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mercoledì 25 settembre 2019

Tutta colpa di Reese Whiterspoon

Tutta colpa dell'amore - Melanie (Reese Whiterspoon) e Jake (Josh Lucas)
Ironia, colpi bassi e romanticismo. Reese Whiterspoon è la protagonista della commedia Tutta colpa dell'amore (Sweet Home Alabama - 2002, di Andy Tennant).

di Luca Ferrari

Il primo vero grande amore non si scorda mai, Anche quando si ha una carriera lanciata nell'alta moda della Grande Mela e al proprio fianco c'è un fidanzato perfetto, il benestante Andrew Hennings (il futuro Dott. Stranamore di Grey's Anatomy, Patrick Dempsey), figlio della sindaco di New York, Katherine (Candice Bergen). E una volta ricevuto proposta con tanto di anello di fidanzamento, per Melanie "Carmichael" Smooter (Reese Whiterspoon) è tempo di tornare a casa nella "sudista" Alabama e chiudere per sempre i conti col passato, incluso l'ex-marito Jake (Joshn Lucas).

Reduce dal successo della seconda (grandiosa) stagione della serie televisiva Big Little Lies al fianco di Nicole Kidman, Laura Derna, Shailene Woodley e una mai-così-odiosa Meryl Streep, l'allora 26enne Reese Whiterspoon (Legally Blonde, Walk the Line - Quando l'amore brucia l'anima, Wild) è protagonista della brillante commedia Tutta colpa dell'amore (Sweet Home Alabama - 2002, di Andy Tennant). Non fatevi ingannare troppo dal titolo, ironia e colpi bassi tra coniugi sono la base su cui si costruisce una romantica storia a base di litigi, promesse eterne e un finale ben orchestrato tra storiche rivincite a autentici comportamenti da gentleman.

Melanie abbandonò il Sud quando era ancora una ingenua ragazzina. Ha fatto strada e del suo vecchio mondo non ne vuole più sapere. Niente più sagre paesane. Niente più nomignoli. Rimesso piede nel fango dell'Alabama, va a stare qualche giorno dai genitori Pearl (Mary Kay Place)
ed Earl Smooter (Fred Ward). Prima di chiudere davvero con quel mondo, dovrà affrontare tutti i propri demoni, versando anche quelle lacrime che non pensava più di possedere. Ma chi l'ha detto poi che New York e l'Alabama non possano coesistere dentro la medesima persona? 

Una romantica scena di Tutta colpa dell'amore

Tutta colpa dell'amore - Melanie (Reese Whiterspoon) insieme ai due colleghi
Tutta colpa dell'amore - Melanie (Reese Whiterspoon) e il fidanzato Andrew (Patrick Dampsey)

giovedì 19 settembre 2019

Con amore per Sharon, C'era una volta a Hollywood

C'era una volta a... Hollywood - lo stuntman Cliff Booth (Brad Pitt)
Un attore in fase calante e la sua controfigura ormai senza lavoro. Hollywood non è più quella di una volta? Inevitabile, ma per nostra fortuna Quentin Tarantino, si. Anzi, lui migliora.

di Luca Ferrari

C'era una volta a... Hollywood. C'è ancora Quentin Tarantino. Per il suo nono lungometraggio il regista innamorato della settima arte si è regalato due attori di straordinario talento, affidandogli un copione capace di soddisfare qualsiasi palato e alternando ogni ingrediente possibile. Osservi la performance di Leonardo DiCaprio e ti chiedi possa aver vinto un Oscar per il mediocre Revenant senza che lo bissi nel 2020 per C'era una volta a... Hollywood. Guardi Brad Pitt e ti chiedi esterrefatto come sia possibile che sia ancora a dieta stretta di grossi riconoscimenti (solo un Golden Globe nell'ormai lontano 1996 come Miglior attore non protagonista per L'esercito delle 12 scimmie).

Tarantino sa osare e osa. Archiviato l'accettabile The Eightful Eights, (2015) film divertente ma fin troppo Tarantiniano, questa volta il regista ha cambiato del tutto registro mettendo la storia al servizio dei protagonisti. Le loro vicende umane si muovono come pesanti locomotori con traini gravidi di pietra e sterpaglia. Rick Dalton (DiCaprio), in preda a crisi da star decaduta. Cliff Booth (Pitt), nella quiete di una rassegnazione mentale addolcita solo dall'amata pitbull Brandy. Insieme e separati sparano le ultime cartucce in una Hollywood ormai pronta per la pensione e al cambiamento che colpirà (anche a morte) la società e la cultura.

E poi c'è lei, Margot Robbie, di nuovo al fianco di Leonardo dopo il controverso The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese. E' lei a interpretare Sharon Tate, la moglie del regista Roman Polanski di cui tutti conosciamo il tragico epilogo. Un evento questo su cui c'era molta curiosità e soprattutto timore di come e se Taranatino l'avrebbe narrata. Sharon è giovane, solare e innamorata. E' incinta. Vederla al cinema mentre si guarda The Wreckin Crews (1968, di Phil Carlson - Missione compiuta stop. Bacioni Matt Helm), appena uscito sul grande e interpretato anche dalla suddetta, è un trionfo di spontanea semplicità.

Dopo le ruvide ed eccellenti interpretazioni in Tonya (2017, di Graig Gillerspie), nomination come Miglior attrice protagonista ai BAFTA, Golden Globe, premi Oscar 2018, e  Maria, regina di Scozia (2018, di Josi Rourke), questa volta Margot Robbie lascia emergere tutto il suo candore, regalando una rilassata dolcezza alla sua giovane collega, uccisa dalla setta di Charles Manson all'età di 26 anni. Così, mentre Dalton è alla disperata ricerca di un rilancio di carriera, venendo perfino nella poco amata Italia, Cliff, è ormai un segretario tuttofare per l'attore, senza mai comunque eccedere e rimanendo comunque uniti da una sincera amicizia. O per lo meno ci prova, come ama dire nelle interviste.

Rick è nervoso. Cliff rilassato. Anche nelle situazioni più critiche, il primo è facile preda della fragilità, il secondo mantiene il sangue freddo (anche sotto strani effetti). Scorrazza su e giù per gli studios senza scomporsi mai, passando dallo sfidare a botte e per davvero il re del kung fu, Bruce Lee (Mike Moh), scena molto attesa e chiacchierata e poco amata dai suoi fan) a sistemare l'antenna del suo amico. E' in questi viaggi su quattro ruote che incontra Pussycat (Margaret Qualley), hippy autostoppista che conduce in un ranch ex-set cinematografico, ritrovo di personaggi sinistri come l'assente Charles Manson (Damon Harriman).

Una sigaretta, una seconda e poi un'altra ancora. Un drink e poi un altro. La pappa del cane. Un copione. Un matrimonio. La resa dei conti. I sogni nascono lontani e finiscono tutti ad Hollywood. Qualcuno vuole far cessare quelli di altri. Qualcuno, un po' per caso, si ritroverà in mezzo alla Storia e farà quello che deve fare. Rick Dalton e Cliff Booth vanno per la loro strada. Sharon Tate abita accanto a loro ma fino a ora non si sono mai incontrati né rivolti la parola. Adesso è il momento di scrivere nuove pagine. Adesso è arrivato il momento di dare speranza a un mondo che dice di averla già perduta e ne è ancora traumatizzato.

Gestire oltre due ore e mezza di pellicola non è facile, neanche se ti chiami Quentin Tarantino. C'era una volta a... Holliwood (2019). Brad Pitt e Leonardo DiCaprio sono due giganti di recitazione. La storia effettiva passa quasi in secondo piano rispetto alle loro performance. Impossibile dire che uno sia il coprotagonista dell'altro. Per gran parte del film poi, non sembra quasi Tarantino se non per certe inquadrature e i classici cameo dei suoi attori feticcio: Kurt RussellBruce Dern e l'immancabile Michael Madsen. Nella carrellata di figure, si annovera anche il Bobby Axelrod di BillionsDamian LewisDakota FanningAl Pacino, e il compianto Luke Perry, star della sitcom anni novanta Beverly Hills 90210, deceduto lo scorso marzo per un ictus.

Insolitamente rispetto alle canoniche uscite, C'era una volta a... Hollywood è sbarcato il mercoledì e al cinema Rossini di Venezia ha subito riscontrato un successo incredibile. Nell'ampia sala 1 infatti non c'era un posto libero. Tutto il pubblico si è divertito e ha dimostrato di apprezzare davvero la pellicola davanti a sé. Una lunga serata di cui chiunque si porterà aneddoti e ricordi. Un'opera scandita da cinema, storia, dramma, suspense e quell'irrinunciabile ingrediente pulp. Un elemento quest'ultimo che è ormai una sorta di arma finale per Quentin Tarantino. Un qualcosa che tutti speriamo di vedere e accendere al momento giusto. Lui lo fa, come (quasi sempre) in modo originale e coinvolgente. Il pubblico veneziano ne è la più lampante delle cine-dimostrazioni.

Il trailer di C'era una volta a... Hollywood

C'era una volta a... Hollywood - Sharon Tate (Margot Robbie)
C'era una volta a... Hollywood - Rick Dalton (Leonardo DiCaprio)

lunedì 16 settembre 2019

Pennywise, sono IO che vengo a prenderti

It capitolo 2 - il clown assassino Pennywise (Bill Skarsgard)
Una volta dentro, la paura continuerà a tormentarti fino a quando non la guarderai deciso negli occhi in tutto il suo putrido orrore, e la farai finita. Mi state ascoltando, Pennywise?

di Luca Ferrari

Le sghignazzate. La violenza psicologica. Le telefonate anonime. Le aggressioni. E poi lei, l'indifferenza di chi vede e vive attorno a te. E poi lei, la paura. Quella che ti entra dentro e non esce più. Divorandoti fino a non saper più distinguere il tempo. La paura, quella che diventa parte del tuo stesso respirare. Un demone malefico capace di segnare la tua intera esistenza. Una presenza costante che si nasconde visibile ovunque. Una presenza che non morirà mai finché non sarai tu, TU a ucciderla. Questo è Pennywise, pagliaccio assassino. Tutto questo è anche la vita di moltissimi di noi. Pennywise, tornato dopo 27 anni (It - capitolo due, di Andrés Muschietti), è ancora più assetato di sangue e ora anche vendetta. Va affrontato e annientato una volta per tutte.

E' questo che devono fare i membri del club dei perdenti, oggi diventati adulti e di rientro nella cittadina di Derry per unire le forze, dopo essere stati avvisati da Mike" (Isaiah Mustafa), l'unico rimasto in città e testimone del fatto che i palloncini hanno ricominciato a volare e il sangue a sgorgare dal corpo dei più deboli. Per i non più bambini Bill (James McAvoy), Beverly (Jessica Chastain), Ben (Jay Ryan), Richie (Bill Hader), Eddie (James Ransone) e Stan (Andy Bean), è arrivata la resa dei conti. Dovranno ritrovarsi affrontando quel clown malefico che da ragazzini avevano sconfitto, ma che non è morto. Mettere in standby le paure non è mai un buon affare e quella creatura ne saprà approfittare se dovesse vedere delle debolezze.

Il bullismo è un cancro silenzioso e mietitore di una sofferenza inimmaginabile. Ti terrorizza. Ti annienta. Può portarti al precipizio immediato oppure logorarti per tutta la vita. Quanti ne soffrono senza dire nulla? Negli ultimi anni l'omertà sul suddetto ha iniziato a sgretolarsi ma la strada è ancora molto lunga, per non dire infinita. Non è solo il comportamento aggressivo dell'altro a danneggiarti, è l'indifferenza tutt'intorno. Quella è anche peggio. Quei grandi che ti dovrebbero proteggere, e invece si girano dall'altra parte lasciandoti inspiegabilmente solo. E sprofondi, sprofondi fino a quando qualcosa non inizia a implodere. E da quel momento puoi solo vomitare il sangue che hai trattenuto con le conseguenze più diversificate e imprevedibili.

A quanti viene chiesto di tacere per il bene della morale e del collettivo? La realtà interiore è poi un'altra. Il bullismo di Pennywise non è troppo diverso dagli abusi pedofili da parte di preti ai danni di bambini, il cui scandalo venne raccontato con coraggio da un gruppo di giornalisti del Boston Globe e sulla cui vicenda Tom McCarty diresse il film Il caso Spotlight (2015) con Michael Keaton, Liev Schreiber, Stanley Tucci, Rachel McAdams e Mark Ruffalo, vincitore del premio Oscar come Miglior film e sceneggiatura. La gente vuole sapere ma il mondo chiede di tacere. Chi denuncia, viene additato o peggio, emarginato. La cultura va cambiata. I silenzi di oggi possono diventare lapidi.

Quelle facce. Le risate sghignazzanti. Le umiliazioni. Le lacrime nel silenzio della notte. Tutto come se fosse ieri. Chi ha vissuto, non ha dimenticato e non dimenticherà mai. Le vittime di allora oggi sono adulti e molti di essi sono diventati padri. Come si comporteranno se dovessero assistere a un analogo destino nella nuova generazione? Si gireranno dall'altra pare o finalmente reagiranno, regalando ai propri figli un percorso diverso dal proprio? Bisogna rispondere subito al bullismo. Non lasciar passare nemmeno un giorno o quei momenti diventeranno ferite che non si rimargineranno più. Bisogna rispondere al bullismo, in modo deciso, unito ed energico.

Un giorno anche noi dovremo affrontare i Pennywise che ancora si mescolano nella folla e magari voi ci state parlando senza sapere nulla. It - capitolo due è sbarcato sul grande schermo. Il terzo capitolo è una sceneggiatura che deve scrivere ciascuno di noi.


It - capitolo 2, il trailer

mercoledì 11 settembre 2019

Don Camillo, tenero come un papà

Il ritorno di Don Camillo - il piccolo Beppo Bottazzi (Claudy Chapeland) dorme sereno
Lasciare il proprio figlio in lacrime a scuola è un supplizio che capita a qualsiasi genitore. E chi non ha mai desiderato di tornare a riprenderselo? In effetti qualcuno lo fece, Don Camillo.

di Luca Ferrari

Settembre, riaprono le scuole. Chiunque sia genitore avrà provato quel dolore, a volte straziante, nel dover lasciare il proprio figliolo/a in lacrime. Che si tratti del nido, scuola materna o elementare, fa poca differenza. Vedere il proprio pulcino col visetto bagnato è un fendente mortale nel proprio cuore. Lui/lei non ci vorrebbe stare e farebbe di tutto per tornarsene a casa nel "coccoloso" calore di mamma e papà. Assecondarlo però, non gioverebbe a nessuno e sarebbe diseducativo. In questa prima fase di vita poi, la scuola è soprattutto un gioco, anche se alle volte a queste piccole creature non ne vogliono proprio sapere di andarci.

E chi  non ha mai pensato/ardentemente desiderato, almeno una volta, di fare marcia indietro, riprendersi il cucciolo e magari andare a farsi una gita o semplicemente passare una non-prevista giornata insieme? Tutti, nessuno escluso. Qualcuno in effetti è andato molto oltre il semplice pensieri e non è neanche un papà. Il suo nome? Don Camillo (Fernandel). Finalmente rientrato nell'amata Brescello (Il ritorno di Don Camillo - 1953, di Julien Duvivier), eccolo promettere all'eterno rivale-amico Giuseppe "Peppone" Bottazzi (Gino Cervi), sindaco della città, di parlare col suo secondogenito, scontroso e insistente nel non voler più restare in collegio.

Non voio andare in collegio... dice in pigiama Beppo con lo sguardo arrabbiato-impaurito.
"Allora andrai con Don Camillo" replica deciso il babbo.
Non voio andare con Don Camillo!
"Fila a letto! ... Pezzo di somaro" ribatte l'uomo di casa, poi beccato dalla tonaca con un eloquente... "Tutto suo padre!"

Il piccolo Beppo (Claudy Chapeland) intanto è scappato ancora e papà Bottazzi non sa più che cosa fare. Viene così organizzata una giornata tra suo figlio e Don Camillo, nella speranza che gli metta un po' di giudizio. Gli esordi sono da dimenticare. Tra i due c'è diffidenza, poi la natura e l'aperta campagna sbloccano il bambino che trova complicità nel cuore fanciullesco del curato. I due scherzano e si divertono, fino a quando le campane sentenziano il momento che nessuno vorrebbe dover vivere, il rientro. Don Camillo tende al piccolo le ultime castagne. Beppo però gli chiede di passargliele tra le inferriate di una finestra laterale, in caso contrario all'ingresso gli sarebbero sequestrate.

Don Camillo lo guarda mentre gli tende la manina e si sente sprofondare. La tristezza lo assale. Aver trascorso una giornata insieme gli ha fatto comprendere quel bimbo così inquieto e perché mal tolleri il collegio. Muove i primi passi mesto mentre Beppo lo guarda ancora dalle inferriate. Don Camillo allora decide, e agisce. Le conseguenze sono l'ennesima "fuga" dal collegio. Avvisato, Peppone incredulo e preoccupato gli confida, "C'è una cosa che non capisco. Il direttore mi ha detto che per scappare ha allargato le sbarre". Don Camillo allora gli racconta l'accaduto. Peppone s'inalbera ma poi capisce. Come sempre con quei due, la soluzione sta nel cuore.

Il piccolo Beppo adesso dorme sereno. Il suo viso è carezzato da una luce di angelica umanità.

Il ritorno di Don Camillo - Beppo (Claudy Chapeland) saluta Don Camillo (Fernandel)
Il ritorno di Don Camillo - Don Camillo (Fernandel) allunga le castagne a Beppo (Claudy Chapeland)
Il ritorno di Don Camillo - Don Camillo (Fernandel), rattristato, abbandona il ragazzino
Il ritorno di Don Camillo - Don Camillo (Fernandel) se ne va, Beppo (Claudy Chapeland) lo osserva
Il ritorno di Don Camillo - Peppone (Gino Cervi) si confida con Don Camillo (Fernandel
Il ritorno di Don Camillo - Peppone (Gino Cervi) si dispera con Don Camillo (Fernandel
Il ritorno di Don Camillo - Peppone (Gino Cervi) si dispera con Don Camillo (Fernandel
Il ritorno di Don Camillo - Don Camillo (Fernandel) tranquillizza l'amico Peppone (Gino Cervi)
Il ritorno di Don Camillo - Don Camillo (Fernandel) tranquillizza l'amico Peppone (Gino Cervi)

domenica 8 settembre 2019

Luca Marinelli, viva l'umanità

Venezia76 - Luca Marinelli con la Coppa Volpi © La Biennale di Venezia foto ASAC
Luca Marinelli vince la Coppa Volpi come miglior attore a Venezia76 per l'interpretazione in Martin Eden e dedica il premio "a coloro che salvano vite in mare."

di Luca Ferrari

"Ho questo premio tra le mani anche grazie a un uomo di nome Jack London che ha creato questo personaggio meraviglioso" dice un commosso Luca Marinelli con in mano la Coppa Volpi per il Miglior attore a Venezia76, "Un marinaio che cercava la verità. Per questo vorrei dedicare questo premio a tute quelle persone splendide che sono in mare a salvare altri esseri umani che fuggono da situazioni inimmaginabili. E grazie anche per evitarci di fare una figura pessima con noi stessi e con il prossimo. Viva l'umanità. Viva l'amore."

Venezia76, è arrivato l'atteso momento della premiazione e nel dettaglio, quello del premio per la Miglior interpretazione maschile. Mentre tutti si aspettano/sono convinti che verrà chiamato Joaquin Phoenix (Joker), a sorpresa viene scandito un altro nome, quello italiano di Luca Marinelli. Come da prassi si comincia con l'elenco dei ringraziamenti, arrivando alla propria famiglia. L'attore romano classe '84 però spiazza tutti e prima di abbandonare il palco del Palazzo del Cinema esce dai ranghi, volgendo il proprio sguardo verso chi lotta ogni giorno perché la morte non abbia il sopravvento sugli ultimi degli ultimi.

Non lo avesse mai fatto (detto). Nel ciarpame dei social network, la becera massa inizia scagliarsi contro di lui, come se un attore non potesse avere un'opinione. Forse questi signori di nobile intelletto ignorano l'esistenza dei Golden Globes. Da quel palco, così come in occasione dei premi Oscar, numerosi attori si sono lanciati in proclami politici senza subire la medesima (e ridicola) gogna mediatica. Tra i più emblematici, il discorso di Meryl Streep che prese di mira l'attuale inquilino della Casa Bianca, Mr Donald Trump. Le critiche sono piovute anche a lei, sia chiaro, ma nessuno certo ha messo in dubbio il suo diritto di parola e di esprimere opinioni nel corso di una cerimonia di premiazione.

Per l'ennesima volta l'Italietta dei Salvini e dei Calderoli ha dimostrato tutta la sua ben nota intolleranza di stampo fascista, dimenticandosi che fino a qualche decennio fa quelli che arrivavano coi barconi eravamo noi. Povera Italietta intollerante e rabbiosa, stupida e ignorante. Capace di addossare agli ultimi arrivati, i migranti, le colpe infinite di classi politiche inette, imprenditori in combutta con la malavita e chissà ancora cosa. Si chiude così il sipario sulla 76. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, con l'ennesima dimostrazione di stupidità e ignoranza da fiera.

Ma questo è già il passato. Mi ricorderò invece sempre di te, Luca Marinelli, che dal palco della Mostra del Cinema di Venezia hai reso omaggio a chi ci rende orgogliosi di "essere umani".

Il discorso di Luca Marinelli a Venezia76

Venezia76, cinema e laguna

Venezia76 - Todd Phillips e Joaquin Phoenix, regista e attore protagonista di Joker,
con il Leone d'oro per il Miglior film © La Biennale di Venezia foto ASAC
Cala il sipario su Venezia76. Poche le sorprese durante l'assegnazione dei premi, a cominciare proprio dal Leone d'oro andato a...

di Luca Ferrari

Il Leone d'oro per il Miglior film alla 76. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (28 agosto - 7 settembre) è stato assegnato a Joker di Todd Phillips. Questa forse non è (quasi) nemmeno una notizia. La pellicola è arrivata in laguna già carica di aspettative e premi praticamente assegnati, Oscar inclusi (si vedrà). A dispetto di una giuria molto variegata e non esente di critiche al momento di bacchettare qualcuno (...), il verdetto è stato emesso e come tale va rispettato. Qualora ce ne fosse ancora bisogno, il cinecomic è stato totalmente sdoganato. Vincere a un festival come Venezia non è impresa da poco.

Joker si fa portatore di un messaggio molto ambiguo, capace di giocare un po' troppo con il desiderio di rivalsa degli ultimi arrivando quasi a giustificare certi atti estremi. Se le persone inserite nella società ci vedranno commenti e ragionamenti, per gli emarginati questa pellicola potrebbe rappresentare un pericolosa miccia da cui prendere spunto.

Quanto all'attore protagonista, Joaquin Phoenix è fin troppo bravo nella sua maschera drammatica, ma è qui, diciamo così, il suo problema. Certi attori, a cominciare proprio dal compagno di set Phillipsiano, Robert DeNiro, sanno dare il meglio solo quando si fanno trafiggere dal dolore. Il joker poi, viene caricato di tutti i traumi possibili e immaginabili, e la cui trasformazione in uno schizzato assassino diventa l'inevitabile conseguenza. Il paragone con l'Heath Ledger Nolaniano è inevitabile, quest'ultimo ancora più folle ma con meno alibi e forse più autenticità.

A sorpresa (in parte) ha superato il favoritissimo Phoenix, Luca Marinelli (Non essere cattivoLo chiamavano Jeeg RobotUna questione privata) per il Migliore attore maschile, grazie all'interpretazione in Martin Eden, tratto dall'omonimo romanzo di Jack London. Dal palco del Palazzo del Cinema l'attore romano si è lasciato andare a una toccante dedica rivolta chi salva le vite in mare ogni giorno. Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile invece, a Mariane Ascaride (Gloria Mundi).

Scopri i servizi a Venezia76 pubblicati su cineluk - il cinema come non lo avete mai letto con gli scatti del fotografo veneziano Federico Roiter:
Dopo un anno di assenza sono tornato davanti agli schermi della Mostra del Cinema ed è stata la solita pioggia di emozioni. Sarebbe grandioso che questa manifestazione trovasse il modo (gli spazi non gli mancano, ndr) per essere sempre più presente sul territorio e non solo nei mesi di agosto e inizio settembre. Workshop internazionali. Corsi di regia. Casting. L'isola del Lido potrebbe diventare una Cinecittà a due passi da Venezia, portando occupazione e valorizzando ulteriormente il rapporto della Serenissima con la settima arte.

Au revoir Venezia76. Ci vediamo tra meno di un anno Venezia77.

Il Palazzo del Cinema al Lido di Venezia © Luca Ferrari
Venezia76 - Luca Marinelli riceve la Coppa Volpi © La Biennale di Venezia foto ASAC
Venezia76 - Mariane Ascaride (Gloria Mundi) vince la Coppa Volpi © La Biennale di Venezia foto ASAC
Venezia76 - il saluto affascinante di Chiara Ferragni © La Biennale di Venezia foto ASAC

martedì 3 settembre 2019

Julie Andrews, ti aspettavo Mary Poppins

Venezia76, l'attrice inglese Julie Andrews © Federico Roiter
Dopo il regista spagnolo Pedro Almodovar, a #Venezia76 è stato consegnato il Leone d'oro alla carriera all'attrice inglese Julie Andrews.

di Luca Ferrari

Venezia, 8 marzo 2019. Su proposta del Direttore della Mostra del Cinema, Alberto Barbera, il Cda della Biennale conferisce all'attrice inglese Julie Andrews il Leone d’oro alla carriera della 76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (28 agosto – 7 settembre 2019). Un brivido mi entra in circolo fino quasi a esplodere. L'estate è ancora molto lontana ma io già mi vedo in sala Grande ad applaudire la diva immerso nel cult Mary Poppins, magari accompagnata anche da Dick Van Dyke. Nella mia fanciullesca illusione, non prendo in considerazione nessun'altra ipotesi. Andrà così. È scritto.

Agosto 2019. Viene distribuito il programma della Mostra del Cinema. Corro subito a cercarla ma di quella tata, non v'è nessuna traccia. Provo a sfogliare tutte le sezioni possibili. Aspetto qualche giorno ancora per vedere, come spesso accade, se dovesse arrivare qualche ulteriore comunicato su proiezioni speciali. Non è così, o meglio, si ma non c'è traccia della immortale fiaba (1964) diretta da Robert Stevenson. Mi sembra impossibile eppure è così. Il solo film della diva che verrà proiettato è Victor Victoria. Mi sento tradito. Mi sento ferito nella mia ingenua certezza. Sarebbe stato il coronamento di un sogno. Il film che ha segnato la mia maturità e il festival che tanto amo.

"Maturità", avete letto bene. A differenza della stragrande maggioranza delle persone, non sono un fan della prima ora e di questo ne vado non fiero, di più. Sono arrivato a innamorami di Mary Poppins attraverso un percorso tutto mio. Qualche scampolo di pellicola deve essermi anche passato davanti in età elementare ma non fece alcun effetto. Parecchi anni dopo invece, con le più belle rivoluzioni sentimentali in corso, il tutto con la complicità del film Saving Mr. Banks, storia di come Walt Disney riuscì a ottenere i diritti dall'acida scrittrice Pamela J. Travers, ecco Mary Poppins conquistarmi diventare un perno insostituibile della mia cinematografia.

Mese dopo mese, la mia storia con Mary Poppins procede oltre. Faccio tappa a Londra sotto la Cattedrale di St. Paul sentendo dolorosamente mia la struggente malinconia di quel papà, Mr Banks (David Tomlinson), d'improvviso ritrovatosi solo e impaurito, e ritrovando la gioia della vita che riesplode con il volume successivo della Travers, Mary Poppins Returns (2018, di Rob Masrhall), con Emily Blunt a raccogliere il testimone di Julie Andrews. Tutto mi aveva portato fin qua, a Venezia76. Io ero pronto, novello spazzacamin(o) delle parole cinematografiche a omaggiare l'attrice. Non è andata così e lo sappiamo.

Si, non l'ho fatto come avrei voluto ma in fin dei conti, credo di esserci riuscito lo stesso e ora posso congedarmi canticchiando:

Io sto fra l'inchiostro
eppure non c'è...
Nessuno quaggiù
più felice di me...

Venezia76, l'attrice Julie Andrews riceve il Leone d'oro alla carriera © Biennale di Venezia foto ASAC
Venezia76, l'attrice inglese Julie Andrews © Federico Roiter
Venezia76, l'attrice inglese Julie Andrews © Federico Roiter

lunedì 2 settembre 2019

Penelope Cruz e le spie di Cuba

Venezia76 -l'attrice Penelope Cruz protagonisti di Wasp Network © Federico Roiter
Dalla Florida anti-Castrista al red carpet di Venezia76 dove risplende l'attrice premio Oscar, Penelope Cruz, protagonista del film  in Concorso, Wasp Network di Olivier Assayas.

di Luca Ferrari

Un'altra sceneggiatura estrapolata dalla cronaca vera. Un'altra storia ad alto contenuto drammatico.
Dopo l'angoscia incarnata dalla brillante Kristen Stewart e la strepitosa Meryl Streep contro la finanza delle scatole cinesi, adesso è arrivato anche il suo turno. Indiscussa protagonista della settima arte e di Venezia76Penelope Cruz (Vicky Cristina BarcelonaVenuto al mondoDolor y gloria) è tornata in laguna a distanza di soli due anni per l'anteprima mondiale di Wasp Network di Olivier Assayas, in Concorso. Charme ed eleganza. Presenza, bravura e una semplice bellezza latina.

Il film racconta la storia di cinque agenti del controspionaggio cubano inviati in Florida per monitorare un gruppi anti-Castrista deciso a organizzare un attacco contro la madrepatria. In laguna, oltre a Penelope, anche Gael Garcia Bernal (Babel, Letters to Juliet, No - I giorni deel'arcobaleno), Leonardo Sbaraglia, Edgar Ramirez (La furia dei titani, Joy, Gold - La grande truffa) e il regista Olivier Assayas. Una storia ambientata alla fine del millennio e che ancora oggi getta luci e ombre su di un embargo del tutto assurdo da parte dell'economia più potente al mondo verso un'isola che al massimo può guardare uno spicchio glorioso di Storia nei lontani anni Cinquanta.

Venezia76 - l'attrice Penelope Cruz protagonisti di Wasp Network © Federico Roiter
Venezia76 Penelope Cruz e Gael Garcia Bernal © Federico Roiter
Venezia76 - l'attore Gael Garcia Bernal © Federico Roiter

Meryl Streep contro la finanza dei Panama Papers

Venezia76 - Meryl Streep e Gary Oldman, protagonisti di The Laundromat © Federico Roiter 
La finanza incontrollata dei Panama Papers. A tu per tu con Meryl Streep e Gary Oldman, sbarcati a Venezia76 con il regista Steven Soderbergh per l'anteprima di The Laundromat.

di Luca Ferrari

Dopo il fantasy, arriva l'horror. Quello peggiore. La reality. A Venezia76 il contemporaneo si presenta. Archiviato Joaquin Phoenix e il mezzo comics-politico Joker di Todd Phillips, adesso si fa sul serio e per davvero.  Steven Soderbergh (Erin Brockovic - Forte come la verità, Ocean's Rwelve, Dietro i calndelabri) è piombato sulla 76. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia con il suo tris d'assi: Meryl Streep, Antonio Banderas e Gary Oldman, raccontado la vincenda dei cosiddetti Panama Papers nel film The Laudromat, in Concorso.

Sulla scia di film politico-finanziari, vedi il corale La grande scommessa di Adam McKay, il regista americano ci offre una grandissima lezione su come lavora la finanza. E mentre noi siamo a discutere tra chi doveva vincere l'ennesimo talent show o perché l'arbitro ha fischiato quel fallo invece di un altro, la finanza si prende amorevolmente cura di noi. La finanza si prende sempre cura di noi e quando ce ne accorgiamo, ormai è tardi per contestare. Ormai non c'è più nessuno a rispondere al telefono e i colpevoli, quelli veri, sono belli che lontani dalla giurisdizione.
Pene

Sbarcati in laguna e prontamente immortalati dal fotografo veneziano Federico Roiter, Meryl Streep (I ponti di Madison County, Il diavolo veste Prada, The Post) e Gary Oldman (JFK - Un caso ancora aperto, La talpa, L'ora più buia) rappresentano una grande fetta di storia del cinema. Se nel suo Joker il regista Todd Phillips ci ha messo in guardia dalla deriva incontrollata delle masse arrabbiate, sempre più ai margini delle società di tutto il mondo, il più salace Soderbergh ci mostra delle fauci ancor più potenti e aggressive, capaci di agire senza chissà quale clamore, nell'inconsapevolezza quotidiana di chiunque.

Attenzione però, il nemico non è mai uno solo e Steven, presentatosi al photocall con una t-shirt tributo all'Oscar alla carriera che verrà consegnato nel 2020 alla "nostra" Lina Wermuller, lo ha sottolineato a chiare lettere. Per un nemico che viene bloccato, ce ne sono già altri in attività che hanno preso il loro posto. Bisogna essere vigili e caparbi. Intelligenti e decisi. Bisogna imparare a denunciare e ribellarsi. Possiamo iniziare da qui, dalla 76. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, cominciando a informarci di più senza cedere alle facili lusinghe di populisti e imbonitori del web. Usando la nostra testa senza per forza farlo sapere al mondo, o quanto meno fino a quando i giochi, anzi le carte non saranno rivelate.

sabato 31 agosto 2019

Venezia76, il ghigno del Joker

Venezia76 – (da sxZazie Beetz, Joaquin Phoenix e Todd Phillips © Federico Roiter 
Alle origini dell'incubo del nemico di Batman. Il primo cinecomic sbarcato in laguna. Siamo pronti per confrontarci con Joaquin Phonenix nei panni di Joker, in Concorso a Venezia76.

di Luca Ferrari

E alla fine è arrivato anche il suo giorno, quello più atteso da moltissima stampa e pubblico. Dopo il bagno di folla per Brad Pitt & Scarlett Joahnsson prima, e Kristen "Saberg" Stewart poi, sabato 31 agosto a Venezia76 è toccato a Joaquin Phoenix, protagonista di Joker. Il primo cinecomic presentato al Festival di Venezia non ha deluso. Moltissimi gli applausi ricevuti all'anteprima stampa, com'era prevedibile. Un film questo, che lascia ben poco spazio alla dimensione fumettistica, lanciando una chiara accusa alla società contemporanea capace di schiacciare o meglio (peggio), ignorare tutti coloro che non brillano davanti alle telecamere.

Joaquin Phoenix (Il gladiatore, Walk the Line - Quando l'amore brucia l'anima, Irrational Man) è l'indiscusso protagonista del film, al fianco di un viscido-pacione Rober De Niro (Taxi Driver, Jackie Brown, Lo stagista inaspettato) e una sempre più convincente Zazie Beetz, l'indimenticabile mutante Domino di Deadpool 2, nei panni dell'amica e vicina di casa, Sophie. La storia è risaputa da un pezzo. Si va alle origini, quando il futuro Batman è ancora un bambino e il Joker è solo Arthur Fleck, professione clown per grandi e piccini.

Come altri suoi illustri predecessori, Phoenix si cala nell'immedesimazione totale. Nel corpo e nell'anima. Il suo sorriso colorato è una ferita ch, minuto dopo minuto, guadagna millimetri e disperazione in ogni atomo delle nostre debolezze. Chi non si è sentito abbandonato, rifiutato o bullizzato? In molti si rifiuteranno di rispondere e per certi versi è meglio così, ma solo in apparenza. Ciò che teniamo dentro di noi spesso è una bomba a orologeria che non aspetta altro che un pretesto per esplodere. Il mondo è sempre più in fibrillazione.

Le barricate di Gotham City non ci sono, ma forse è solo un'illusione. Il divario tra i ricchi e i poveri di Joker sta crescendo, e il malcontento è un qualcosa che si sta propagando a vista d'occhio. Vigilanti e vendicatori sono parte dell'intrattenimento quotidiano. Attorno a noi è pieno di micce. Il Joker di Todd Phillips ce lo sta dicendo a chiare lettere. Dietro a quel volto che stiamo ignorando, o magari stiamo lasciando semi-annegare in mare, sta invocando considerazione e giustizia ma forse per allora sarà già tragicamente troppo tardi. E questo non è uno scherzo.

Venezia76 – l’att0re Joaquin Phoenix © Federico Roiter 
Venezia76 – l’attrice Zazie Beetz © Federico Roiter 
Venezia76 – il regista Todd Phillips © Federico Roiter 

venerdì 30 agosto 2019

Kristen Stewart, la tormentata Jean Seberg

Venezia76 – l’attrice Kristen Stewart © Federico Roiter 
Intensa. Fragile. Dannata. Kristen Stewart conquista Venezia76 incarnando la tormentata attrice Jean Seberg (1938-1979), morta suicida, in Seberg di Benedict Andrews.

di Luca Ferrari

E' il giorno di Roman Polanski e il suo J'accuse sul caso Dreyfus. A rubargli la scena però ci pensa la grazia tormentata di Kristen Stewart (On the Road, Still Alice, Cafè Society). All'attrice californiana 1990 fattasi conoscere con Into the Wild e la saga di Twilight, il regista le ha affidato l'anima sanguinante della sua collega Jean Seberg, in un film drammatico (sez. Fuori Concorso) e dai non pochi risvolti politici. Quasi fuori posto in questo millennio e più con le fattezze da musa degli anni '60-'70, Kristen è una giovane donna consapevole di sé. Si prende la scena e conquista Venezia76.

A catturae la soavità del suo essere, sempre lui: il fotografo veneziano Federico Roiter, che insieme alla protagonista di Seberg, immortala anche i compagni di set, Margaret Qualley (The Nice Guys, C'era una volta a... Hollywood dove interpreta un membro della setta di Charles Manson) e Anthony "Falcon" Mackie.

Venezia76 – l’attrice Margaret Qualey protagonista in Seberg © Federico Roiter 
Venezia76 – l'attore Anthony Mackie protagonista in Seberg © Federico Roiter 
Venezia76 – l’attrice Kristen Stewart protagonista in Seberg © Federico Roiter 

Venezia76, il cinema delle star

Venezia76 – l’attore americano Brad Pitt © Federico Roiter 
Brad PittScarlett Johansson, il leone d’oro alla carriera Pedro Almodovar. Le stelle del cinema accendono Venezia76. Il fotografo Federico Roiter è lì, davanti a loro.

di Luca Ferrari

Venezia76 entra nel vivo. Dopo la brillante inaugurazione affidata a La Vérité di Hirokazu Kore-Eda, presente in laguna insieme alle due protagoniste Catherine Deneuve e Juliette Binoche, ieri è stata la volta del cinema Hollywoodiano con protagonisti Brad Pitt (Snatch - Lo strappo, Allied - Un'ombra nascosta, C'era una volta a Hollywood) e Scarlett Johansson (La mia vita è uno zoo, The Avengers, Don Jon) interpreti rispettivamente dei drammatici Ad Astra (124’) di James Gray e Marriage Story (135’) di Noah Baumback.

Storia ambientata nello spazio estremo il primo. Un viaggio però molto introspettivo che vuole farci riflettere su quanto la realtà della nostra esistenza speso non rispecchi ciò che veramente siamo. Un legame spezzato, interrotto. Si può rimediare e cambiare? C'è "spazio" per rendere l'oscurità solo una parte del nostro egoismo senza esserne inghiottiti? Contesto più metropolitano e meno solitario per la Vedova nera Avengeriana ma non meno doloroso. Di mezzo c’è un figlio per il quale si lotta contro il marito (Adam Driver) per averne la custodia.

La seconda giornata della 76. Mostra del Cinema di Venezia passerà agli annali anche per la consegna del Leone d'Oro alla carriera al regista spagnolo Pedro Almodovar (Donne sull'orlo di una crisi di nervi, La mala educacion, Julieta). Acclamatissimo il Maestro, sbarcato in laguna dopo aver presentato a Cannes il suo ultimo Dolor y Gloria (2019), film che ha fatto vincere ad Antonio Banderas il Prix d'interprétation masculine. Il suo cinema riesce (quasi) sempre a farci sfilare di dosso tutto il superfluo di un presente senza emozioni.

Sempre di più sotto la guida di Alberto Barbera, il festival di Venezia si riscopre capace di mescolare cinema indipendente e grandi produzioni d’oltreoceano. Il pubblico risponde entusiasta, le storie tracciano sentieri. Mostrano coordinate su cui porre la nostra ricerca. Non è solo intrattenimento. C’è qualcosa di più, che ci riguarda tutti. In ognuna di queste esperienze della settima arte c’è un pezzettino di ciascuno di noi. Io sono qui, davanti a loro. Con la penna e l’anima romantica pronti.

Venezia76 – l’attrice americana Scarlett Johansson © Federico Roiter 
Venezia76 – il regista spagnolo Pedro Almodovar © Federico Roiter 
Venezia76 – l’attore americano Brad Pitt © Federico Roiter