "sole-a-catinelliano." Questa però è l'era di Quo vado? (2016, di Gennaro Nunziante).

Ci sono film che lasciano il segno a livello cinematografico e personale. Dopo aver scoperto Zalone in uno dei peggiori momenti della mia vita professionale e nonostante ciò essere riuscito a ridere di gran gusto con Sole a catinelle (2013, di Gennaro Nunziante), il successivo è andato ben oltre (botteghino incluso), quando trascorsi la mia prima vacanza con mio figlio di pochi mesi. Se nella sua avventura Zalone andava a Bergen, in Norvegia, il mio aereo mi stava portando a Helsinki, in Finlandia. Durante il volo di andata io e la mia dolce metà ci guardammo sul portatile Quo Vado? Il caso ha poi voluto che oggi, giovedì 26 marzo 2020, Quo vado? (di Gennaro Nunziante) venga trasmesso sul piccolo schermo. Proprio oggi che quella piccola creatura compie tre anni.

Checco Zalone canta "La prima Repubblica" in Quo vado?


In aereo con Checco Zalone e Quo vado? © Luca Ferrari

cineluk brinda con Bastardi senza gloria

Bastardi senza gloria - il tenente Hicox (Michael Fassbender) e il maggiore Hellstrom (August Diehl)
Tre come i bicchieri ordinati. Tre come le dita mostrate senza pollice. Tre come gli anni compiuti per iniziare ad apprezzare Bastardi senza gloria (2009, di Quentin Tarantino).

di Luca Ferrari

I bastardi al servizio del tenente Aldo Raine (Brad Pitt) detto l'Apache sono a Parigi, pronti per mettere in atto l'uccisione di Adolf Hitler e l'alto comando nazista. A loro intanto, si è unito il collegamento dei Servizi Segreti britannici, tenente Archie Hicox (Michael Fassbender). Insieme al tenente Hugo Stiglitz (Til Schweiger) e il caporale Wilhem Wicki (Gedeon Burkhard) si sono appena incontrati con la spia infiltrata, l'attrice Bridget Von Hammersmark (Diane Kruger) per mettere in atto il piano. Nel luogo prescelto però, un imprevisto delle SS è lì nascosto e in agguato.

Complice l'accento poco riconoscibile di Hicox che poi spiega provenire dal Piz Palü, il maggiore delle SS, Dieter Hellstrom (August Diehl), si avvicina al tavolo, minaccioso e insospettito. In principio sta al gioco ma la puzza di spia è forte e per quanto il suddito di Sua Maestà sia un esperto della cultura tedesca, scivola sulla classica buccia di banana e ordina tre bicchieri di scotch con indice, medio e l'anulare al posto del pollice. Un dettaglio che non sfugge a Hellstrom. E non basta alzare la voce per brindare a mille anni di Reich tedesco per celarsi, la copertura è saltata e ciò che sta per succedere, è un pezzo di storia della settima arte.

Anche cineluk intanto fa il suo brindisi. Non ovviamente al Reich, ma a qualcuno di speciale. 


Bastardi senza gloria, la scena del bar

Bastardi senza gloria - il maggiore delle SS, Dieter Hellstrom (August Diehl)

venerdì 20 marzo 2020

Ve lo chiudo io un occhio... se non state a casa!

Giacomo Poretti, portinaia nel condomino dei I corti di Aldo, Giovanni e Giacomo
A mali estremi, estremi rimedi. Per tenere la gente a casa ci vorrebbe la sig.ra Debora (Giacomo Poretti), inflessibile portinaia nel condominio dei I corti di Aldo, Giovanni e Giacomo.

di Luca Ferrari

"Signora Debora, è arrivata posta per me?" domanda il condomino Aldo Baglio. "Non si saluta intanto", risposte stizzita la portinaia Debora (Giacomo Poretti), "che cosa sono, meno del suo zerbino? Un po' di rispetto per la portinaia!" - "Signora Deborah, posso portare la bici nel cortile?" chiede allora un altro condomino, Giovanni Storti. "La bicicletta in cortile dovrebbe saperlo, il regolamento lo vieta espressamente" risponde allora la dipendente dello stabile. "Chiudiamo un occhio", replica allora lui. "Ah ah, glielo chiudo io un occhio a lei" replica imbufalita e agguerrita più che mai la portinaia. Dalle risate dello spettacolo I corti di Aldo Giovanni e Giacomo (1996), alla più tragica delle realtà.

La comicità del trio Aldo, Giovanni e Giacomo è sempre stato un toccasana per l'anima appesantita. Ma se nella dimensione teatrale e/o comunque dello sketch a breve durata restano ancora protagonisti di prim'ordine, sul grande schermo la verve si è un po' affievolita e i loro lavori migliori sono ancora quelli dei primi tempi, su tutti Tre uomini e una gamba (1997), Così è la vita (1998) e Chiedimi se sono felice, tutti co-diretti da Massimo Venier e con la presenza di Marina Massironi. Primo spettacolo interamente realizzato dal trio, I corti di Aldo Giovanni e Giacomo è ancora oggi una divertente sequela di gag, tutte reperibili su Youtube e ancor più godibili oggigiorno in questi tempi di quarantena.

Italia, marzo 2020. Il coronavirus non attenua la sua mossa mortale ma ancora in troppi non ne comprendono la pericolosità. Gente che va in allegra scampagnata. Novelli-Rocky Balboa che si mettono a fare jogging la notte perfino in gruppo. Nei social è tutto uno spronare al "restare a casa" ma la sola realtà in circolo è che la vita quotidiana si sta facendo sempre più grave e difficile. I moniti e le restrizioni fino a ora non sono ancora riusciti a chiudere tutti a casa. Evidentemente si crede ancora sia una esagerazione o chissà quale piano complottistico-massonica. La verità è un altra: ci stiamo ammalando e la gente sta morendo. E allora, un po' di maniere forti con certi irresponsabili non guasterebbe. Signora Debora, ci pensa lei a far rispettare le regole?

La signora Debora e i suoi due condomini,
I corti di Aldo, Giovanni e Giacomo

Giovanni Storti e Giacomo Poretti, condomino e portinaia nei I corti di Aldo, Giovanni e Giacomo
Giacomo Poretti e Aldo Baglio, portinaia e condomino nei I corti di Aldo, Giovanni e Giacomo

giovedì 19 marzo 2020

Festa del papà, oltre la magia

 Cinecolazione del 19 marzo con Onward - Oltre la magia e Best Movie © Luca Ferrari
Con la preziosa complicità del mensile Best Movie, un augurio di buona festa del papà a tutti insieme al nuovo film Pixar, Onward - Oltre la magia (2020, di Dan Scanlon).

di Luca Ferrari

In questi ultimi (pochi) anni la festa del papà ha assunto un carattere speciale per cineluk - il cinema come non lo avete mai letto, che ha prontamente risposto con sinceri e selezionati articoli a tema. Abbiamo iniziato con la sincera gioia del neo-papà Peppone, proseguendo con un racconto-recensione di fiaba e storia umana sulle orme del L'Era Glaciale. Una nuova tappa dunque insieme alla magia animata de Il Piccolo Principe fino alla straziante scena del film Mary Poppins, quando Mr. Banks, dopo aver salutato amorevolmente i propri figlioli, si avvisa mesto e solo verso l'amaro destino del licenziamento.

19 marzo 2020, una nuova Festa del Papà è pronta a iniziare. In attesa che riaprano le sale cinematografiche, mi godo la dolcezza dell'attesissimo nuovo film PixarOnward - Oltre la magia (2020, di Dan Scanlon) la cui data di uscita è stata (al momento) posticipata al 16 aprile, e che vedrà cineluk in prima fila in "piccola compagnia." Onward - Oltre la magia è la storia di due fratelli che avranno la possibilità di trascorrere una giornata con il loro papà scomparso quando erano piccolissimi. Con la dolcezza della settima arte e della mia ennesima cinecolazione, auguro a tutti i papà, i futuri padri e tutti coloro che hanno e avranno sempre nel cuore il proprio caro, una meravigliosa (cine)giornata.

Il trailer di Onward - Oltre la magia

sabato 7 marzo 2020

Kung Fu Panda 2, è pronto il piano?

Kung Fu Panda 2 - Po e i cinque cicloni sono pronti alla battaglia
Il Guerriero Dragone è pronto ad abbattere la tirannia di Lord Shen che vuole spazzare via il kung fu. Insieme a lui, i cinque cicloni. Per vincere occorre un piano, vero Po?

di Luca Ferrari

Unico. Inimitabile. Generoso e abilissimo. Il suo nome è Po, il panda scelto da maestro Ugue come guerriero dragone per . Adesso però lo aspetta una nuova sfida che lo porterà a fare i conti con le nebbie e il dolore del suo passato. A sfidarlo, il temibile pavone Shen che con l'aiuto della tecnologia vuole spazzare via per sempre dalla Cina la nobile arte del kung fu e così i loro maestri. Il dittatore sembra avere la vittoria in pugno. I cinque cicloni sono incatenati e Po è un facile bersaglio. Mai sottovalutare il Prescelto però, la situazione infatti è decisamente cambiata e sono tutti pronti per la riscossa. Che si fa adesso?

Siamo alla (quasi) resa dei conti nell'avventura "Dreamworksiana"di Kung Fu Panda 2 (2011, di Jennifer Yuh). Appesi come salami dal perfido Shen, i cinque cicloni sono stati appena liberati da Po. "Notevole, guerriero dragone. Qual è il tuo piano?" dice soddisfatta Tigre (Angelina Jolie/Francesca Fiorentini) e pronta al combattimento. "Primo passo: liberare i cinque!" risponde Po il panda (Jack Black/Fabio Volo). "Qual è il secondo?" chiede allora l'amica Vipera (Lucy Liu/Tiziana Avarista). "Francamente... non credevo di arrivare fino a qua!" risponde sincero il goffo mammifero esperto di arti marziali. "Po!", la risposta esausta-stizzita di Tigre. Come poi andranno le cose, me lo vado subito a riguardare.


Kung Fu Panda 2, la scena del combattimento fluviale

giovedì 5 marzo 2020

Piedipiatti (super), mani in alto!

I due superpiedi quasi piatti - il teppista (Ezio Marano) minaccia il finto storpio, agente Kirby (Terence Hill)
Tempi duri per la settima arte con le sale cinematografiche chiuse per coronavirus. Meglio allora non provocare Bud Spencer e Terence Hill, specie quando sono (super) piedipiatti.

di Luca Ferrari

Alza le mani, storpio! intima pistola la mano il teppista (Ezio Marano, il Faina di Lo chiamavano Trinità...) all'agente in borghese Matt Kirby (Terence Hill), mentre sta provando le stampelle del gestore del bar. Il piedipiatti sta al gioco, suscitando così la sguaiata ilarità della gang che lo sbeffeggia senza pietà, facendolo cadere e ricadere. Complice anche l'intervento del collega Wilbur Walsh (Bud Spencer), l'attenzione e le angherie si concentrano sull'omone che viene spacciato per un sordomuto... e mentecatto. Un proiettile può far paura, non allo sbirro extra-large che sarà anche muto ma non è mica scemo! Mettetevi comodi perché non accetterò che interrompiate la lettura né la visione de I due superpiedi quasi piatti (1977, di E.B. Clucher).

Tempi duri per il cinema in questo 2020. Dopo la gloria dei Golden Globe, BAFTA e premi Oscar, è arrivata l'amarezza del coronavirus, portando con sé le misure drastiche della chiusura delle sale cinematografiche in tutta Italia. Chi ha voglia di un po' di spensieratezza, può sempre affidarsi alla mitica coppia Bud Spencere e Terence Hill, capaci di venire a capo anche nelle situazioni più difficili. Da reietti e disoccupati ad agenti di polizia, eccoli prendere le difese di un umile barista (Luigi Casellato), vessato da una gang di balordi, che puntuale gli sfascia sempre il locale, ripulendolo di tutti i verdoni. Questa volta però, troveranno due clienti un po' speciali. Uno con le stampelle e l'altro sordomuto. O almeno così si presentano.

Adesso voglio immaginare l'assurdo. Una persona dotta e di cultura, che dinnanzi alla caduta di suo collega con reali problemi di deambulazione, gli possa venire in mente la scena del finto storpio di Bud Spencer e Terence Hill, ritardando così l'aiuto. O che ne so, un'amorevole figlia che nel mezzo di campagne marketing, pensi al proprio padre di recente operato agli arti, etichettandolo affettuosamente come storpio. Fantasia esagerata, eh? Parafrasando proprio I due superpiedi quasi piatti (1977, di E.B. Clucher) e le pacate parole del Capitano McBride (David Huddelston): "Beh, 18 anni nel giornalismo...". Adesso però attendo i vostri commenti, e come avrebbe detto "papà McBride": Comodi ragazzi, comodi. Non c'è nessuna fretta... SBRIGATEVI!!!!!!


I due superpiedi quasi piatti, la scena al bar

I due superpiedi quasi piatti - il finto sordomuto, agente Walsh (Bud Spencer) alle prese con la gang

martedì 25 febbraio 2020

Tre uomini e... il Coronavirus

Tre uomini e una gamba - Aldo Baglio e il dottore (Augusto Zucchi)
Che cosa le ho detto? Di stare... zitto! Dice l'esausto medico all'improvvisato dottore Aldo (Baglio). Da Tre uomini a una gamba ai neo-professoroni tutti esperti di Coronavirus.

di Luca Ferrari

Ah, è medico. Non lo sapevo. E dov'è che ha studiato? Web invaso da news e soprattutto fake news di ogni tipo sul famigerato Coronavirus. Dagli allarmismi più esasperati a chi insiste nel sostenere (...) che non sia nulla di che, il tutto con la complicità (voluta?) di personaggi anche di spessore e politici, che non fanno altro che confondere le idee a noi popolo ignorante, nel senso che ignoriamo. E noi, al di qua, di su e di giù del web, ci destreggiamo tra mille dubbi, ritrovandoci anche in mezze quarantene, supermercati presi d'assalto e farmacie senza più una boccetta di amuchina né mascherine. E in questo scenario apocalittico, già m'immagino i poveri medici alle prese coi pazienti-luminari.

La memoria corre all'immortale Tre uomini e una gamba (1997), primo film del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo, quando i tre amici insieme a Chiara (Marina Massironi) si ritrovano in un ospedale a causa di un violetto attacco di coliche renali post-cozze, ovviamente capitato al malaticcio Giacomo. Lì, durante la visita col "professorone" (Augusto Zucchi), va in scena una memorabile gag con Aldo che finisce con l'irritare non poco l'uomo in camice, fino a farlo definitivamente sbottare. Una scenetta che oggi giorno si ripete sempre più spesso in nome di quell'onniscenza Facebook-Uichipediana che ci sentiamo in dovere di esternare e purtroppo, anche condividere.

Augusto Zucchi, regista teatrale classe '46 con licenza attoriale (tra i tanti ruoli interpretati è stato il collega truffaldino di Marco Paolini alla corte di Checco Zalone e Gennaro Nunziante in Sole a catinelle, 2013), è il protagonista di uno degli sketch più memorabili di Tre uomini e una gamba (1997, di Aldo, Giovanni e Giacomo). In principio pacato, viene continuamente infastidito dal signor Baglio che si lancia in diagnosi, suggerendo perfino la prescrizione medica. Che ci azzecchi, fa poca differenza. Sarebbe ora di lasciare ai veri professionisti di ogni disciplina il compito e la responsabilità di fare il proprio mestiere. In caso contrario, ...stia zitto, non voglio più sentire neanche una parola. Zitto!

Tre uomini e una gamba, la scena dell'ospedale

Tre uomini e una gamba - Aldo Baglio il dottore (Augusto Zucchi),
Giacomo Poretti, Chiara (Marina Massironi) e Giovanni Storti
Tre uomini e una gamba - il dottore (Augusto Zucchi) esausto sgrida Aldo Baglio

venerdì 14 febbraio 2020

Beverly Hills 90210, donazione d'amore

Beverly Hills 90210 - Brenda (Shannen Doherty) e Dylan (Luke Perry)
In un lontano San Valentino a Beverly Hills (90210) , Dylan promise a Brenda qualcosa di rosso e intenso. La fanciulla non poteva immaginare che la stesse portando a donare il sangue.

di Luca Ferrari

14 febbraio, il giorno di San Valentino. La festa degli innamorati. A dispetto dei tanti che la snobbano o si danno un tono di superiorità, almeno una volta (...) ci siamo passati tutti. Tutti ci siamo trovati alla fatidica domanda su cosa organizzare per questa "forca caudina dell'amore." A guardare/dedicare qualcosa con l'aiuto del grande schermo, ci sarebbe solo l'imbarazzo della scelta ma non oggi. Questo San Valentino è differente. E' una giornata di preoccupazione e di richiesta di aiuto. Avete letto bene, di sofferenza e aiuto. E allora facciamo scendere in campo i professionisti dell'amore.

Anni Novanta. Sul piccolo schermo impazza Beverly Hills 90210, sitcom simbolo di quell'epoca. Arriva il giorno di San Valentino anche per i due innamorati Dylan (Luke Perry) e Brenda (Shannen Doherty). Il maschietto è ricco sfondato e non avrebbe nessuna difficoltà a organizzare qualcosa di lussuoso e allo stesso scontato per la fanciulla. Un po' nel suo personaggio, fa il misterioso ma le promette qualcosa di rosso e intenso (forse sbaglierò il secondo termine ma calcolate che sto facendo affidamento solo ed esclusivamente alla mia memoria, ndr).

La sorpresa è di quelle davvero indimenticabili. Luke porta Brenda a donare il sangue. E tenendosi per mano i due compiono un gesto di vero grande amore per il prossimo. Lo stesso gesto che in questo momento il sottoscritto giornalista, Luca Ferrari, sta andando a fare al Centro Trasfusionale dell'Ospedale Civile di Venezia, in grave carenza di sangue come segnalato nei giorni scorsi sui media locali e sulla pagina Facebook dell'Avis comunale di Venezia. Al momento della pubblicazione online sono sul vaporetto a pochi minuti dalla mia destinazione (si può donare dalle 8 alle 10 del mattino, ndr).

A differenza di serie con cui sono cresciuto in età più adulte (Friends, Frasier, How I Met Your Mother, Scrubs, The Big Bang Theory), Beverly Hills 90210 così come Willy il Principe di Bel Air con un giovanissimo Will Smith, è un'autostrada tra gli ingranaggi dell'adolescenza. E quel San Valentino di Brenda e Dylan mi è sempre rimasto dentro. Sarà per il fatto che da anni dono anch'io il sangue, o sarà per ho sempre trovato quella scena più romantica che mai. Il caso ha poi voluto che fossi pronto per una nuova donazione, l'Avis fosse in emergenza e la memoria mi ripresentasse questo ricordo. Deciso a scrivere, sono attraversato da un dubbio fatale: e se non fosse vero? E se tutto ciò me lo fossi ricordato male? I miei dubbi vengono subito fugati da Youtube.

 Aldilà di sequel, reboot, remake o quelle robe là, Beverly Hills 90210, appartiene ai mitici 90's e lì deve rimanere. Poco dopo essere stato diretto da Quentin Tarantino nel pluripremiato C'era una volta a... Hollywood (2019), Luke Perry ci ha lasciato per sempre, stroncato da un ictus. Sento la tristezza assalirmi ma ormai è arrivato il mio turno. Per niente amante degli aghi come Brenda, mi faccio forza. Riguardo il video di quei due teen-innamorati. Sono distesi ciascuno sul proprio lettino. Happy Valentine's day, le dice tenero Dylan. Happy Valentine's day, gli risponde dolcemente Brenda. Coi due bracci liberi allora, si prendono per mano. La puntata finisce così. Buona festa di San Valentino a tutti.

Beverly Hills 90210, Brenda e Dylan donano il sangue

Beverly Hills 90210, i due innamorati Brenda e Dylan si tengono per mano

venerdì 7 febbraio 2020

Birds of Prey, la rinascita di Harley Quinn

Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn - Harleen Quinzell (Margot Robbie)
Non c'è dolore che non possa trasformarsi in catarsi rigenerativa, vale anche per i "cattivi." Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn (2020, di Cathy Yan).

di Luca Ferrari

La pupa (svitata) del boss (diabolico) è stata scaricata. Adesso quella variopinta ragazzina, Harleene Quinzel, è pronta a ricominciare. Adesso quella giovane e scatenata donna è pronta a comunicare a tutta Gotham City, sbirri e malavita inclusa, che c'è una nuova Harley Quinn in giro per le strade ed è più esplosiva che mai. Harley Quinn è pronta a spogliarsi del suo ingombrante ex-innamorato per il quale ha stravolto totalmente la sua vita ed esistenza, affermando la propria dirompente e coloratissima personalità. Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn (2020, di Cathy Yan).

Harley Quinn (Margot Robbie) fa il bello e il cattivo tempo, fortissima del suo status di intoccabilità grazie al fidanzato Joker (Jared Leto), temuto da chiunque. La storia tra i due ormai è finita ma per il momento la ragazza si guarda bene dal renderlo noto. La frustrazione e la sua esplosiva voglia di autoaffermazione hanno il sopravvento, così la fanciulla, in modo un po' avventato, decide che è arrivato il momento di rendere noto che è tornata libera. Per aggiornare il suo stato ovviamente non usa Facebook, ma qualcosa di più affine ed emblematico al momento che segnò l'amore per il clown assassino.

Primi della lista per andare a trovare Harley, il detective Renee Montoya (Rosie Perez) e il super criminale Roman Sionis/Maschera Nera (Ewan McGregor), col brutto vizio di scuoiare le facce delle sue vittime. In realtà, la lista delle persone cui Harley ha fatto torti o banalmente scherzi pesantucci, è molto lunga, e ora che il Joker non la difende più, sono tutti ansiosi di riscuotere. Con la involontaria complicità della ricercata numero uno di Gotham City, il terribile boss ha una nuova autista, Dinah Lance/Black Canary (Jurnee Smollett-Bell), promossa da cantante, ma guardata con sospetto dal suo fido braccio destro, Victor Zsasz (Chris Messina).

In città intanto c'è una nuova misteriosa killer di malavitosi che a colpi di balestra, uccide senza pietà. Il su nome è Helena Bertinelli detta "Cacciatrice" (Mary Elizabeth Winstead). Suo malgrado, si ritroverà anch'essa in guerra contro il perfido Roman, nel frattempo alla spietata ricerca di un diamante rubatogli dalla giovanissima borseggiatrice Cassandra Cain (Ella Jay Basc). La classica differenza tra buoni e cattivi inizia a sfumare. Le vicende si intrecciano. Nascono alleanze. Nascono amicizie e nuovi tradimenti. La vendetta chiede le sue teste, il potere non ha tempo da perdere. La guerra sta per cominciare. La battaglia è già cominciata.

Echi cine-fumettistici KillBilliani. Mosse di Matrixiana memoria. Una dedica a Il Corvo (1994, di Alex Proyas) prima della resa dei conti e un'esplosione di colorata follia. Harley Quinn è tornata e questa volta fa davvero sul serio. Un cinecomic degno erede di una tradizione meno seriosa e più scanzonata in stile Deadpool e/o Guardiani della Galassia, ma non per questo meno ricco di spunti di riflessione. Che cosa fa un Arlecchino, si chiede sconsolata Miss Harleen Quinzel insieme alla sua iena di casa, Bruce. Serve, si risponde sconsolata, argomentando poi: Se non serve, non esiste. Pensieri inevitabili per una creatura nel baratro decisa a risorgere dal proprio baratro, riuscendo a imporsi con se stessa e con i malcapitati che la vogliono fare fuori, scoprendo che l'unione femminile fa (davvero la forza).

Dimenticatevi Suicide Squad (2016, di David Ayer). Harley Quinn è fuori di galera e ha tutta l'intenzione di prendersi lo spazio che merita. Niente fidanzato ingombrante. Niente compagni di merenda al soldo del Governo.  Harley Quinn è un fringuello libero di volare e infrangere la legge. Brillantemente interpretata da Margot Robbie (Tonya, Maria regina di Scozia, C'era una volta...a Hollywood), sempre più predominante nella recitazione, e in attesa di vederla nell'attesissimo Bombshell - La voce dello scandalo (di Jay Roach), film per il quale ha ricevuto una seconda nomination ai Globe e gli Oscar dopo il già citato Tonya.

A distanza di pochi mesi dalla  kermesse veneziana dove è stato presentato Joker (2019) di Todd Phillips con protagonista indiscusso, Joaquin Phoenix (già vincitore del Golden Globe, BAFTA e lanciatissimo alla conquista dell'Oscar), ecco dunque sbarcare sul grande schermo (Cinema Rossini di Venezia incluso) un primo grande film dedicato alla sua ex-amante. Due film agli antipodi. Se il primo si è addentrato alle origini della follia dell'uomo, flirtando (un po' troppo) con chi vive davvero un'esistenza ai margini, Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn (2020, di Cathy Yan) va diritto al sodo senza alibi né ambizioni Nolaniane. Harley colpisce. Harley viene colpita. Sghignazza e se ne va per la sua strada. Ma non è detto che sia proprio da sola.


Il trailer di Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn

Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn - da sx: Renee Montoya (Rosie Perez),
Helena Bertinelli (Mary Elizabeth Winstead), Harley Queen  (Margot Robbie),
Cassandra Cain (Ella Jay Basco) e Dinah Lance/Black Canary (Jurnee Smollett-Bell)
Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn - Harley Quinn (Margot Robbie)

venerdì 31 gennaio 2020

Pizza, Coca-Cola e The Big Bang Theory

Pizza, coca-cola e The Big Bang Theory con Sheldon Cooper © Luca Ferrari
Non c'è niente di meglio di un placido venerdì sera a gustarsi pizza, coca-cola e una succulenta puntata di The Big Bang Theory, magari con l'ennesimo scontro tra Sheldon e Will Wheaton.

di Luca Ferrari

C'era un tempo, in una galassia lontana senza internet né smartphone, dove l'innocente gioia perfetta era incarnata dal guardare la televisione fino a tardi, avvolto nell'amorevole calore familiare. Mangiando insieme la pizza e bevendo coca-cola, menù casalingo questo che nei primi anni Ottanta non era certo la prassi. Gli anni sono passati e ora che mi ritrovo dall'altra parte della barricata, la pizza c'è ancora (fattomi consegnare direttamente a casa) e la bibita idem, incredibilmente ritornata in bottiglia di vetro (grazie Conad di Cannaregiondr) e ritrovando così quel sapore quasi-davvero di un'altra epoca.

TV e cibo da festa. Scenette come queste mi riportano a La storia infinita (1984, di Wolfgang Petersen), Guerre Stellari (1977, di George Lucas) e addirittura a L'orca assassina (1977, di Michael Anderson). Anche se la mia attuale compagnia è ancora troppa piccina per simili cult movie, trova parecchio diletto nelle (dis)avventure dei quattro scienziati nerd della sitcom americana The Big Bang Theory, a cominciare dalla divertente sigla iniziale fino mia personale imitazione del Dott. Sheldon Cooper (Jim Parsons) nell'atto di inveire contro Will Wheaton (se stesso), gridando il suo nome a squarcia gola.

Avere a che fare con Sheldon è un'impresa tutt'altro che facile, per non dire disperata. Come il fido compagno di appartamento, Leonard Hofstadter (Johnny Galecki) ci riesca, è davvero un mistero. Ci vuole un niente per entrare o uscire dalle sue grazie, e così diventare uno dei suoi arci-nemici. Ne sa qualcosa Will Wheaton. Da iniziale motivo di odio del buon Sheldon causa mancata presenza a convention dove l'attore di Stand By Me gli aveva dato buca (stagione 3, episodio 5), alla riabilitazione, fino all'ennesimo sgarbo rifilato al geniale fisico. Motivo dello strappo questa volta (stagione 11, episodio 6), l'avergli "rubato" il ruolo del Prof. Proton (Bob Newhart) nel sequel di quello che era il suo programma scientifico preferito da bambino.

Da qualche tempo il canale 20 trasmette tutte le stagioni di The Big Bang Theory (12 in tutto, finite nel 2019) a un orario ideale: le 20.15. Starsene spaparanzati sul divano con un po' di sano zapping sull'altrettanto mitica Vita da strega (1964-72, con Elizabeth Montgomery e Dick York) è quanto di più rilassante ci possa essere in questo momento dell'anno, ancora lontano dalle corse primaverili e l'incessante su-e-giù estivo. Quando però arriva il venerdì sera, l'indomani si può dormire (...) e nelle due puntate di Big Bang Theory, compare il pacioso Will Wheaton, il divertimento più innocente è assicurato. Attento a quello che dici Will, Sheldon potrebbe avere qualcosa da obiettare e lo sappiamo bene come la prenderebbe: Wheeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeaton!!!!!!!!

L'urlo di Sheldon Cooper contro Will Wheaton

The Big Bang Theory - Sheldon Cooper (Jim Parsons) ha qualcosa da dire a Will Wheaton
Pizza, coca-cola e The Big Bang Theory con Sheldon Cooper e Will Wheaton © Luca Ferrari
Pizza, coca-cola e The Big Bang Theory con Sheldon Cooper © Luca Ferrari
The Big Bang Theory - Will Wheaton ha qualche problema con Sheldon Cooper (Jim Parsons

lunedì 27 gennaio 2020

La stella di Andra e Tati

La stella di Andra e Tati (2019, di Rosalba Vitellaro)
Un cartone animato per spiegare la Shoah ai bambini. Il 27 gennaio, Giornata della Memoria è sbarcato sul piccolo schermo La stella di Andra e Tati (2019, di Rosalba Vitellaro).

di Luca Ferrari

Il cancelliere tedesco Adolf Hitler arringa la folla. Il duce Benito Mussolini promulga le leggi razziali. Il virus dell'odio si stava diffondendo in tutta Europa. "Tutto iniziò come in una giornata come tante", dice la voce fuori campo di La stella di Andra e Tati (2019, di Rosalba Vitellaro) prima animazione europea ad aver affrontato e raccontato il dramma della Shoah, vincendo il Rockie Award quale miglior produzione in animazione per ragazzi al prestigioso Banff World Media Festival, in Canada.

Una mamma è uscita per fare le compere insieme alle sue due figlie. Una mamma è uscita ma ormai tutti i negozi espongono il cartello "vietato l'ingresso agli ebrei." Ma torniamo a casa senza fare la spesa? chiede innocente una bambina. Passano ancora pochi giorni e il collaborazionismo fascista spinge l'ennesima famiglia sui vagoni della morte di Auschwitz. Andra e Tati, insieme alla mamma, la nonna, la zia e il cuginetto. Destinate agli atroci esperimenti del dott. Menghele, riusciranno a evitare quella fine grazie alla compassione di una delle guardie dei lager.

La stella di Andra e Tati scorre sui binari del passato e del presente. La vera storia di Alessandra e Tatiana Bucci, di 4 e 6 anni, deportate e marchiate, e il viaggio di una classe nei luoghi dell'Olocausto tra ragazzi che ascoltano e altri che minimizzano, sbeffeggiando pure: "Dicono che dobbiamo ricordare, ma cosa che dobbiamo ricordare?" scherza il bulletto di turno, "Sempre che siano cose successe davvero." Parole che si sentono ripetere sempre più spesso. Parole che ogni giorno di più cercano di minimizzare la portata di quei fatti.

"Mettiti il maglioncino", dice la mamma alle sue due figliole poco prima di essere portate via dalle urla naziste... "Mamma, ho paura"... "Ma non sapevamo che ciò che ci attendeva, sarebbe stato anche peggio. D'ora in poi saremmo state questo al campo: un numero." ... "Non mi lasciare, mamma." .. Che cosa avevamo fatto? Non lo capivamo allora e non lo capiamo ancora oggi." Dialoghi estratti da La stella di Andra e Tati. Parole e immagini che ti scorticano l'anima nel vedere ciò che è accaduto e che ancora oggi, nel 2020, qualcuno si permette di mettere in discussione con superficialità e insopportabile ignoranza.

Non esiste peggiore tragedia del nazifascismo per l'Europa del XX secolo. Un orrore inaudito. Un atto di disumanità che voleva l'annientamento totale non solo degli ebrei. Le camice nere italiane volevano la stessa cosa. "La gente crede ancora che il fascismo sia diverso dal nazismo" raccontava Luca Miniero nel remake italiano dell'omonimo tedesco Sono tornato (2018). Senza concedere nulla al fiabesco, in poco più di venti minuti La stella di Andra e Tati (2019, di Rosalba Vitellaro)  racconta i lager dagli occhi innocenti di due bambine che quasi per caso riusciranno a sopravvivere, ricongiungendosi poi con la propria mamma e papà.

E tutti noi genitori, che abbiamo messo al mondo dei figli, abbiamo il sacrosanto dovere di tramandare quello che è successo, in Germania come in Italia, così come per tutte quelle altre tragedie dell'umanità. E vorrei che provassimo tutti a pensare anche solo per un istante all'idea di vederci separare con la forza da queste piccole creature, e cosa proveremmo a quel punto. Un dolore straziante. Inimmaginabile. L'idea che i nostri mariti, mogli e prole, siano uccisi, patendo sofferenze disumane. Ecco, ogni qual volta assistiamo impotenti voltandoci dall'altra parte di fronte all'ennesimo abuso/aggressione, un altro bambino muore in un campo di concentramento.

La stella di Andra e Tati, il trailer

La stella di Andra e Tati - la svastica nazista
La stella di Andra e Tati - il duce Benito Mussolini
La stella di Andra e Tati - le sorelline durante la prigionia
La stella di Andra e Tati - le sorelline liberate dall'Armata Rossa
La stella di Andra e Tati - la prigionia nazista

martedì 21 gennaio 2020

Piccole Donne, la nostra storia

Piccole Donne - Meg (Emma Whatson), Jo (Saoirse Ronan), Amy (Florence Pugh) e Beth (Eliza Scanlen)
Una storia di coraggio, evoluzione e legami. Una storia che è la nostra storia. Di tutti noi, femmine e maschi. Il grande schermo plaude Piccole Donne (2020, di Greta Gerwig).

di Luca Ferrari

Quattro sorelle. Una madre amorevole. Un papà ancora al fronte. Le sorelle March. Jo, la scrittrice ribelle. Amy, l'artista votata al matrimonio agiato. Meg, la maggiore pronta al debutto in società e già alle prese con la durezza della vita lavorativa. Beth, la più piccina con la passione della musica. La loro storia è stata immortalata nel libro Piccole Donne (1868, di Louisa May Alcott). Sua legittima erede artistica del terzo millennio, Greta Gerwig ha raccontato questa storia imprimendola sul grande schermo in modo originale e furiosamente poetico. Piccole Donne (2019, di Greta Gerwig) inizia da qui. Piccole Donne inizia dentro ciascuno di noi.

Josephine March (Saoirse Ronan) detta Jo è un'emancipata giovane donna del Massachusetts con la passione della scrittura. Da qualche tempo si è trasferita nella più moderna New York e si mantiene facendo l'insegnante. Non è interessata all'amore. Il suo cuore appartiene alla propria libertà e alla sua famiglia cui continua a provvedere inviando il denaro guadagnato con la vendita delle sue novelle alla casa editrice del sig. Dashwood (Tracy Letts). Sulla sua strada incontra spesso l'elegante e schietto Friedrich Bhaer (Louis Garrel), invaghito con moderazione della fanciulla ma senza troppe ambizioni nel fare il fatidico primo passo.

Ha inizio il viaggio. Inizia la storia. Le lancette temporali saltano da un tempo a un altro, da quando la famiglia viveva sotto lo stesso tetto a quando la vita le ha condotte verso i propri binari. Margaret (Emma Watson) detta Meg si fa strada con difficoltà. Come tutte le altre, patisce l'esuberanza di Jo ma non sembra interessarle più di tanto. Nel tepore del proprio sguardo si cela la convinzione/speranza di un happy end ma non intende svenderlo al miglior offerente. Vorrebbe fare l'attrice ma la vita la mette in una condizione di dover pensare ad altro. Fa le sue scelte, e sebbene patisca il confronto con le amiche più ricche, trova la forza di guardare il proprio amato facendosi ispirare dal loro stesso e autentico sentimento.

Elizabeth (Eliza Scanlen) detta Beth è un po' l'anima candida della famiglia. Sarà per la giovane età, sarà per il candore con cui si cimenta col pianoforte. Al contrario Amy (Florence Pugh) è la figlia perennemente in competizione con Joe. I suoi scontri con la suddetta hanno segnato intere generazioni di lettrici. E' un po' quella viziata di famiglia, e la cosa non è troppo gradita proprio alla sua dirimpettaia. Dentro di lei si nascondono inquietudini, nulla che l'amorevole mamma Marmee (Laura Dern) non sappia a tenere a freno, magari con la collaborazione della ricca e sola zia March (Meryl Streep).

Le mura domestiche familiari sono il trampolino per la vita, con tutte le sue sfaccettature. A fianco della loro casa, c'è la villa dei Laurence dove abitano il saggio capofamiglia (Chris Cooper) e lo svogliato nipote Theodore (Timothée Chalamet) detto Laurie, seguito nell'educazione dal più umile John Brooke (James Norton). Le due famiglie si legano in modi differenti, ma sempre nel segno del rispetto e dell'affetto sincero senza (quasi) mai andare oltre le righe, fatta eccezione per una certa irruenza giovanile. I March e i Laurence sono lì. A distanza di staccionata. Destini differenti li attendono, questa almeno dovrebbe essere la facile storia ma così non è. Soprattutto se sarà la volitiva Joe a scriverla e raccontarla.

"Sono andata a vederlo perché Piccole Donne è un libro che da sempre è molto discusso" racconta la giovane Emma, "Questo film è fatto con attori che ci hanno accompagnato fin dall'infanzia (Emma Watson in Harry Potter, Meryl Streep in Mamma mia, Timothy Chalamet che è il belloccio del momento....). In una delle quattro sorelle ti ritrovi per forza come carattere e pensi a come reagiresti tu in quelle situazioni e a come reagiresti in famiglia. Comunque nessuna di loro è una santa e hanno tutti i difetti che abbiamo anche noi. Anche se è un film in costume è sempre attuale. Anche adesso le persone si valutano per i soldi che hanno ma le sorelle si sposano con persone che amano (anche la mamma)."

Anche se è un film in costume è sempre attuale, sottolinea l'adolescente veneziana e non si può che darle ragione. Più attuale "Piccole Donne" di molte altre pellicole la cui ambientazione riguarda il XX o il XXI secolo. Più attuale per un messaggio che va ben oltre la lotta di classe spostando il discorso sull'identità personale e concedendosi incursioni nella solidarietà, che in questo caso si chiama sincero amore verso chi non ha la fortuna e la forza di avere una tavola imbandita. Piccole Donne è un mondo aperto dove un gesto di attenzione si può trasformare in un bagliore per un domani dalle fattezze del tutto diverse.

Minore (inevitabilmente) ma comunque significativa la presenza maschile, a cominciare dal drammaturgo Premio Pulitzer nonché attore Tracy Letts (La grande scommessa, The Post, Le Mans '66 - La grande sfida), papà di Saoirse Ronan in Lady Bird, vincitore quest'ultimo di due Golden Globe per il Miglior film e la Miglior attrice in un film commedia o musicale, e candidato a cinque premi Oscar. Volto arcinoto anche quello di papà March, interpretato da Bob Odenkirk, anch'esso nel cast "Postiano", ma sopratutto star del piccolo schermo nelle serie cult Breaking Bad prima e lo spin-off a lui dedicato poi, Better Call Saul.

Mattatore del cast maschile, ovviamente lui, il giovane newyorchese classe '95, Timothée Chalamet (Chiamami col tuo nome, Hostiles - Ostili, Un giorno di pioggia a New York). Faccia perfetta da bello e impossibile, eppure in questa vicenda sarà lui quello che insegue. "Paga" il fatto di avere la vita facile, ma le donne di casa March sapranno insegnargli, in modo differente e variegato, cosa significhi essere davvero un uomo. Già alla corte della regista nell'acclamato Lady Bird, una nuova e convincente prova a dispetto della mancata candidatura ai vari premi cinematografici.

Greta Gerwig è tornata. Regista dell'acclamato Lady Bird, in questa nuova prova cinematografica si è portata con sé gran parte di quella squadra (vincente) aggiungendo generazioni di strepitose attrici (Dern e Streep su tutte), da far impallidire anche quei registi di più lunga data che amano dirigere i propri film sempre con grandi nomi (Wes Anderson e Martin Scorsese, solo per citarne alcuni). Ancor più convincente la performance del suo "primo violino", quella Saoirse Ronan (Hanna, Grand Budapest Hotel, Maria Regina di Scozia), 26 anni ancora compiere e già arrivata alla 4° nomination agli Oscar dopo Espiazione (2008), Brooklyn (2016) e Lady Bird (2018).

Dopo la delusione per la mancata assegnazione dei Golden Globes nonostante le 5 nomination, ora Piccole Donne è atteso ai BAFTA (5 nomination il prossimo 2 febbraio a Londra) e gli Oscar (Los Angeles, 9 febbraio) dove la pellicola è candidata per il Miglior film, Attrice protagonista (Saoirse Ronan), Attrice non protagonista (Florence Pugh), Sceneggiatura non originale (Greta Gerwig), Colonna sonora (Alexandre Desplat) e Costumi (Jaqueline Durran). È raro trovare registi capaci di stare sia davanti alla telecamera sia con la penna in mano a scrivere testo e dialoghi. Greta Gerwig appartiene a questo ristretto club.

Piccole Donne, lo dice il titolo stesso, tenderebbe a essere una lettura (visione in questo caso) prettamente femminile. A dispetto di una nettissima predominanza di pubblico del gentil sesso alla proiezione in lingua originale del cinema Rossini di Venezia, non si capisce in che cosa i maschietti potrebbero peccare col cimentarsi in una simile opera, ritrovando nella vita delle protagoniste moltissimi di quei sentimenti ammirati lì dove domini il testosterone. Greta Gerwig consegna  a memoria imperitura una pellicola (per certi versi) senza sesso, riuscendo nel mostrare la donna non in perenne lotta per l'emancipazione ma incarnando la normalità di un'esistenza alla ricerca di ciò che la realizzi e la renda una persona in costante evoluzione verso la felicità, diventando così una creatura migliore per sé e per gli altri.

Il trailer di Piccole Donne

Piccole Donne - Marmee (Laura Dern), zia March (Meryl Streep) e Amy (Florence Pugh)
Piccole Donne - Jo (Saoirse Ronan) e Laurie (Timothée Chalamet)