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martedì 15 gennaio 2019

Wikipedia - The Tourist non è girato a Venezia

The Tourist - Angelina Jolie e Johnny Depp a Venezia e sul Canal Grande
Secondo l'enciclopedia online Wikipedia, The Tourist non è un film girato a Venezia. Un po' difficile da credere. E non è l'unico esempio di errore madornale. Ma dove sono i controlli?

di Luca Ferrari

Si, avete letto proprio bene. Secondo l'eminente enciclopedia online Wikipedia, nella categoria "Film girati a Venezia", non risulta The Tourist (2010, di Florian Henckel von Donnersmarck) così come nemmeno Youth - La giovinezza (2015), quest'ultimo diretto a Paolo Sorrentino e in laguna in questi giorni per le riprese della serie televisiva The New Pope. Ma se per il regista Premio Oscar l'errore, anche se madornale (scena iniziale girata a Piazza San Marco), potrebbe anche considerarsi una "svista", è a dir poco imperdonabile l'assenza della pellicola con protagonisti Angelina Jolie e Johnny Depp, in quanto girato quasi integralmente sull'isola della Serenissima. Ora la domanda: ma chi scrive su Wikipedia?

Il web è la terra di tutti. Al giorno d'oggi qualsiasi analfabeta può creare un blog e spacciarlo per chissà quale cornucopia di verità, pompandolo poi sui social network e diventando un influencer senza nessuna qualifica di scrittura e sull'argomento trattato. Questa d'altronde è l'epoca dove chiunque in rete è medico, architetto, ingegnere e ovviamente maestro di vita. Non appartenendo poi a nessun Ordine, non rischia alcuna sanzione dunque può spacciare pollo arrosto per colonne corinzie. Sarebbe utile a questo punto, che lo scriba specificasse quale scuola ha frequentato e dove ha lavorato/sta lavorando per poter giustificare il suo sito e dunque capire se i contenuti che si decideranno o meno di leggere, abbiano una base di professionalità o siano solo frutto di opinioni personali.

Nel caso in esame poi, l'aspetto paradossale di Wikipedia è che il corrispettivo inglese della suddetta pagina, Films shot in Venice, presenta entrambe le pellicole, dimenticandosi però di un altro e recentissimo film girato integralmente tra i sestieri della Repubblica Marinara, la brillante commedia Pitza e datteri (2015, di Faribor Kamkari), con protagonista un travolgente Giuseppe Battiston; stesso destino per la pagina francese Film tourné à Venise. Ora la domanda sorge spontanea: ma è possibile che non ci sia un minimo di controllo? In quanto giornalista (attivo sul fronte dai media dal 2002 e regolarmente iscritto all'Ordine dal 2009, ndr), se io dovessi scrivere un articolo sui film girati a Venezia e dimenticassi le tre opere in questione, il mio caporedattore mi suggerirebbe (a ragione) di cambiare mestiere.

Nessuno ci obbliga a leggere Wikipedia, è indubbio, ma bisogna rendersi conto che questa enciclopedia è visitata ogni giorno da migliaia di persone e ci vorrebbe un'Autorità che tutelasse i suddetti. Con tutto il rispetto per la settima arte, il cinema è di sicuro uno dei problemi minori su questo fronte. Sempre più spesso emeriti ciarlatani giocano con le vite altrui sproloquiando di qualsiasi argomento, malattie & vaccini inclusi, senza averne basi e competenze. Se cominciamo a negare che The Tourist (2010, di Florian Henckel von Donnersmarck) sia stato girato a Venezia, allora, guardate domani apro un blog di fisica e scrivo che Einstein è un cialtrone e la sua formula per la relatività è in realtà un'ottima trappola per le pantegane.

Un servizio durante le riprese veneziane di The Tourist

Screenshot della pagina italiana "Film girati a Venezia" di Wikipedia 
The Tourist - Angelina Jolie a bordo di un motoscafo sul Canal Grande, a Venezia

venerdì 11 gennaio 2019

Benvenuti a Marwen - Io sono vivo

Benvenuti a Marwen - Mark (Steve Carell) sostenuto da
"La vita che avevo mi è stata portata via, adesso però sono qui. Ho speranza. Ho le mie amiche che mi coprono le spalle. Io ce la farò". Benvenuti a Marwen (2018, di Robert Zemeckis).

di Luca Ferrari

Una mano sulla spalla. Un abbraccio. Una sincera promessa di restarti accanto nella difficoltà. Un sentimento battagliero e deciso. Il dire, "Io ti guardo le spalle". Comincio da qui. Parto da questa immagine per addentrarmi nell'incubo (reale) di un uomo che è anche quello di moltissimi di noi. Un incubo che per molti è stata la fine e per altri una morte interiore che li ha spinti a dover ricominciare nel silenzio abbandonato delle proprie macerie. La realtà comune di una vita che d'improvviso è mutata per sempre. Basato sulla vita e i lavori dell'artista-fotografo Mark Hogancamp, è uscito sul grande schermo il toccante Benvenuti a Marwen (2018, di Robert Zemeckis).

Mark Hogancamp (Steve Carell) era un brillante fumettista. Un bicchierino di troppo lo porta a rispondere in sincera onestà a cinque balordi che spinti dall'odio, lo aggrediscono alle spalle e senza pietà. Lo picchiano pesante prendendolo a calci alla testa ripetendogli nel furore vigliacco e più volgarmente testosteronico, l'appellativo di checca. Mark giace a terra più morto che vivo e col tempo, attraverso una dura riabilitazione fisica, riprende a camminare. A causa dei colpi subiti alla tempia però, ha perso tutti i suoi ricordi antecedenti all'aggressione. La sua psiche risulta compromessa. Ha incubi. Si rifugia allora nella fotografia, creando un mondo fittizio fatto di bambole dove il suo alterego affronta i nazisti ed è sempre aiutato dalle cinque indomite donne armate di tutto punto.

Per le sue amiche, Mark s'ispira alla sua vita reale. C'è la fisioterapista Julie (Janelle Monae), l'infermiera Anna (Gwendoline Christie), l'attrice Suzette (Leslie Zemeckis), la collega di lavoro Caralala (Eiza González), la negoziante Roberta (Merritt Wever) e in ultima, la sua nuova vicina di casa, Nicol (Leslie Mann). Mark viene sempre ferito dai nemici, alle volte torturato ma alla fine vengono sempre uccisi, eppure tornano in vita. C'è anche un'altra donna, in effetti. La cosiddetta strega belga Deja Thoris (Diane Kruger). Dice di amare Mark ma allo stesso tempo uccide chiunque gli si avvicini troppo.

Mark è un uomo traumatizzato. Si è costruito una dimensione parallela. Esce di casa il giusto necessario e ogni volta che il suo avvocato gli parla di processo e di condanna dei suoi aggressori, lui rimanda o fugge via. S'imbottisce di pastiglie. Evita di confrontarsi con quel lacerante dolore che lo porterebbe far ricominciare a vivere. Allo stesso tempo però, le sue foto di questo villaggio (belga) chiamato appunto Marwen, e ambientato nella II Guerra Mondiale, stanno avendo successo e stanno per essere esposte a New York. Per ricominciare a vivere però, occorre fare quel passo per certi versi inimmaginabile. Bisogna prendere il proprio trauma, guardarlo diritto negli occhi e voltare pagina una volta per tutte. 

Benvenuti a Marwen (2018, di Robert Zemeckis) non è un film facile. A dispetto del regista arcinoto e l'attore protagonista, non sarà mai una pellicola commerciale. Un plauso al Circuito Cinema di Venezia Mestre che ha scelto di collocarlo nella sua sala (1) a maggior capienza, al cinema Rossini. Una scelta decisamente controcorrente visto che avrebbe potuto piazzarvi i più popolari e probabilmente redditizi, Non ci resta che il crimine con Marco Giallini, Edoardo Leo e Alessandro Gassmann, o anche Vice - L'uomo nell'ombra di Adam McKay, sulla controversa figura del politico americano Dick Cheney, qui interpretato da Christian Bale (fresco di Golden Globe per la suddetta performance). Film che vede protagonisti anche Amy Adams, Sam Rockwell e di nuovo Steve Carell. Il pubblico però ha subito iniziato a rispondere, a cominciare dalla nota attrice Ottavia Piccolo.

Con l'avvicinarsi delle cerimonie dei vari Globe, BAFTA e Oscar, si parla spesso di attori e attrici che non hanno mai vinto il tal premio e quando ciò avviene, in pochi menzionano un "mostro di trasformismo" come è Steve Carell, qui all'ennesima prova superlativa  Dal laido anchorman di Una settimana da Dio al fianco di Jim Carrey ai pluripremiati 40 anni vergine, il cult Litte Miss Sunshine e la serie The Office (remake dell'omonimo britannico) dove interpreta l'incompetente capoufficio Michael Scott. Un radicale cambio di pelle, ed eccolo sadico trainer in Foxcatcher - Una storia americana (al momento l'unica nomination agli Academy ricevuta), quindi un'incursione Alleniana (Woody, ndr) in Cafè Society (2016) e l'ancor più recente e inedito qui in Italia, Last Flag Flying (2017) insieme a Bryan Cranston e Laurence Fishburne.

Negli ultimi anni poi, Carell è stato un pacato psicologo specializzato nel lenire i dolori di coppia dinnanzi a Meryl Streep e Tommy Lee Jones ne Il matrimonio che vorrei (2012). Qualche anno dopo, eccolo sprizzare entusiasmo nei panni di un combattivo ebreo omosessuale nel commovente Freeheld – Amore, giustizia, uguaglianza (2015, di Peter Sollett con Julianne Moore, Ellen Page e Michael Shannon). E' lui il broker incazzato Mark Baum deciso a fare piazza pulita della merda di Wall Street nel grandioso La grande scommessa (2015, di Adam McKay) e infine presta misoginia e basettoni all'ex-numero 1 del mondo del tennis mondiale Bobby Riggs, oggi, incallito scommettitore ne La battaglia dei sessi (2017) contro Emma Stone/Billy Jean King.

Benvenuti a Marwen (2018, di Robert Zemeckis) scorre su due binari paralleli, disfunzionali e perpendicolari nello steso istante: la sofferenza e l'arte come cura per le proprie ferite. Fare arte però, che si tratti di foto, poesie o che altro, significa vivere, rivivere e vivere ancora i propri demoni peggiori senza venirne mai davvero fuori. Un lenitivo si, ma allo stesso tempo un costante richiamo alle proprie e peggiori sofferenze. E se in parte Mark trova soddisfazione nell'essere aiutato a farsi giustizia, allo stesso tempo precipita con facilità nella melma della propria fragilità. E vivere troppo fuori dalla vita reale, alla fine ti porta a essere ancora più debole e non poter resistere dinnanzi a quelle persone, anche se incarcerate, nemmeno per un secondo.

E' colpa mia, arriva a dire uno sconsolato Mark. Le stesse parole che prima o poi si dice anche l'adolescente bullizzato o la donna stuprata. Ci si prende la colpa di tutto ciò che è accaduto. Ci si prende la colpa per non essere stati in grado di difendersi, o nel caso di Hogancamp, di aver ammesso la sua passione per le scarpe da donna a quegli uomini e dunque aver fornito loro il pretesto per fargli del male. E' colpa mia, dice un Mark in lacrime, alla disperata ricerca di una via d'uscita che alla fine può e dovrà essere una e una unica. Quella più difficile. Quella che gli permetterà di mandare giù fino all'ultima goccia di veleno, e ricominciare da un normale sushi in amichevole compagnia.

Non c'è solo arte e l'ottima resa cinematografica umano-fantastica in Benvenuti a MarwenRobert Zemeckis racconta una storia universale fatta di agnelli e animali rabbiosi. Chiunque abbia subito violenza, fisica e/o psicologica, non dimentica e non dimenticherà mai. La sensazione di abuso scortica la mente come un virus impazzito e senza cura, pronto a riemergere costante e improvviso in tutto il suo più atroce tormento. Talvolta è sufficiente una parola. Un nome, o perfino una persona che ti viene sbattuta sotto il naso da chi avrebbe dovuto proteggerti, come se niente fosse, e in un amen si rivede tutto. Si rivive il dolore. L'umiliazione. Le risate di scherno. Ad accentuare queste sensazioni, la solitudine. Il sentirsi completamente e inesorabilmente in balia dell'oscurità.

Dal dolore non c'è rifugio, solo confronto. Si può perdere o vivere. Qualche giorno fa è stato l'anniversario della drammatica morte di un ragazzo. Era l'8 gennaio 1991 quando un adolescente, bullizzato e ignorato dalla propria famiglia, entrò nella propria classe e si sparò un colpo alla testa, suicidandosi. La sua tragica storia è stata consegnata all'immortalità dai Pearl Jam con la canzone Jeremy. Quel ragazzino non ha avuto nessuno che lo avesse difeso. Quel ragazzino, lui come tantissimi altri coetanei e più grandi, si è fatto inghiottire dal silenzio dell'ignoto senza ritorno. Jeremy W. Delle non è riuscito a costruire la propria Marwen e ritrovare una strada alternativa per ricominciare a vivere.

"Jeremy ha parlato in classe oggi", cantava la rock band americana la cui storia è stata portata sul grande schermo dal regista premio Oscar, Cameron Crowe, nell'intenso documentario Pearl Jam Twenty (2011). Forse Jeremy avrebbe voluto parlare di più e confidarsi ma nessuno lo volle ascoltare. Nessuno volle capire l'incubo che stava vivendo e così oggi lui non c'è più. Jeremy e Mark, due come noi. Potrebbero essere seduti accanto a noi. Taciturni. Chi è la persona seduta accanto a te? Sarà anche lui/lei un Mark Hogancamp? Dovrebbe avere delle cicatrici. Magari ne ha più di una. Forse la persona che ora mi sta guardando negli occhi ha subito qualcosa ed è tempo che il mondo inizi a (ri)conoscerlo e ascoltarlo.

Scritto e sceneggiato dalla medesima mente sopraffina, Robert Zemeckis è tornato a unire attori in carne e ossa con l'elemento fantastico, qualcosa di cui il suo cinema grandioso non può (quasi) mai prescindere. Dall'ormai mitica trilogia di Ritorno al futuro al grandioso Chi ha incastrato Roger Rabbit, passando per gli altrettanto leggendari La morte ti fa bella e Forrest Gump, fino a sbarcare nell'animazione più pura e natalizia di Polar Express (2004) e A Christmas Carol (2009), ritornando poi alla cronaca di Flight (2012), The Walk (2015) e Allied - Una spia nascosta (2016). Adesso è però è tempo di una nuova storia.

Benvenuti a Marwen (2018) ci parla anche del diverso. Il diverso come viene visto l'omosessuale, l'immigrato, il musulmano, la donna in un posto di lavoro a maggioranza maschile o anche e più semplicemente, chi non si comporta come il gregge. Il diverso va eliminato. Il diverso deve essere punito. Non importa cosa sia, in cosa creda, come si vesta, cosa gli piaccia. Deve soccombere. Deve arretrare. Deve conformarsi, con le buone o con le cattive. Con una storia vera e d'innocente riscatto, Robert Zemeckis utilizza tutta la propria ars e poetica cinematografica per imprimere nella sua narrazione il dolore umano della realtà, investendo lo spettatore di riflessioni e combattiva speranza.

Adesso basta con le lacrime. Adesso è tempo di farsi dare il benvenuto a Marwen, guardare in faccia i nostri assassini e dire al mondo intero un'ultima cosa prima di ricominciare davvero: Io sono vivo!


Il trailer di Benvenuti a Marwen

Benvenuti a Marwen - Mark Hogancamp (Steve Carell)
Venezia - Cinema  Rossini, critico cinematografico in azione © Luca Ferrari
Benvenuti a Marwen - Arrivano i nostri!

giovedì 10 gennaio 2019

Giù le mani da Ghostbusters (2016)

Ghostbusters - le acchiappafantasmi sono pronte ad entrare in azione: Abby (Melissa McCarty),
Erin (Kristen Wiig), Patty (Leslie Jones) e Holtzmann (Kate McKinnon)
Massacrato ancor prima che uscisse. Il suo trailer? Uno dei video su Youtube col maggior numero di dislike. Ma fa davvero così schifo Ghostbusters (2016, di Paul Feig)? Io dico di no.

di Luca Ferrari

Un film (fin) troppo criticato puzza sempre di fregata al contrario. Magari non resterà negli annali della settima arte ma poi scopri che la gente che lo massacra senza pietà sono gli stessi che inneggiano ai cinecomic di qualità pessima, continuano a ridere sulle miserie di Fantozzi e sparano giudizi eruditi senza averne manco le competenze. E c'è pure chi lo fa senza averlo visto, esattamente come accade per i film di Gabriele Muccino o il Daredevil con Ben Affleck e Jennifer Garner. La logica del "siccome lo dicono in tanti, lo dico anche io" trionfa. E' questo il caso di Ghostbusters (2016, di Paul Feig), uno dei film più demoliti della storia della settima arte.

Ghostbusters (2016, di Paul Fieg) è un film da sufficienza. Nulla di trascendentale. Ti fai pure qualche risatina. Lontano anni luce dall'essere un capolavoro, ma neanche così inguardabile come vorrebbe far credere la critica dei nerd da popcorn. Già diretta da Fieg in Le amiche della sposa, Corpi da reato e il cazzutissimo Spy, Melissa McCarthy è Abby Yates, scienziata esiliata e da tempo in rotta con l'amica Erin Gilbert (Kristen Wiig), oggi lanciata verso la carriera universitaria e improvvisamente stoppata da una comune pubblicazione.

Al fianco di Erin c'è da tempo ormai la genialoide Holtzmann (Kate McKinnon). Il terzetto diventa un quartetto con l'arrivo (casuale) di Patty Tolan (Leslie Jones). Ma per cominciare l'attività di acchiappafantasmi è necessario coordinare gli appuntamenti. Per il posto di segretario dunque, ecco farsi avanti l'aitante e imbranato Kevin Beckham a cui presta muscoli e idiozia, il dio del tuono Avengeriano, Chris Hemsworth.

Ma qual è la grande colpa del Ghostbusterss di Paul Fieg? Essere un remake di un cult degli anni Ottanta che ha fatto epoca, Ghostbusters - Acchiappafantasmi (1984, di Ivan Reitman) ma di cui, stranamente, tre degli originali protagonisti hanno tutti accettato di buon grado di partecipare a questo nuovo film. I loro nomi? Bill Murray, Ernie Hudson e Dan Aykroyd. A memoria non mi risulta che Keanu Reeves abbia partecipato a quella mostruosità che è il remake del cult anni '90 Point Break, o Arnold Schwarzenegger sia di nuovo sceso in campo per rifare Total Recall al fianco di Colin Farrell. Film questi due, neanche lontanamente massacrati come è accaduto al Ghostbusters versione femminile.

Uno strano destino, davvero, quello di Ghostbusterss di Paul Fieg. Un destino che non lo accomuna a prodotti scadenti di nuova generazione e riportati a nuova vita nel terzo millennio, ma al contrario incensati come opere cult. Su tutti, Mad Max - Fury Road diretto dallo stesso George Miller (in crisi), che ha ripreso la sua storia meglio riuscita e l'ha inzuppata di femmine ed effetti speciali. A dir poco insignificante poi, la versione "moderna" di Assassinio sull'Orient Express di Kenneth Branagh. Un film che non dice né aggiunge nulla al capolavoro degli anni Settanta. Non entro neanche nel merito dell'ex-colossal Ben-Hur. Tutti remake. Tutti film che si potevano evitare eppure neanche lontanamente bistrattati come Ghostbusterss di Paul Fieg. 

Il trailer di Ghostbusters (2016)

Ghostbusters - le acchiappafantasmi in azione: Abby (Melissa McCarty), Erin (Kristen Wiig),
Holtzmann (
Kate McKinnon) e Patty (Leslie Jones)

domenica 6 gennaio 2019

La notte dei Golden Globe 2019

And the Golden Globe goes to...
La 76° edizione dei Golden Globe è arrivata. I premi del cinema e della televisione saranno assegnati questa notte in California. In attesa dei vincitori, cineluk li assegna già.

di Luca Ferrari

Ci siamo. Il primo grande appuntamento dei riconoscimenti della settima arte comincia coi Golden Globe. Come spesso feci già in passato, in attesa dei classici ... and the winner is, cineluk - il cinema come non lo avete mai letto si piazza al posto delle giuria e li assegna lui i globi d'oro. Non avendo una conoscenza approfondita per la televisione, mi limiterò a fare questo "sporco lavoro" solo per la settima arte, e pertanto ecco qua. Più tardi poi, pubblicheremo anche i nomi degli effettivi votati dalla Hollywood Foreign Press Association. E così...
  • Miglior film drammatico: BlacKkKlansman, regia di Spike Lee
  • Miglior film commedia o musicale: Il ritorno di Mary Poppins, regia di Rob Marshall
  • Miglior film straniero: Un affare di famiglia (di Hirokazu Kore'eda), Giappon
  • Miglior film d'animazione Gli Incredibili 2, regia di Brad Bird
  • Miglior regista: Adam McKayVice - L'uomo nell'ombra
  • Migliore sceneggiatura: Deborah Davis e Tony McNamaraLa favorita 
  • Migliore attrice in un film drammatico: Rosamund Pike A Private War
  • Migliore attore in un film drammatico: Willem Dafoe – Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità
  • Migliore attrice in un film commedia o musicale: Emily Blunt Il ritorno di Mary Poppins
  • Migliore attore in un film commedia o musicale: John C. ReillyStanlio & Ollio
  • Migliore attrice non protagonista: Claire FoyFirst Man - Il primo uomo 
  • Migliore attore non protagonista: Adam DriverBlacKkKlansman
  • Migliore colonna sonora originale: Marc Shaiman, Scott WittmanIl ritorno di Mary Poppins
  • Migliore canzone originale: Shallow A Star Is Born

Una sola nota. Spero vivamente non vinca Lady Gaga per la sua performance autobiografica nel tanto decantato remake, A Star Is Born. Arrivederci a stanotte con l'assegnazione dei Golden Globe 2019.

...

E la notte dei Golden Globe è passata. Il ritorno di Mary Poppins e BlackKklansman sono rimasti a bocca asciutta. Indiscussi trionfatori della serata, Green Book (Miglior film commedia o musicale, Migliore attore non protagonista, Migliore sceneggiatura), Bohemian Rhapsody (Miglior film drammatico, Migliore attore in un film drammatico) e Roma (Miglior regista, Miglior film straniero). Trionfi per Christian Bale (Vice - L'uomo nell'ombra, Migliore attore in un film drammatico o musicale) e Glenn Close (The Wife, Migliore attrice in un film drammatico).

Bocciatura sonora per A Star Is Born, che a dispetto delle 5 nomination ha saputo solo conquistare solo la Miglior canzone. Come sempre Miss Germanotta ha fatto parlare più del suo look che per altro.

Emily Blunt in Il ritorno di Mary Poppins 
John C. Reilly in Stanlio e Ollio
Claire Foy in First Man - Il primo uomo

sabato 5 gennaio 2019

Creed II, voglio riscrivere la storia

Creed II - Adonis Creed (Michael B. Jordan) a viso aperto contro Viktor Drago (Florian Munteanu)
"Ripresa dopo ripresa impari a conoscerti meglio e quando sono salito su quel ring, non era solo per me". Ogni grande sfida è una scelta. Creed II (2018, di Steven Caple Jr.).

di Luca Ferrari

Il momento è arrivato. Il momento di riscrivere la storia. Il nemico è davanti a te, a me. I nostri demoni. Le nostre paure. E' tutto qui. Il mio nome scritto bene in vista. Il cuore pronto anche a sospendere le operazioni prima di rialzarsi. Mi hai voluto e sono dinnanzi a te. Ho lasciato tracce del mio sangue ferito e adesso l'arena è pronta. Non userò metamorfosi. Non userò scale antincendio. Non farò del mio nome nascosto un'arma per rimandare a un imprecisato domani. Ho in testa ogni tua singola parola. Adesso sono finalmente pronto per riscrivere la storia. Creed II (di Steven Caple Jr.) non sarà mai un semplice film.

Sono arrivato a questo punto della mia vita e lo avevo capito da un pezzo. Il pugno rimbalza sull'altro. Secondo dopo secondo. Il tempo delle scelte riguarda un'epoca che il mondo d'ora in avanti non potrà più ignorare. Il tempo delle scelte è intriso di quell'assordante complicità che il mondo ha voluto riempirsi fino a negarne la stessa esistenza. Sono morto e sono tornato. Sono tornato e non morirò mai più. Quale che sia l'odio che grava nella tua mente, non hai idea di quale fine io stia parlando. Non ho mai davvero saputo per cosa stavo combattendo fino a quando non ho pensato non ci fosse più un vero domani. Adesso l'ho capito. Adesso tocca a noi.

Il nuovo trailer di Creed II

Creed II - Ivan Drago () e il possente figlio Viktor ()

venerdì 4 gennaio 2019

Paola Cortellesi, la "mignotta" viene tutto l'anno

L'attrice Paola Cortellesi parla della donna sul palco dei David di Donatello
La violenza sulle donne comincia dalle parole. Ma si, dai. Cosa vuoi che sia. Il problema semmai sarebbe se a codeste seguissero pensieri e azioni. La "parola" allora, a Paola Cortellesi.

di Luca Ferrari

"Buonasera, questa sera ho un piccolo elenco di parole preziose. E' impressionante vedere come nella nostra lingua alcuni termini che al maschile hanno il loro legittimo significato, se declinati al femminile, assumono improvvisamente un altro senso. Cambiano radicalmente. Diventano un luogo comune. Un luogo comune un po' equivoco. Che poi, a guardar bene, è sempre lo stesso. Ovvero, un lieve ammiccamento alla prostituzione". Iniziava così il monologo di Paola Cortellesi al galà dei David di Donatello. Un discorso intelligente che fa cultura. Un tipo di cultura sempre più morente. La cultura del rispetto della persona, della donna in questo caso. Ed è da qui che voglio iniziare il 2019 di cineluk - il cinema come non lo avete mai letto.

Il primo articolo del 2019 non è una recensione né un fatto di cronaca recente. Perché allora? Ve lo spiego subito. Lo avevo promesso a un'amica e così ho fatto. Mi era sfuggito questo discorso dell'attrice romana. E' stata la condivisione del video di questa mia amica su Facebook che mi ha permesso di scoprirlo e dunque di poterlo poi raccontare e analizzare. Fare dei social network un loco di violenza, insulti gratuiti e discriminazione, non è un obbligo imposto da Mark Zuckerberg ma una scelta personale. Per iniziare il mio 2019 cinematografico dunque, ho scelto le parole di Paola Cortellesi (Nessuno mi può giudicare, Un boss in salotto, Gli ultimi saranno gli ultimi).

"Vi faccio un esempio" comincia la talentuosa attrice dal palco dei DD2018 dove era in corsa come Miglior Attrice in Come un gatto in tangenziale, premio poi vinto dalla collega Jasmine Trinca con Fortunata, e in sala in questi giorni con La Befana vien di notte (2018, di Michele Soavi), "Un cortigiano maschile. Un cortigiano: un uomo che vive a corte. Una cortigiana... una mignotta. Un massaggiatore, un terapista. Una massaggiatrice... una mignotta. Un uomo disponibile, un uomo gentile e premuroso. Una donna disponibile... una mignotta. Un uomo con un passato è un uomo che ha avuto una vita, in qualche caso non particolarmente onesta ma che vale la pena di raccontare. Una donna con un passato... Una mignotta!".

Va avanti così Paola, tra il serio e l'ironico, riportando ciò che tutti conosciamo ma che sembra andarci bene. Tanto, sono solo parole. "Certo, se le parole fossero la traduzione di pensieri, allora sarebbe grave. Un incubo" ammonisce la Cortellesi, "Un bambino maschio all'asilo potrebbe maturare l'idea che le bambine siano meno importanti di lui. Da ragazzo crescere nell'equivoco che siano in qualche modo di sua proprietà, e poi da adulto ... è solo un'ipotesi, eh?! Ma se fosse così, potrebbe pensare che sia giusto che sul lavoro le sue colleghe vengano pagate di meno.

E a quel punto non gli sembrerebbe grave neppure offenderle, deriderle, toccarle, palpeggiarle. Come si fa con la frutta matura o per controllare le mucche da latte. Se fosse così, potrebbe anche diventare pericoloso, eh? Una donna adulta, o anche giovanissima, potrebbe essere aggredita, picchiata, sfregiata dal'uomo che la ama. Uno che la ama talmente tanto da pensare che lei e anche la sua vita sono roba sua e quindi può farne quello che vuole. Ma sono solo parole, eh?". Il monologo prosegue. Paola Cortellesi viene raggiunta sul palco dalle colleghe Jasmine Trinca, Isabella RagoneseClaudia Gerini, Giovanna Mezzogiorno, Serena Rossi e Sonia Bergamasco che chiudono con un laconico e collettivo: se l'è cercata! 

La donna in Italia nel 2018 è ancora (parecchio) discriminata. Non ce ne accorgiamo (non lo vogliamo, ndr) perché in caso contrario andrebbero riscritti troppi libri di storia. Bel paese ma non solo. Basterebbe dare un occhio al drammatico documentario Femme de la rue (2012) della giovane cineasta belga Sonia Peeters per rendersi conto di quanto la situazione sia grave. A parole c'è l'appoggio di molti, nei fatti molto meno. Tutti in prima fila ad attaccare il mostro Harvey Weinstein e aderire sui social al movimento #MeToo, eppure così bravi a girarci dall'altra parte quando accade nella vita quotidiana a chi ci sta accanto.

Pensare poi che un programma dove si raccontato storie di donne picchiate e uccise, si chiami Amore criminale, ha dell'incredibile. Ma questo è il mondo, anzi. Questa è l'Italia. Ancora comodamente succube del retaggio cattolico dove queste... mignotte... sono streghe senz'anima e ogni qual volta si arrivi alla violenza, beh dai, diciamolo, un po' se la sono cercata! La donna in Italia ha ancora paura di denunciare e sia ben chiaro, non lo dice cineluk, lo dicono le associazioni che seguono da tempo immemore questi casi. In Italia la maggioranza delle donne che subisce violenza non denuncia.

Una donna ancora oggi, nella sedicente Italia occidentale dei diritti, non si sente sicura nel denunciare chi l'aggredisce. Voce della mamma nella versione animata de Il piccolo principe (2015, di Mark Osborne)Paola Cortellesi ci mostra come anche nel semplice parlare quotidiano ci sia un trattamento differente tra uomo e donna. Un trattamento che etichetta le donne come PUTTANE. Quelle stesse che nessuno ha il coraggio di aiutare lasciandole in mano ai maschietti della porta accanto.

Inutile pensare di cambiare l'Italia se ancora oggi siamo a questo punto. Basterebbe leggere certi commenti sul monologo dell'attrice per comprendere il livello retrogrado e misogino che sguazza imperterrito e volgare. E no, non sono in pochi. Esattamente come la violenza negli stadi, se va avanti da decenni (millenni nel caso delle donne), significa che non sono proprio in pochi. Non lo sono mai stati. Forse non saranno la maggioranza assoluta, ma sono un grossa porzione che vota e dunque decide chi governa una nazione. Persone per cui va bene che le donne abbiano un trattamento differente. Una moltitudine che va bene etichettare le donne come mignotte, anche solo per farsi una risatina.

Ma non c'è da preoccuparsi, vero Paola? Sono solo parole, no? Se fossero pensieri seguiti da azioni, allora si che ci dovremmo preoccupare e ancora peggio, dovremmo agire. Tutti lo dovremmo fare. Non solo le donne, ma donne e uomini insieme.  Buon 2019 a tutti!

Il monologo di Paola Cortellesi
Facebook è anche conoscenza e cultura, ma dipende da noi © Luca Ferrari

lunedì 31 dicembre 2018

Il ritorno di Mary Poppins

Mary Poppins (Emily Blunt) è tornata!
Mai fermarsi alle apparenze. Credere sempre oltre l'impossibile. Maestra di vita? No, una semplice e decisa tata. E' giunta finalmente l'ora de Il ritorno di Mary Poppins (2018, di Rob Marshall).

di Luca Ferrari

Il mondo adulto e le sue pene. I conti. Il lavoro. Le preoccupazioni. Un tutt'uno in bilico sulle proprie spalle mentre i bambini ti chiedono perché, con sorrisi e vis(ett)i lunghi. Talvolta è davvero troppo. Talvolta c'è davvero bisogno di aiuto. E se in apparenza nessuno è prodigo di tenderti una mano, forse è il caso di osservare meglio il mondo che ci circonda, dando magari anche una sbirciatina nel cielo. Chissà, qualcuno potrebbe essere in vena di una gradita sorpresa. Fuori le carte, lei è tornata e la stavamo aspettando davvero tutti. E' finalmente arrivato il giorno de Il ritorno di Mary Poppins (2018, di Rob Marshall).

Michael Banks (Ben Whishaw) non è più un ragazzino. Rimasto vedovo per la perdita dell'amata moglie, è ora il solo sostegno per i suoi tre figlioli John (Nathanael Saleh), Annabel (Pixie Davies) e il più piccolo Georgie (Joel Dawson). A dargli manforte in questo difficile momento della sua vita, la sorella Jane (Emily Mortimer) e la fedele cameriera Ellen (Julie Walters). Adesso però c'è un'ultreriore grana. La banca stessa presso la quale è impiegato e dove il padre George era un importante funzionario, minaccia di portargli via la casa di famiglia in via dei Ciliegi se non dovesse estinguere l'intero debito contratto con la suddetta entro pochi giorni.

L'unica soluzione sembrano delle vecchie azioni dell'istituto di credito, al momento però introvabili. E' a questo punto che Michael, in preda ai timori e sconforto, prende a calci la sua stessa infanzia e il suo passato da pittore. Così, nel tentativo di trovare ciò che gli consentirebbe di salvare la propria abitazione, inizia a disfarsi di ogni cosa, incluso il vecchio aquilone. A zonzo nel parco, i piccoli Banks iniziano a inseguirlo complice il vento. Buon per loro che in soccorso arrivi il simpatico e gentile lampionaio Jack (Lin-Manuel Miranda). Ma anche quando le sue braccia sembrano subire la potenza eolica, ecco dal cielo apparire lei, Mary Poppins (Emily Blunt), all'altro capo del balocco.

Alla porta dei non-più-piccoli Jane e Michael, si ripresenta dunque lei e come sempre c'è un gran da fare. Si, anche coi bambini. Come parecchio tempo prima, comparve dal nulla e così accade oggi. A capo della banca intanto, non ci sono più direttamente i Dawes ma un nipote arraffone e spietato, Mr Wilkins (Colin Firth). Dietro i suoi modi gentili infatti, si nasconde un piano ben preciso. John, Annabel e Georgie lo capiscono prima del loro papà, ma un'incursione spregiudicata non farà che peggiorare le cose. Cosa potrà fare dunque Mary Poppins? Qualche tuffo nel fantastico sarà anche un'esperienza incredibile per i piccini ma non impedirà ai Banks di ritrovarsi senza un tetto sopra la testa.

Mary Poppins non è una sprovveduta. La sua vera forza non è la presunta magia. Il mondo sarà anche popolato da squali e lupi senza pietà ma non sono certo gli unici abitanti. E' pieno di coraggiosi e semplici persone della porta accanto pronti a incoraggiarti e a mettere a disposizione la propria bicicletta. Si, il mondo è un nido di vipere ma nel cielo è pieno di aquile buone pronte a planare, afferrarle e lanciarle lontane. Si può essere felici anche pulendo lampioni. Si può essere felici anche senza vivere per accumulare denaro sonante. Immaginazione e realtà non sono nemiche. Ognuna può ispirare l'altra. Insieme si può fare molto insieme e Mary Poppins è qui per questo.

Acuta. Osservatrice. Mai preponderante. La Mary Poppins "Bluntiana" è una donna che non ama troppo apparire. Sa di avere una missione ben precisa e non arretra di un millimetro dal suo proposito. Non si fa impressionare dalle difficoltà né dal malessere del "piccolo" George. Come la sua predecessore "JulieAndrewsiana", non è generosa in spiegazioni. Appare quando è il momento. Scompare senza badare ai saluti. Mary Poppins va controcorrente. Se fosse di questo mondo contemporaneo, non avrebbe account sui social. Forse si limiterebbe a concedere ai veri amici la possibilità di filmarla mentre scompare tra le nuvole col proprio ombrellino e nulla di più.

Si è presa un grande (enorme) impegno e responsabilità l'attrice londinese Emily Blunt (Il diavolo veste Prada, Il pescatore di sogni, Into the Woods). Un passo falso e l'avrebbero massacrata, invece no. Scende dal cielo in eleganti tacchi. Anche quando mancano pochi minuti al baratro, mantiene la calma, prima ispirando la reazione e poi dando il giusto supporto. La realtà non è l'unico modo di affrontare il mondo, rinunciare ai colori più fantastici significherebbe fare di un giardino un semplice pezzo di terra. E tutti sappiamo che ci crescono fiori, ci svolazzano insetti, ci cade la pioggia. La meraviglia è alla portata di tutti, basta avere la forza di cercarla e goderne.

Mrs Blunt a parte, l'attesa più grande era tutta per Dick Van Dyke, lo spazzacamino Bert di Mary Poppins (1964, di Robert Stevenson) e il pubblico è stato ripagato con una performance allegra e giustizialista. Inutile negarlo. Fa davvero impressione rivederlo al fianco di Mary Poppins più di cinquant'anni dopo. Altro personaggio interpretato, ma carisma da vendere a dispetto dell'età molto avanzata. La sua figura è autoritaria e umana. La sua figura è un'ulteriore dose di ottimismo nei confronti dei meno forti. Anzi, sfatiamo un mito negativo. Le persone come Wilkins sono solo avide e sleali. Nella vita però, come nel grande schermo, c'è chi crede in un mondo differente e agisce perché questo viva il più possibile.

Attore più che altro teatrale, è stata un'autentica sorpresa il "lampionaio" Lin-Manuel Miranda. Un amico fidato che mai ti tradirebbe. Lui li conosceva già i Banks e per Jane in particolare ha sempre avuto una devota ammirazione. Adesso è più grandicello. Il suo è un lavoro in apparenza umile eppure questo giovane uomo mai si sente tale. Il mondo lo ha inquadrato bene, così come i valori per cui vale la pena vivere e sorridere. Meno incisiva ma con molto da insegnare sulla sua figura, la pluri-premiata Meryl Streep nei panni di Topsy, cugina di Mary Poppins. Poche parole. Poche scene, eppure tanta e semplice saggezza da tramandare nel cuore dei tre bambini.

Infine due parole anche sul regista. Se Emily Blunt aveva la responsabilità di ridare magia ala persona di Mary Poppins, Rob Marshall (Chicago, Memorie di una geisha, Into the Woods) aveva sulle spalle tutta la storia, per altro ben coadiuvato dallo sceneggiatore David Magee (Neverland - Un sogno per la vita, Vita di Pi). Il suo racconto non punta a scioccare. Una storia semplice che dialoga alla grande tra lacrime di commozione, sorrisi e meraviglia. Una fiaba quasi dal sapore antico ma con molti (soprattutto) richiami all'epoca contemporanea.

Il ritorno di Mary Poppins (2018, di Rob Marshall), fuoco alle polveri come avrebbe detto l'Ammiraglio Boom di Sua Maestà. Inutile dirlo, riprendere un personaggio unico come Mary Poppins era ed è una sfida difficile. Nessuna volontà di fare remake, ma semplicemente una nuova storia sempre tratta dai libri di Pamela L. Travers. Confrontare i due film sarebbe futile. Tutto diverso. Mondo, interpreti e persino ambientazione storica. La scintilla che l'opera di Stevenson seppe accendere scalda incontrastata e non smetterà mai di farlo. Il ritorno della tata è una sincera cascata di ottimismo. Un monito contro il carrierismo sfrenato, aprendo le porte all'unione di una famiglia capace di restare forte contro anche le avversità peggiori.

Sono andato al cinema Rossini di Venezia per chiudere il mio 2018 cinematografico con Il ritorno di Mary Poppins (2018, di Rob Marshall). Di questa visione mi porterò sempre dietro le lacrime di un padre che ammette sofferente davanti ai propri figli la sua (estrema) difficoltà nel venire fuori dal baratro. Ricorderò con amore una piccola creatura che mi passava davanti correndo mentre la sua dolce mamma lo inseguiva, e una donna poco distante incinta che regalava alla sua futura figlia un batuffolo di magia Disneyana. Rivedendo nella mia mente le immagini e parole de Il ritorno di Mary Poppins, penserò anche a una città globale come Londra, emblema di un mondo variegato, complesso e talvolta spietato verso il quale bisogna decidere come porsi, osservarlo e viverlo. Non ci sono solo i numeri e la globalizzazione, ci sono anche i sorrisi e gli aquiloni. E se ricominciassimo proprio da qui, facendoli librare nel cielo?

Il trailer de Il ritorno di Mary Poppins


Il ritorno di Mary Poppins - l'arzillo e anziano sig. Dawes jr. (Dick Van Dyke)
tra la tata Mary Poppins (Emily Blunt) e Jack (Lin-Manuel Miranda)
Il ritorno di Mary Poppins - il lampionaio Jack (Lin-Manuel Miranda) guardato con meraviglia da Mary Poppins (Emily Blunt) e i piccoli Georgie (Joel Dawson), Annabel (Pixie Davies) e John (Nathanael Saleh)

sabato 29 dicembre 2018

2018, la dolce magia di Cineluk

Cinecolazione con Mary Poppins © Luca Ferrari
Quale miglior modo di chiudere il 2018 con la dolcezza più cinematografica targata cineluk? Ci rivediamo nel 2019, e che la magia della settima arte sia con voi!

di Luca Ferrari

Ormai lo sapete (anche) grazie ai canali social. L'unica digressione alle recensioni cinematografiche sono le mie adorate cinecolazioni. Un risveglio che non ha paragoni, mescolando il piacere di una ricca colazione con il relax di una lettura sul mondo della settima arte. Ne abbiamo "dolcmente" parlato nel 2017, e ora è tempo di aggiornare questa amabile pratica mattutina a cominciare ovviamente da lei, indiscussa regina della settima arte: Mrs Mary Poppins, tornata sul grande schermo con il volto dei Emily Blunt e la regia di Rob Masrhall.

Così, invece di stare qui a tediarvi con le più banali classifiche del film più bello & simili o divertirmi con le ruffianate di presunti giornalisti che si spacciano per critici, nulla di più gustoso con il meglio delle mie colazioni a tema che nel corso di questi 12 mesi hanno visto alternarsi grandissimi protagonisti della stagione in corso fin dai primissimi mesi dell'anno come il premio Oscar 2018 per il migliore attore protagonista Gary Oldman, la cui mutazione in Winston Churchill nel film L'ora più buia, gli ha consegnato la sua prima meritata statuetta dell'Academy.

Da buon giornalista, come resistere all'ultima opera di Mastro Steven Spielbergh, The Post, con un terzetto da brividi: Tom Hanks, Bob Odenkirk e Meryl Streep? Un mega-cappuccino con soffice contorno di pancake con sciroppo d'acero, era il minimo che potessi fare. Un tipo di colazione questa che ha celebrato anche la performance di Rosamund Pike nel drammatico Hostiles e quel gran mattacchione di Chris Pratt, indomito eroe nell'era giurassica riportata nel terzo millennio, non a caso Il regno distrutto.

Indiscussa protagonista con tanto di Oscar sfiorato come Miglior attrice protagonista, Margot Robbie, che incarnando la parabola della pattinatrice Tonya Harding ha regalato una delle migliori performance del 2018, e di sicuro la migliore della sua carriera. Ricche golosità anche per lei, anche per entrare nella giusta mentalità sportiva di chi deve nutrirsi bene per sostenere lo sforzo dell'attività agonistica. Grassi dolci carnevaleschi invece per mandare giù le (purtroppo) troppe analogie del remake italiano Sono tornato (di Luca Miniero) con la realtà.

A segnare quest'anno cinematografico, due serie televisive. Il ritorno sul piccolo schermo della travolgente Anna dai capelli rossi con Chiamatemi Anna, e la terza discutibile stagione de I segreti di Twin Peaks. Se nella serie canadese la giovane Amybeth McNulty è riuscita a dare stravaganza e istintiva dolcezza a quella ragazzina sgorgata dalla penna di Lucy Maud Montogomery. Esageratamente artistico invece e molto poco cinematografico, il ritorno di David Lynch. Riprendendo la serie cult anni Novanta, ne è venuta fuori una esasperazione del proprio ego a dispetto di una autentica sceneggiatura.

Tra le sorprese di questo 2018, un film che è stato capace regia e sogno senza chissà quali effetti speciali, Hotel Gagarin di Simone Spada. Lui non ha avuto le pastine della neo-Lara Croft, Alicia Vikander, né la torta al grano saraceno dei Vendicatori al gran completo contro Thanos. Solo una semplice brioche ma la dolcezza trasmessa ha raggiunto alti traguardi di godimento. A chiudere le cinecolazioni, due donne. L'erede di Julie Andrews nei panni di Mary Poppins, Emily Blunt, e la scatenata Amy Schumer di Come ti divento bella.

Dei tanti film recensiti ma assenti per caso dalle cinecolazioni, ci tengo a ricordarne 5 in particolare in questo ultimo articolo dell'anno 2018:

Chiudo questo servizio e dunque anche il 2018 con un film di qualche anno fa. Niente articoli cartacei di accompagnamento ma una soffice e deliziosa torta di compleanno insieme alla mia stessa recensione qui pubblicata. Un film (animato) questi, che da quest'anno resterà scolpito nella mia anima più sentimentale. Un film che non trovava proprio posto nel mio mondo. Forse la storia era un po' troppo enfatizzata, non lo so. Quello a ogni modo era il passato. Quest'anno finalmente è sbarcato nel mondo di cineluk - il cinema come non lo avete mai letto, Il piccolo principe (2015, di Mark Osborne).

Come spesso mi accade, cinema a parte ovviamente, ho visto questo film a piccoli pezzi. Condividendo ogni singolo frammento con una dolce creatura al mio fianco. Forse il coinvolgimento è stato tale che alla fine qualcosa di quella vicenda si è davvero materializzato (vedi articolo, ndr). Viviamo in un mondo sempre più in vendita, dove i sogni sono dichiarazioni per raccogliere consenso e la fanciullezza è una merce (rubata) di scambio. Crescere però non significa dover smettere di essere bambini. Ciao, sta per finire il 2018 ma io ho ancora voglia di credere che domani saremo ancora più felici.

Cinecolazione con il futuro Premio Oscar per L'ora più buiaGary Oldman © Luca Ferrari
Cinecolazione con Steven Spielberg e The Post © Luca Ferrari
Cinecolazione con Rosamund Pyke e Hostiles © Luca Ferrari
Cinecolazione con Margot Robbie e Tonya © Luca Ferrari
Cinecolazione con Luca Miniero e Sono tornato © Luca Ferrari
Cinecolazione guardando la serie Chiamatemi Anna con Amybeth McNulty © Luca Ferrari
Cinecolazione con Alicia Vikander in Lara Croft © Luca Ferrari
Cinecolazione con I segreti di Twin Peaks © Luca Ferrari
Cinecolazione con Il piccolo principe © Luca Ferrari
Cinecolazione con Avengers: Infinity War © Luca Ferrari
Cinecolazione con Hotel Gagarin © Luca Ferrari
Cinecolazione con Emily Blunt © Luca Ferrari
Cinecolazione con Chris Pratt © Luca Ferrari
Cinecolazione con Amy Schumer in Come ti divento bella © Luca Ferrari

martedì 25 dicembre 2018

Buon natale dai tetti verdi

Pallina natalizia direttamente dal mondo di Anna dai capelli rossi © Luca Ferrari
Il giorno tanto atteso è arrivato! Dai tetti verdi dipinti sopra una pallina giunta direttamente dal mondo di Anna Shirley e la cine-rassegna qui narrata, vi auguro buon natale.

di Luca Ferrari

Buon natale 2018 a tutti! Nel mio cuore e sul mio albero c'è sempre un po' di Canada e nello specifico, una pallina direttamente arrivata da quella sempre più amata casa dai tetti verdi dove abitano Anna Shirley, Marilla e Matthew Cutberth (di cui quest'anno è uscita anche la 2° stagione della serie televisiva canadese). Mai come quest'anno ho voluto raccontarvi il natale con quelli che per me sono i migliori cinque film natalizi. Storie accomunate dalla magia di queste fiabe contemporanee di come la festa del 25 dicembre dovrebbe essere vissuta. Buona cinevisione natalizia con:
L'albero di natale con un tocco finale di Anne of Green Gables © Luca Ferrari
L'albero di natale con un tocco finale di Anne of Green Gables © Luca Ferrari